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Posts Tagged ‘nudità’

Insenatura a PonzaSi parlava stamattina, appena svegli. Nemmeno il tempo di aprire gli occhi e c’è già qualcosa di cui parlare. Mettiamo apposta la sveglia prima per non restare magari con una parola in sospeso. Dicevo, si parlava stamattina e tutto era nato da una frase di un’amica di blog: “ho comprato il mio primo bikini dopo 16 anni”. A parte la naturale e spontanea battuta ironica che m’era venuta e che naturalmente non ho postato: “Spero che nel frattempo avessi qualcosa con cui coprirti”. Comunque Lei mi parla del valore del bikini. Non è che io sia proprio un fulmine di guerra quando si tratta di capire. E poi non ho mai messo un due pezzi. Dopo “enne” tentativi ho il sospetto di aver approssimativamente capito di cosa volesse parlare. Mi spiega, con pazienza certosina, “Intendo il bikini come metafora. Pensa a…” e mi cita tre amiche blogger che, proprio in quanto blogger, non sono qui amiche reali ma valgono come prototipi di pensiero; e poi la loro attività di rete garantisce quell’anonimato necessario. Mi spiega che mentre la prima si chiede quando troverà il coraggio di indossarlo, una seconda fa circolare per tutta internet le sue foto al mare, appunto, in bikini, e la terza non lo mostra ma racconta che subito dopo la tal foto se l’è tolto per un’abbronzatura integrale. Accidenti, mancata per un paio di minuti. Devo ammettere che non ero al corrente della ricerca di quel coraggio da parte della prima. Le donne parlano tra loro e poi pretendono che noi si sappiano le cose. Ora lo so. Aggiungiamo che la mia compagna, cioè, come ben si sa Ross, voleva riferirsi al bikini come strumento di seduzione. Onestamente anche questo lo trovo un azzardo. Abbiamo incrociato al porto una giovane figura di donna, che sembrava uscita da una rivista di moda degli anni sessanta, che indossava una tutina, top e pantalone, bianca. L’ho rammentata perché il suo vestire certamente copriva meno della media dei bikini nazionali, mostrava anche il resto per una questione di trasparenza ed era usato assolutamente come strumento seduttivo. In realtà come richiamo per allodoli e uno doveva averlo già trovato perché, seppure attempato, le avvanzava accanto. Comunque la serata, fino a che mi è dato sapere, e scorsa tranquilla, fino ed oltre i fuochi artificiali che son stati sparati proprio sopra le nostre teste. Ora non so quando l’amica blogger troverà quel coraggio e se lo troverà. In spiaggia non mi sembrerebbe un grande azzardo, per andare ad una funzione religiosa o civile, magari in municipio, sì. Inoltre il bikini conta anche a seconda di come è riempito; credo. Nelle sue foto la seconda amica pare voler dire: “Guardate che gran pezzo di figa sono, cosa vi siete persi e vi state perdendo”. Nella realtà magari è solo una foto al mare ma stiamo chiosando liberamente. E anche La mia compagna sorride e condivide autonomamente questa riflessione. In realtà potrebbe aver ragione aggiungendo che una, o più, foto non mostra tutto. Sarebbe fin troppo semplice se la seduzione fosse legata esclusivamente all’abbigliamento. Verrebbe da dire: la seduzione no ma la provocazione e l’attrazione sì. L’abbigliamento può diventare un invito. Certo non mi sono mai sposato solo per il fascino di una, che ne so, scollatura. La parola scollatura, meglio precisarlo, non è precipitata in questo testo e in questo punto per puro caso. Qualcuna si lagna degli uomini che le sbirciano nella scollatura per qualcun’altra sono cafoni quelli che non lo fanno, ma non lo dice. Comunque, proseguendo, la terza nemmeno mostra, promette un domani migliore, anche spostato solo di pochi minuti. In quel caso veste in modo seduttivo solo le parole. Passa oltre e alla seduzione cerca di aggiungere la provocazione. Onestamente mi sono perso e onestamente mi chiedo cosa centri un bikini da poco comprato dopo lungo tempo. La