Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Modena city ramblers’

Lettera agli amici.
923483_10201165708725508_1862353943_nBene o male di anni e strade ne ho attraversati abbastanza. Come dice la canzone: «Ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze, e anarchici distratti cadere giù dalle finestre». Di santi e profeti ne ho conosciuti quanti basta. Sono rimasto agnostico, in tutto, nonostante le grandissime verità che mi sono state rivelate. Non posseggo quella Verità e anzi le grandi verità mi spaventano; coltivo il dubbio e ho sempre una domanda su tutto, forse anche una in più. Cerco di mantenere indipendente il mio agire, il mio pensare, il mio giudicare. A volte ci riesco, altre non lo so. Ammetto sono umano, fallibile e tra i tanti vizi ho anche quello del fumo. Solitamente non amo parlare, preferisco lasciarlo fare a chi ne ha più autorevolezza o ne ricava una maggiore soddisfazione. E’ anche una lontana scelta politica, non per questo mi sottraggo, quand’è necessario, ad esprimere il mio pensare. Qui è uno di quei casi in cui mi sento tirato per i capelli nel ribadirlo poiché, pur non chiedendo giustificazioni all’agire degli altri, queste giustificazioni mi vengono richieste per il mio sostegno alla causa palestinese. In realtà non sostengo la causa palestinese, sostengo la Giustizia, la Resistenza, i Diritti umani, la “Pace”. Ho sempre cercato di essere dalla parte degli ultimi. Tra i tanti miei “compagni di strada” abbondano le “anime pure”; ammetto di non esserlo. Preferisco il fare alle parole. So di non essere il solo. Non per propria aspirazione la Palestina si è trovata ad essere “esemplare” in questa Lotta e nel dar voce a questi Diritti; negati. Me lo ha ricordato un “amico” che mi manca: Vittorio Arrigoni. Non mi credo depositario del suo pensiero. Lavoro portando avanti solo una sua idea: «Restiamo umani». Per tutti quegli altri, li rimando ai mie raccontini sperando ne traggano piacere.
Non ho simpatia per il “pensiero unico”. Nel mio fare cerco di avere dei punti fermi, magari pochi ma chiari. Grossomodo girano attorno a pochi concetti, molto semplici poiché non sono un grande indagatore da vaste praterie di elaborazioni filosofiche. Allora parliamo di «Resistenza». Ne so poco ma da quel poco credo sia una cosa di una certa piccola complessità. Parliamo della nostra breve Resistenza di cui vado, e spero andiamo, ancora fieri. Sì! quella della «Bella ciao». Così m’è stata raccontata nei libri in cui ho frugato. Quella “nostra” Resistenza è durata due anni, anzi due stagioni poiché in montagna d’inverno fa freddo. Il primo anno le operazioni belliche sono state soprattutto dirette da Resistenti in divisa. Uomini, e ripeto Uomini, che avevano disertato l’esercito regio italiano per una scelta diversa, quella della dignità e dell’opposizione alla sudditanza al mostro nazista e alla barbarie. Da istruzione militare l’ingaggio contro il fascismo è stato provato in campo aperto, appunto con strategia militare. I risultati sono stati disastrosi per i Resistenti. E’ anche su quella lezione che le forze Resistenti hanno iniziato quella campagna in cui si usava una tecnica che molti anni dopo sarebbe stata chiamata di «Guerriglia» (non so se a qualcuno il nome del Che ricorda qualcosa?).
Quella, come ogni Resistenza, è stata fatta da Uomini, e naturalmente Donne, non si voleva fare qui un discorso di genere, diciamo da «Esseri Umani», che non hanno coltivato tanto il gusto dei paroloni ma hanno messo a rischio le loro vite. E come ogni Resistenza è stata una cosa complessa, nemmeno priva di eccessi. Come qualsiasi “evento bellico” non è stata fatta da, e per, stomaci delicati. Bisogna essere bravi a contestualizzare gli eventi. Si lottava per la Libertà. In quella lotta è vero che molti hanno imbracciato le armi, e a loro va il mio enorme Rispetto e tutta la mia Riconoscenza. Uguale Rispetto e Riconoscenza va a tutti gli altri Resistenti. Non meno resistenti sono stati i tanti, i fuoriusciti, coloro che hanno dato vita alla stampa clandestina, senza magari mai sparare un colpo. A chi ha fatto da supporto ai “Partigiani” in armi, che li ha ospitati, nascosti, sostenuti e sfamati. Agli operai delle fabbriche in sciopero. Uguale Rispetto e Riconoscenza e Ammirazione va naturalMente alle staffette partigiane. Mi fermo qui nell’esprimere il mio pensiero su questo poiché spero di essermi spiegato abbastanza. Ricordo solo che tra i molti che hanno perso la vita la maggior parte lo ha fatto senza aver mai sparato un colpo. Ma di tutto questo meno se ne parla meglio è, l’importante è tenerlo a mente, farne bagaglio, ideale.
Ora, secondo il mio buon senso, mi risulta che qualsiasi Lotta non sia fatta solo e soprattutto di proclami. Il “mio caro padrone domani ti sparo” non è uno slogan ed un invito perché lui, il padrone, non tardi all’appuntamento e si faccia trovare pronto. Nell’ specifico è semplice ironia. Nella Lotta avvertire l’avversario non mi pare poi una delle strategie più innovative e astute. Ma tant’è e poi questo esula da quanto volevo dire. Volevo invece soffermarmi su un altro punto. Il mio avversario l’ho sempre cercato davanti, non tra i nostri ranghi. La forza di una Resistenza sta nell’unione e nel riuscire a trascinare dietro le proprie Idee grandi aree della società, quello che per anni si è chiamato Popolo. Nel muovere classi sociali e consenso; facendo ogn’uno la propria parte. Cosa posso io fare per la Palestina? Poco. Quel poco, per mia scelta sta nel dar voce ai Palestinesi. Non a questo o quel Palestinese, ma ai Palestinesi. Ammettiamo che i Palestinesi sono un Popolo, non un pensiero unico. Un Popolo fatto di Persone, di Idee, a volte diverse, di Emozioni. Sono un Popolo in Lotta. Non mi sono mai sognato di parlare a nome loro. Di ridurli ad un’unica voce, tantomeno la mia. E a più voci abbiamo dato spazio e modo di esprimere il loro pensiero. E posso fare solo un’altra cosa che da molti mi è stata chiesta: «Informare». Informare come… DIRE LA VERITA’. TESTIMONIARE quello che succede in quella terra martoriata. Questo noi di “Restiamo umani con Vik” cerchiamo di fare con tutte le nostre forze e nel limite delle nostre capacità. Tutto quanto non chiaramente espresso al riguardo nelle mie parole si può evincere facilMente, non risparmiando la propria intelligenza, tra le righe. Parlo a nome mio senza giudicare il lavoro degli altri e ai giudici vada il mio… Andate con dio.
Mario Dal Gesso

