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Posts Tagged ‘miserie’

Chiedetelo all’uomo che aveva solo uno sguardo deluso e un nome di torero. Chiedetelo prima o anche dopo il suo lungo viaggio. Forse c’erano ancora milioni di uomini che sciamavano verso una piazza: ogn’uno dietro a quello che lo precedeva. Cos’era rimasto di quel loro grande amore? Gli sembrava di riconoscerlo ed era quasi odio. Era faticoso non potersi fidare nemmeno dei propri pensieri e aver persino paura dei propri ricordi. Le monete le stringeva ancora in mano. Quello era un viaggio da cui non si può tornare. Le tombe erano piene e lui si provò, senza riuscirci, a cancellare quei nomi imbarazzanti. Un vento secco gli tagliava la pelle. Non era casa sua e non aveva più un posto che fosse casa sua.

Liberation Music Orchestra: El Quinto Regimiento-etc. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/jazz_mus/Haden – Liberation Music Orchestra -03 El Quinto Regimiento_Los Cua…mp3”]

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Non posso farci nulla: senza entusiasmo non riesco a fare e ho perso entusiasmo. Il mio Diario di Spinola, anche se ironico, non può prescindere dalle passioni politiche e dalla dignità, è un resoconto distratto di una vita fatta di lotte e dal rifiuto dei soprusi e da progetti sul territorio. La prudenza che mi viene richiesta mi sembra come un bavaglio che debbo accettare. Certo lo accetto per qualcosa in cui credo e che è più importante di me. Ma anche questa situazione, pur senza eroismi, mostra la presenza di sopraffazione. Anche questo mostra come, in questa che chiamano democrazia, ci siano ancora episodi, e sempre più frequenti, di asfissia democratica. Le sentiamo tutti i momenti, a livello nazionale, attraverso i media, quelle intemperanze e minacce che cercano di tacitare chi pensa diverso. Poi ci sono queste piccole situazioni, che normalmente passano sotto silenzio, in cui pensare la politica in modo diverso da chi la gestisce mette a rischio la professionalità, la libertà di espressione, i rapporti con gli altri, insomma crea quelle condizioni definibili mobbing quando non mette a repentaglio lo stesso posto di lavoro. Mi taccio anche se non ho mai imparato a farlo.

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Le bugie le gambe non ce l’hanno proprio. Contare non conta un cazzo ma è, a suo modo, un personaggio, Massimo Oscuranti in arte “Sir Biss” (detto proprio con le i), nuovo Polifemo (o Poliscemo che dir si voglia). Tondeggiante e di bassa statura, petto in dentro e pancia in fuori, insomma uscito male da uno stampo di non eccelsa qualità, per parlare parla e parla così a lungo da far addormentare. Il suo tartagliare rende le quattro parole pari ad un fuoco di sillabe e sputi di quattrocento parole; meglio mettersi in favore di vento. Quattrocento (400) come i voti che aveva promesso a Martino. Poi si è sentito tradito da Martino perché Martino era ed è socialista senza tentennamenti mentre lui, Massimo, si definisce simile e parla discorsi che al più esagitato leghista sembrerebbero troppi spostati a destra. Si è sentito tradito e, a cuore in mano, ha confessato a Martino che, anche a causa soprattutto gli amici che ha, il che vuol dire io e Gerardo, non poteva dargli nemmeno il suo, di voto. Si è rimesso in abbacinato e mesto cammino, il Massimo (potevano trovargli un nome più adatto?), per andare dal Mazzon, assessore alla sicurezza a fine mandato; uomo gentile e dagli occhi azzurri recuperato per l’alto incarico all’interno di A.N. Per raggiungere l’amministratore, il volonteroso Massimo, ha dovuto percorrere quei cinquecento metri che lo dividevano dal palazzo del potere, e sono stati i cinquecento metri più lunghi e faticosi in vita sua. Quando il Mazzon si è trovato davanti il balbuziente sconosciuto i voti, che quella sorta di reMagio (o reMogio che dir si voglia) andava ad offrire per la rielezione dell’assessore, chiedendo come contropartita semplicemente un posto in consiglio, forse ignorando che i consiglieri vengono eletti, quei voti, dicevo, erano già saliti a seicento (600). Strani miracoli di una matematica creativa ormai fin troppo diffusa. Vorrei ricordare a lui che già la sua prima iperbole che parlava di quattrocento voti equivaleva all’intero patrimonio dei voti raccolti da tutto il Partito Socialista alle precedenti amministrative in tutto il comune. Penso che troverà difficoltà ad apporre il segno della ics sulla sua di scheda ma non glielo dico, infondo mi fa tenerezza il piccolo puffo. Il Mazzon mi ha chiesto chi era quello strano individuo: “Scusami! ferme restando le insanabili differenze tra me e te, torniamo alla politica; lasciamo i casi umani“.

Dimenticavo

Resta Lei la mia opzione

Non vedo altro riscatto per Spinola

P.S.: il nostro Obama sarà Lei.

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Vorrei non amarti per come ti amo
– di questo doloroso amore che non da abbandono –
non soffrire le tue pene
non interrogarmi sulla tua strada
per vederti esposto ai banchetti dell’usato,
toccato da tutti e da tutto, stropicciato
con panni logori e consunti
venduto ad un prezzo di saldo
sicuro solo di non avere alcuna sicurezza
svuotato dalla paura di incontrare un’idea
rifugiarti dentro ad una confortevole solitudine.
Vorrei ritrovarti nell’orgoglio e nel sogno
sgranare tutti i grani dei tuoi giorni
con il coraggio di guardare la faccia negl’occhi
dando credito che domani può succedere
che un altro qualcosa ti aspetta.
Vorrei… ma non posso
e non è giusto desiderare;
bisogna sapersi misurare e accettare
e tacere ogni mia vigliaccheria.

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Riaprono tutte le scuole e come le altre riapre anche la Scuola Media Statale «Giovanni Taglio&cucito» (veramente si denominerebbe G puntato etc. detto Nane). E’ lì che insegna anche la nostra celebrità più nota. In quel posto, non troppo vicino, ma nemmeno troppo lontano da Spinola, che è profondo nordest. In quel posto dove vige una morale che spiega che un blog non si addice ad UNA insegnante e postare è cosa assolutamente indegna quando non immorale; certo degradante.
La libertà è fatta anche delle piccole libertà; rispettosamente rispettando. Comincia da queste infime questioni. E’ costruita anche attraverso queste minutaglie. Ma si sa, le nostre sono terre di gente semplice, laboriosa, con la testa dura e i calli alle mani; che solo recentemente ha conosciuto la ricchezza e imparato a scrivere. Dove il buonsenso è il sesso degli angeli e il pettegolezzo va bisbigliato nella pasticceria del centro e dal parrucchiere. A legger il vocabolario sono giunti alla lettera Gi. Per la I, di ironia, ne devono ancora sfogliare di pagine e figure. E non è nemmeno detto che con quelle misere spiegazioni il vocabolo possa risultare comprensibile. Mica stiamo parlando di Ca’ Foscari. Chi ha orecchie da intendere si arrabatti un po’ anche se tutto sembra così sospeso nel nulla.

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