risposta dovreste chiederla, a questo punto, a Lei. Però sorge un piccolo problema: Lei è praticamente priva di vanità, e non per una questione di possibilità o di età: almeno nei miei confronti i suoi occhi sono pieni di seduzioni. Pare, per quanto la conosco e per quanto Lei stessa confessa, ne sia sempre stata immune. Che anzi rifiutasse e rifuggisse lo stesso gioco e che male sopportasse anche le lusinghe dei maschi in tempesta ormonale. C’è da ammettere che la mia compagna, cioè, come ben si sa Ross, è un caso a parte, da analisi, ovvero, almeno in questo caso, una teste che non fa testo, ovvero un caso limite, più unico che raro. La vanità infatti è virtù diffusissima non solo fra le donne anche quando ben simulata. Se una giovin donzella afferma che vorrebbe essere bella come la tal dei tale è perché si aspetta che il suo lui le dica che lo è, anche se con un’acrobazia di grande virtuosismo grammaticale sull’etica e sull’estetica. Certo le occasioni non sono solo figlie dell’avvenenza e lo sono poche volte della seduttività. Parlo di occasioni anche quando la storia o l’avventura va a finire con il partner sbagliato. E’ facile sbagliare l’altro. Parlo cioè di quantità non di qualità, un sorriso ammiccante spara al mucchio ovvero solitamente e destinato a uno ma ad un tale. Solo il futuro saprà dire chi è quel tale. Che senso ha tutto questo? Semplicemente mi sono divertito. Se c’è un senso spero lo darà Lei cioè la mia compagna, cioè, come ben si sa Ross. In realtà c’è un secondo stato del post: anche questo post è una metafora: la metafora di un post. Il lettore, credo, io, per quanto mi riguarda, conto due lettori, compreso me. Dicevo che il lettore della rete quasi sempre cerca il chiacchiericcio anche leggermente pettegolo, vuole entrare nei fatti, per quanto dichiarati, delle persone. Vuole spunto per questa forma di amicizia virtuale e per parlottare. Argomenti per animare dialoghi che spesso sfociano in un conviviare da salottino del tè. Parliamo di corna? In realtà io mi intestardisco a postare racconti e raccontini che quasi mai hanno qualcosa a che fare con me o con una realtà vissuta. Oggi, con questo, spero di non perdere anche la mia unica lettrice, cioè la mia compagna, cioè, come ben si sa, Ross. Il mio timore è dato per la mia poca dimestichezza e piacevolezza nell’esprimermi su vizi e virtù di persone reali (o quasi). Mi rifiuto cioè qui di fare di fare il saggista dei sentimenti e delle debolezze. Preferisco farlo inventandomi dei personaggi. Osservando loro. Resta in sospeso la questione di un bikini: di che colore sarà quel maledetto due pezzi? E quanta superficie di pelle coprirà? E soprattutto riuscirà la nostra eroina blogger ad indossarlo in tempi ragionevoli? Le ho risposto che se porta il bikini noi le possiamo mettere a portata di bagno un meraviglioso mare.

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No! non ero io. Non era possibile. Io non potevo avere tutto quel coraggio. E invece sì. C’ero riuscita. Finalmente mi ero decisa. Lo avevo trovato, quel coraggio. Senza cercarlo. Certo lì non c’era nulla. Non era che la rete. Ma era già tanto. Io che diventavo ancora rossa per una parola. Solo ieri. Io che non avevo mai tolto il pezzo sopra nemmeno in spiaggia. Quasi mai. Solo perché lui aveva insistito così tanto. Era stato così convincente. Quella prima volta. Ma insomma, lì si è tutti così. E’ il luogo dei luoghi. Fuori da lì, dal mare, era diverso. La mia nudità mi abbacinava persino davanti allo specchio. Non che non me lo avessero chiesto. Il primo era stato Giuliano. Ero solo una ragazzina. Ma le avevo già. E stavano diventando orgogliose. Mi ero chiesta cosa ci trovassero gli uomini. Me lo ero chiesta spesso. Non lo capivo del tutto. Cioè… non riuscivo a capire completamente quella insistenza. Quella cupidigia. Quell’emozione. Quella facile eccitazione. Povera stupida. Eppure avevo tutto lì davanti.
