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Posts Tagged ‘Partito Democratico’

Ormai non scrivo più nient’altro che prosa e qualche poesia, o meglio posto vecchie poesie. Evito sempre più di entrare nella cronaca o nella politica. Non so se continuerò a farlo. Mi diverto così e oltretutto credo che cronaca e politica siano trattate meglio altrove di come saprei fare io. Invece oggi faccio una piccola deroga perché ieri, in quel freddo vigliacco, a Venezia, si sono svolte le primarie per scegliere il candidato sindaco da contrapporre allo “gnomo” ovvero al micro ministro.
Io sono veneziano e sono tornato, per una mia enorme fortuna, a vivere nella mia città. Per me Venezia è qualcosa di più di una città. Qualcosa di più di una bella donna; è il senso della mia vita. Sono un veneziano che vive a Venezia ma con residenza nell’entroterra, come diciamo noi “in campagna”, perché oltre il ponte tutto è campagna. Per questo sono andato ad accompagnare la mia compagna a votare assistendo muto in qualità di comparsa-osservatore.
Osservavo muto la coda di un popolo di gente di sinistra col cappello (Venezia è ormai da tempo patria per “una borghesia illuminata”). I giovani erano una presenza minoritaria, molto minoritaria. La maggior parte dei pazienti elettori che erano disposti a sfidare “il generale inverno” erano molto avanti con l’età. Le code erano separate, da una parte quella maggioritaria femminile, dall’altra i maschietti. Qualcuno osservava sottovoce che quella delle donne era molto più lunga perché impiegavano molto più tempo ad esprimere il voto. Io scherzavo con la mia compagna sostenendo che le tenevano separate perché ogni voto espresso da un maschietto valeva quanto due femminili e così era più facile farne il conto.
Ora non so se poco più di dodicimila e novecento votanti sono tanti per un comune come Venezia. Il tanto e il poco sono valori relativi. Molto dipendenti dall’ottica da cui ci si pone in osservazione e dalle aspettative. Forse dovremmo considerare che si è data pubblicità all’evento quasi fosse una cosa massonica. Tanti o pochi mi sembrano numeri degni di rispetto; una ragazza che conosco ha fatto quattrocento chilometri circa per godere di questo suo diritto. E’ per questo che la prima considerazione che mi ha dettato la fila di gente è stata che ci sono persone che credono in questa forma di politica e di democrazia. Persone che ci credono più dei dirigenti dello stesso Partito Democratico che paiono farle quasi come un male inevitabile.
A dire il vero io simpatizzavo per Gianfranco Bettin, così tutti i miei amici residenti. Un poco perché è autore di un piccolo romanzo eccezionale (Qualcosa che brucia), un poco perché ho avuto modo di incrociarlo e apprezzarlo e un poco perché mi sembra il “più sinistro” dei tre. So come e dove sarebbe stato facile attaccarlo in campagna elettorale per la parte avversa e nessuno di noi vuole e può perdere questa tornata elettorale. I Veneziani hanno scelto l’avvocato Giorgio Orsoni (46%) e probabilmente ha vinto il buon senso. Spero che da ora gli sforzi di tutti si coagulino per sostenere questo nome e che finalmente la mia parte politica ritrovi l’entusiasmo e il coraggio delle proprie idee.
Venezia era una repubblica quando ancora l’Italia non solo non era uno stato ma nemmeno un insieme di comuni; semplicemente non era. Venezia è una città che conserva, anche se sempre meno, il suo orgoglio; ha più volte saputo ribellarsi a poteri esterni e a tirannie “foreste”. Credo meriti un sindaco intero, a tempo pieno e che faccia come primo lavoro l’interesse della città e non dell’avanspettacolo propagandistico. Avrei desiderato saper chiudere il post con una battuta ma il tema e il momento sono troppo seri, sono certo che chiuderemo le urne con una battuta del “nostro avversario”.

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Io ve lo consiglio, anzi: andate a leggerlo. Non potete perderlo.

