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Posts Tagged ‘opposizione’

spinolaChe vi devo dire… qui non succede molto, anzi non succede niente. Se però lasciamo un attimo in un cantuccio la riservatezza e la modestia dobbiamo ammettere che anche Spinola ha una storia. Una storia magari relativamente vicina e con le gambe brevi ma pur sempre una storia. Terra di migrati e di urbanizzazione recente, spesso la memoria tende a tradire e quella storia si scopre storia altra, ma non è poi difficile accertare la verità.
In realtà noi, CiccoBello, ce l’avevamo già prima che quelli di Roma. Quello romano era nessuno quando il nostro era già qualcuno. C’erano ancora, allora, ai suoi tempi, le grandi sigle [DC, PCI, PRI, PLI, VERDI, che proprio sigla non è mai stata, PSI, etc. (Sembrerà impossibile ma c’era quasi un unico partito socialista e anche numericamente consistente)] e lui era in quota ai socialisti (lasciamo stare invece che quello romano può campare più diritti solo perché lui è passato attraverso tutte quelle sigle, se non ne ha dimenticata qualcuna, e grazie al fatto che riesce bene nelle vignette). E Zazà (ve lo ricordate Zazà?) correva, allora, a procurargli i voti, al CiccioBello nostrano. Per quello Zazà continua a correre, e corri oggi, e corri domani, a volte si fatica a evitarlo. Oggi non ha più una vera meta e te lo ritrovi da per tutto. Ma non voglio certo parlare male dei compagni socialisti. Non ho nessuna particolare acredine con loro. Per parlarne ci sarà modo di parlarne, anche presto. E per parlarne male si arrangiano da soli. E poi sono socialisti solo a parole, chissà perché se non hanno nemmeno più la tessera? I socialisti, quelli socialisti, qui, oggi, sono altri. Meglio? Peggio? Difficile dirlo.
Il nostro CiccoBello detto anche WaterSoToMama, ma forse è meglio rimandare il rimando alla genesi di questo secondo appellativo (chissà poi perché debbono essere proprio le madri, che l’hanno dato, a storpiare il nome dei figli?), è una parte consistente di questa storia. Politico raffinato, per queste parti, è stato sindaco dei tempi d’oro e ancor oggi, a grande distanza, per tutti non è solo il migliore ma “il Sindaco”. E lui esce di casa solo nelle grandi occasioni.
Erano quelli i tempi d’oro della politica. Magari non avevano mai una maggioranza ma, come si diceva allora, da soli non si governa, e lui le maggioranze se le sapeva creare, e anche cambiare. Erano tempi di sviluppo, i condomini crescevano come funghi, le cooperative cooperavano e parevano avere il ballo di San Vito tanto sbocciavano a batter d’occhio. Ma c’era ancora spazio per costruire, non come oggi che per una villetta nuova, non di quelle che crescono con la scusa di restauri conservativi e poi scopri che il vecchio garage in lamiera, conservato, ha sempre avuto l’anima, nonché lo spirito, di una villa, quando non di un intero condominio. Si diceva: non come oggi che per una villetta nuova si deve abbattere qualcosa perché non c’è più spazio nemmeno per fermarsi a chiacchierare.