Invece è stato semplice. E lo avevo deciso quasi da sola. All’improvviso. Forse per quello. Non era solo paura. Di cosa, poi? Lo avevo chiesto a Umberto. Lo avevo coinvolto. Sembrava non aspettare altro. E poi, allo specchio, mi ero piaciuta. Tutta. Come vedessi un’altra. I miei occhi mi sembravano maliziosi. Tutti mi avevano sempre detto che erano belli. Ora sembravano pieni di storie. E di misteri. E di promesse. Forse il trucco. Avrei potuto fare come tante. Prendere l’immagine di un altra. Perché? Non avevo nulla da nascondere. Tutt’altro. Ero anche meglio. Tutto per l’immagine. Per crearmi il profilo. Ma forse non era stato nemmeno per quello. Forse era stato perché doveva essere. E Umberto era euforico. Fuori di se. Pareva non credere ai suoi occhi. Ed erano diventati enormi, i suoi occhi. Ma non avevo ancora visto niente. E non aveva ancora visto niente.
Non che sia stato facile. O forse non volevo ammetterlo. Volevo fargli vedere che non lo era. Cercavo di convincere me. Di mostrarlo a me. Almeno all’inizio. Era caparbietà Semplice testardaggine. Perché no? Poi più niente. Il difficile è sempre cominciare. Ho iniziato abbassando le spalline. E a guardare con quell’aria. Sorniona. Dietro la spalla. Come una promessa. Come un invito. “Ferma così”! E ormai la cosa era fatta. Non avevo più vergogna di me. Sparita. E mi sentivo donna. E per cercare dovevo promettere. E volevo che fosse di più. Non una promessa. Una lusinga. E ho abbassato il vestito fino a farlo intravvedere. E poi l’ho denudato, il seno. Decisa. Prima la destra e poi anche l’altra. E l’ho sbattuto in faccia all’obbiettivo. Cioè le ho sostenute, quelle tette. Alla faccia di chi guardava. Di chi le avrebbe guardate. Immaginando già quella faccia. Vedendo quella di lui. Solo a pensarlo mi sono sentita eccitata. Non avrei mai creduto. E’ stato in quel momento che ho deciso che non potevo. Che non avrei nascosto più nulla. Che avrei mostrato tutto. Proprio tutto. Solo una incertezza. Un attimo da niente. Ma neanche un incertezza. E lui mi ha detto subito “Stupida, vai che vai bene. Che sei bella”. Non gli ho creduto. Non ne avevo bisogno. Lui voleva vedere. Io sapevo già di esserlo. Una consapevolezza improvvisa.
Intanto mi dicevo “è la rete. Chi vuoi che ti veda. Che ti riconosca. Ci vanno solo gli altri, gli estranei”. Mica ci credevo. Anzi, speravo che non lo fosse. Che mi vedesse chi mi conosceva. Chi non aveva mai potuto vedermi così. E quelli che mi avevano anche vista. Ma non proprio così. Non mostrata. Esibita. E chi l’aveva solo sperato. L’avrebbe voluto. Ma anche Cristiano. Anzi soprattutto lui. Ho temuto che stessi facendolo per quello. Proprio per lui. Lui che sapeva a chi aveva detto di no. A cosa. Sbattergli in faccia il mio coraggio. Dirgli che potevo anch’io. Che lo potevo fare. E volevo essere porca. Non solo per lui. Per tutti. Per gli amici. Quelli nuovi. E anche i vecchi. Quelli che navigavano. Quelli che avrei conosciuto. E quelli che non avrei incontrato mai. Questo corpo cerca amici. Cerca emozioni. Mi sentivo importante. Ancora più bella. Era il mio momento. Non era più un problema mostrarmi nuda. E vedermi. E mostrami davanti ad Umberto. E mostrarmi a tutti. Mi sentivo libera. Intanto glielo chiedevo: “Non sarà troppo? Vedrai che mi bannano. E se mi vede qualcuno”? Certo che non mi dispiacerebbe. Ho sempre sognato di fare televisione. Chi non l’ha mai fatto? Anche quelle che, come dire… proprio non possono. Ma era mostrarmi che mi piaceva. Che mi eccitava. Solo quel mostrarmi. Che poi Umberto era veramente bravo.
