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Posts Tagged ‘orgasmo’

Disegno a matita di un volto di giovane donnaLo infastidiva sentirsi chiamare Matteo anche se quella storia era durata diciassette anni. Capita che era il risultato dell’abitudine, per tanto tempo al suo fianco c’era stato Matteo. Capiva ma la cosa continuava ad infastidirlo soprattutto quando lei pronunciava quel nome sospirando anche in quei momenti. Ne era infastidito e pensava che era anche un nome molto comune. La cosa l’aveva vissuta nel silenzio certo che col tempo lei avrebbe dimenticato. Era certo che non fosse nemmeno un problema di memoria, che fosse una sorta di associazione automatica. Poi ne avevano parlato. Capitava anche a lui la tentazione di chiamarla Giuseppina anche se lui riusciva a trattenersi e correggersi in tempo. E poi lei gli aveva assicurato che era finita; finita veramente e completamente. E si scusava con quel suo sorriso grazioso e mesto. Ma lui non immaginava che sarebbe durato. Invece con il passare dei mesi il fastidio cominciò a mutarsi un rabbia. Una rabbia sorda e prolungata. Dopo l’amore si portava dietro un lungo rimprovero senza soddisfazioni. Sapeva tutto di quel Matteo, solo non sapeva perché fosse stato così importante e come sopravvivesse alla fine del rapporto. Eppure era certo del suo sentimento. E che lei pensasse solo a lui. Era il nome che le era rimasto appiccicato tra le labbra. Si disse che col tempo… E che avrebbe pazientato.
Ma quel tempo sembrava non arrivare e sentire quel nome, Matteo, anche nei loro momenti di intimità era diventato un supplizio. Ne veniva ferito in modo sempre più doloroso. Eppure lei lo ringraziava continuamente della sua gentilezza, della sua pazienza e della sua dolcezza. E gli diceva che era un amante attento e sensibile. Ma a volte anche nel dirgli questo di ingarbugliava e lo chiamava Matteo. E lui, in quei momenti, gridava nella sua testa: Aldo! Aldo! Mi chiamo Aldo! Prova a dirlo. E, sempre nella sua testa, la rimproverava violentemente. Salvo poi darsi dello stupido. E allora aspettava che passasse la rabbia del momento e glielo diceva con dolcezza. Lo rinfacciava ma cercando di farsi vedere comprensivo e di non ferirla troppo. La pregava. E lei non mancava di scusarsi mostrando anche di impegnarsi, ma era più forte di lei e di quello che avrebbe voluto. Era ormai arrivato ad odiare quel Matteo che era anche un nome molto comune. A farsene quasi una fissazione ripetendo cose già ripetute. Che poi quell’uomo non meritava né rispetto né gratitudine: Se n’era andato per un’altra in modo mediocre e da codardo. Se n’era andato e non era la prima volta, ma questa volta era stato per sempre. Certo che l’amore è cieco, ma quella fuga era stata anche la sua fortuna. Se Matteo non se ne fosse andato lui non avrebbe mai trovato il coraggio di avvicinare Aurora. Ma in quel non volersene veramente andare aveva smesso di ringraziarlo e di ringraziare il momento in cui era sparito. Quel giorno lei gli disse una cosa destinata a rimanergli ben piantata nella testa: “Non provare a lasciarmi, potrei ammazzarti”.
Perché avrebbe dovuto lasciarla? Era ancora bella e aveva sempre sognato tutto quello che lei gli dava. Era la cosa più bella che gli fosse capitata. Poteva definirsi completamente felice e sapeva che lei, prima o poi, avrebbe finito con lo scordare anche l’abitudine dell’uso di quel nome che ormai lo ossessionava. Nel frattempo aveva fatto sparire tutte le foto in cui quel lui appariva e quelle che li ritraevano assieme. Lei non si era opposta, capiva che gli potessero arrecare disturbo. Lui le aveva spiegato, con calma, che quel gesto avrebbe aiutato la fine di una cosa finita. Glielo aveva spiegato poco convinto perché era difficile anche per lui capire come una cosa del genere potesse sopravvivere alla propria fine. In fondo lui dopo Giuseppina non aveva più amato e nemmeno molto prima, e non gli era riuscito difficile scordarla, e scordare tutte le cose che le rimproverava, i cibi precotti e surgelati, le sue amnesie e le assenze, e tutto il male che gli aveva fatto. E poi Aurora era bella. E non aveva e vedeva che Aurora. E Aurora aveva solo quel piccolo difetto, quel tatuaggio proprio lì. Ma era solo un piccolo difetto, gli pareva bella ugualmente anche se lui odiava i tatuaggi.