Read Full Post »

musicaDal post precedente continuiamo un po’ di confuso e disordinato chiacchiericcio ovvero divertimento, noi di quella generazione che ha scoperto per la prima volta l’essere ragazzi e che il mondo in fondo è più piccolo di quanto si va a favolare. Noi, quelli del viaggio (cominciando da dopo con una cosa nostrana dal leggero sapore “forestiero”). Anche perché questo è uno di quei momenti in cui le parole mi sporcano gli occhi e non mi va di trattenerle:
Modena City Ramblers: La strada

Perché noi allora (come detto) leggevamo del viaggio e abbiamo cominciato a viaggiare. In verità per me il periodo è durato un po’ poco; poco per i miei gusti. Ma un po’ la pigrizia e un po’ è che la vita ti impone le sue regole. E così ti ritrovi adulto ancor prima di volerlo diventare. E non abbiamo ucciso il padre. E il sogno si è liquefatto lentamente. La rivolta permanente è durata una lunga stagione ma alla fine ha ritrovato il cadavere in un portabagagli. E tutto è diventato niente. Però… le distanze si son fatte più brevi e il mondo quasi un cortile. Ed era così che si partiva, senza prendersi troppo sul serio:
Dik Dik: Viaggio di un poeta

Ma a volte anche le favole si sparano mentre fuori è buio (di questo ne parlerà Faber). Forse il mondo non è mai cambiato con tanta rapidità ma eravamo i primi figli della guerra. Ignari ancora di essere anche quelli del boom.
Luigi Tenco: Ciao amore, ciao

