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Posts Tagged ‘New Trolls’

Rossana cara
bustaNonostante le tue preghiere queste parole non mi hanno mai trovato. Forse non sarebbe cambiato molto, forse nulla. C’erano state altre parole. Parole che non dicevano. E parole che non sapevano. E parole non parole mai arrivate. Una sorta di rifiuto del silenzio. Poi a poco a poco nulla o troppo poco per essere qualcosa. Poi queste non del tutto comprensibili. Ma forse semplicemente era il tempo dell’odio, non dell’amore. Cosa potrei mai dire oggi?
In piazza c’era una lepre. O forse mi confondo. E forse era solo un sogno suicida.
Non c’è un posto da cui non si può tornare tranne che per i viaggi nel tempo, quelli non consentono mai ritorno. Così avevo scordato la valigia a Civitavecchia. Avevo cercato di scordare quelle lettere. Le risposte che non ebbi mai. Quel qualcosa che non mi apparteneva più ed era la tua vita. Perdere è parte di essa, anche se poi manca la voglia di sorridere. Ma i miei auguri erano sinceri, e il ricordo era tenerezza. Ma credo che conti poco. Cosa importa sapere oggi ciò che ignorammo allora? A cosa può servire?
Mi preme dirti che ho avuto sempre in animo di tornare, per tornare da te. Se poi non lo feci fu per quello. Fu perché per tornare ci vuole un posto dove tornare. Fu perché non lo chiedesti.
E non è tanto la data a spaventare. Solo la domanda: a che serve? In quei giorni forse ero al mare di Costanza, forse a Râmnicu Vâlcea (Rîmnicu Vîlcea) a fare il contrabbandiere di icone o forse a Istanbul ad acquistare montoni e tappeti; troppo tempo è passato. Poco importa. Persino dirti che mi piangeva il cuore ormai non ha più alcun senso, e lo sai. Persino ammettere che eri parte della mia incoscienza.
Il tuo nome era rimasto sempre un dolce ricordo
Michele

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1968:

dopo alcuni 45 giri di buon successo esce il primo disco dei New Trolls: Senza orario senza bandiera. Forse un album che non verrà mai ricordato tra i primi cento della storia della musica.

Voci e falsetti che lasceranno un segno; buoni strumentisti; forti personalità che porteranno a varie vicissitudini: Vittorio De Scalzi (voce e chitarra), Nico Di Palo (voce e chitarra), Giorgio D’Adamo (basso), Mauro Chiarugi (tastiere) e Gianni Belleno (batteria e cori). Per scrivere le canzoni, ai membri si unisce Fabrizio De Andrè; forse perché sono genovesi. Sodalizio breve e strano il loro. Non è ancora progressive rock. Alcune di queste canzoni hanno però un gusto proprio dell’epoca e mi riportano momenti nostalgici. Ne ho scelte un paio che se non sono capolavori mi paiono almeno molto carine. Li ho conosciuti la sera del concerto in cui il gruppo si sfasciò. Era il 1972; era una Festa dell’Unità; sul palco la formazione originale. Davanti seimila persone. Li avevo voluti. Ero al corrente del rischio. A metà del primo brano Mauro lascia il palco e torna a Genova. Gli altri cercano di suonare e litigano. La musica non è più questa. E’ quella del loro disco più acclamato: Concerto grosso per i New Trolls. Ricorda vagamente quella del Re Cremisi. A fine esibizione ci fu il caos. Se ne andarono con i loro soldi, ma con la promessa che sarebbero tornati e gratuitamente. Non li richiamai, ma loro non richiamarono. Ma questa è un’altra storia.

Ho scelto da quel disco: Vorrei comprare una strada (De André – Mannerini – Di Palo – De Scalzi)

E poi, nello stesso ordine: Signore, io sono Irish (De André – Mannerini – Reverberi)

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Dopo l’invasione dei primi anni 70, di quello che verrà definito come progressive rock, con gruppi come i Pink Floyd, Emerson Lake & Palmer, Yes, King Crimson, Jethro Tull, Genesis, Traffic, Van der Graaf Generator, Soft Machine, etc. anche in Italia si diffonde una fare musica che verrà etichettato come rock progressivo italiano, con gruppi (si noti che non vengono più chiamati complessi) come Premiata Forneria Marconi (abbreviato: PFM), Il Banco del Mutuo Soccorso (poi semplicemente Banco), Osanna, Perigeo, Le Orme, Area, New Trolls, Napoli Centrale, etc . alcuni dei quali si erano già fatti conoscere ed erano sulla scena da qualche anno. In realtà i nomi che si sarebbero dovuti ricordare sono una infinità ma per questioni di spazio ci fermiamo a quelli che per anni sono stati considerati i caposaldi del genere.
Le capacità tecniche si sono molto evolute rispetto alle formazioni degli anni sessanta e la loro proposta musicale cerca di trovare spazi autonomi e ha un respiro europeo. Un gruppo dei primi tempi evolve la sua musica in questo senso prima di affermarsi: gli Stormy Six. Il gruppo milanese, forse più famoso fuori dei nostri confini che da noi, attraverso continui cambiamenti di organico, propone una musica politicamente molto impegnata (con testi che oggi risulteranno datati, come quello presente), ma musicalmente molto raffinata. Mi riprometto di parlarne meglio altrove ma qui vorrei presentare il loro brano più famoso: quella Stalingrado (da quel grande disco del 1975 che è Un biglietto per il tram) che lascerà un segno indelebile nella musica italiana (Quel tram porta a piazzale Loreto).
[Audio http://se.mario2.googlepages.com/Stalingrado.mp3%5D

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Questo è il commento di Marino al post:

A proposito di Stormy Six, questo è il sito di Franco Fabbri, storico chitarrista degli stessi e docente di storia della musica, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente: http://www.francofabbri.net/

N.B. Franco fabbri è l’autore del pezzo (che ricorda la vittoria dopo l’assedio nazista del 43 alla città) e della maggiornanza dei pezzi del gruppo e l’unico ad aver attraversato tutta la storia degli Stormy six.

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