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Posts Tagged ‘Onadekom ( Calling You )’


all’interno del “Festival Scarpe Rotte 2014
Fortemarghera – ex chiesetta
29 aprile 2014 – ore 18,30 – 20,30

Lancio della Campagna Internazionale Free Marwan Barghouti and all Palestinian Prisoners
con
Hani Gaber: delegato per il nord Italia della missione diplomatica Palestinese
avv. Ugo Giannangeli: esperto di Diritto Internazionale
in chiusura

Un Tango per la Libertà

Un Tango per Marwan e tutti i prigionieri palestinesi
con
Libertango Venezia

a cura di Restiamo umani con Vik
Assopace Palestina
Assessorato alle Politiche Giovanili e Pace del Comune di Venezia
Coordinamento Medio-Oriente – Venezia
Informazioni sulla Campagna e su chi è Marwan Barghouti le trovate anche sul nostro sito

CHIAMANDOVI
Vi chiamo tutti
e stringo le vostre mani
bacio la terra sotto i vostri piedi
e dico: mi sacrifico per voi
vi offro in dono
la luce dei miei occhi
e il calore del mio cuore.
La tragedia che vivo
è che il mio destino
è lo stesso vostro destino.

Vi chiamo tutti
vi stringo le mani
non mi sono lasciato umiliare nel mio paese
e nemmeno ho piegato le mie spalle
sono rimasto in piedi davanti ai miei oppressori
orfano, nudo, scalzo
ho portato il mio sangue sulle mani
e non ho abbassato la mia bandiera
ho custodito l’erba verde
sulle tombe dei miei antenati

Vi chiamo tutti
e stringo le vostre mani.

TAWFIQ ZIYYAD, poeta palestinese

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fotogramma dal film

“Vik Utopia. L’omicidio di Vittorio Arrigoni”

Milano Film Festival, Sezione “Colpe di stato”.
Regia di Anna Maria Selini, montaggio di Marco Careri e Milvio Micheloni, fotografia di Anna Maria Selini con la collaborazione di Fadi Hanona. Musiche di Juzhin, Shirley Said, Marco Arturo Messina, Francesco Taskayali. Con immagini di Alberto Arcè e Rosa Schiano.
Teatro Auditorium San Fedele/ Duomo San Babila

Domenica 23 settembre 2012. Spesso è solo il tempo che manca. Certo avrei voluto parlarne a caldo; prima. Darmi testimonianza di una bella giornata e di forti emozioni e di grande commozione. Gli occhi lucidi. Tanti amici, e tutti con la Palestina nel cuore. E tutti con un ricordo di Vittorio. E alla fine della proiezione una domanda: “E’ stata fatta giustizia ma sapremo mai la verità?” Una domanda che ormai si pone da tempo e in più parti. A volte mi chiedo cos’è la verità. Brutta storia questa brutta storia. Sì! a suo modo il processo e la condanna sono stati esemplari. Si sa, quasi da subito, chi sono (chi potrebbero essere, chi si pensa siano, chi fanno da capi espiatori come…) gli esecutori materiali. Certo manca di chiarire la figura di questo “giordano”. E perché proprio Vittorio? Vittorio come Juliano ucciso dai suoi, da chi difendeva? Un grido attraversa tutte le gole: “Vogliamo la verità. Una verità vera”.
E dopo a cantare Bella ciao. Io non voglio altre verità. Ho una mia verità: Vittorio è stato ammazzato da chi ha scritto la sua condanna, dagli estremismi dell’una e dell’altra parte. Vittorio è stato ammazzato da chi combatteva: dalla violenza arrogante del potere. Non ho bisogno di sapere nessun’altra verità perché una cosa è certa: nessun’altra verità e nulla ci potrà ridare Vittorio.

Vittorio_arrigoni:_una sentenza senza verità

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La nostra presentazione al convegno.