Anche se ora capisco che mi sarebbe bastato un autobus (ma con la stessa voglia di cambiare e lo sporco della vita reale). E questo non è altro che un pugno di canzoni:
Pierangelo Bertoli: L’autobus

Ma certe notti…
Ligabue: Certe notti

Perché non puoi che andare:
Eugenio Finardi: Diesel

E allora partiamo e torniamo in amerika. Sì: “Tieni gli occhi sulla strada, le tue mani sul volante, Sì! stiamo andando al Roadhouse, stiamo per spassarcela”:
The Doors: Roadhouse blues

Sì! avevamo anche noi l’Amerika in testa, la frontiera. Quale fosse la nostra frontiera, noi contro le frontiere, ancora non lo so:
Canned Heat: On the road again

E da qui riprendo un percorso. Il dialogo pazzo di quattro anni fa quando ho ritrovato l’amore in quella ragazzina rossa che nel frattempo s’è fatta donna: una bellissima donna.
Io alla mia ragazza rossa: “l’amerika della route 66, descritta sotto anche dai Rolling, il buon Jack l’attraversava con la radio a palla sul Bebop di Charlie “the birds” Parker. comunque i Rolling” (ma non saremmo rimasti ragazzi per sempre):
The Rolling Stones: Route 66

Commenta un’amica di allora: “ENGLAND´S NEWES HIT MAKER — THE ROLLING STONES: Este es el nombre del primer la”… Eccetera…
Io (ma si cazzeggiava, mica ci davamo delle arie, mica volevano scrivere qualcosa sulla musica; ci piace ascoltarla): “Noi la conosciamo negli anni 60 ma è quella degli anni 50 poi ricordata anche così”:
Steppenwolf: Born to be wild (Easy rider)

Meravigliosi, violenti e terribili anni 60. Easy Rider è un film drammatico del 1969, diretto e interpretato da Dennis Hoppe… (un film sull’america che divora i suoi figli e gli stessi sogni che ha partorito)
La mia ragazza rossa: «Mi voltai e c’era Bird, conciato peggio di una merda, con la faccia gonfia, gli occhi arrossati e l’aria di aver dormito nei suoi vestiti spiegazzati per giorni. Ma era fico, con quell’aria hip che gli riusciva di avere anche quando era ubriaco e strafatto. Sal lo chiama Oruni (Divinità-dio) Bird… e poi smettila di fare il musicosaccente che lo sai che mi batti».
(ancora questa storia di Oruni, quasi tutto dipendesse da quello)
Io (senza dare tregua né respiro, a rispondere con messaggi che non lasciavano tregua; era il nostro gioco, lo è sempre stato) “Per farmi perdonare la mia arroganza un sax (lo conosci?) e anzi… tutto l’album”:
Sonny Rollins: Saxophone Colossus (Full Album)

[Great Jazz 0:00 – St. Thomas 6:48 – You Don’t Know What Love Is 13:17 – Strode Rode 18:31 – Moritat 28:36 – Blue 7]
La mia ragazza rossa: “Sì Sal si riferiva a Parker non a Miles, ma erano i suoi idoli” (già! noi eravamo allora come ora ancora un po’ troppo provinciali per l’anima nera e per lasciarci veramente tutto dietro le spalle).
E LA MUSICA CONTINUA…

Francesco De Gregori: Sulla strada

Probabilmente dev’essere strada
la vita lavorata
per il tempo ed il denaro
e la casa costruita

Come un ponte su una cascata
come un ponte su una cascata
e quel che vedi dai finestrini
di questa macchina usata
E’ difficile capire cos’è
ma dev’essere strada

E se quindi dev’eesere strada
ci deve stare chi ci cammina
e chilometri di passeggiata
le poche case sulla collina

E dev’esserci acqua che piove
ci dev’essere acqua che piove
per il fiume che porta al mare
in fondo a questa vallata
E da qui non si vede granché
Ma dev’essere strada

E tu che parlavi una lingua
da tempo dimenticata
dov’è che l’avevo sentita?
quand’è che l’avevo scordata?

