Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘parita’

La promessa: tecnica mista su cartone telato (50*70) 2 luglio 2010In queste mie domeniche che ho voluto dedicare alle donne e alla mia donna perché una festa della donna mi sembrava riduttivo per la donna. In queste domeniche in cui appunto l’8 marzo dura tutto l’anno, ma anche il 13 febbraio. In queste domeniche, dicevo, in cui do libero sfogo al mio lato più drammaticamente romantico. In queste domeniche infondo tutte uguali e tutte meravigliosamente diverse. In questa domenica, dicevo, che è di tutti e solo nostra. “Nel sole, nel vento, nel sorriso ma non nel pianto” riscatto questa canzone. E la ritrovo per dedicartela, a te e a tutte le donne che hanno un amore, a quelle che hanno la voglia di amare e a tutte quelle che aspettano quell’amore. Questa canzone del nostro anno, dell’anno in cui ci siamo incontrati per la prima volta. Questa canzone che non è mai stata la nostra canzone, ma ch’è stata da subito una delle nostre (o almeno mie) canzoni. Questa canzone che invece è stata molto nostra, anche dove e quando non sapevamo. Questa canzone che sembra averci guardato anche dove cercavamo di nasconderci.
Ma adesso sono qui.


Se stasera sono qui
è perché ti voglio bene
è perché tu hai bisogno di me
anche se non lo sai.

Se stasera sono qui
è perché so perdonare
e non voglio gettar via così
il mio amore per te.

Per me venire qui
è stato come scalare
la montagna più alta del mondo
e ora che sono qui
voglio dimenticare
i ricordi più tristi giù in fondo.

Se stasera sono qui
è perché ti voglio bene
è perché tu hai bisogno di me
anche se non lo sai.

Per me venire qui
è stato come scalare
la montagna più alta del mondo
e ora che sono qui
voglio dimenticare
i ricordi più tristi giù in fondo

Se stasera sono qui
è perché ti voglio bene
è perché tu hai bisogno di me
anche se non lo sai.

Annunci

Read Full Post »

adesivo FLC CGIL: io aderisco sciopero generale 6 maggio 2011Io oggi sono in sciopero. Le ragioni sono nel volantino in formato PDF al link qui sotto. Se le ragioni non sono bastanti ne possiamo trovare a uffà; quante ne vogliamo.
6maggio venezia

Read Full Post »

Foto della manifestazione in campo santa Margherita a VeneziaTorniamo a parlare di donne. Donne con la loro diversità. Cosa c’è di meglio per introdurre l’argomento che questa canzone del grande Faber.

Cento voci. Le donne hanno deciso il giorno 13 di febbraio di ricavarsi un giorno per loro, una spazio, di tornare a far sentire la loro voce. In piazza c’erano donne di sinistra (molte), di destra (invero pochine), e senza bandiera. Certo non tutte. Una parte delle donne era contro quella manifestazione. Per vari motivi. E anche perché la ritenevano partigiana, manipolatrice. Del dibattito tutti sono al corrente. Ma non erano contrarie solo quelle di una parte. Anche in questo caso la scelta è stata trasversale. E’ però singolare che alcube di quelle contrarie continuino ancor oggi a ripetere che “non hanno bisogno di andare a gridare la loro dignità. Il coraggio delle donne, e le madri coraggio, sono un fatto notorio nella storia e non ha colore politico, né nazionalità”. Si può anche essere d’accordo e lo sono, certo. Ciò che mi riesce più difficile capire è il motivo per continuare a ribadirlo. In quella Piazza le donne ci sono andate liberamente. Per far sentire la loro voce. Non contro qualcuno e senza alcuna condanna. Non c’era coercizione. Io credo che chi ha fatto una scelta diversa resta donna ed è altrettanto rispettabile. Mi sembra però di trovare, in quel continuò ricordare la loro scelta “diversa” una sorta di disapprovazione delle ragioni della manifestazione. Ognuno è certamente libero di pensarla come crede. La piazza è uno dei luoghi dove far sentire la propria voce. In fondo la piazza è anche un simbolo di libertà (come mostra la cronaca più recente). Io ho accompagnato la mia Compagna, come più volte detto, in quella Piazza. Potrei stupidamente dire che io sono d’accordo con i metalmeccanici, ma a volte gli stessi metalmeccanici hanno bisogno di sentirsi manifestare quel sostegno. Mi limiterò a dire che condividevo le ragioni che spingevano e spingono la mia Compagna. E che quella “riprovazione”, quella sì, mi sembra un tentativo, assieme a tanti e troppi distinguo, di manipolazione. Ma forse seno stati proprio i commenti negativi che i giorni seguenti hanno percorso giornali e televisione a mostrare quanto fosse giusto e coraggioso scegliere la Piazza. Mostrare la faccia. Non ho niente contro chi ha ritenuto inutile andarci ma qualcosa contro chi continua, in vari modi, a sostenere che non ci si doveva andare. Il sabato precedente avevo avuto la prova di chi era l’intollerante mentre raccoglievo le firme per “invitare” il nostro premier ad andarsene. Mi è stato gridato che dovevo vergognarmi. Credo di non essere io ad avere qualcosa di cui vergognarmi. Ma questo è un altro argomento. Quello del post resta… W LE DONNE, e ancor più quelle donne.
Le passanti
Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c’era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l’hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l’unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

Read Full Post »

Logo della manifestazione Se non ora quando?In quella domenica imbronciata di febbraio sembrava non fosse successo nulla. Eppure nessuno ci era andato distratto. C’era in tutti loro una consapevolezza di evento. E una strana leggerezza. Come se un sorriso fosse irresistibile. E nessuno era tornato uguale a prima. Ma subito tutti, gli altri, la grancassa dei distinguo d’ogni origine e colore, a dire e a vociare e a spettegolare: “non è successo niente. Nulla è cambiato. Tutto è come prima”. Cercando di negare. A inventarsi giustificazioni, e scuse. A nascondersi dietro i piccoli cavilli. A distrarre. Eppure alcuni sapevano. Altri avevano scelto il silenzio. Altri ancora avevano cercato di togliere i puntini sugli “i”. Persino l’inchiostro per le parole. A dire che non c’era poesia. A succhiare da ogni termine, da ogni lemma, il suo altro. Tutto si può dire di tutto, quando niente è quello che si vuole dire. Con le bende negli occhi è difficile vedere. Io l’ho presa per mano. Mi sono lascito guidare. Dimmi tu dove stiamo andando? Ero tranquillo della sua guida. E non eravamo macchine. E non eravamo solo corpi. Eravamo noi la poesia. Eravamo in una canzone. Dentro.
Ed eccoli gli asini che volano. Come si può dire che non è successo niente quando la metà del cielo cade in una piazza? Quando gli angeli vengono a raduno? Ed è così facile non rispondere a nessuna domanda. Cambiare l’oggetto del contendere. Fingere di ignorare. Trovare il coraggio dell’ipocrisia. E’ la legge dei sordi quella di non saper sentire. Può essere anche la legge dei grandi numeri. O una legge dei sopravissuti. Perché bisognerebbe dire quello che già sanno. Solo le parole da loro decise. Ma io ci sono andato con l’amore, completamente. Eccolo
Il commento di Ross
Strano paese questo. Prima della manifestazione qualche voce qua e là a parlare dell’inutilità di scendere in piazza, tanto nessuno può credere che in un paese che non è mai stato per donne, si trovasse dotato di varie generazioni di meravigliose donne pronte alla lotta, perché abituate alla lotta.
Adesso che la piazza è stata così forte e travolgente la classe politica prende le distanze e chi non ci credeva, ora, ci crede ancora meno o almeno si giustifica, dicendo di non accettare le manipolazioni politiche…
Immagino che ci siano anche quelli che in piazza proprio non ci volevano, che aborrivano le ragioni che pensavano avessimo per manifestare. Ma di quelli non parlo. Mi stupiscono, ma da loro non mi aspetto niente di meglio, tanto meno che comprendano e sappiano analizzare quello che domenica è avvenuto.
Quello che invece mi sconvolge è la minimizzazione della politica di parte, quella che di più da quella piazza dovrebbe apprendere ed imparare.
Mai nessuno gli è venuto il dubbio che domenica in piazza c’era quello che il nostro entourage di governo si balocca di chiamare popolo sovrano, Quello che nessuna motivazione importante e partitica è riuscita a provocare. Una reazione a catena basata su temi etici più che su temi economici. Che strano le donne non si muovono per avere un lavoro, uno stipendio, più asili o servizi, anche quello certo, ma soprattutto si muovono per difendere la loro dignità, per far sentire le loro voci, che sono limpide e pulite come in questo paese non si sentivano da troppo tempo.
Non donne contro altre donne, ma donne solidali, capaci di distinguere la differenza tra libertà e condizionamento, tra libera scelta e percorsi obbligati. Donne stanche di strapotere e di essere relegate ai margini della storia. Chi si sta chiedendo questo? Forse solo le donne incredule che oggi possono dire: io c’ero.

Read Full Post »

ADESSO!!!

Foto della grande folla in campo Santa Margherita in occasione della manifestazionme Se non ora quando?Venezia. 13 febbraio 2011. Campo Santa Margherita. Arriviamo un po’ prima. Non per raccontare una storia ma per viverla. E poi come potrei? Qui ci sono migliaia di storie. Tutte diverse. Tutte importanti. Tutte ugualmente belle. Rossana è vicina a me nonostante abbia fasciata la spalla, e il braccio destro, e quasi tutto il busto come una mummia per un piccolo incidente stupido. Si è data da fare come fa lei. Lavorando in silenzio. Raccogliendo firme. Lavorando e cercando di non apparire. Questo non vuol dire che eviti le responsabilità. Quelle non le ha mai evitate. Vuol dire lavorare solo per la riuscita. Si vede subito che aveva ragione lei e le altre donne e non il prefetto. Per fortuna alla fine ha ceduto. In campo San Barnaba non ci saremmo stati. Sarebbe stato impossibile. E rischioso. Non faccio a tempo a scattare che qualche foto e subito si riempie. Diventa impossibile testimoniare la gente. Siamo tanti. Di più. Non troppi ma dirlo non sarebbe esagerato. Le mie foto non riescono a cogliere la folla. Per testimoniarla debbo prendere in prestito una. Ho scelto questa di una nuova amica: Annalisa Smit. Spero mi scuserà. La città è bloccata. C’è un bel mondo. Ci siamo tutti. C’è Francesca e Lara con la mamma che sono venute con noi, Arriva Cristina, è con Alfonso, non poteva mancare, c’ Anna e Daniele e Valeria, Alessandra con Marco, c’è Bruna, c’è Gabriella, c’è Mario e Rosetta, Paolo, Annalisa, c’è Paola, Loredana, Marco perché di nomi così comuni ce ne sono molti più d’uno, Alessandra, c’è Michela, c’è Lorenzo (si quello che chiamavamo Renzino) con Isabella, c’è anche Rosanna con Cristina, la Bepa, c’è Sandra, arriva Gualtiero,. c’è Marzia che vedo solo quando ce ne stiamo andando. E tanti altri. Tantissime donne ma non mancano gli uomini. Impossibile vedersi con tutti. Sul palco si suona, si canta, si recita. Impossibile sentire. L’impianto non è sufficiente. Ma che importa? È una gran festa. Una festa di volti e di sorrisi, e di parole e di grida. Oltre ai cartelli c’è chi ha portato qualche coperchio, e qualche pentolina, e qualche fischietto. E ci sono tante nipoti con tanti cartelli, uno ciascuna. C’è anche la nipote di Licio Gelli. E tutta la fantasia della gente. E lunghi striscioni. No! nessuna bandiera di partito. Questa grande festa ce la regalano le donne. E’ spontanea. E si cerca di comunicare. Di riconoscersi. Non ci si riesce a muovere. Venezia è bloccata. Altra gente vorrebbe arrivare. Non c’è più posto. Anche se Venezia vorrebbe accoglierli tutti. E la piazza è festosa e indignata. Tra i tanti cartelli amo ricordare quello che spiega che i porci non diventavo vecchi ma i vecchi possono diventare porci. Ma soprattutto c’è ironia. E giocosità. E qui è solo Venezia. In fondo una piccola città. Contro una piazza simile qualsiasi leader dovrebbe dimettersi. Credo sia inutile dire che non siamo un paese normale. Ma questo è il paese vero. E’ la gente vera. Sono le storie vive. Ross è bellissima Mi torna in mente il verso di una canzone di Bertoli: è bellissima “come son le nostre donne, sanno vivere con forza che trascina; ma – le hai mai guardate bene? – ti sorridono col cuore, negli sguardi non nascondono timore, dove sono però uniche è sul posto di lavoro, son con gli uomini e si battono con loro”. Mi sembra adatta. O forse ancora una volta siamo noi, noi uomini, noi maschi, a combattere con loro. E altre canzoni mi vengono nel cuore. L’emozione è enorme. Non posso che ripetere ancora: GRAZIE DONNE.

