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Posts Tagged ‘oralità’

Il raccontino e fortemente sconsigliato ad un pubblico minore nemmeno accompagnato nella lettura dalla presenza di un adulto per il suo contenuto esplicitamente eroticante. E’ sconsigliato altresì a quegli adulti che fanno uso, anche saltuario, di viagra ed altri stimolanti l’erezione. L’autore declina ogni responsabilità. Esiste anche una versione meno edulcorata della storia ma già questa mi sembra, per il linguaggio, non molto adatta ad un blog.

Quel nome, Tamy per Tamara, la ragazza l’aveva scelto da sola. Una specie di nome d’arte anche se è meglio non approfondire di quale arte. Tutte ormai pensano ad un promettente futuro e si premuniscono nel caso. Forse mai come in questo caso ogni sogno sembrava privo di fondamenta e destinato a naufragare. Il nomignolo, Cenerontola, invece le era stato affibbiato dalla voce popolare. Molti ne vantano la primigenia ma il vero responsabile non è mai stato individuato. E poi si sa come sono gli uomini in un universo in cui non c’è nessuno di migliore di colui che la sta raccontando; ma questo è già apparso in queste e altre pagine.
Torno alla giovane che conduceva una vita nel complesso insoddisfacente. Non era il lavoro perché del lavoro se ne fregava. Per lo più l’insofferenza era per gli affari di cuore che non andavano come avrebbe voluto. Non che Tamy fosse completamente all’oscuro di cos’era un uomo, tutt’altro, ma meno di quanto si sarebbe potuto pensare o di quanto avrebbe voluto. Lei aveva l’aria sfacciata che piace molto ai maschi. La faceva sembrare una preda facile, fin troppo. La cosa, da un certo punto, era più che vera. Ma Tamina aveva un’aria un po’ troppo sfacciata e li disincentivava altresì il vero o presunto tariffario. Inoltre non si poteva certo dire bella, né particolarmente acuta, né quel minimo pulita. Non aveva molta cura di sè. Ricopriva di cerone le macerie del cerone del giorno precedente. Molti altri indizi sottolineavano la sua avanzata trascuratezza. Anche se era generosamente fornita di ciò che più interessa all’uomo. Mentre l’enorme bocca non era considerata un grave difetto. Insomma le occasioni non erano tantissime nonostante tutti i filtri che propinava in giro e che avevano procurato dolori lancinanti e vomito in quasi tutti i maschi dei dintorni.
Naturale che Tamara provasse una grande invidia per le sorelle che possedevano tutte quelle virtù che a lei mancavano. Mostravano molta cura delle loro persone, sempre pulite e perfettamente truccate. Erano snelle come lei non sarebbe mai potuta essere. I loro seni si reggevano da soli. Avevano dei culetti che era delizioso mettere in mostra e far scodinzolare. Lunghe gambe tornite. Occhi carichi di malizia. Visetti di porcellana e potevano mostrarsi persino snob. Solo nella vanità e l’opportunismo poteva dirsi alla pari, ma non sempre gli sguardi e i sorrisi che accompagnavano il suo passare potevano darle soddisfazione. Anzi quelle paroline che li accompagnavano spesso riuscivano a ferirla. Lei pensava come in quella storia della volpe e l’uva anche se la sua uva era da tempo matura e si poteva facilmente vendemmiare.
Anche nella nostra, come in tutte le favole che si rispettino, c’è un principe azzurro. Anche nel nostro paese delle cinque città, la famosa e chiacchierata Pentapoli, i genitori avevano deciso che era giunto il tempo di trovargli moglie. I regnanti erano preoccupati dalla sua vita dissoluta che spesso finiva a tarda notte e dalle sue frequentazioni, non proprio raccomandabili, con quei capelli lunghi e biondi e quel suo modo ridicolo di vestire. Certo che nemmeno quel leggero suono un po’ in falsetto della voce non contribuiva a renderli più tranquilli. Cercavano di non prestar fede alle chiacchiere. Si decisero così per un grande ballo in cui il figlio avrebbe scelto, tra tutte le giovani da maritare, ma anche maritate, perché no? purché di cuore generoso, la sua futura sposa. La compagna di tutta una vita. Il giovane, messo alle strette, poté rimandare ma non sottrarsi né esimersi. L’evento era naturalmente destinato a far parlare per anni e ancor oggi se ne favoleggia.