La tua voce era alta e credibile
oltre il suono della cascata
Ed un cielo di zucchero nero e di carta stellata
prometteva esperienza e mistero per tutta la strada

E c’era una porta segreta
E un’uscita mascherata
sotto gli occhi di un leone di pietra
e di una vergine chiaccherata

Usciti dalla notte dei tempi
o da una pagina patinata
E c’era pianto
stridor di denti

Ma poi la porta fu spalancata
E finalmente la banda passò
a ripulire la strada
E finalmente la banda passò
a ripulire la strada

Probabilmente dev’essere strada
anche la vita consacrata
al tuo corpo e alle tue mani
e alla curva complicata

E rasenta l’innocenza
e l’abisso della cascata
E che conosce l’invenzione
prima ancora che sia inventata
E che conosce la canzone
conosce la strada
E che conosce la canzone
riconosce la strada
E che conosce la canzone
riconosce la strada

Read Full Post »

Naturalmente veniamo da est; veniamo, non scappiamo. Percorriamo tranquilli via 17 giugno. Vicino ad un pezzo di muro un giovane ufficiale della DDR ci ha fornito documenti e visti per entrare all’ovest. Perdo il conto dei timbri necessari anche se lui è cortese e li elenca mentre li appone. Ci vuole solo qualcosa più di un attimo di pazienza. Le statue di un ufficiale russo e uno americano, un mamma&papà, si lasciano fotografare dai turisti. Il bronzo in cui sono state fuse è corroso dal tempo e dai suoi elementi. L’americano resta immobile che pare di cartapesta. Il russo ammicca all’ospite. E’ lei che si accorge che l’MP è proprio di cartapesta mentre un’altra statua se ne va stanca della confusa disattenzione. Berlino, la città degli orsi e degli architetti, è una continua sorpresa per me. I berlinesi pure, a volte ti fai proprio strane idee, ma intorno ci sono soprattutto turisti. Una babele di lingue. La quadriga è tornata al suo posto. Vieni –dico a Ross. E sto ancora con quella breve esortazione tra le labbra che nelle orecchie mi raggiunge un suono noto. Non è una questione solo di lingua. Di italiani ne ho incontrati parecchi; paiono tutti qui, in vacanza. E altrettanti dentro i ristoranti. Vai a cenare italiano e ti trovi tra italiani. Italiani quelli che servono, quelli che cucinano e molti di quelli seduti ai tavoli. No! non è solo la lingua ma sono note conosciute. Eh sì! non era solo un abbaglio. Un attimo di pausa e poi, dalla porta di Brandeburgo, tornano a diffondersi armonie familiari. Con qualche singhiozzo della registrazione sono i Modena con la loro «Bella ciao». E mi trovo in mezzo al “No B Day” di Berlino. Cazzo! strabuzzo e fatico a crederci. Nemmeno il tempo di restare sorpreso. Non riesco a non seguire la canzone e a cantare assieme a tutto il popolo colorato. Ross riprende come può quello che può con la macchinetta fotografica digitale altrettanto sorpresa e altrettanto felice. Vorrei che gli amici fossero con noi. Anche qui ci sono italiani che riscattano l’essere italiani. Questi giovani ci in fondono gioia e speranza. Forse non è proprio tutto così… nero. Questi giovani fanno sentire giovane anche me… e in famiglia. L’oratore che sale sul palco, un giornalista dell’Internazionale (la rivista non la canzone o il quartiere generale del movimento comunista a livello mondiale né tanto meno la mia squadra del cuore), alla fine ci spiega che i tedeschi, come i francesi, non hanno il bidet. In estrema sintesi noi siamo un popolo pulito, certo. Insomma… loro hanno la democrazia e noi (ricordando il grande Pilato) ci possiamo lavare il culo. Quando ce ne andiamo per la Unter den Linden a cercare un autobus per tornare in albergo una strana euforia si è impadronita di noi. Lei mi sorride radiosa e soddisfatta. Non riesco a non stamparle un bacio sulle labbra. Ora anche i francesi vogliono un loro ”No Sarkozy Day”.

