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Posts Tagged ‘maldestro’

Anche se era solo un santo di seconda categoria era pur sempre un santo. Anche un santo può sentirsi confuso, probabilmente anche quelli più rinomati. Cominciava ad avere il sospetto che ci fosse un fondo di verità su quanti sostenevano che la donna era una figura tentatrice, la fonte del peccato, una figura del demonio. In fondo lui lo sapeva che era stata creata con lo stesso fango e l’aggiunta di una costola ma bastava guardarla. Non metteva certamente in dubbio la creazione anche di quell’essere dal nome dall’origine incerta. Ma doveva essersi fatta convincere da quella serpe furba del diavolo. Meglio sempre diffidarne. Non c’erano altre spiegazione. E anche lei era una donna. Mentre la vedeva arrivare già temeva di vederla arrivare con la sua scollatura. Il tempo non era più così rigido. Erano ormai alcuni giorni che arrivava scollacciata. Non certo in modo scandaloso, ma in fondo anche lui era pur sempre un uomo, anche se santo; è poi dove si spingeva il limite dello scandalo? Vallo a spiegare alla gente. Non era certo come Aristodemo, il quale infilava gli occhi dentro a quelle carni esibite senza ritegno e si lasciava a complimenti. Lei arrossiva ma sembrava non esserne dispiaciuta, anzi come gli era capitato di notare anche con le altre sembrava esserne compiaciuta. Ma lui non era come Aristodemo che infilava gli occhi lì e non li staccava più. Lui era diverso da Aristodemo, ma comunque provava fatica a trattenersi a stento. Lui faticava a mostrare disinteresse. In fondo anche lui avrebbe voluto infilare le mani in quella scollatura. L’idea stava prendendo la forma di un ossessione. Non era un gaudioso ma avrebbe voluto conoscere la sensazione di quel contatto. Perché poi Dio le avesse fatto le tette, alla donna, non era certo di capirlo. Aveva già tante cose da guardare e da pensare; tanto e con far distratto, anche il più indifferente. Che quelli strani esseri, le donne, si invidiavano tra loro. Come se una fosse fatta diversa dall’altra. E volesse avere quello che era stato dato all’altra. Lui, come detto, cercava di staccare il suo sguardo dal seno di lei e lei invidiava le grandi tette giunoniche di Lorenziana.
Davanti a Lei, a quella donna, lui balbettò le prime sillabe e subito si rese conto che aveva dimenticato tutto quello che avrebbe voluto dirle. Quelle domande. Quelle parole. Quelle osservazioni che nella sua testa avevano già acquistato una forma completa e complessa; aveva sviluppato compiutamente. Che aveva percorso varie volte fino ad esserne certo e coraggioso. Di cui era diventato sicuro. Lei gli rispose con un sorriso e lui capì che non avrebbe ritrovato nemmeno un briciolo di quelle parole. Lei disse la cosa più stupida e quella che più volte le aveva sentito dire “Oggi debbo essere proprio orribile. Oggi!” E subito, naturalmente, si mise, Lei, ad aspettare che le desse torto e intanto si chinava a mostrarsi meglio e a metterglielo proprio sotto il naso, il suo scrigno, quel suo tesoro, la maledizione di lui. Lo faceva impazzire quel nascondere le cose per farle meglio vedere, per condensare con più forza attenzione attorno. La collana si appoggiava morbida esattamente al centro del soldo. Fu tentato di pregarla di abbottonare almeno un altro bottone. Non vedeva nessuna presenza, nemmeno un merletto, nemmeno un orlo, di reggiseno. Pensò che per farsi del male c’era sempre tempo. Un Alessandro poteva guidare gli eserciti e costruire imperi, ma quando una Lei prendeva la spada nessun Alessandro aveva scampo. Non si sentiva santo ma uomo. Come uomo non aveva alcuna esperienza a riguardo; tranne la consapevolezza dei suoi occhi.
Si accese una sigaretta. Si ricordò che non aveva mai fumato. L’unico risultato che raggiunse è l’esplodere di alcuni violenti colpi di tosse e di una strana allegria negli occhi di quella donna. Occhi bellissimi ed enormi e pieni di misteri e ipnotizzanti. Doveva essere difficile essere uomini e vivere quelle passioni. Dovevano essere devastanti; quelle passioni. Soprattutto quando un uomo incontra un no! Non era comunque facile nemmeno fare i santi. Forse ciò che provava non era poi così differente da quello che provavano loro; gli uomini. Forse la sua era solo pura e semplice curiosità. Pura curiosità. Eppure ciò che provava era così… strano e violento. Si scottò del caffè. Sarebbe stato gentile che lui pagasse; ed era quello che aveva sempre fatto, come un dovere, ma la premura non era dote degli uomini? Così come il corteggiamento e le lusinghe? Così come i complimenti e le attenzioni? Così… come la confusione? Lui che portava sandali anche d’inverno. E vesti povere. E i capelli in disordine. E che era sempre costretto a scusarsi. Era proprio un casino ma lui lo doveva definire confusione e invece era proprio un vero casino quello che gli esplodeva dentro. Tutto per un paio di etti di ciccia vista e non vista. Immaginata. Pensata. Fantasticata. E del suono della sua voce, che era solo suono, e un suono lieve, un poco bisbigliato. Lei che gli parlava dei suoi amori; amori che non conosceva. Fidanzati e morosi. Coglieva appena il senso di quella definizione. Gli sembrava che lei non potesse essere sfiorabile. Che non potesse appartenere a quelle storie. Che quelle storie la potessero sciupare, stropicciare, corrompere.
Chi è l’imbecille che aveva detto che il romanticismo appartiene solo alle donne, esclusivamente, a certe donne? Un uomo può soffrire come e anche di più. Se ne accorse in quel suo sentirsi come un uomo. Eppure tutto sembrava quello di un giorno come un altro. A dire il vero pioveva di un pioggia sottile. Forse lui aveva bisogno di fin troppe domande per capire e per certe domande non aveva trovato il coraggio di formularle. Certe per Lei non era lo stesso, non era così. Lei sembrava leggere e capire anche i suoi silenzio. Non che questo fosse avvenuto, non fino ad allora. In quel momento sì. Sentiva che lei capiva anche se lui le avesse mentito e avesse cercato di nascondersi. Si sentì disorientato e scoperto, senza avvedersi di dove aveva sbagliato. Forse il suo sguardo si era soffermato un attimo di troppo? Era come se lei gli leggesse tranquillamente in testa. Provò la vergogna. Lei lo invitò a salire un momento con un tono cordiale e il nome di lui cominciò a sparire dalla carta; a dissolversi. Il Sant’Io divenne solo Io, anzi un io, ma lei era più bella di quanto ci si potesse immaginare. E la sua pelle era liscia e morbida come… come… come quella della donna; un contatto che non aveva nemmeno immaginato. Per tutto quello aveva barattato tutto, e la sua carriera, in cambio di cinque minuti, ma anche dopo averne conosciuto il prezzo non aveva più alcun dubbio che pur sapendo l’avrebbe fatto. Se solo non avesse riso lo avrebbe anche rifatto. E poi lo sapeva fin dall’inizio come sia impossibile fare e poi disfare, tornare indietro. Non era nemmeno riuscito a mentirsi, era troppa quella strana curiosità.

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