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Posts Tagged ‘operaio’

tazzina di caffèL’avevano seppellito nella sua bandiera. Lo sapeva che non avrebbe avuto modo di esserne orgoglioso (avrebbe avuto di che esserlo) ma si dovrebbe rispettare sempre la volontà dei morti. Invece spesso non si fa e lui l’aveva detto “Non me ne frega un cazzo della fine delle ideologie. Che anche lui è un uomo. I miei polmoni sono quelli di uno che ha fumato da quando è nato. E povera Matilde…” –e non aveva voluto sentire ragione– “La ragione è per chi ha ancora tempo”. La sorella aveva sperato e cercato di dissuaderli fino all’ultimo ed oltre “Chissà dove finirà adesso? A tribolare come quando era qui.” –e si era segnata per sé e per lui una dozzina di volte; lei che non cedeva mai e finiva sempre quello che cominciava, ma lui il nero non lo voleva nemmeno da morto (nessun colore di nero). Dopo una vita di lavoro a suo figlio non aveva lasciato molto: i suoi libri, i suoi dischi e quelle parole “L’uomo non è nato servo.” –e a Oreste, quel figlio, ogni santo mese scadeva la rata del mutuo. Oreste ora era veramente solo e stanco come mai prima. Annamaria non poteva capire perché Annamaria era, come quasi tutte, una donna pratica. Lei non se ne faceva nulla delle parole quando si trattava di contare gli spiccioli. Non se ne voleva dar pace che lui non volesse liberarsi di tutte quelle vecchie carabattole per di più polverose.

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Tecnica mista su cartone telato Petrolkimica; Tecnica mista su cartone telato, 12 dicembre 2009 (40*30)

Potrei scriverne, con un po’ meno pigrizia, un post. L’idea mi “ronzava” dentro da un pezzo, ma avevo smesso. Inutile fermarsi qui a parlarne. D’altro canto l’elaborazione è la stessa che muove qualsiasi post e gli gira intorno: il tentativo di mettere le cose dentro una storia. Di raccontarla quella storia. L’aria sporca. Che uccide. Io ci ho passato anche qualche anno della mia vita (quell’altra) a Marghera. La condanna e la difesa. La difesa e la condanna. Salvare l’ambiente e i posti di lavori. Equazione impossibile. Tanto si stava condannando questo e quello. E ancora oggi a dire le stesse cose di quarant’anni fa. Le le stesse parole. La stessa pittura si sporca dell’aria. Assieme ad una muta rassegnazione. Quella classe che non ha salvato il mondo. E sembra morta. Se non c’è un’altra storia è meglio tacere.

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