 

Read Full Post »

Un concerto. Si va (non è poi cosi lunga la notte). Mica puoi sempre star lì ad aspettare che il tempo ti lasci la polvere sulle spalle. E’ il primo assieme. Alla nostra età. Non lo è certo per me. Non lo è per Lei. Non che ne abbia visti molti. Cioè non moltissimi. Almeno non quanti avrei voluto. Nella musica mi sento bene. Qualcosa ti unisce agli altri quando si ascolta assieme; quando ti accarezza tutta la pelle. Non riesco a stare fermo. Insomma non è certo il primo ma il primo assieme. Ma in fondo, da quando ci siamo ritrovati, abbiamo avuto una serie infinita di prime volte. E poi è inutile dire facciamo, basta fare. Mica posso accettare che allora si era, Lei, troppo giovani e che oggi si sia, Lei, troppo vecchi. Io mica mi vedo. Certo un po’ mi sento. Qualche acciacco. E allora avventura; il viaggio (questo ha deciso la scelta del brano). In più ho un amore per i Modena. E sono stati un sogno inseguito a lungo. Poi non sono mai riuscito a farli venire, ma questa è un’altra storia. Così uno strano prurito mi attraversa come una corrente sottile. Non è una vera e propria ansia ma qualcosa che gli assomiglia. Anche il posto è nuovo, almeno per me: Fucina Controvento (Marghera, VE) via Colombara 123. Io ho anche abitato a Marghera, un secolo fa. Ne porto poca memoria. Allora non c’era nemmeno il C.S.O. Rivolta; figuriamoci. Forse, anzi certamente, scendiamo almeno un paio di fermate prima. Questo paesaggio allucinato, unico al mondo, è pressoché deserto. Il grande Moloch fa ancora paura e incute timore: acciaio e cemento. Lingue di fuoco che non si spengono mai. Aria irrespirabile. Abbiamo organizzato un convegno sui morti della chimica; della Montedison. Nessuno a cui chiedere. Due puttane dell’est, o di quello che era l’est, spettinate dal passaggio delle poche vetture. Qualche camion (che ci fanno, anche loro, in giro a quest’ora?). Una si avvicina. E’ lei a chiedere: “Ce l’hai una sigaretta”? Gliela offro, e una anche per l’amica. Poi un’autista sul suo bus. Conosce una via Colombara ma in altro comune, alquanto distante da qui. Quando finalmente la troviamo, dopo vari giri e qualche sigaretta, mi rendo conto che arriviamo dalla parte opposta delle indicazioni approssimative che avevamo ricavato dal sito della Fucina. Ecco perché non vedevo il movimento che mi sarei aspettato. Ma in fondo non ci eravamo persi d’animo nemmeno un attimo. Faceva tutto parte della serata e dell’avventura. Della piccola avventura. Ci saremmo divertiti certamente meno. Il posto è un posto come quelli che ho amato e amo: uno spazio splendido per fare musica e stare assieme. I giovani, ma non solo giovani, sono quei giovani. Vestiti e forse pensieri colorati.
Non ci sono solo i Modena ma anche il “Collettivo musicale MOKA DA TRE”. Ho degli amici tra loro. A quel tempo non li conoscevo per come suonavano ma per come bevevano. Ma io… chi non ha peccato, eccetera. Non faccio a tempo ad avvicinarmi che mi viene incontro Marco (cantante) sorpreso di rivedermi dopo tanto tempo. Naturalmente l’abbraccio è spontaneo e caloroso. Qualcuna ne abbiamo vista assieme. Subito, come se ci si sentisse a distanza, arriva Michele (basso). Faccio ammenda in silenzio ma fatico a ricordarne il nome. Mi spiega che se li avessi chiamati sarebbero venuti a prenderci (ho ancora il suo numero sul cellulare). Mi spiega che non si può interrompere la notte e che suoneranno subito. Naturalmente la tessera ARCI, fresca fresca, l’ho scordata a casa. Mi credono. Entro perché ho una vivace curiosità di sentirli. Il Pera (chitarrista) mi saluta dal palco. Suona come dio comanda e io lo conoscevo non solo per le bevute ma anche perché, per un lungo periodo, il vino ce lo portava lui. E’ stato infatti il barista al Baracca & Burattini. Uno di quelli che con me ha pianto per la chiusura. Dita veloci e, ora, capelli lunghi e barba. Se me lo fossi chiesto avrei creduto di incontrarne di più di amici ma il tempo è passato. Ci siamo divisi e persi. Magari qualcuno non sono riuscito a riconoscerlo. Il tempo ci ha cambiati. Forse la maggioranza in sala è già un’altra generazione. Il posto è entusiasmante come le note che lo attraversano. Poi vedo anche altri amici. Amici di altre avventure. Non molto più giovani di noi. E il “Collettivo” attacca a suonare ed è trascinante. Suonano, cantano, bevono e parlano: dialogano con il pubblico; il loro pubblico. Trascinano. Cazzo se ci sanno fare! A questo punto i Modena potrebbero anche aspettare. Sento che è una di quelle notti magiche. Sarebbe un delitto farla finire prima del mattino. Un delitto di lesa maestà. Ma la sua maestà al mio fianco, Lei, non può essere lesa. Insomma non posso non tenerne conto. Sarà solo concerto. Poi ce ne andremo buoni buoni. Io mi conosco. Se mi lascio prendere la mano, se mi fermo un attimo, poi quell’attimo finisce solo con l’alba, se basta. Finisce che ci ritroviamo a mangiare e bere, a riempire la notte di entusiasmi e ricordi. E io non sono per i nostalgismi. E’ per quello che quando finiscono (peccato) mi metto buono ad ascoltare i Modena che cominciano sul palco grande, ed è già mezzanotte. Mezzanotte e si comincia. Buono per quanto riesco a stare io con la musica. Non posso esimermi di sentirla anche con il corpo. Non posso rinunciare ad unirmi almeno al coro per, in ordine sparso, “Quarant’anni”, e per “Contessa” e per “Fischia il vento”. “Macondo” non la fanno. Inutile aggiungere niente sui Modena, i Modena sono i Modena. E’ qui il mondo che vorrei. Dentro nemmeno si fuma. Accipicchia (si fa per dire) com’è cambiato questo mondo. Se mi allontano di un palmo continuo a cercarla con gli occhi. Che storia è la nostra storia. Che fantastica storia è la vita. Proprio come un film. Finché un altro mondo non è ancora possibile lagniamoci almeno di questa merda. Merda nel senso di mondo di merda; protestiamo. Come si può stare zitti. E questa musica è quello che ci vuole. Come dice lei «Evviva i Moka e i Modena!» Grazie ragazzi. E scusate se non mi sono fermato a salutarvi. Poi sarebbe stato difficile lasciarci.
I ragazzi, i miei ragazzi, non mi hanno dimenticato. Cioè miei… insomma allora abbiamo trovato l’amicizia, senza guardare in faccia la differenza di età. Nemmeno se ne accorgevano. Lei è attenta alle differenze. I ragazzi sono solo ragazzi, come ragazzi siamo stati noi, io e lei, noi ragazzi del ’68, assieme. E ancora insieme. La sinistra non vuole morire e non può morire. Se ne scordano perché è difficile continuare a sognare e a sperare, in tempi come questi. Non solo perché la merce c’è entrata nei polmoni. E non è nemmeno questione di coerenza. Certo che un passaggio lo potevo anche trovare. Addirittura sarebbe stato facile: Roberto, che non credevo proprio di incontrare in un posto simile, e che è amico più recente, senza avventure, doveva andare proprio a Venezia per accompagnare la sua accompagnatrice. O avrei potuto chiedere a Giorgio. Certo potevo aspettare loro, i vecchi amici ritrovati. Io e lei abbiamo preferito chiamare un taxi. Andarcene in sordina. Ci saranno altre occasioni. Bisogna imparare ad avere rispetto anche di noi, e delle nostre età. Insomma ci siamo imposti di tornarcene tranquilli ed andarcene a letto. Dentro restava un “carico da undici” di adrenalina e una gran voglia di raccontarla. Una piccola correzione sulla mia compagna: «Per carità, mica ci spaventava cercare la “Fucina” in mezzo alla più spaventosa zona industriale del pianeta». Certo tornare è stato più facile. Ma forse no. Forse è stato più faticoso. E’ stato come tornare da un passato che sembrava più bello e ci vedeva più belli. Da un passato in cui le speranze non erano ancora rimpianti. Non pensare all’età. Se si va a Berlino mi porto la cazzuola, voglio ritirare su quel fottuto muro. Certo che la notte un po’ di appetito me l’ha messo addosso. Cazzo! come mi sono dilungato e come sto diventando “passatista” e nostalgico. Ancora grazie agli amici della MOKA.