A volte, CiccioBello, lo si può incontrare ancora, per le strade di Spinola, col suo sorriso bonario. Rimpianto dai molti; ha lasciato i suoi orfani che ad ogni tornata sognano o minacciano un suo ritorno. Esistevano, allora, ancora i comunisti e non si vergognavano di farsi chiamare comunisti. Vestivano come vestivano quelli della Piazza rossa e avevano lo stesso irrigidito portamento, come avessero infilato loro una scopa. Beh! ora molti di loro si sono accasati altrove, con quelli che hanno vinto, ma qualcuno sostiene ancora di esserlo, comunista. Se ne sta magari al calduccio, nel grembo dell’amministrazione, confuso oggi con gli forzaitalioti, con in tasca quella stessa tessera, ma di tanto in tanto, all’occorrenza, si ricorda di essere “comunista”. Misteri di questi strani anni. Che sia questa la fine delle ideologie?
Quelli erano tempi d’oro perché almeno sapevi di non sapere, non come oggi. Allora votavi da una parte e i tuoi voti potevano benissimo andare dall’altra. Metti che vincessero appunto quei mangiapreti dei comunisti, succedeva spesso e potrebbe succedere ancora, qui, a Spinola. Quelli, i mangiapreti, per prima cosa si ingraziavano le due parrocchie e poi, quasi sempre, il primo uno che alzava il dito per un qualche chiarimento, al primo accenno, anche niente di grave, potevi esser certo, che forti del senso di governo, zak! e metà dei consiglieri passavano sulle poltrone di fronte; a fare i democristi. Mica cambiava il sindaco, questo però è ancora così, nemmeno ora cambia il sindaco, proprio come allora, ma allora il gioco era semplice, semplicemente cambiava il colore del governo. Lo so che forse non sono stato chiaro ma provateci voi… avevi votato per la sinistra e scoprivi di aver votato per la destra. Si! ma gli uomini erano gli stessi; erano sempre quelli che avevi votato tu. E lì capitanava sempre CiccioBello. Questo ti faceva stare più tranquillo, o quasi. E poi i soldi e i mattoni non hanno mai avuto nessun altro colore e odore che il loro, cioè quello dei soldi. E i soldi sono rimasti soldi, schei, franchi, un vero colpo de culo.
Poi, una volta ha provato a mettere qualcuno al posto suo, ma la cosa non ha avuto un buon risultato. E’ stata una parentesi. Ha scelto una donna e quella s’era messa in testa di fare di testa sua. Che poi era anche donna. Figuriamoci. Valle a capire le donne. Ma questa è un’altra storia.
E poi allora, a sinistra, c’era un ricambio di quadri continuo; vuoi mettere… In quel grande partito che era il PCI non c’era proprio il pericolo di morire di noia. Solo quello di morire democristi ma con la mentalità di allora era quasi un augurio. Uno di meno.