Quando si dice tutte si dice proprio tutte le donne di quella fascia di età, praticamente tutte le viventi. L’occasione era veramente unica e la nostra ci aveva investito parte delle sue ore notturne anche se non si illudeva troppo. Per essere pratica lei era pragmatica. Aveva orecchiato le indicazioni date dalla matrigna alle sorelle su come comportarsi in una situazione simile; su come compiacere il principe e rispettare l’etichetta di corte. Quella donna, rimasta prematuramente vedova, si era arresa e aveva rinunciato a raccomandarsi con Tamara certa che comunque non avrebbe capito. Decise persino di non accompagnarle temendo per il contegno della figlia minore. Si sacrificò restando in casa lenendo però l’ansia dell’attesa insieme al figlio del fornaio. Il giovane era alto e robusto ma queste cose sono irrilevanti ai fini del racconto. Così come il modo in cui loro due passarono la serata in dolce compagnia.
Ciò che qui interessa è che Tamara persino al galà si presentò elegantemente sciatta per ingozzarsi di tramezzini e di ogni ben di dio. Il tonante rutto finale concluse la sua entrata e parve di buon auspicio suscitando grande ilarità. In verità alzava un po’ troppo l’abito lungo approssimativamente da sera per mostrarsi a suo agio e abbastanza virginale. I tacchi poi le davano un’aria a dir poco goffa quale una foca che sostiene la palla in cima di naso. Poi si accomodò paziente vicino ad un vecchio barone già preda di un sonno profondo e rumoroso. Il divano dichiarò immediatamente di soffrire il suo peso. Si guardò attorno e per dirla tutta la maggior parte delle presenti poco assomigliavano a debuttanti. Perlopiù facevano pensare a vecchie chiatte navigate. A quelle donne che in tempi più recenti tanto sono ricercate dai camionisti. E i cavalieri non erano meglio.
L’orchestra però era una vera orchestra. La sua meraviglia era vera meraviglia, impossibile da nascondere. Tanto sfarzo da lasciare in apnea. Si ripassò i consigli materni a mente. Come si aspettava alle prime note della musica le luci venivano spente in tutta la sala e le giovani dovevano rendere l’omaggio della pretendente. Alla fine di ogni ballo i grandi lampadari venivano riaccesi dopo pochi secondi e le dame dovevano avere l’accortezza di farsi cogliere ricomposte. Alcuni di quei gesti affrettati mostravano però compiacimento. Erano anche stati visibili alcuni casi i cui le giovani s’erano attardate chine e gli occhi di tutti i presenti avevano potuto coglierle ancora indaffarate a cercare di compiacere inutilmente il giovane rampollo con ancora le brache leggermente calate. Ma la maggior parte però di quelle non ambiva in fondo a fare la principessa. Preferivano di gran lunga cercare di porre le basi per una carriera, ben più prodiga di soddisfazioni anche economiche, da velina o meglio da escort; sia per le soddisfazioni lavorative sia perché il principe non sembrava proprio una garanzia.
Lui non cercava nemmeno di mentire e mostrava tranquillamente d’essere lì per forza e di malavoglia. Quelli che non ballavano erano prodighi di osservazioni e pettegolezzi e si affaccendavano attorno alle scommesse. Pareva però che man mano tutte le favorite restassero al palo, venissero scartate da gli oh! di sorpresa. L’espressione del corteggiato non mostrava di cambiare. Persino Katia, che era considerata ragazza di notevolissimi argomenti e molto convincente cioè una vera bomba e una vera e propria espertissima professionista, fallì nelle sue blandizie. Eppure tutti erano stati pronti a giocarsi tutto e si meravigliano tutt’ora sostenendo che quella bocca raccontava già le cose più incredibili e affascinanti. Invece semplicemente lei lasciò il centro della sala mostrandosi altezzosa, superiore e quasi rassicurata.
Quando la serata si avvicinava rapidamente a conclusione e giunse finalmente il suo turno Tamara si avvicinò al centro dell’ambiente fingendo con rimarcabile maestria un enfatizzato pudore. Era quello un valzer ma la musica perse subito importanza non appena si trovò al buio. Come le era stato indicato entrò subito in azione cercando di non perdere tempo. Allora dovette armeggiare un po’ che rischiò di farsi prendere dall’ansia. Certo la posizione china non favoriva la comodità. Sentiva intorno bisbigliare e il frusciare degli abiti. Si rese conto che nemmeno le altre ballerine restavano inoperose nonostante non fossero accompagnate dall’ospite e non lo facessero che per una passione che non portava ad altra ricompensa. Scoprì immediatamente che il principe era annoiato e forse anche ormai un po’ esausto, ma non se ne fece avvilire. Ci voleva ben altro.