Read Full Post »

Mi sembra così stupido dirlo che le parole mi si ingarbugliano:
Esistono, e sono sempre esistiti, a sinistra, degli individui che hanno sempre creduto che per costruire il futuro non ci sia necessariamente bisogno di sangue; che a me il sangue fa anche un po’ fastidio. Esatto, parlo anche di me. Individui che nel contempo hanno sempre creduto che un futuro ci può essere e sia necessario.
Esistono, e sono sempre esistiti, a sinistra, degli individui che hanno creduto in una idea senza accettare che potesse essere solo una utopia. Anzi negando d’essere solo sognatori incalliti. Magari individui che riuscivano a liberarsi delle invidie ma non a perdonarsi di vedere tante disparità e tanti che hanno troppo poco, quando niente. Individui per i quali la solidarietà non è un opzional o uno slogan solo per sentirsi “buoni”; un po’ salottiero.
Esistono, e sono sempre esistiti, a sinistra, degli individui che hanno sempre fatto politica cercando l’unica ricompensa solo nel fare. Che non hanno inseguito sedie e carriere e glorie, grandi o piccole da coglioni. Che parlano di pace ma che sanno che per il fare debbono essere d’accordo tutti mentre per la guerra basta un pazzo (loro non dimenticano che parlare di pace con certi dittatori e dittature, vedi nazismo e stalinismo, è puro umorismo nero). Che parlano persino di pace sociale ma non la considerano solo un compromesso ed hanno fratelli in tutto il mondo.
Esistono, e sono sempre esistiti, a sinistra, degli individui che credono che per fare una società più giusta, più equa, di sinistra, bisogna avere il coraggio di appropriarsi di una cultura di governo. Avere il coraggio delle idee. Persino del rischio. Loro non si aspettano che le riforme le faccia la destra. Loro, dalla destra, hanno sempre visto fare le controriforme e le restaurazioni. Loro hanno il coraggio di mettere la faccia e le idee ma non quello di fare passi indietro.
Esistono, e sono sempre esistiti, a sinistra, degli individui che non considerano la donna semplicemente una donna. Che hanno sempre lavorato con le donne, meglio se di qualità, che hanno sempre amato l’essere donna. Senza pensare di dover dir loro cosa dire, come pensare, o che ci sarà bisogno sempre delle quote perché abbiano lo spazio che avrebbero già dovuto avere.
Esistono, e sono sempre esistiti, a sinistra, degli individui, uomini e donne, che sono di sinistra anche se magari non hanno in tasca questa o quella tessera, ma lo sono per le loro idee, per il loro lavoro di tutti i giorni, perché non sanno che essere di sinistra, come per un fatto genetico.
Esistono, e sono sempre esistiti, a sinistra, degli individui, uomini e donne, che rispettano le idee degli altri, purché non siano atte a togliere libertà, ma che credono di avere e hanno un’idea più forte, più legittima: un’idea di giustizia, di libertà, di eguaglianza. Un’idea che in sé non è nuova ma si rinnova ogni giorno.
Non c’è un posto per loro perché il loro posto e in ogni posto.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: