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Posts Tagged ‘madonna’

E’ da quel quattordici marzo. Qualcuno osserverà che se non c’era ancora il creato come potevano esserci i mesi, e i giorni. E poi che come si fa a contare indietro; prima? C’è sempre qualcuno tignoso che va per il sottile. E qualcuno che pensa di saperne una pagina in più. La cosa Lo indispettiva. Per un attimo era stato tentato di dargli una lezione, a quel qualcuno. Di ricacciarlo nel niente. Cosa ne poteva sapere? Lui il creato l’aveva creato quel giorno. E per Lui era il quattordici marzo. L’anno non ha importanza. Che poi era sicuramente il primo. Aveva deciso così. Era o non era Dio? Avrebbe potuto dire un giorno qualsiasi. Non lo sarebbe stato comunque. Aveva deciso che fosse quello. Forse perché il tredici si sa, per alcuni è un giorno non fausto. I napoletani c’erano da ben prima di Napoli. Insomma tanto per stabilire una data. Per avere una certezza. Non si sa mai; anche la memoria è quella che è. Volatile; come certe amicizie. Poi lei era andata a tirare fuori vecchie storie. Carabattole. E’ possibile che ci sia sempre questa specie di bramosia per il passato? Perché non metterci una pietra sopra? Lui, certo, quando l’aveva vista ci aveva fatto un pensierino. Un pensierino e niente più. Nemmeno si poteva dire ci fosse stato qualcosa. Non ne aveva avuto il tempo. Ma mica era per quello. Certo lui non si poteva immischiare in storie da umani. Certo che a vederla chi non l’avrebbe fatto, quel pensierino? Era una cosa, cioè una donna, ma proprio donna donna; e come si deve. Se c’era una cosa che aveva fatto bene era lei. E lei non lo nascondeva nemmeno che le piaceva essere guardata. Guardata e ammirata. Poi faceva quella che si ritrae. Tutte uguali. Come fosse una donna tra le donne. Certo che lì, essendo sola, tutti le stavano intorno. Non ce n’era uno che non la guardasse. E a qualcuno scappava anche qualche parolina. E anche spesso. Se fosse stato geloso avrebbe avuto di che esserlo. Lei gliene dava occasione. Non che ci fosse qualcosa di, come dire? certo. Avesse almeno saputo cucinare e stare al suo posto. Che serve una donna se non sa fare la donna? E non sa stare al suo posto? A pensarci non le aveva ancora dato un nome. Non ci pensava nemmeno di darle anche un cognome. In fondo, tra loro due, era lui ad essere Dio.

fulmineCerto che il creato era una meraviglia. Il problema era che non aveva ancora creato il calendario. Ma si sa che il calendario era una sorta di lista di collocamento. Così a distrarsi era facile si distraesse. Per un attimo smise di pensare a cosa era stato, cioè la sua memoria venne verso i tempi nostri. Beh! non proprio questi. Era stata sempre lei; lei che chiedeva sempre delle spiegazioni; lei e la sua aria di rimprovero. Ci stava pensando. Era molto più comodo vivere solo di presente. Non era facile nemmeno a lui spiegare certe storie come quella storia della trinità. Essere uno ed essere tre. Cosa ne pensava lei? Naturalmente: “Povero vecchio, ha problemi di identità”. Per cercare lui cercava. Non riusciva a fissarsi su un ragionamento. Aveva fin troppi grattacapi. Lui era suo padre ma anche suo figlio. Pensava se aveva qualcosa di cui rimproverarsi. In verità non aveva nemmeno fatto a tempo ad avere l’ombra di poter conoscere il rimorso. Più ci tornava e più non lo convinceva quella storia che gli aveva propinato Gabriele. Su due piedi avrebbe scommesso che c’era di che prendersela, e mica poco. Gli sarebbe venuto di spennarlo. L’incarico era solo di avvisare Maria. Se vogliamo un po’ da leccapiedi, due parole dolci. Un compito avaro ma un lavoro è un lavoro, non aveva responsabilità. Ci avrebbe pensato da solo. Sapeva sbrigarseli i suoi mestieri. Mica c’era bisogno (né fretta). Poi quello, mai che stesse ad ascoltare, mai che si limitasse a quello che gli veniva detto, sempre a prendersi delle iniziative, doveva aspettarselo. Che poi lei mica che fosse una ragazzina. Lo sembrava solo. Minuta. A guardarla frettolosamente, anzi, pareva bambina. Non avrebbe superato le medie. La confondevi con i compagni di banco. Poi, quando la sentivi parlare, aveva una lingua che dio ce ne scampi. No! cioè… Dio era lui. Non c’entrava. Aveva una lingua tagliente; lei. Una logica inattaccabile. Ne sapeva una più del diavolo. Eccolo il punto. Appunto. Ne sapevano qualcosa i sacerdoti al tempio. E non solo loro. E poi non era stata ancora creata una donna di cui ci si potesse fidare ciecamente. Il fatto era che con le donne non ci aveva mai azzeccato. Fin dalla prima aveva avuto i suoi guai. E quelli a mettere tutto nero su bianco. Rischiava di sentirsi messo alla berlina. Che poi, a pensarci su, qualcuno si permetteva ancora di biasimare quella Maddalena. Non sarà stata da esempio, l’altra; in fondo, era stata una ragazza madre. Solo lui sapeva la fatica per trovarle marito. Che lui mica né voleva sapere. Bella sì ma chi se la tiene. Ti porti in casa una donna del genere, non che non fosse intelligente, anzi, fin troppo; proprio per quello. Chi si mette una così in casa? Sempre a dirti e a spiegarti. Una vera professoressa. Una professoressa bambina. E aveva pure l’ardirebisogna proprio che glielo faccia, e con calma, quel discorsetto sui peccati e sulle prime pietre che è sempre così difficile scagliare”. Guarda chi parla. Chi parla di peccati e di pietre. Chi voleva abbindolare con la sua aria da santarellina? E poi aveva troppa confidenza con quelli. Sì! proprio loro; quelli del condominio Olimpia. Che parevano vecchi amici. A vederla non si sarebbe detto. A Lui non piacevano le frequentazioni che aveva. Certo che non fosse stato suo, cioè il suo pensiero, il pensiero di Dio, lo si sarebbe potuto tacitare di fomentazione, persino di blasfemia. Un appunto del genere con Lui, proprio con Lui, non reggeva. In fondo Lui era stato vittima. Madre di Dio un cavolo. Madre di suo figlio lasciamo stare. Fosse stato in un’altra posizione nemmeno l’avrebbe riconosciuto. Tutto e per tutto uguale a quegli scavezzacollo. Non sapevi mai dov’era né con chi. E poi parlano di cattive compagnie. Però se parliamo di donne anche qualche uomo. Aveva un diavolo per capello. Ecco! tornava lui. E riddaje. A proposito di corna. Forse doveva immaginarselo che c’era il suo zampino. Li fai belli e quelli si credono di più. Questa è la gratitudine. Ma tornando… su Gabriele non poteva dire di sentirsi tranquillo. E poi questi sarebbero gli amici. Era tentato di preferire i nemici. Veramente non voleva nemmeno parlarne, sbilanciarsi, che poi c’era ancora un’inchiesta in corso.

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fulmineBella associazione. Non sapeva chi era peggio. Secondo Lui il problema era nato da subito. Non si capacitava ancora, probabilmente erano stati quei quattro, cioè Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele; tanto per non far nomi. Chissà cosa gli avevano portato. Tanta fatica per nulla. E ora pareva solo colpa sua. Lo aveva già detto che gli sembravano degli incapaci. E lasciavano piume da per tutto. Se n’era trovata una a letto che gli aveva fatto passare male la notte. Non aveva fatto che rigirarsi prima di capire la causa di quel prurito.

Stava pensando che un’altra volta la sua storia sarebbe stato meglio se la scrivesse da sé. Comunque sulla Creazione era meglio che ci parlasse, con quelli. E anche con quelli altri; soprattutto. E che la smettessero di tessere le proprie lodi. Di farsi belli con nulla. Cos’era ‘sto periodo geometrico? Della cosa era certo, ma con quelli… Continuava a rimandare. Restiamo nel seminato. Era solo che… tutti lo fanno acciglioso, altero, incazzoso. Niente di meno vero. Lui, invece, avrebbe piacere ci fossero occasioni per poter ridere; per un po’ di leggera e sana allegria. Ma più ci pensava meno trovava qualcosa di cui stare allegro o, almeno, qualcosa di buffo.
Le cose si possono anche capire. A volte non si possono proprio giustificare. Il pomo non era più là. Ma non era tanto per una mela. Era una questione di principio. E poi non era nemmeno una mela. Mica stava parlando con dei ragazzini. In quel caso avrebbe usato una favoletta del cavolo. Aveva cercato di fare piano. Non c’era riuscito. Aveva quel passo pesante. Va bene che era puro spirito, ma mica era un fuscello, Lui. Avevano fatto a tempo a nascondersi, ma non ci si può nascondere per l’eternità. A Dio. “Venite fuori”. Era stanco di quel gioco prima ancora di cominciare. Che non facessero i bambini. Lui aveva da prima cercato di fare l’uomo. Scusa banale. Si parla di quel bell’imbusto di Adamo. Bello poi. Diciamo originale. Poi lui a dare la colpa a lei. Lei all’altro. C’era da aspettarselo. Anche se erano i primi sempre uomini erano. Uomini e serpente. Una coppia e un serpente. Non sapeva di chi fidarsi meno. Certo che a prendersi la responsabilità rode a tutti. E presuntuosi erano presuntuosi. Forse era umano. Erano sempre stati nudi e adesso facevano a meravigliasi di vederlo. Secondo Lui lo facevano apposta. L’aveva già detto. O almeno l’aveva pensato. Per Dio pensare e dire non rappresentava poi una grande differenza. Il suo era pensiero di Dio. La loro non era che una semplice scusa. Anche banale. E goffa.
Spiegarlo al serpente era l’impresa. Alla fine ci rinunciò. Come fai a parlare con uno così. Come quello. Ci provi chi vuole, a parlare con un servente. Standogli sempre ad una certa distanza. Perché fidarsi e bene. Meglio non farlo. Si chiese se s’era ricordato di dargli orecchie. Si chiese se serviva proprio il serpente. A che serve? Forse avrebbe fatto una lista. Magari più avanti. Non era l’unico, il serpente, che sarebbe stato bene rifare. Magari con le gambe. O al limite cancellare. A dire il vero sarebbe rimasto ben poco di tutto il suo lavoro. Ma per il serpente una soluzione si sarebbe trovata. Per il momento lo lasciava a strisciare senza gambe. Poi qualcuno sarebbe venuto. Meglio una donna. Quello aveva rincitrullito Eva. La storia del potere. Quella dell’intelligenza. Pensò che sarebbe stata una donna a fargliela pagare. Si sarebbe organizzato. Certo che a trovarne una adatta non era cosa facile.
* Comunque ad Adamo fischiavano le orecchie per quella storia che era stato il serpente a sedurre Eva.
Non gli era proprio venuto in mente che si potesse trattare di uno dei soliti travestimenti. Il serpente o faceva perfettamente lo grorri o non aveva capito che stava succedendo o. Adamo non se ne dava completamente pace. Dio nemmeno sapeva perché continuava a tornare a pensare a quella storia. Che si arrangiassero da soli. Non avevano voluto ascoltarlo. Che se le faticassero le cose. Tutti son buoni a nascere da una costola di re. Fare i figli di Papà. Prendi quello. E poi quello. Si erano trovati le cose già bell’e fatte. Proprio come quei due. Mica come Lui. Lui aveva fatto tutto da sé. Persino sé stesso.
Ma in fondo Lui non era come lo descrivono. A vederli nudi gli metteva pena. Provvide loro anche per quello. Il tempo si stava facendo pungente. C’era una certa arietta quel giorno che non prometteva niente di buono. Alla fine si scocciò anche Lui, preferì non pensarci più. Andò al bar con gli amici, ora che li aveva; naturalmente al bar da Clara, a prendersi un caffè e a parlare. Sapeva ancor prima di partire che non sarebbe riuscito ad evitare l’argomento. Meglio affrontarli subito i pettegolezzi. E poi meglio che star lì a piangersi addosso. Perché le lacrime di Dio creano disastri. Quando piangeva Lui piangeva tutto il cielo. Altro che quello che lava le botti.


Fai attenzione, caro lettore, e lettrice, che qui fa capolino, per la prima volta la Madonna.

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Il santo&padre, nella sua esternazione domenicale, esortava gli automobilisti a correre più piano. Con tutte le preoccupazioni che ha il bravuomo trovava anche il tempo di dedicare un pensiero ai guidatori incauti. Toccandomi dov’è il caso mi sorge il sospetto che, dove nulla può ne l’autovelox ne la mano della madonna, si raccomandi al buon senso lasciando cosi ai membri del gregge uno spazio di autonomia. Oltre le figurine dei santi (prima uscita padre PioPio) e le immagini delle madonne saranno prossimamente in distribuzione anche le corna di sangiuseppe. E ricordate: “uccidersi” è sempre peccato, oltre che sfiga. Certo che ammazzarsi in vita è proprio da stupidi.

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