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Noi siamo noi. Ognuno non riesce che ad essere sé stesso. Magari molti sé stesso. Si taglia barba e baffi, si fa la ceretta, si cambia d’abito e poi, davanti allo specchio, si accorge che è sempre lo stesso; appunto. Io sono nato di sinistra e anche se cercassi non riuscirei ad essere altro. Io mi lascio toccare, sfiorare, dell’essere degli altri, dai loro problemi. No! fumatore professionista lo sono diventato, in seguito. Riesco a riempirmi la testa di sogni e poi corro loro dietro cercando, e spesso riuscendo, a farli diventare realtà. Ora anche questo. Forse il più difficile e pazzo. Credo che le cose possano cambiare. Magari in piccolo. Magari cominciando dalla mia piccola realtà. Io… Mi… ma basta! mica sono qui, oggi, per parlare di me.
Volevo parlare di Lei. Lei è diventata grande restando piccola. Lei ha imparato a fare alcune cose, se l’è inventate senza remore, e le fa bene. Ha fatto la giornalista, fa l’insegnante e la blogger, sarebbe un’ottima sindaco. Dov’è il problema? Non c’è nessun problema: si accettano scommesse. Facciamo la storia. Per la prima volta a Spinola un sindaco donna, giovane, intelligente e colto; infatti Lei sa leggere. Ogni una delle cose è una novità in assoluto. Ma, c’è sempre un ma, anche se piccolo, per quanto piccolo, per ora si fa intervistare, si presenta con una camicetta elegante, anche bella, per il poco che si distingue, e nude-look, credo si dica così, eppure quel look dovrebbe voler dire, per quel poco di inglese che so, “vedere”, “osservare”, e non c’è nulla da vedere, osservare. Solo Gerardo, con la sua libido estrema, la sua monocorde fantasia, riesce a vedere, a immaginare; se ne starà ancora fantasticando. Ritiro tutto, questo non dovevo dirlo. Che poi non è nemmeno del tutto vero. C’è del buono giusto dove dovrebbe esserci, dove ti aspetti di trovarlo. In questo ha ragione lui, il Gerardo. Gliene devo dare atto. Già! ma Lei si dipinge (per vera o ben recitata modestia) peggio di com’è. E pensa sempre che Le manchi qualcosa. Comunque, non è questo il punto, probabilmente tornerà a farlo, anche la giornalista, e qui arriva il ma: giornalista è rimasta. Arriva tutta in punta di penna, acchittata, direbbero a Roma, non un capello fuori posto, che poi è facile, bella forza, li porta corti da allora, basta una passata di rastrello, poco trucco misurato, tanto non ha bisogno di molto per essere carina, e dalla borsa estrae subito taccuino e penna. Parla, ascolta e prende appunti e ti senti come in presenza di una giornalista, anche se è lì per candidarsi a candidato sindaco. Irrigidisce persino il busto per essere perfetta per la parte. Tira il collo, anche per sentirsi più alta, meno piccola, insomma è molto giornalista-insegnante anche se si limita nel correggere gli strafalcioni che nell’impeto mi escono di bocca. La guardo e ricollego il cervello alla voce, almeno cerco di farlo. Vedi mai che mi boccia anche da… non so cosa sono e cosa sto lì a fare, da consigliere, da suggeritore, da imbonitore, da ciarlatano, da amico, da uno che non riesci a toglierti dai piedi, da sognatore, da afabulatore, da vecchio zio. Cavolo scrive non lo so e mica avrò mai il coraggio di chiederlo. A cosa le può servire lo so ancora meno. Fossi Lei, si fa per dire, avrei una piramide di agendine nel cantuccio delle cose dimenticate. Sarebbe un semplice accumulare appunti che ogni giorno cancellano i precedenti e vanno a perdersi nella memoria. Comunque, come dicevo, si vede che s’è fatta le ossa come giornalista e, fossimo in un posto dove conta il merito, non dovrebbe guadagnarsi la pagnotta facendo la professoressa, anche se le piacciono entrambe le cose, e la cioccolata, e altre cose ancora. Ora non è il momento di lasciarsi a fantasticherie, illusioni o galanterie, quello che fa lo fa bene, però non piega i calzini, e non fa altre cose che possono sembrare stupide ma nello stupidario del vivere odierno non lo sono. Limitiamoci a quello che fa o che, come il sindaco, farà. Dicevo… un sindaco-giornalista-insegnante con l’agendina. Dovrei dire un candidato ma, nonostante tutto e la stupidità di cui mi sono state fornite numerose prove, non posso pensare che i miei concittadini, gli spinolenti, si lascino scappare questa grande opportunità. Anche per l’altezza non è un handicap. Non un vero handicap. Anche i “bassi” lo possono fare, il sindaco. Il seggiolone sindacale ormai è bell’e pronto. Si era anche pensato ad un sediolo da arbitro di tennis. Per le arrampicate più complesse, vedi certi maledetti sgabelli in certi maledetti bar che le arrivano all’altezza delle orecchie; s’è pensato ad un palafreniere aduso ad aiutare le amazzoni a montare a cavallo. Il primo provvedimento sarà di invitare i cittadini sopra il metro e cinquanta a camminare giù dei marciapiedi. E poi sta crescendo. Dopo essere apparsa sul Corrierone, con tutte le arie che s’è ritrovata, è cresciuta almeno di un buon paio di millimetri. E le si è gonfiato il petto. Ma ha anche i suoi lati positivi: portarla a cena costa poco; vestirla meno: basta una salvietta per farle un abito lungo.
Sarà un sindaco perfetto: chi l’ha detto che non ha i baffi.