Avrebbe pensato di doverlo fare un po’ di malavoglia ma si sorprese perché quello di un principe comportava dei vantaggi: seppur non troppo gagliardo la pulizia e il profumo rendeva la cosa persino gradevole. Le parve una esperienza quasi nuova e questo la emozionò non poco. Anzi si lasciò trasportare e ben presto si lasciò guidare da entusiasmo e orgoglio. Lentamente anche sul principe tutto ebbe un effetto positivo. Si trovò a pensare che non era per nulla male per essere una donna. Reagiva con sempre più convinzione e lei si rese conto che stava raggiungendo lo scopo proprio mentre le note cominciavano a sfumare restandola leggermente delusa. Per giorni si sarebbe chiesta del sapore d’un nobile. In quel momento visse solo l’incompiutezza di una canzone finita troppo in fretta. E accettò la delusione con rassegnazione. Per un attimo si era preoccupata di se più che per il principe. Poi semplicemente se ne tornò a casa con le sorelle.
Ma fin dal mattino seguente i genitori del celibe titolato gli fecero capire che non avrebbero receduto dalle loro intenzioni. Che doveva scegliere tra le damigelle di quella sera. Così, messo alle strette dalla famiglia, il blasonato ragazzo decise che allora, come un male minore, avrebbe cercato quelle labbra che si erano spinte così prossime a compiacerlo. Solo che non aveva degnato la loro padrona di uno sguardo. Salì perciò sul suo destriero e partì per quella sua indagine deciso a girare anche per gli angoli più rustici del suo regno. Tutto pur di non lasciare la scelta a loro. E ancora una volta l’appuntamento della sorte con la nostra eroina sembrò non giungere mai. Il giro dell’aristocratico virgulto prevedeva di raggiungere tra le ultime mete quel borgo. Qui, nel racconto, trascuro la parte avuta in tutta questa vicenda dallo scudiero anche se la nostra eroina mi ha esortato da parte sua stimolandomi con entusiasmo: “Parliamone. Parliamone”!
Quando finalmente il patrizio esausto giunse davanti alla porta della casa di Tamy e la sua famiglia era ormai prostrato e sfiduciato. Naturalmente notò prima le sue due avvenenti sorelle che anche loro fallirono. Non riconobbe il tocco di quelle labbra e se ne fece una ragione. Per puro scrupolo decise di concedere alcuni attimi e la sua attenzione anche alla madre seppure non ricordava di averla vista alla festa. La matura donna, che era però ancora di dolce aspetto, si prodigò decisa a sacrificarsi in nome della famiglia e per l’avvenire delle figlie cercando di sfruttare l’opportunità concessale; inutilmente. Anche la vedova, nonostante l’età che le dava esperienza, fallì e lui stava già andando oltre, anzi era già risalito in groppa al suo destriero mentre quella si rifaceva il trucco. Lui credeva che ci fossero lì solo tre donne. Vedendolo fu allora che Tamy tornò a sperare e corse fuori e lui controvoglia capì che non poteva sottrarsi anche a quel dovere.
Sono in obbligo di aggiungere che la cosa si rese più complicata scusandomi per la divagazione. Il bel cavallo bianco durante il tragitto doveva essere stato enormemente emozionato dalla vista di un’avvenente giumenta (meno probabile è l’ipotesi che fosse per quello che aveva visto lì con i suoi occhi di puledro). Da quando il principe era giunto davanti a quella casa posta poco fuori le mura, una delle ultime che visitava, la povera bestia presentava una maestosa eccitazione. Dopo aver mostrato la propria meraviglia alla vista della prestanza dell’animale sgranando tanto di occhi la nostra protagonista pensò (erroneamente o meno) che tra i suoi obblighi di suddita e di aspirante principessa facesse parte anche quello di soccorrere e compiacere l’animale del suo signore come i due fossero due corpi e un’anima. Fu per quello che trascurò per quel poco il possibile promesso sposo per dedicare le proprie attenzioni all’animale.
La volonterosa giovane si avvicinò senza dire fiato e le sue mani ruvide cominciarono maestralmente a lenire l’ansia della bestia la quale sembrò non fare caso ai calli di quelle dita e mostrò velocemente di gradire. Anche i suoi occhi equini cambiarono espressione davanti a tanta padronanza e ostinazione assumendone una simile a quella visibile in simili momenti in tanti visi di giovani amanti. Il principe sperava che la ragazza non si illudesse che ci fosse una proporzione tra lui e la sua cavalcatura. Il destriero invece si limitò a dimostrare con enorme generosità il suo ringraziamento per poi occuparsi di brucare come se non né portasse già più alcun ricordo. In verità si era rassegnato essendo stato trascinato via controvoglia che di quella, la voglia, ne avrebbe avuta ancora. Ma era solo un semplice stallone.