Non l’avrebbe mai sospettato ma provò ancora più indignazione quando nell’apice di un amplesso si sentì apostrofare col nome di Sandro. Anzi quando tra un gridolino e una interruzione di fiato la sentì sospirare un ispirato: “Oh! Sandro”! Aveva tanto sperato che lei scordasse Matteo e non immaginava che potesse sostituire quel nome con nulla tranne che con il suo. E sapeva fin troppo bene chi era quel Sandro, quel vigliacco, e oltretutto quello non era il suo nome ma una abbreviazione confidenziale giacché lui si chiamava Alessandro. Si chiese se era vero quello che si diceva in giro. Sulle prime lei si provò a dire che non sapeva perché aveva pronunciato quel nome, poi si provò a inventare delle scuse poco credibili ed infine ammise che era stato solo un incidente, una cosa di poco conto, un capriccio. Che forse era stata stupida, in un momento di debolezza, e che lui, Sandro, aveva approfittato di lei. Certo son cose che capitano, normali, comprensibili, fin che capitano gli altri. Insistendo arrivò quasi alla conferma che quello non era nemmeno il primo momento di debolezza da quando erano assieme. Ed ebbe anche la conferma di quello che si diceva di Sandro; e fu proprio lei a confermarglielo confidandogli che era stata solo una debolezza ma una… grande debolezza. Gli uomini sono sempre in competizione fra loro e non amano perdere, soprattutto soffrono di sentirsi inferiori e ancor più inferiori in quello. Ma hanno un difetto gli uomini che è anche la loro condanna ed è la loro curiosità. Lui voleva sapere e alla fine lei cedette: di quella grande debolezza si era sentita proprio riempita tutta. Lui non riusciva a perdonarla anche se lei gli giurava che non si sarebbe ripetuto mai più. Aveva perso la fiducia nella propria donna, ormai Aurora non era più la sua Aurora e il sospetto gli avrebbe rovinato l’esistenza. Decise di porre fine al loro rapporto anche se la cosa gli sarebbe costata fatica e dolore e si apprestò a rifare le valigie.
Il mattino si sentì male e chiamò in ufficio per avvertire che non sarebbe passato. Nel ventre sentiva l’infermo come se un acido lo corrodesse tutto dentro. Non riusciva più a muoversi e anche il suo sguardo andava annebbiandosi. Si ricordò delle parole che lei aveva pronunciato quel giorno quando gli si avvicinò dicendogli: “Non lo dovevi proprio fare”. Poi la vide spogliarsi e salire sul letto e non ebbe più nessun dubbio che era stata proprio lei la causa di quel suo strano male, ma la vide ancora bella, forse bella come non gli era mai parsa. L’ultima immagine fissata dai suoi occhi fu quella di Aurora che lo possedeva ed era come completamente scatenata sopra di lui. Era scossa dalla passione e dal delirio dell’orgasmo che si presentava singhiozzante e ripetutamente. Lei continuava a incitarlo. Gli dava dello stronzo. Lo ringraziava. Gli ripeteva che non era mai stato così. E’ anche più bello. Non temi paragoni, anche Sandro non è niente a confronto di te in questo momento. Lui sentì che la vita lo stava lasciando mentre lei non aveva ancora trovato completamente la pace del corpo e le ultime parole che udì furono: “Non lo sai che l’abitudine è sempre l’ultima a morire”?
In seguito lei non parlò mai di quella cosa con Sandro né con nessun altro. Sarebbe rimasto per sempre un segreto solo suo. Di Aldo nessuno si sarebbe più interessato né avrebbe più sentito parlare. Era solo suo e lo portava in cuore. Restavano solo quelle poche fotografie che avevano fatto assieme. Si chiese come si fa ad essere gelosi di chi non c’è più. Ma forse lui non poteva capire. In fondo quell’uomo era stato stupido ma lei lo aveva molto amato. E come sempre non era stata capace di liberarsene, di farne senza e perdonare. Come sempre era stata golosa di lui. Sarebbe rimasto per sempre con lei, dentro di lei. Tranne le ossa che aveva provveduto a seppellire, con le altre, in giardino. L’unico guaio era che aveva messo su qualche chiletto. Poco importava perché a Sandro piaceva anche così, e poi, avesse voluto, avrebbe ripreso il suo peso con un minimo sforzo, anche perché si stava veramente innamorando di Sandro. E Sandro aveva veramente perso la testa per lei. E Sandro, ovvero vederselo intorno, era diventato una bella abitudine. In realtà per lei era l’amore la più bella delle abitudini. Non si può che ammetterlo che anche il sesso alla fine si riduce a poca cosa se non c’è l’amore.

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