Il volto del candidato a cui daremo presto anche un nome.

Ha da venì baffone.

Mandiamoli: anche il pesce comincia a puzzare dalla testa.

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Cari compagni
Veltroni mi ricorda la bella addormentata; perché? Cento punti a chi indovina la risposta. Non vedo un progetto di governo, ne tanto meno di sviluppo e società, da parte di questa opposizione; dov’è la novità? In questo caso la risposta vale 250 punti. I compagni dell’area dell’arcobaleno, detti anche amici antagonisti, vanno in piazza; e allora? Solo cinque miseri punti. La notizia sarebbe se andassero a prendere una pizza. Gli studenti invadono le piazze. Nessuna domanda. Solo nostalgia. Mi ricordano il sessantotto.
La Gelmini vuole chiudere la scuola pubblica. Brunetta, come economista, ci invita a investire ch’è questo il momento e spiega che lui non lo fa solo perché non ha soldi; quasi quasi organizzo una colletta per il povero microbo-ministro. Certo è facile l’ottimismo con i soldi degli altri. Brunetta, come ministro dell’innovazione o di che ne so, vuole limitare le libertà sindacali, invita alla delazione nel pubblico impiego e agli stessi controlli degli stadi. La lega propone classi separate per gli studenti (di ogni ordine e posto) diverse, per colore, per religione, per lingua, sospetto anche per credo politico. Già me li vedo stabilire quest’ultima discriminante all’interno dei nido affidati esclusivamente a suore. Però è stata (per ora) risolta la crisi dell’Alitalia con una cordata inventata dove a capo c’è chi ha credenziali ben poco rassicuranti. Il papa mette lingua anche in quel posto delle galline, ma sembra che in questo il governo attuale non c’entri. Mediaset, l’azienda del premier, vale il 40 % rispetto a poco tempo fa e Grillo invita a comprarla. Le rimanenti cattive notizie alla prossima puntata. Anche se molti compagni insistono ribadisco che, per quanto possano sembrare simili, questo centro-destradestra&sinistra non sono uguali. E non è solo una questione semantica.

Caro amico (che non leggi)
Uguale differenza (veramente maggiore) corre tra apartitico e apolitico.

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Fieri di saper fare bene, e solo, la minoranza (minoranza, non opposizione). Prima esprimevano un parere contrario in base ad un progetto diverso di società (bei tempi quelli). Poi hanno cominciato a votare contro, in tutte le aule, giustificando quel voto contrario. Poi si sono stancati di stare lì a giustificare ogni volta e si sono limitati ad alzare la mano. Ora, probabilmente stanchi anche di quella fatica, non alzano più nemmeno la manina. Forse, nel frattempo, si sono accorti che votavano contro anche quando, in quei pochi casi, erano loro la maggioranza. Valli a capire i sopravissuti della sinistra. Io non ci riesco. Forse ci vorrebbe Darwin a spiegarmelo. Non è nemmeno più un problema: sono ormai una razza protetta in via di estinzione. Sopravvivono solo nei tribunali e nei salotti bene. Se l’ultimo atto politico serio di sinistra di questo paese risale a, circa, vent’anni fa, e sono le figurine panini, non ci resta proprio che piangere. A proposito: mi manca il Sivori napoletano del 66/67 per completare l’album. C’è qualcuno nella rete che ce l’ha doppio?

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A volte ripetersi non è un difetto ma una necessità. Perché il piccolo e nato malfatto? Possiamo dare colpa alla levatrice? Forse che si, forse che no.
L’Italia ha bisogno di un soggetto politico che rappresenti le istanze progressiste, laburiste, socialiste, riformatrici, etc. chiamiamole come si vuole. La catastrofe del governo Prodi crea la necessità della creazione di un soggetto politico che rappresenti le istanze progressiste, laburiste, socialiste, riformatrici, etc. chiamiamole come si vuole e di farlo in tempi bravi. Quello che il paese si aspetta dai tempi tangentopoli Uolter Ueltroni pensa di inventarselo in pochi mesi; la storia, se non da appuntamenti, nemmeno aspetta. Tra il prima e il dopo cosa ci racconta la cronaca? La cronaca racconta di “una metà del paese” (beh! molto quasi, scarseggiante) che sa dire ma non fare. Che critica sprezzante e con argomenti (fumosi) ma che non propone soluzioni. Che cerca di rimuovere i problemi che affiorano sia nella società, che nell’economia, che nella democrazia. Come si diceva una volta: una sinistra che (per vizi congeniti) sa essere solo opposizione (piangina). Cosa ci racconta la “cronaca al passato prossimo” al proposito di come viene concepito il bambino? Non vi è un vero e proprio scioglimento dei due maggiori partner che dovrebbero andare a fondare questo nuovo soggetto politico (magari l’ho già detto). Questo comporta che non si passa attraverso una “assemblea costituente” ma solo ad un “congresso fondativo” (in realtà è una vera e propria fusione a freddo) che cerca di armonizzare inutilmente le varie anime dei due e, soprattutto, le varie strutture. Ne consegue che il dibattito (e i suoi veleni), che non si fa e risolve prima, resta da affrontare. Che quei veleni e contraddizioni e ambiguità e ambizioni fanno parte genetica del nascituro. L’identità e il programma del nuovo “partito” mancano puntualmente. Ma il buon Uolter fa di più: non apre nemmeno un dibattito con le forze più vicine ovvero usa, nei confronti di ex-alleati, due pesi e due misure. Mi sembra emblematico che un partito che entra nella Internazionale Socialista si trovi costretto a doversi definire (le necessità mi sono oscure) non di sinistra, e non cerchi di rappresentare e associare le vere istanze socialiste che (anche se poche e malamente e scarsamente rappresentate) sopravvivono nel paese. Perché poi il paese, e il suo elettorato, dovesse premiare, con la maggioranza, questa alchimia mi risulta oscuro. Perché gli italiani dovessero dare fiducia ad un governo suicidatosi, ugualmente. Il nuovo sembra già vecchio e assomiglia più che ad un partito ad una associazione amicale (usando un termine molto amato da un amico). E’ naturale che perse le elezioni, passato l’estate, mancati vari appuntamenti, non definita ancora una strategia politica e nemmeno un linguaggio, il Partito Democratico è ancora immobilizzato a definire ruoli e a risolvere le divergenze interne. Tutto questo porta ad una deriva continua. Allarmante però è la certezza che è la Politica ad essere in crisi (in una crisi strutturale), non parte o in toto i soggetti politici. Ma questo forse non è, in Italia, un problema dei nostri giorni. Forse è un problema nella nostra storia.

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Mutandine appesa al filoQuesto governo ha ottenuto la maggioranza.
Questo governo ha fatto delle promesse (e questo è un governo che mantiene le promesse).
Questo governo schiera l’esercito davanti alle immondizie.
Questo governo perseguita i fannulloni del pubblico impiego.
Questo governo è contro l’indulto.
Questo governo adotta misure drastiche sulla sicurezza (vedi le impronte ai rom).
Questo governo cancella di fatto alcuni reati tra i quali:

  • aborto clandestino
  • abuso d’ufficio
  • adulterazione di sostanze alimentari
  • associazione per delinquere
  • bancarotta fraudolenta
  • calunnia
  • circonvenzione di incapace
  • corruzione
  • corruzione giudiziaria
  • detenzione di documenti falsi per l’espatrio
  • detenzione di materiale pedo-pornografico
  • estorsione
  • falsificazione di documenti pubblici
  • frodi fiscali
  • furto con strappo
  • furto in appartamento
  • immigrazione clandestina
  • incendio e incendio boschivo
  • intercettazioni illecite
  • maltrattamenti in famiglia
  • molestie
  • omicidio colposo per colpa medica
  • omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata
  • peculato
  • porto e detenzione di armi anche clandestine
  • rapina
  • reati informatici
  • ricettazione
  • rivelazioni di segreti d’ufficio
  • sequestro di persona
  • sfruttamento della prostituzione
  • somministrazione di reati pericolosi
  • stupro e violenza sessuale
  • traffico di rifiuti
  • truffa alla Comunità Europea
  • usura
  • vendita di prodotti con marchi contraffatti
  • violenza privata

Sicuramente è Di Pietro e l’opposizione a mentire o possiamo sempre dire: “Non lo sapevamo“.

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