Dio volesse che anche l’altro, l’uomo, fosse un vero stallone. Per un attimo la pia Cenerontola (mi si perdoni se mi è sfuggito di chiamarla in questo modo che suona un poco canzonatorio e poco rispettoso) si lasciò attraversare da pensieri che qui non si possono narrare per il loro carattere esplicito. Si lasciò tormentare dal dubbio sull’ingiustizia delle cose e sulla futilità di tanta abbondanza su di un essere senza ragione. Cioè senza intelligenza né parola. Il principe aveva atteso paziente che venisse, per così dire, il suo turno. Come lei si rese disponibile l’uomo si avvicinò non mostrando particolare interesse. Era anzi annoiato. C’è da dire che quello era stato l’atteggiamento che l’aveva accompagnato per tutta la sua ricerca. C’è da aggiungere che per tutta la vicenda aveva tenuto in contegno che lo faceva pensare più adatto a fare la regina che il re. Comunque aveva argomenti da re anche se non privi di buona modestia e questi sono gli argomenti che qui interessano e di cui rapidamente mise a conoscenza la villanella. Ma quella sua fu solo generosità dettata dalla fretta che lo spinse a calarsi le brache da sé per accelerare i tempi, mentre lei si mondava già le labbra dal rossetto.
Vedendolo in quel frangente la sfiorò la conclusione che se sapeva chi dei due era stato generosamente compensato nel fisico era estremamente incerta su quale era stato più dotato dal Signore nell’intelletto. Si tranquillizzò pensando che non era poi la cosa, cioè la dote più importante. E si decise consapevole che la vita quasi mai dà quello che promette. Così si inginocchiò deferente davanti a quella timida maestosità come qualche volta gli era capitato durante le messe della domenica. Lui si mostrava orgoglioso senza alcuna ragione, ma forse di più disinteressato e ormai rassegnato. Cominciava ormai a dubitare che avrebbe ritrovato in quella giornata quelle labbra che cercava. Stavo per dire bramava ma la bramosia non era propriamente il sentimento che lo animava. Come detto questo sentimento somigliava più all’apatia.
Ma il ragazzo non era stupido, anche se questo non vuol dire che ci troviamo di fronte a un genio. Capiva la situazione e capì che doveva ascoltare ciò che gli diceva il buonsenso e il suo nobile strumento. Lasciare i pensieri e le preoccupazioni ed ascoltare solo i sensi; vincendo quel ch’é di ripulsa. Era pur sempre un cavaliere, anche se a volte ne dubitava lui stesso. Ed era imbarazzante ammettere che quelle labbra stavano rivelandogli un principio di interesse. Gli si cominciarono ad intorpidire le parole e la mente. Lei non era certo avara di consigli e di segreti e di confidenze. La vide persino armeggiare sotto la gonna senza chiedersi a cosa stesse alludendo, ma fu per una distrazione breve.
Si compiacque della proprio dimostrazione di prestanza. Vinse ogni ritrosia. Iniziò a convincersi che se proprio doveva scegliere una donna preferiva quella piuttosto che altre che gli avrebbero garantito solo un’abbondante messe di corna. Cercò di valutare che l’aspetto in fondo non era tutto in una persona. Si meravigliò all’improvviso di come quella femmina mostrasse in quella circostanza una notevole cultura. La riconobbe, era certamente lei quella che cercava. Fu letteralmente stupito di constatare nel momento preciso di come lei fosse capace e riuscisse a spingersi fino a regalargli un’effimera gioia. E di come accogliesse in silenzio e religiosamente la sua abbondante, per lui, dimostrazione di giubilo.
Infatti la guardò e la scorse completamente rapita. Se si fosse visto avrebbe letto l’incredulità nei propri occhi. Mi confiderà in seguito lei cosa stava pensando in quel preciso momento; se ne ricordava ancora. Ma questo è un segreto che le ho promesso di non rivelare. E le promesse, soprattutto quelle fatte in un momento così intimo quale quello nel quale lei mi estorse quel giuramento, vanno mantenute. E tutti viviamo ancora felici e contenti anche se il principe, distratto com’è, lascia di tanto in tanto sul comodino una lauta mancia.

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