Venerdì 2 marzo 2012

Manifesto manifestazione CITTA' LENTA - VENEZIA OLTRE LA MODERNITA'Siamo qui a nome del gruppo Restiamo Umani con Vik.
Nome strano vero? Solo all’apparenza, se vi spiego non è poi più così strano. ”RESTIAMO UMANI” era la chiusa degli articoli che venivano inviati, quotidianamente, da Gaza, durante i bombardamenti dell’operazione Piombo Fuso, dall’attivista dell’International Solidarity Moviment e pacifista Vittorio Arrigoni, chiamato dagli amici Vik. In questo modo lui sollecitava il mondo a dare valore all’umanità anche se di fronte a profonde ingiustizie e alla negazione dei diritti umani elementari di un popolo.
Vittorio ci ha lasciati circa un anno fa, ucciso da chi lo riteneva scomodo e fastidioso. Paura e fastidio che viene provocato da chi, quotidianamente, mette a disposizione la propria vita per una causa. E nel suo caso aveva consacrato la sua giovane esuberante vita alla causa della Palestina: i diritti umani dei più deboli, ossia quelli senza voce che ogni giorno rischiano la loro vita nei campi da coltivare, sotto il tiro di cecchini capricciosi, nei pescherecci al largo di Gaza, sempre più vessati dalle motovedette militari e nelle ambulanze a portare i feriti durante i bombardamenti. Il suo lavoro era fare lo “scudo umano”, mestiere ingrato che gli è costato la vita e solo indirettamente il giornalista e blogger per denunciare quello che gli altri media tacevano. Insomma una vera spina nel fianco dei suoi detrattori.
Ecco noi siamo tra i tanti che hanno voluto raccogliere il testimone di Vik e ci siamo presi l’impegno di denunciare ed informare attraverso le nostre attività, dove si presentino soprusi e scarseggi l’informazione, per operare, fin dove è possibile, perché vengano ripristinati i diritti umani negati e vengano demoliti i Muri vergognosi, i ghetti dell’apartheid, che come allora pure oggi esistono. Noi cerchiamo di aprire un dialogo tra le varie realtà inseguendo un giusto equilibrio che tenga conto dell’importanza del rapporto umano finalmente a scapito di quello meramente economico e aridamente legato alle convienienze. Per parlare ci vuole tempo e buona volontà. La Pace costa fatica ed interminabili e pazienti mediazioni. Se in Palestina in 64 anni non c’è stata Pace, noi pensiamo che sarà difficile e lungo il percordo per una Pace possibile, lungo appunto, ma non impossibile.
Quindi siamo in piena sintonia con il tema di oggi: “Città lenta, Venezia oltre la modernità” e con Venezia porta dell’Oriente, città aperta ai flussi di genti e merci e miscuglio di culture e di diversità. In questa città che dall’Oriente ha preso l’eleganza, le forme e i colori assieme al ritmo lento e riflessivo della vita, la modernità prende un nuovo respiro, abbandonando la superficialità del consumo veloce della cultura stessa, delle idee e del rapporto mordi e fuggi di ogni pensiero. Luogo che si tramuta ancora in un crogiuolo di idee e conoscenze, di culture e di espressioni che solo attraverso una lenta rielabolazione e assimilazione diventa luogo ideale, officina di pensiero, esperienza di vita.
Proprio per questa fratellazza con la cultura orientale e per le capacità di Venezia di essere “Res Pubblica”, ossia luogo di tutti, per tutti e aperta a tutti, già in tempi lontani, oggi diventa dote irrinunciabile di una città progredita e civile. Noi, suoi figli, cresciuti nei principi di una cultura attenta alla giustizia e all’uguaglianza, senza pregiudizi razziali o verso le diversità, vogliamo aprire altre vie di dialogo con tutte quelle parti che vogliono collaborare per condurre il mondo verso una nuova cultura di Pace e di tolleranza, per combattere le più evidenti ingiustizie sociali e per ricondurre sulla strada della ragionevolezza chi pensa che nuovo voglia dire senza memoria e lentezza significhi incapacità e inefficienza invece che riflessione e capacità di inclusione.
Siamo degli idealisti? Può essere. Ma noi abbiamo progetti e azioni che si sviluppano un po’ alla volta, giorno dopo giorno, per raggiungere una realtà migliore e per diffondere una cultura di Pace che sostituisca l’attuale e prepotente economia di guerra, che vede i potenti come vincitori e i deboli destinati a soccombere. Su questo la Palestina ne è metafora dolorosa. Venezia veloce e senza anima non è la città dove vogliamo vivere e un mondo senza etica assetato di potere non è il luogo dove vogliamo contare. Un’altra terra comune è possibile e noi profondamente ci crediamo.
E chiudo questo lungo e forse confuso discorso con un’unica frase che è il nostro motto, forse saremo lenti e forse capiremo male il significato di modernità ma convintamente e pienamente:
Restiamo Umani, con Vik nel cuore

Qui tutte le nostre foto:
Qui le diapositive che hanno accompagnato la nostra presentazione: CITTA’ LENTA – VENEZIA OLTRE LA MODERNITA’

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