Read Full Post »

Sabato 14, o meglio la notte di domenica 15 novembre 2009. Grande concerto alla Fucina Controvento (Marghera, VE) Via Colombara 123. Non è facile rintracciare il posto, un po’ fuorimano, visto che ci andiamo per la prima volta (chiedo venia, contrito). Lo spaio è ottimo e il pubblico ti fa sentir bene, a casa; pronto a divertirsi e solo a divertirsi bene. Ospiti i Modena City Ramblers che amo ricordare con questa canzone: Quarant’anni. Ma non solo i tanti Modena (più che un gruppo, quasi un’orchestra).

Prima ha scaldato egregiamente gli animi il “Collettivo musicale MOKA DA TRE” che ringraziamo per le buone vibrazioni. E non perché sono un po’ di parte visto che tra loro ci sono alcuni vecchi amici che rivedo, dopo tanto tempo, con immenso piacere. Ascoltateli (anche se la registrazione non può essere delle migliori ma è fatta sul posto e tanto vale).Disegno 1981 04B

Read Full Post »

Sempre più frequenti i reati di maleducazione.
Colto in flagrante comunitario, ma romeno, che pisciava abbondantemente contro l’ulivo centenario dei giardini pubblici; denunciato anche per odori molesti.
Per odori simili, ma naturalmente di altra provenienza, denunciata donna mussulmana che cucinava cibi mussulmani in casa ammorbando il vano scale condominiale di fetori estranei alla nostra cultura.
Finalmente espulsi, con accompagnamento alla frontiera, cittadini magrebini, di colore, che si assemblavano in piazza, come fosse un luogo pubblico, ridendo ironicamente e parlando con lingue incomprensibili. Da tempo era stato segnalato questo fenomeno di combriccolaggio che rende stranieri i nostri posti.
A venditore ambulante, naturalmente abusivo, è stato sequestrata tutta merce, che sembra di provenienza del veronese. Il reo è stato, giustamente, posto alla gogna davanti al bar da Claudio. Grande successo dello spettacolo. La merce sequestrata è stata poi messa in vendita da napoletano presente.
Cittadino del Ghana, con permesso di soggiorno in scadenza, esuberante, è stato multato con diffida perché ritenuto pericoloso per la fedeltà delle nostre donne. Sono stati avviati studi particolari presso l’Istituto Comunale che si occupa della nuove devianze per dare una risposta scientifica al particolare fenomeno che sembra presentare energie inesauribili (oltre al resto). Si sospetta si possa trattare di regressione o di evoluzione rallentata. L’individuo era già recidivo per aver bevuto il liquido di una lattina senza utilizzare nessun bicchiere, ma direttamente dal barattolo stesso. Chiosando possiamo aggiungere che, in quel caso, il goffo tentativo di negare è stato reso vano dal fatto che, nella sorpresa, si era imbrattata la maglietta, oltretutto di dubbio gusto.
Cittadino del Dafour, sorpreso alla guida di una macchina di sua proprietà, per le vie cittadine, è stato consigliato di utilizzare, per i suoi spostamenti, il cammello e, naturalmente, vie meno a traffico intenso e di uso locale come le vie sahariane.
Redarguito cittadino albanese che apostrofava le nostre donne con l’imbarazzante vocabolo (nelle sue labbra) di “signora”; si ignora il significato della parola nella lingua dell’impertinente.
Tutti i non italiani e assimilati (sono considerati benevolmente al pari degli italiani anche i meridionali) sorpresi a lasciare le immondizie fuori dagli appositi contenitori saranno denunciati e costretti a forza a portarle, a spese loro, in comune di Napoli per poi proseguire verso Lampedusa dove sono attesi da appositi barconi per crociera. I biglietti di sola andata sono in vendita presso lo stesso bar da Claudio e alla ricevitoria del lotto di Via delle Libertà Padane.
Diffidato cittadino moldavo per non aver commesso nessun reato.

Modena city ramblers: La legge giusta
[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/LaLeggeGiusta.mp3”%5D

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: