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Posts Tagged ‘pacifismo’

S’è subito sparsa la voce: “Pare che quelli di via dei Mille vogliano entrare nel nostro territorio”. Si è creato un gran trambusto ma il grido unanime è “Andiamo”. In un lampo siamo lì tutti radunati e si sono uniti a noi anche quelli più grandi. La loro presenza è invadente ma ci fa sentire più forti. Giovannino ha portato la nostra bandiera con la lepre che salta e la scritta: Resistenza o morte. Nella fretta qualcuno è arrivato così com’era e qualcuno si è presentato disarmato. Silvio addirittura ha il pallone della partita interrotta sotto il braccio. Gli dico che forse è meglio se lo lascia lì.
C’è il fervore dei preparativi e l’eccitazione che precede ogni evento importante. Mi allaccio la scarpa e mi sistemo alla bell’e meglio. Mi guardo intorno e ci siamo quasi tutti. Provo a dire la mia ma nessuno sembra sentirmi anche se cerco di alzare la voce. Ormai hanno deciso all’unanimità: “E’ guerra”. Cesare in bicicletta va in un lampo a fare di vedetta. Ho sempre pensato che le donne siano una palle al piede per queste cose, stanno bene a casa quando c’è pericolo, ma sono contento che sia tra di noi perché lei non è come le altre e sa rendersi utile. E’ con suo fratello e sa farsi rispettare e ha una lingua lunga. E poi a lei ci penso io, in fondo aspettavo questa occasione. Le gironzolo intorno deciso a non perderla di vista, ma l’anarchia è all’apice. Chi va da una parte, chi va da un’altra, ci vuole qualcuno in grado di organizzare quel concentramento spontaneo.
Nella foga Gilberto, tutto impolverato, s’è già strappato la maglietta che sembra un reduce. Qualcuno si spinge a gridare alla secessione, altri alla rivoluzione. Dalla bocca di Beppe, com’è ovvio, sgorgano fiumi di dubbi; è il solito cagasotto. Il momento è serio. Mi giro e Tania è ancora poco lontana da me, ma ha cominciato a fare la stupida con Stefano, gli gira intorno, ride per ogni nonnulla e civetta. Io ci ho perso la testa per lei e la cosa non mi va, ma con Stefano preferisco non mettermici contro. Lui è un pezzo di marcantonio e ha il rispetto di tutti. Non che ne abbia paura ma sarebbe stupido mettersi a discutere tra noi in un momento come questo. E suo padre è maggiore per davvero. Ma con lui non potremo mai essere amici, troppe cose ci dividono, oltre all’età. Poi li vedo allontanarsi e quando torna, dopo di lei, ha un’espressione stupida e soddisfatta e si sta sistemando i calzoni. Strizza d’occhio a tutti e gonfia il petto. Sembra aver deciso che dev’essere lui a prendere il comando e dice solo: “Cosa stiamo aspettando”?
Non me lo faccio ripetere due volte. Ci dividiamo in gruppi. Io capito nel gruppo con Tania. Alla fortuna va data anche l’occasione e un po’ di aiuto. Abbiamo il compito di vigilare al Ponte di Legno. Se li avvistiamo dobbiamo tenere la posizione ad ogni costo e far fracasso per far arrivare gli altri. Per dirla è una postazione tra le più rischiose. Non c’è un vero e proprio sentiero ma c’è il grano alto e i ciliegi. Ci acquattiamo sulla riva e si sparge un silenzio teso tra noi. Lei si piega per guardare oltre il margine. Sembra un’attrice. Ha una posizione affascinante col sedere che sembra un vero invito. I jeans sono tesi in una esse piena, non resisto e allungo la mano e le dò una pacca. In un lampo accecante che non mi lascia un secondo per accorgermene mi stampa una cinquina sulla guancia che mi turbina l’universo in testa. Non ho il tempo di protestare perché mi sputa addosso uno “Stupido!” rimbombante.
Si spargono le voci più varie ma non avvistiamo anima viva né sentiamo altro suono che il silenzio della campagna. Continuo a riflettere su quanto è successo pieno di domande prive di risposte senza distrarre la mia attenzione. La sbircio e pian piano il rancore si stempera, è troppo bella perché possa durare a lungo. Un passero centrato da Claudio cade al suolo. La tensione resta alta. Lei invece guarda fisso lontano sempre con quell’aria da offesa. Decisamente se l’è presa. Studio come farmi perdonare. Fiorenzo finisce coi piedi nell’acqua e se ne esce blaterando. Frugo in tasca e non trovo un fazzoletto. Sto sudando.
L’inquietudine è insostenibile. Mi preoccupo per lei. Le chiedo se per cortesia vuole andare dagli altri per dir loro che è tutto tranquillo. Nemmeno mi guarda e mi risponde: “Vacci tu. Io resto dove si combatte”. Non è il coraggio quello che le manca e, per quello, nemmeno il fascino. Finalmente si staglia una figura in lontananza. Sono il più pronto. Lo centro alla testa ma solo di striscio e distinguo come comincia subito a sanguinare. Ho il tempo di riconoscerlo dalla voce con cui in un attimo si allontana bestemmiando: è solo Erdet il barbone. Un personaggio inoffensivo, capitato per caso. Non fa nulla, mi sento un eroe e soprattutto lo sono soprattutto per gli altri. In più dovrebbero starsene a casa loro e non immischiarsi nelle nostre faccende. Cosa ci viene a fare nei campi, in territorio di guerra? Inoltre, nella fretta, ho appoggiato male il piede e mi son preso una storta alla caviglia; ora zoppicherò per un pochino. Il modo in cui Tania mi vede è cambiato, è tornata a guardarmi e ha ripreso a sorridermi, e mi sento grande. Come dice la canzone maggio è un bel mese per morire.
Le ombre della sera cominciano ad allungarsi e ancora non si è ingaggiata battaglia. La prima voce che si sente in lontananza è proprio quella della madre di quel cafone di Stefano che lo chiama per cena. Pian piano tutti si alzano e se ne vanno. Restiamo solo io e lei e lei mi fa un sorriso disarmante. Mi abbraccia con calore e mi stringe a sé. Mi dice che è fiera e di stare attento a me. Sento ansia nel suo respiro. Sento il suo corpo contro il mio e il contatto benevolo del suo seno che si sta sviluppando. Mi esorta fraternamente, ripetendomi quello “Stupido”, a non farlo più ché noi siamo veri amici. Sono al settimo cielo e anche un po’ deluso. La lascio lì e scappo a casa perché è tardi e non voglio che mi veda con i lucciconi agli occhi.

