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Posts Tagged ‘partenza’

VI. Ora il treno ti passa in testa
grida in silenzio il dolore,
(di lieve gioia il dolore)
sferragliando ti passa in testa
quel treno senza stazione,
un merci, grigio pur’esso;
salta, salta se non vuoi
se non vuoi trovarti sempre
qui seduto a parlare d’altro
mentre il rumore ti impazzisce
e nemmeno ti odi, anche se non serve
salta, salta giù.

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V. Spazi bianchi quando
il narrato è interrotto
da squarci di parete
dopo i confini delle
ombre sull’intonaco
l’uomo è quasi a confronto
tagliato netto eppure infisso
è una macchia violenta
si tortura le mani
è una macchia persino violenta
sfigura nell’immagine e
le parole lo dibattono
“sono stato in prigione trent’anni
e prigioniero di me stesso
e quale illusione
bevevo la luce del mattino
di lei mi bagnavo, quasi un ricordo
e frugavo in me, frugavo
bevevo la luce del mattino,
troppa luce la luce del mattino,
e i ragni sul muro giocavo
e le ombre allungavo
e non erano ombre come queste
e non erano…”

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IV. Occhi di piccole belve, le persiane
si giocano ignare la luna
in miti antichi d’acciaio e ululati
poiché urlano le ombre silenzi immensi,
inauditi.
Giace, come un freddo giaciglio, la strada
fra riccioli di verde incupitosi      e fradicio
quando di fatti in amore
è piena la tua memoria      e la fantasia
dolce      eterno      OIDIO.
Hai tratto di tasca le tue parole
e più amare
quelle ti consumano gl’occhi.
Il prestigiatore della notte
nasconde quegl’occhi       e il volto:
taciuta balbuzie.
E’ buio.

Dal vento freddo
fuggono i gabbiani il mare
ebri di riflessi, di storie

ed emigrano in terraFERMA¹.


1] 21 agosto 1973

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Ciottolato fumoso

Giuseppe partì,
raccolta la sua roba
maledetto ordine. Quale
illusione fuggire da sé
dai propri panni
dai propri drammi:
e partì
sorretto ad un bastone
il cielo di cartone
sopra e sotto
un ciottolato nero,
fra sterpi secchi, nero
come il carbone      nero
quel cielo era          un grido enorme
silenzio e senso di morte
le pietre                    presaghe compagnie
dove i passi risuonavano
strusciate odi echi infranti
sogni taciuti, traditi
quel grido di bimbo
(leggero pigolare) una speranza?
una vergogna?
una menzogna?
quale fragoroso silenzio cela la notte.

Lo sorpresero sotto la volta della grotta celeste
(se c’era un senso nelle cose
egli lo ignorava)
e ancora le cianfrusaglie gli ricadevano
qua e là
tintinnando      sgraziatamente
(suono discordato
stonato) lo sorprese un grido
fra quelle grida della notte
e così subì
e poi migrò      tacito
con la testa china; pensoso forse?
con pagine messianiche in tasca
mai lette, mai dette
giammai tradite, ma mai tradotte
ma notte – pianse e pregò –
in te continuò ramingo
lasciandosi dietro spesso
cose affascinanti       e fuggevoli,
la fortuna,
calori e gesti, le
vele candide di gabbiani gonfie in volo,
la schiuma amara sull’onde,
le corde madide e tese
ma tese come un arco appena palpabile
percepibile il sussurro tenue e leggero
delle frasche appena sporche di
primavera
– si fermò alla ferrovia di Kalda –
(non aveva biglietto né destinazione)
ma vi raccolse solo malinconia amara
mentre il silenzio s’era fatto denso
soffocante      quanto la parola
prima di riandava gravido di umori
raccolti qua e là      anch’essi
come a Pisa      un’estate secca
in case buie e soffocate
redasse un manifesto
(quale estate?) che minacciò –
ostentò per tutta Nuova Delhi.
Tutto era terribilmente inutile,
la stanza sempre affollata
e pur sempre vuota
così restò teso un attimo      impotente
e mentre provò a rintracciare il senso
tutto tornò alla mente;
si sentì annegare,
un grido gli assalì la gola,
quel grido, quale dolore
ma si chinò a pregare
e tacque.¹


1] Qui è proprio finita questa raccolta poetica del ricordo. A chi mi ha amato e a chi ho amato… ora come allora…

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