Un po’ imbranato ma bravo. Ma quello lo era sempre stato, imbranato. Meglio così. Ma non mi aspettavo niente. Solo riempire quella scheda. Se doveva essere sarebbe stato. Se no, pazienza. Ero già contenta così. E alla fine mi sarebbe bastato trovare qualcuno. Uno che mi desse qualcosa. Anche se non molto. A cui piacere per quello che sono. E per quello che prometto. Per il mio spirito. Per il mio coraggio. E per tutto questo ben di dio. Forse mi sarei dovuta rasare. Ho la mania di nutrire dubbi. No! meglio così. O magari qualcosa di intrigante. Una storia. Delle storie. Qualcosa. A noi donne piacciono queste cose. Le storie. Insomma… anche non molto. Qualche cena. Un po’ di compagnia. Di evasione. Quelle chiacchiere; frivole. Sentirmi libera. Cose così. Persino solo quel parlare. E Umberto ci sapeva fare. Avevo scelto bene. Sapeva come mi dovevo mettere. Le pose giuste. Insomma come piaceva agli uomini, naturalmente. “Va bene così. Fai colà. Umetta le labbra. Più ammiccante”. Occhi come i miei non se ne trovano molti. Mi fece quello che presi per un grande complimento. “Sei proprio eccitante”. E nemmeno due labbra così… carnose. Non che fosse di molte parole. E sembrava mancargli il respiro. Povero piccolo, lo capivo. Non gli avevo mai dato molta confidenza. Era più sorpreso di me. Ed eccitato lo era veramente.
Scattava. E ad ogni scatto ne seguiva un altro. Rapidamente. Click! Click! Click! Non aspettai che me lo chiedesse. Le tolsi da me. Decisa. Le avevo prese proprio per quello. Per le foto. E mi ero sentita strana. Era strano averle addosso. Così piccole. E leggere. Come non avere nulla. Come essere nuda sotto. Anzi no. Era il contatto con una presenza… intrigante. Suadente. Era come girare per strada con una mano lì. Leggera. Tra le cosce. E morbida. E gettai quelle mutandine lontano dal letto. E con loro quell’ultimo pudore. Ma a volte glielo chiedevo. Solo per gratitudine. Per farlo sentire più importante. “Va bene così”? Ma lo sapevo da me. Non ci vuole molto. Una donna impara subito. Una donna le sa le cose. Ci vuole così poco a vedere quegli occhi. E poi te lo senti dentro. Come un formicolio. Che ti parla al cuore. All’anima. E anche nel fondo. E poi una donna le vede le cose. Ma fino a quel momento non avrei potuto immaginare la soddisfazione di sbatterla in faccia ad un obiettivo. Il piacere di mostrarla proprio bene. Senza ritegno. Di vantarmene.
Avremmo scelto le migliori. Assieme. Io e lui. Era anche quello un modo di ringraziarlo. Pensai che nessuno avrebbe potuto riconoscere la stanza. In quella stanza la mia camera. Ci avevamo pensato prima. Avevo tolto il Mirò. Già! è solo una stampa; naturalmente. Forse, se ne avessi uno di vero, non le farei; queste foto. Chissà? E mi resi immediatamente conto che era solo un pensiero stupido. E che avevo perso la testa. Era come se lo stessi facendo. Con lui. Con la macchina fotografica. Con me stessa. Era un pensiero incredibile. Con lui no! non potevo. Non sarebbe mai potuto succedere. Non con lui. Non davanti a lui. Quell’eccitazione mostrata. Solitaria. Condivisa. Esibita. Impudica. E mi sono completamente lasciata andare. Facendomi cullare da quel piacere diffuso. Completo. Sconosciuto. Era qualcosa di più.
Poi è successo. Naturalmente. Quello che doveva. Ma questo non c’entra. Ci avrei pensato dopo a quel maledetto nick. Ora mi sento un’altra. E abbiamo continuato a scattare. Ma questi non per mostrarli. Solo per noi. Per me. Insomma per il privato.

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