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Verona 25 aprile: Arena di Pace e Disarmo


Assopace Palestina aderisce all’Arena di Pace e Disarmo che il 25 aprile all’anfiteatro di Verona dalle 14.00 alle 19.00

Sarà un grande incontro di persone e associazioni che credono in un cambiamento oggi necessario e possibile, a livello personale e politico, accomunate dalla convinzione che di fronte alla crisi economica, sociale, ambientale sia razionalmente logico ed eticamente doverosa LA RIDUZIONE DELLE SPESE MILITARI E UNA POLITICA DI DISARMO.

Alle associazioni che ancora non l’avessero fatto, chiediamo di mettere ben in evidenza nella pagina Home del proprio sito il logo:
http://arenapacedisarmo.org/wp-content/uploads/logo_arena.jpg
e il link al sito dove si trovano tutti gli agggiornamenti:
http://arenapacedisarmo.org/
Ai singoli chiediamo di mettere il logo nel profilo della propria pagina Facebook

Abbiamo aperto anche un riferimento twitter da seguire:
https://twitter.com/@arenadipace
un apposito canale youtube:
https://www.youtube.com/user/nonviolentiorg
e la pagina FaceBook da rilanciare:
https://www.facebook.com/ArenadiPace2014

loc_ArenaPaceDisarmoE’ poi indispensabile il versamento di contributi da parte di associazioni grandi e piccole, ognuno secondo le proprie capacità.
Ciò che è arrivato fino ad oggi è ancora troppo poco e le spese da sostenere sono molte (a giorni un bilancio dettagliato):
http://arenapacedisarmo.org/e-io-pago/

Adesioni

E’ organizzata da: Associazione “Arena di Pace e Disarmo”

E’ promossa dalle organizzazioni nazionali:
RETI: Rete Italiana Disarmo, Tavolo interventi civili di pace, Conferenza nazionale Enti di Servizio Civile, Rete della Pace, Libera, Focsiv, Sbilanciamoci!, Forum del Terzo Settore, Conferenza istituti missionari italiani, Federazione stampa missionaria italiana, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Federazione Italiana Amici della Bicicletta, Rete corpi civili di pace, Rete cooperazione educativa, Beoc (ufficio europeo obiezione di coscienza) – Bruxelles

ORGANISMI: Missionari Comboniani, Movimento Nonviolento, Pax Christi, Acli, Arci, Cgil, Legambiente, Emergency, Greenpeace, Emmaus Italia, Movimento Laici America Latina, Arci Servizio Civile, Cgil-Fiom, Agesci, Amesci, Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII, Mir, Associazione nazionale per la pace, Beati costruttori di pace, Nessuno tocchi Caino, Movimento Decrescita Felice, Rete Radiè Resch, Banca Etica, AISeC, Auser, Un ponte per …, Bilanci di Giustizia, Chiama l’Africa, Rappresentanza nazionale volontari Servizio Civile, Comitato italiano per una cultura di pace e nonviolenza, Commercio Equo e Solidale, Centri informazione e maternità Il Melograno, Commissione giustizia, pace e creato della Famiglia Domenicana, Reorient, Slow Food, ANED, ANPPIA 

FONDAZIONI: Fondazione Nigrizia, Fondazione Exodus, Fondazione Langer, Fondazione Balducci, Fondazione Di Liegro, Fondazione Fontana, Fondazione Nesi 

STAMPA: Emi, Nigrizia, Mosaico di pace, Azione nonviolenta, Combonifem, Vita, Messaggero Cappuccino, Popoli, Missione Oggi, Missionarie dell’Immacolata, Missioni Consolata, Nostra Signora degli Apostoli, Il Missionario, Missioni OMI, Il Quaderno Montessori, In dialogo, Peacelink, Radio Articolo 1, Radio Popolare, La nuova ecologia, Unimondo, Pressenza, Gerico Web Tv, First Line Press, Altreconomia, Articolo 21, comune-info

CENTRI STUDI: Archivio Disarmo, Osservatorio permanente armi leggere, Osservatorio Balcani e Caucaso, Centro Studi Sereno Regis, Centro Nuovo modello di sviluppo, Centro studi difesa civile, Wuppertal Institut, Ecoistituto del Veneto “Alex Langer” 

Hanno aderito gli organismi locali: 
Centro Missionario Diocesano – Verona, Scuola “Penny Wirton”, Roma, Aquiloni – Verona, Associazione Civica – Vicenza, Comitato per Bilanci di Giustizia 20 – Venezia, Mondo senza Guerre e senza Violenza – Milano, Associazioni Gruppi “Insieme si può” socio Focsiv – Belluno, Gruppo di acquisto solidale Gaslein – Merano (Bz), Cortili di Pace- Pergine Valsugana (Tn), Comitato pace convivenza solidarietà Danilo Dolci – Trieste, Amici dei Popoli ONG – Bologna, Infinitiform Edizioni – Pavia, Cestim – Verona, Circolo culturale “Primomaggio” – Bastia Umbra (Pg), Il Mappamondo – Ledro (Tn), Circolo Laboratorio Sociale – Ancona, Coop. Le Rondini per un commercio equo e solidale – Verona, Watoto Ciao onlus – San Bonifacio (Vr), Comunità dell’Arca di Lanza del Vasto – Imola (Bo), Centro Amiche e Amici della Nonviolenza – Ferrara, Gruppo Missionario Cadidavid – Verona, L’Ecologico – Rocca San Casciano (Fc), Gruppo acquisto solidale della bassa Valpantena – Verona, A.L.T.A. – San Martino di Lupari (Pd), Comunità Cristiane di Base – Verona, Il Porcospino – Alessandria, TESC Tavolo Enti Servizio Civile Piemonte – Torino, Centro Mondialità Sviluppo Reciproco socio FOCSIV – Livorno, A.S.I. socio FOCSIV – Roma, Ass. per la Decrescita – Venezia, Associazione senza confini – Napoli, Celim Bergamo socio FOCSIV – Bergamo, Tavola della Pace Monza e Brianza – Monza, Good Samaritan Onlus – Ivrea, Welfareweb – Verona, Centro Psicopedagogico Per la Pace E La Gestione Dei Conflitti – Piacenza, Gruppo Sud Nord Araceli – Vicenza, Murga Saltinbranco – Vicenza, RTM Volontari nel Mondo socio FOCSIV – Reggio Emilia, Caritas – San Giovanni Lupatoto (Vr), Donne in Nero – Modena, Tavola della Pace e della Cooperazione – Pontedera (Pi), Piccoli progetti possibili onlus – Guspini (Vs), La mescolanza – Casoria (Na), Centro d’ascolto “Mons. S. Spettu” – Guspini (Vs), La Genovesa Cooperativa sociale – Verona, Coordinamento “Verso il 21 Marzo” – Verona, Rete Nuovi Stili di Vita – Padova, Casa della Pace e della Nonviolenza – Castellammare di Stabia, Amahoro –Onlus socio FOCSIV – Ugento (Le), Ass. Nazionale Domenicani per Giustizia e Pace – Napoli, Le Rondini – Verona, Missione Waibrahimu di Muhanga – Nord Kivu – RDC, Statunitensi per la pace e la giustizia – Roma, Associazione Monastero del Bene Comune – Sezano (Vr), Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del Territorio – Campania, Associazione Cultura della Pace – Sansepolcro (Ar), Centro Missionario di Pinerolo, Centropace Friedenszentrum Bolzano/Bozen, Comitato Piazza Carlo Giuliani – Genova, Coordinamento Comasco per la Pace – Como, Casa per la Pace – Milano, CSEV (coordinamento spontaneo enti e volontari servizio civile Veneto), CIPAX Centro interconfessionale per la pace, Centro di Ascolto per gli Uomini Maltrattanti – Ferrara, Premio Trabucchi alla Passione Civile – Illasi (Vr), Servizio Civile Nazionale Istituto don Calabria – Verona, Comunità Stimmatini di Sezano – Verona, Casa Per la Pace – Vicenza, Amici della Casa per la Pace di Vicenza, Famiglie per la Pace di Vicenza, Cristiani per la Pace di Vicenza, SìAmo Vicenza, Associazione APRIRSI – Vicenza, Gruppo CCP Vicenza, Pax Christi-Vicenza, Beati i Costruttori-Vicenza, MIR-Vicenza, La Gabbianella Coordinamento per il sostegno a distanza onlus – Roma, Comunità La Madonnina di S.Giovanni Lupatoto (Vr)

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The New Black by The Mavrix

The New Black by The Mavrix
words and music composed by Ayub Mayet and Jeremy Karodia
copyright 2012

Chorus:
Hai detto qualcosa?
Hai sentito le implorazioni dei bambini?
Nella notte tragicamente fredda,
senza speranza di calore o cibo
ti hanno pregato
pregato di togliere l’assedio,
di rendere disponibile cibo
e di rendere disponibili gli aiuti;
oh ti prego! togli l’assedio.
Non devi perdonare la mia insolenza, dato che vengo descritto rozzo e persino sfrontato
Puoi pensare che io sia una persona inutile, spacciatore di falsità, disilluso.
Sono l’interruzione alle tue conversazioni a tavola, una costante irritazione e sbigottimento
al contrario di una certa nazione sovrana che ha una storia vecchia di quaranta generazioni
un’incomprensibile mano umana ha approvato violenza, brutalità e la cacciata dalla terra di appartenenza
Verso una terra senza gente per un popolo senza terra
In modo ancora più inatteso, un maledetto incontro, una lista nera di superpoteri…
Non sono una vittima, sono un terrorista!!!
Per cui non perdonare la mia insolenza, limitati a rispondere alle mie domande
perché sto perdendo la pazienza ed è ora che io diventi la tua coscienza;
è ora che io diventi la tua coscienza;
è ora che io diventi la tua coscienza.
Hai detto qualcosa?
Hai sentito le implorazioni dei bambini?
Nella notte tragicamente fredda,
senza speranza di calore o cibo
ti hanno pregato
pregato di togliere l’assedio,
di rendere disponibile cibo
e di rendere disponibili gli aiuti;
oh ti prego! togli l’assedio.
Non perdonare la mia frustrazione, il mio risentimento e la mia rabbia
perché l’umiliazione dell’occupazione è aggravata dal pericolo.
E’ un tipico giorno soleggiato e tranquillo a Gaza oppure un massacro a bordo di una flotilla di aiuti.
I ricordi di Sabra e Chatila e di un ragazzino chiamato Mohammed al Durrah sbiadiscono.
Una nazione, oppressa nella lotta, bombardata e catapultata in un’irreale età della pietra, è immersa nel dolore,
in modo ancora più inatteso, l’oppressore si atteggia a vittima ed è accettato, lodato ed applaudito,
con una tempesta di propaganda e odio!!!
Per cui non perdonare la mia insolenza, limitati a rispondere alle mie domande
perché sto perdendo la pazienza ed è ora che io diventi la tua coscienza;
è ora che io diventi la tua coscienza;
è ora che io diventi la tua coscienza.
Hai detto qualcosa?
Hai sentito le implorazioni dei bambini?
Nella notte tragicamente fredda,
senza speranza di calore o cibo
ti hanno pregato
pregato di togliere l’assedio,
di rendere disponibile cibo
e di rendere disponibili gli aiuti;
oh ti prego! togli l’assedio.
Hai detto qualcosa? Hai sentito l’urlo dei bambini?
Quando le armi al fosforo bianco incenerivano i cieli e dissanguavano una nazione,
dov’era Obama, quando il diavolo giunse a Gaza?
Hai per caso implorato? Dateci misericordia, misericordia, vi prego.
Non perdonare il mio sarcasmo, la mia irriverenza o cinismo
perché qualsiasi antagonismo o critica al prescelto da Dio è proibita.
Visioni ed allucinazioni di pace vengono sputate dalla pancia di un M16.
Blackhawks & bulldozer, mortali ed osceni, fanno a pezzi e tradiscono la ragione.
Complotti fatti di massacri, convenzionali e chimici, convogliano un semplice messaggio:
la resistenza in azione sarà raggiunta dalla gloria della civiltà occidentale.
senza discorsi o ovazioni, io chiedo, qual è il prezzo del mio perdono, Jack?
Al diavolo, sopravviverò ad un altro attacco perché non mi fate alcuna concessione,
non c’è ritorno, sono sulla rotta della mia libertà
Perché I PALESTINESI SONO I NUOVI NERI!!!
I PALESTINESI SONO I NUOVI NERI!!!
Hai detto qualcosa?
Hai sentito le implorazioni dei bambini?
Nella notte tragicamente fredda,
senza speranza di calore o cibo
ti hanno pregato
pregato di togliere l’assedio,
di rendere disponibile cibo
e di rendere disponibili gli aiuti;
oh ti prego! togli l’assedio.
Come noi anche i palestinesi hanno intrapreso, per la giustizia sociale, quel percorso di resistenza attraverso il movimento di boicottaggio internazionale (BDS) che per primo portò a mettere in ginocchio e porre fine all’Apartheid. E’ toccante e stimolante provare la solidarietà dei nostri fratelli e sorelle del Sudafrica. Il New Black è un appassionato e potente riflesso di ciò che significa mostrare solidarietà umana. E ‘un riflesso di che cosa vuol dire “mai più”.
Nella mia vita ho visto la sconfitta dell’apartheid Sud Africa e nessuno può cancellare in me la speranza che l’apartheid israeliano e il dominio coloniale veda la finire.
Questa collaborazione musicale tra Sudafrica e Palestina è una manifestazione creativa di resistenza culturale all’oppressione israeliana, una parte indispensabile della nostra lotta globale nel movimento BDS per la libertà, giustizia e uguaglianza.
Mi conforta che oggi palestinesi e sudafricani stanno lavorando insieme per creare bella musica che risveglia i nostri spiriti e aiuterà a risvegliare la coscienza del mondo.
Al Sudafrica è stata necessaria la solidarietà del mondo per guadagnare la sua libertà, e oggi la Palestina ha bisogno del Sudafrica.
C’è una urgenza immediata, in questo momento storico, dopo la guerra del 2009 di Israele a Gaza (piombo fuso),
per una campagna di solidarietà internazionale nella volontà evidenziare le somiglianze tra apartheid e il sionismo.
Questa collaborazione tra musicisti palestinesi e sudafricani e attivisti, il primo nel suo genere, è un passo importante nella giusta direzione.

I Mavrix nascono da una collaborazione musicale nel 1984 come una band di protesta. Questa band è cresciuta fino ad accogliere 6 musicisti: con violini, chitarre, tabla africani, santoor e vocalisti. Le canzoni loro parlano di diritti umani, di razzismo, povertà, abusi di droga e oppressione.
Nel 2004 i Mavrix realizzarono il loro primo album “Guantanamo Bay” e stanno, attualmente, incidendo il loro secondo album “Pura Vida” che sarà completato in giugno 2012, da questo album è stato stralciato la canzone “The new black”, che è nata dalla collaborazione tra il Sud Africa a la Palestina.
Il video musicale e la canzone sono nati dall’incontro della band sudafricana e il musicista palestinese Mohammed Omar, che assieme hanno realizzato questo video musicale chiamato The New Black, che sarà inserito nel nuovo album “Pura Vida” di prossima uscita.
Il testo composto da Jeremy Karodia e Ayub Mayet è stato scritto come reazione all’orrore del massacro di Gaza “Piombo Fuso” del 2008-2009 e successivamente ispirato al libro “Ogni mattina a Jenin” dell’autrice Susan Abulhawa. La canzone scritta nel 2009 da Mayet è stata ripresa e riscritta dopo la lettura del libro della Abulhawa e oggi ci appare nella versione nuova.
Haidar Eid, esponente del BDS di Gaza e amico della band ha ascoltato la canzone nel 2011 e ha proposto immediatamente la collaborazione con il suonatore di Oud palestinese Mohammed Omar suggerendo una collaborazione con la band per creare un video in collaborazione sulle condizioni che accomunano il popolo sudafricano con quello palestinese.
La canzone è stata registrata dai Mavrix in Sud Africa e successivamente sovrapposta la registrazione di Mohammed Omar a Gaza, senza che le due parti si siano mai incontrate. Il risultato del brano mostra l’empatia che la solidarietà tra musicisti riesce a rendere.

Prodotto dal Palestinian Solidarity Alliance (Sud Africa) e dalla Palestinian Campain for the Accademic and Cultural Boycott of Israel (PACBI) accompagnati con scritti di Aldar Eid di PACBI, Barghouti del Movimento BDS, Ali Abunimah di Electronic Intifada e Susa Abulhawa, autrice di Mornings in Jenin” la canzone rappresenta un messaggio di supporto dei sudafricani che hanno vissuto in precedenza pure loro l’oppressione e l’apartheid. In solidarietà con i palestinesi che vivono ancora sotto l’oppressione dell’apartheid di Israele.

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Juliano’s way
DAM feat Juliano’s students¹

Jul, mi ricordo sempre quando mi dicevi che l’arte è rivoluzione,
e noi da quel giorno non siamo solo resistenti, noi siamo artisti.
Jul, non dimenticherò mai la resistenza che hai piantato dentro di noi!
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.
Jul diceva che fare teatro ed esprimere la propria opinione è anche questa una forma di resistenza.
Noi ci siamo fermati davanti ai confini
mentre tu li hai semplicemente scavalcati.
Hai tracciato una freccia in una sola direzione:
nessuna svolta, nessun rallentamento, un unico obiettivo.
Sei morto con tutte le tue qualità amico mio,
mentre l’assassino mascherato ha paura di guardarsi in faccia.
Jul, chi è il folle tra noi?
Chi è il sano di mente? Chi ha chiaro il quadro della situazione?
Ci fosse stato tra noi un pizzico della tua follia
“libertà” non sarebbe stato solo il nome di un teatro.
Jul… Juliano è stato ucciso
lo stesso giorno in cui è stato ucciso Martin Luther King,
entrambi avevate un sogno che per noi è una speranza,
ma c’era gente disperata e armata.
Regista e attore fuori dal copione,
ci hai regalato i bambini di Arna, adesso lasciaci essere i ragazzi di Juliano.
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.
Ci diceva sempre “non fatevi fermare dalla prima pallottola”,
e noi dopo 7 pallottole nel tuo corpo siamo ancora in piedi.
Chi incontra l’assassino gli chieda:
se Jul era su una lista nera, ditegli di mettere il mio nome dopo il suo,
a chi avete sparato?
Avete sparato al nostro uomo e alla nostra unità.
Lui, senza alcun effetto speciale è riuscito a salvare 3 ragazzi;
chiedi agli sbirri, dì agli occupanti di continuare a opprimere.
Noi non ci arrendiamo.
Jul… ci ha lasciato la sua eredità,
ma se l’assassino è uno di noi
sapete a chi abbiamo sparato?
Abbiamo sparato ad un teatro? ad una danza? ad un dipinto? Tutto questo è eresia?
Io ho aperto i libri, ma non trovo la pagina,
fammi capire, la religione combatte l’oscurità e l’arte ha lo stesso proposito,
questa è la differenza: non c’è bisogno di trasformare il bastone in un serpente per convincerci della vostra ideologia.
Basta combattere la schiavitù, e noi vi seguiamo.
Jul, se tu tornassi ai tempi dei profeti li proteggeresti con il tuo corpo:
mentre chi ti ha ucciso ha in mano i chiodi e il martello,
riposa in pace,
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.
La libertà è libertà di pensiero, è libertà di espressione, e la cosa più importate è libertà di scelta.
Non capisco: perché si uccide la cultura?
Fa così paura la cultura? Jul ha risposto a questa domanda.
Ci siamo incontrati a Led, mi avevano detto che stavi girando un videoclip,
ad un certo punto iniziò una manifestazione, fu allora che capii una cosa nuova:
se l’occhio dietro la telecamera è coraggioso
allora ci si può trovare dinanzi ad una rivoluzione.
Per te una rosa e una grande tristezza; tutte le strade portano a Jenin,
e da qui che è iniziata la storia: impara dal maestro,
non avere paura dell’uomo mascherato che vuole far vivere nelle tenebre.
Sicuramente lui avrà seguaci tra i pazzi
mentre tu, in futuro, illuminerai la storia della liberazione, e nella storia della liberazione
ci sarà il poeta, lo scrittore e il combattente,
e stai sicuro che ci sarà anche il teatro.
Per chi ha ucciso e organizzato la scena nel teatro cupa, mentre quella di Jul sarà colorata, illuminata e terminerà con:
la storia continua.
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.
Tu ci hai sempre insegnato che se nella resistenza non rimaniamo tutti uniti, l’uno accanto all’altro, finiremo tutti impiccati uno accanto all’altro.
I DAM sono il più importante gruppo rap palestinese, con sede a Lyd, Palestina, nati nell’anno 2000. Due membri del gruppo sono conosciuti per le loro canzoni di protesta che parlano di politica, sui diritti delle donne e altro. La band ha inciso due album (Dedication and Sligshot Hip Hop ST) e attualmente stanno completando l’album “Dabka on the moon”

La canzone Darb Juliano – Juliano Way è stata scritta nel 2012.
Nel 2004 i Dam hanno lavorato assieme al regista Juliano Mer Khamis (ucciso il 4 aprile 2011) al loro video clip del singolo Born Here e nel 2006 del loro album Dedication hanno dedicato il secondo brano (I have no freedom) al film di Juliano “Arna’s Children” tributo alla madre del regista stesso Arna, donna che ha passato la vita dedicandosi ai bambini e ragazzi di Jenin, insegnando loro di esprimere le loro paure e le loro difficoltà attraverso il teatro.
Dopo la morte di Juliano, che ha lasciato un profondo segno nelle persone che l’hanno conosciuto, hanno usato il video ed inciso la canzone per ricordare a tutti quale fosse la strada indicata da Juliano.
Il disco è uscito il giorno stesso della sua morte il 4 aprile 2012 e per la sua incisione sono state usate le immagini del funerale di Mer Khamis e delle riprese durante il suo lavoro e del suo teatro del campo profughi di Jenin dal nome significativo Freedom Teater. Il teatro stesso è stato più volte attaccato e distrutto e arrestati i collaboratori di Juliano.
L’opera del regista che si diceva essere al 100% israeliano e al 100% palestinese, non era molto gradita in quanto lui l’aveva destinata alla parte oppressa della popolazione e ai bambini e ragazzi del campo profughi che attraverso la recitazione e il teatro hanno preso coscienza della loro condizione e hanno superato paure e condizionamenti tipici di una popolazione privata dei propri diritti.
Juliano Mer Khamis, apprezzato all’estero più che a casa propria, a parte quella che si trovava nei territori palestinesi, lascia dietro di sé un grande insegnamento e delle persone che continuano la sua opera. Di questo parla il video e trasmette immagini di speranza e di volontà di emancipazione.

¹ Il video viene riproposto in quanto era già stato pubblicato con testo leggermente differente.

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Manifesto Justice For Vittorio

Vittorio Arrigoni nasce a Besana in Brianza il 4 febbraio 1975. Vittorio, per gli amici Vik, è stato reporter, scrittore, ma soprattutto attivista internazionale. Vittorio è morto ammazzato a Gaza il 15 aprile 2011. Sui mandanti, almeno su quelli morali, credo non ci siano dubbi: gli integralismi e i fanatismi di qualsiasi parte (sia politica che religiosa). Per il resto il processo non vuole andare avanti. La sua pare una verità scomoda per tutti. E poche voci si alzano anche dall’Italia per chiederla. Vittorio era dalla parte dei più deboli, era dalla parte dei Palestinesi. Vittorio era nella lista nera. Ma che ci faceva Vittorio a Gaza?
Vittorio faceva da “scudo umano”. Ma cosa vuole dire fare da “scudo umano”? Vuole dire fare schermo con il proprio corpo per permettere ai bambini palestinesi di andare a scuola, ai pescatori di pescare, ai contadini di coltivare. Mettendo a rischio, certo, la sua stessa incolumità. Coloni e soldati quasi mai vanno tanto per il sottile. Ma davanti ad un attivista internazionale, magari testimoniato con telecamera, una riserva in più la fanno. E allora non puoi reagire, è questa la prova più difficile. Non puoi reagire perché metteresti ulteriormente a rischio l’incolumità di chi stati difendendo: siano essi bambini, pescatori, contadini; gente comune. Perché scateneresti ancora di più la rabbia dei macellai. E a Gaza Vittorio era il grande amico degli ultimi, dei Gazawi.
Immagine di Rachel CorrieVittorio e stato ucciso a 36 anni, ammazzato come tanti altri. Come tanti altri a Gaza e in tutta la Palestina occupata. Come Rachel Corrie (Olympia, 10 aprile 1979 – Rafah, 16 marzo 2003) anche lei attivista dell’International Solidarity Movement (ISM). Come tale, aveva deciso di andare a Rafah, nella striscia di Gaza, durante l’Intifada di Al Aqsa. E’ stata uccisa nel tentativo di impedire ad un bulldozer corazzato dell’esercito israeliano di distruggere alcune case palestinesi. Anche per lei non c’è giustizia: i tribunali israeliani hanno sentenziato che è finita sotto un muro pericolante crollato e/o altre sciocchezze simili. Nessun responsabile, nessuna condanna per l’assassinio di questa ragazza di soli 24 anni.
Certo non è facile vivere nella striscia di Gaza, né in tutta la Palestina. Non è facile essere palestinese; né all’interno della propria patria, né in un campo profughi fuori dalla Palestina, né ramingo per il mondo. Ma i morti palestinesi sono morti senza nome, sono solo donne, uomini, vecchi, bambini. Sono numeri di un lunghissimo elenco che pare non debba finire mai. Sono prigionieri dentro la propria terra. Privi di diritti. Privati del rispetto, e della dignità. Privati della possibilità di lavorare, di una casa, persino dell’acqua. Ci resta in gola una domanda: «si può ancora credere alla favola che esista un intero popolo di terroristi»?
Oggi a Gaza, a difendere dai diritti negati, dalla stessa vita negata, a porsi tra la vita stessa e gli assassini, c’è una giovane ragazza napoletana: Rosa Schiano (Rosa Schiano Stay Human).
Ci piace pensare che Vittorio è tornato a Gaza per aggiungere nuove testimonianze al suo libro: «Gaza. Restiamo umani. Il Manifesto-Manifestolibri». E continueremo sempre a chiedere «Giustizia per Vittorio».

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Foto dei bambini di Jenin in fila davanti al teatroA volte una canzone può dire più di tanti libri. A volte il suo testo è poesia. Riungrazio l’amica Giuseppina che ha tradotto in italiano direttamente dall’arabo (e dal cantato, senza testo in mano) e Martina che ci ha coaudiuvati e per la parte inglese. In fondo qui c’è tutta la storia di Juliano Mer-Khamis. E’ passato quasi un anno. Questo è lo splendido risultato: lasciatecelo dire:

Juliano’s way
DAM feat Juliano’s students

Jul, mi ricordo sempre quando mi dicevi che l’arte è rivoluzione,
e noi da quel giorno non siamo solo resistenti,
noi siamo artisti.
Jul, non dimenticherò mai la resistenza che hai piantato dentro di noi!
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.
Jul diceva che fare teatro ed esprimere la propria opinione è anche questa una forma di resistenza.

Noi ci siamo fermati davanti ai confini
mentre tu li hai semplicemente scavalcati.
Hai tracciato una freccia in una sola direzione:
nessuna svolta, nessun rallentamento, un unico obiettivo.
Sei morto con tutte le tue qualità amico mio,
mentre l’assassino mascherato ha paura di guardarsi in faccia.
Jul, chi è il folle tra noi?
Chi è il sano di mente? Chi ha chiaro il quadro della situazione?
Ci fosse stato tra noi un pizzico della tua follia
“libertà” non sarebbe stato solo il nome di un teatro.
Jul… Juliano è stato ucciso
lo stesso giorno in cui è stato ucciso Martin Luther King,
entrambi avevate un sogno che per noi è una speranza,
ma c’era gente disperata e armata.
Regista e attore fuori dal copione,
ci hai regalato i bambini di Arna, adesso lasciaci essere i ragazzi di Juliano.
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.

Ci diceva sempre “non fatevi fermare dalla prima pallottola”, e noi dopo 7 pallottole nel tuo corpo siamo ancora in piedi.
Chi incontra l’assassino gli chieda:
se Jul era su una lista nera, ditegli di mettere il mio nome dopo il suo,
a chi avete sparato?
Avete sparato al nostro uomo e alla nostra unità.
Lui, senza alcun effetto speciale è riuscito a salvare 3 ragazzi;
chiedi agli sbirri, dì agli occupanti di continuare a opprimere.
Noi non ci arrendiamo.
Jul… ci ha lasciato la sua eredità, \ ma se l’assassino è uno di noi
sapete a chi abbiamo sparato?
Abbiamo sparato ad un teatro? ad una danza? ad un dipinto? Tutto questo è eresia?
Io ho aperto i libri, ma non trovo la pagina,
fammi capire, la religione combatte l’oscurità e l’arte ha lo stesso proposito,
questa è la differenza: non c’è bisogno di trasformare il bastone in un serpente per convincerci della vostra ideologia.
Basta combattere la schiavitù, e noi vi seguiamo.
Jul, se tu tornassi ai tempi dei profeti li proteggeresti con il tuo corpo:
mentre chi ti ha ucciso ha in mano i chiodi e il martello,
riposa in pace,
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.

La libertà è libertà di pensiero, è libertà di espressione, e la cosa più importate è libertà di scelta.
Non capisco: perché si uccide la cultura?
Fa così paura la cultura? Jul ha risposto a questa domanda.
Ci siamo incontrati a Led, mi avevano detto che stavi girando un videoclip,
ad un certo punto iniziò una manifestazione, fu allora che capii una cosa nuova:
se l’occhio dietro la telecamera è coraggioso
allora ci si può trovare dinanzi ad una rivoluzione.
Per te una rosa e una grande tristezza; tutte le strade portano a Jenin,
e da qui che è iniziata la storia: impara dal maestro, non avere paura dell’uomo mascherato che vuole far vivere nelle tenebre.
Sicuramente lui avrà seguaci tra i pazzi
mentre tu, in futuro, illuminerai la storia della liberazione, e nella storia della liberazione
ci sarà il poeta, lo scrittore e il combattente,
e stai sicuro che ci sarà anche il teatro.
Per chi ha ucciso e organizzato la scena nel teatro cupa, mentre quella di Jul sarà colorata, illuminata e terminerà con:
la storia continua.
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.

Tu ci hai sempre insegnato che se nella resistenza non rimaniamo tutti uniti, l’uno accanto all’altro, finiremo tutti impiccati uno accanto all’altro.

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Addii

 

Grandi stanze di vecchie case avite

di provincia

piene di fischi di navi lontane, piene

di spenti rintocchi di campane

e di battiti profondi

d’orologi antichissimi. Nessuno abita

piú qui dentro

eccetto le ombre, e un violino appeso

al muro,

e le banconote fuori corso sparse

sulle poltrone

e sul letto largo con la coperta gialla.

Di notte

scende la luna, passa davanti

agli specchi esanimi

e coi gesti piú lenti rassetta dietro

i vetri

i fischi d’addio delle navi affondate.

Ghiannis Ritsos

Poeta della Resistenza greca

 

CANZONE PER GLI UOMINI

Io cammino verso la riva più bella.

Non piangete, miei piedi, che la spina insanguinata

Io cammino verso la riva più bella:

non piangere, cuore mio, straziato dal criminale.

Il mio cuore, immagine della terra,

è un vento leggero che accarezza la mano dell`amore,

tempesta per i lupi dell`odio.

Io cammino verso la riva più bella.

Se le mie scarpe restano senza suola

Camminerò sulle mie ciglia.

Che importa dormire?

Io tremo, pensando ai morti addormentati a mezza strada.

Compagni tristi e incatenati,

noi camminiamo verso la riva più bella.

Non perderemo che i nostri sudari, e vinceremo!

In alto i petti,

in alto gli occhi,

in alto le speranze,

in alto le canzoni.

Con le nostre forze,

con le croci presenti e passate,

noi supereremo i cammini

del paziente domani,

apriremo il paradiso dalle porte chiuse.

Dai nostri petti, dai nostri lamenti,

tesseremo poesie e le berremo,

dolci come il vino delle feste.

Tewfiq Zeyyad

Poeta della Resistenza palestinese

 

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