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spinola

Dovrei raccontare qualcosa di Spinola. Lo ripeto: a Spinola non succede nulla che non succeda in ogni piccola città del piccolo regno. Nessuna grande nuova tranne una che grande non è. Le sue strade sono state percorse da un attimo di panico quando da Roma si è ventilata la notizia che il “grande” PD (nel senso di Partito Democratico; pregovi notare che ho evitato qualsiasi gioco ironico) volesse scegliere il nuovo segretario attraverso lo primarie. Non per un dissenso sostanziale sul metodo. Vorrei chiarire il mio pensiero. Io credo che le primarie siano un grande passaggio democratico; se sono primarie serie. Il panico è sorto perché dalle ultime primarie che abbiamo tenuto per trovare il candidato per le prossime amministrative sono passati a oggi quindici giorni. Fare primarie ogni mese oltre che stancante mi sarebbe parso frustrante; quando ancora chi ha perso non ha capito di aver perso.
Le primarie, fatte nel modo in cui si stanno, ad oggi, facendo, più che scegliere divide. Noi ci abbiamo partecipato. Erano primarie di coalizione e noi abbiamo presentato, se ne è parlato in questo blog (l’ultima volta qui), un candidato indipendente di sinistra. Il alternativa due candidati interni al PD che all’ultimo son diventati 3. Il nostro candidato, cioè Lei, ha anche proposto delle idee in un deserto di silenzi. Ci siamo imbattuti in una guerra per bande. Un imbarbarimento del confronto dove si sono scannate le varie anime interne del PD, le correnti che più niente hanno a che fare con posizioni politiche o ideologiche ma ruotano attorno a “capi bastone”. Spesso ad ambizioni piccole e mal riposte che trovano gregge a seguirle.
mariangela-icona Personalmente non ho altre recriminazioni. Abbiamo ottenuto un risultato più che buono, confortante. Mariangela ha riscosso apprezzamento e rispetto. Il mio è un discorso che si ferma in generale. Almeno altri due candidati erano un’ottima scelta. Forse, tra quelli che restavano, ha vinto il migliore. Toglierei, a questo punto, anche il forse. Certo che, sempre in generale, mi chiedo perché fare delle primarie per arrivare alla deludente considerazione che tutti vengono a farti i complimenti e ti senti pure preso per i fondelli, anzi proprio per il culo. Quasi all’unanimità è stato detto “la vostra candidata era in assoluto, per tutto, la scelta migliore da contrapporre al centro destra. L’avrei votata se non avessi dovuto votare il «mio» candidato“. E’ così che vanno le cose. Così riduciamo la democrazia. E poi stiamo a lagnarci, e sono gli stessi, che la gente si allontana dalla politica e se ne disinteressa.
Nel frattempo gli altri sconfitti hanno ripreso la guerra perché non hanno digerito una democrazia della sconfitta. Parlarne e amareggiante e allora vi parlo della signora Luigia. E’ emigrata in altro comune recentemente. Abitava, in un modesto appartamento fronte finestra degli Assunta, la signora Luigia. La signora Luigia non aveva molta simpatia per quella donna, la Assunta, si sa! soliti immigrati anche se nostrani, cioè terroni, che non era nemmeno facile capire quello che dicevano quando parlavano. E poi com’è possibile avere un nome per cognome e oltretutto da donna, così perché il marito risultava Santuccio Assunta? Senza parlare degli odori che fuoriuscivano da quella finestra quando quella donna cucinava. Ma lei gli era capitata e quando capitava (spesso) l’occasione con chi altri avrebbe potuto spettegolare con la stessa comodità?

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Come la penso credo ormai sia chiaro. Chi è Lei, altrettanto. Mi prendo una pausa. A Spinea (che qui racconto, tra realtà e fantasia, come Spinola) domenica si vota per le primarie del Centro Sinistra. Lei è quasi più brava come candidata che come blogger, anche se sembra impossibile. Stiamo cercando di riprenderci la città.[Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Mannoia – La storia.mp3”]
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MARIANGELA VAGLIO

(nella rete, è Galatea)

si presenta alle Primarie del Centro Sinistra di Spinea del 8.02.2009

come indipendente di Sinistra con Spine@con

mariangela

da blogger a sindaco

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pd

idv

ps

spineacon

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Credo non si fosse capito: io sono un uomo, un uomo di sinistra. Cosa vuol dire? Mai una risposta si è fatta tanto complicata. Solo alcuni anni fa sarebbe stato semplice. Ora non più. Lo sono perché lo sono. Ma forse è la parola che ha perso il suo senso. Lo sono è basta. Non è più una questione ideologica. E’ una questione di sensibilità. Non è militanza. E’ scegliere la parte. E’ un vestito; forse trasandato. Una pelle. Lo sono e non so essere altro. Lo sono perché quando sono nato ero nudo. Perché tutti nascono nudi. In un certo senso uguali. In un certo senso nudo sono rimasto. Lo sono perché ho fame. Una fame non mia; è la fame intorno, come una epidemia. Lo sono perché non sono nato giullare, né servo. Perché credo (ancora, testardamente) che l’uomo possa prendere in mano il destino dell’uomo. Perché voglio mangiare del mio piatto; del mio sudore. Perché non ho mai percorso le scorciatoie. E ne sono ammalato: ho allergia al potere. Di un potere che non è più solo arrogante, violento, prepotente; nemmeno subdolo. Di un potere (cioè di potenti, o piccoli che credono di esserlo) che è solo miope; troppo spesso stupido. Di troppi in cerca di padrone; a guinzaglio. Tenuti da una mano che tiene più guinzagli. Ecco una ragione: sono di sinistra perché odio la parola padrone. Ha un suono troppo assordante, imperioso, tronfio. Non fosse realtà sarebbe iperbole. E’ un superlativo assoluto; con una corte intorno. Una corte di cortigiani.
Ieri ero a casa mia. Non volevo uscire dal bozzolo. Non c’era nulla ad aspettarmi fuori. Solo con i miei pensieri. Un gusto amaro in bocca. Una mail sullo schermo. L’istinto di conservazione. Una inutile testardaggine. Un senso epocale di sconfitta, di scoramento. Guardo dalla finestra e la città non c’è. Forse non c’è mai stata. Ma la sinistra, quella sì! c’era. C’era? C’è solo una leggera nebbia. Ne ho un vago ricordo, lontano, un sapore, un gusto, di quella presunta retorica politica. Resto qui, in questo posto che nessuno sente suo. Dov’è Spinea? Spinea è una cittadina a ridosso di Venezia. Ventiseimila anime, circa (sia il numero che i soggetti sono approssimativi). Un piede dentro e uno fuori dai confini; veneziani lo sono e rimangono molti dei suoi cittadini. Tutti a dire da dove vengono, al massimo dove andranno; mai dove sono. A pensarci non vengono buoni pensieri. Chi mai potrebbe dedicargli una canzone, a Spinea.
Spinea è quel posto che qualche volta ho raccontato. Mettendoci del mio. Mescolandolo a fantasia. Di suo ha poco da raccontare. Ha molto da spettegolare, ma di quello è più prudente tacere. La mia Spinea ruota attorno ad un bar. Chi è già passato da queste parti lo sa. La mia Spinea ruota attorno ad alcuni personaggi. Magari anche singolari. Con delle loro specificità. Ho il dubbio che se ne trovino in ogni città, in ogni accampamento. Ricordate Gerardo cioè il Canapa? O Toni quattro polmoni? O Martino? E gli altri? E altri ne potrei introdurre.
Le belle donne. La dolce e ammiccante Violetta. Jomila col suo accento affascinante. Egezia che è nata nel mio stesso pianerottolo. Tiziana dalle lunghe leve e i lunghi biondi capelli. La rossa che è rossa e questo basta; ho sempre conservato un interesse per le donne rosse. Quella ragazza di colore che ha un sorriso che ha tutti i colori di un alba violenta. La gradevole Maristella, ma di lei se n’è parlato all’ingrosso, e definirla solo gradevole e scipparla di tutti gli altri suoi incanti. Avei forse dovuto nominarla per prima. La giovane donna allo sportello delle poste. E la signora Antonia, con il suo gran bisogno di parlare. E Alberta che quando canta anche gli usignoli la stanno ad ascoltare. E Giorgia che non cammina più, ma guarda ancora le cose con la stessa affascinata sorpresa. E Irene che arrossisce al solo guardarla. E quelle grosse di Marta.
E le brutte. Di queste ultime non si fa mai il nome. Anche a nominarla, Carla, comprometterebbe l’estetica del post. O la voce gracchiante e irosa di quell’altra. Per lei non si possono che usare i puntini sospensivi. Ma della prima non c’è uguale. Lei trova da ridire anche quando c’è solo da prendere il pane. E quell’altra con quel cagnolino orribile che abbaia a tutti e la fa da per tutto. Però lei la raccoglie, quella del cane. E quell’altra ancora che guarda tutto e tutti solo da dietro i vetri chiusi. O quella che non manca mai dalla parrucchiera per non perdersi gli ultimi pettegolezzi. E quella che sa tutto dell’ultima edizione del Grande fratello. E continua a dire ossessivamente che quelle di Cristina sono troppe. Che una donna dovrebbe essere donna. E infine quella che il marito se n’è andato e tutti a dire poveretto.
Personaggi che potrebbero stare in ogni posto, in ogni storia, in ogni romanzo. E poi Sileno, e Ruggerio, e Battista, che il nome da servitore gliel’hanno dato i suoi fin dalla nascita, Ambrogino, proprio come quello d’oro, che non è mai stato a Milano, Andrea che non ci abita né mai ci abiterà ma che è uno dei grandi numi tutelari, Mirmidone il timido e GianAntonio che è stato dio ma anche satana e ha duemila anni e anche altri ancora, e l’astronave in avaria parcheggiata poco lontano, ed è morto più di due volte prima di ricostruirsi, in parte bionico e in parte no; a lui hanno rubato la memoria ma ricorda tutto, e ne ha altre mille storie da raccontare, ma le sue storie sono nate dopo un incidente, e Gisello che ha preso i voti e poi s’è spretato, e Galileo che impasta il pane perché di studiare non ne ha mai avuto voglia, e Nazzareno ch’è preoccupato poiché anche a lui stanno chiudendo la fabbrica, e Elisabetto che a tutti quelli che incontra chiede una sigaretta, e altri ancora.
Recentemente si sta facendo protagonista Guglielmo Stuarda. Dovrei far ricorso a tutta la mia fantasia. Anche tacendo sarebbe parlarne troppo; dargli una importanza. E’ sempre stato nulla. Si sta ritagliando un ruolo e resta nulla. Insomma una folla, gente che passa, che si può incontrare; a cui fare un sorriso o risparmiare anche su quello. Alcuni hanno una idea politica, ma non è necessario. E ci sarebbero anche i resuscitati di cui parlare. Qui, a Spinea, si dovrà comunque decidere che governo darsi. Si comincia a pensare che è meglio pensare prima alle prossime amministrative che pensarci dopo. I cittadini di Spinea sono litigiosi come quelli di ogni altro posto. Passionali a gradazione zero. Prima del tempo ci saranno molte sinistre e altrettante destre. Magari poi proveranno a parlarsi. A tempo debito. Quando sia questo tempo mica è dato a sapere. E si parleranno senza barriere ideologiche. Capita così di assistere a dei veri virtuosismi, a dei tripli salti mortali, e voilà! chi era di qua te lo ritrovi di là e viceversa. Insomma niente ci distingue dagli italiani.
spineacon La politica è quella che ha creato mostruosità come la Striscia di Gaza. Che toglie la terra ad un popolo e si inventa uno stato. La politica a tante cose e anche il loro contrario. La politica è quella che quando tace parlano le bombe. La politica è anche ideali e passione. All’inizio dicevo che sono uomo di sinistra. Mica che sia così facile; semplice. Abbiamo escogitato di dare un riferimento a tutti quelli di questa martoriata parte che non si sentono rappresentati dagli attuali partiti, che non si riconoscono in loro o che non hanno referenti nella scena politica locale. Ci siamo inventati un movimento e gli abbiamo dato nome Spine@con. All’inizio sembrava tutto facile. Proseguendo si è rivelato tutto molto più che difficile. Ora, per il momento, Spinea ha una coalizione di centro sinistra. Ora, per il momento, vi partecipano quattro soggetti politici, compresi i pochi pazzi che mi stanno attorno:

pd

idv

ps

spineacon

I candidati saranno quattro, tre li propone il Partito Democratico. Noi invece appoggiamo una donna, giovane, carina, colta e intelligente; un’indipendente di sinistra

(tutte novità per una candidato Sindaco)

Mariangela Vaglio

candidata alle primarie della coalizione di Centro Sinistra

per il comune di Spinea (VE)

Fiorella Mannoia: La storia

[Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Mannoia – La storia.mp3”]

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Si! è tutto una gran confusione. Partiamo dalla fine:
Democraticamente, le diamo una mano, che dite?

Democraticamente parlando: Questa ragazza, anagraficamente Giulia Innocenzi, vorrebbe democraticamente essere una delle candidate democratiche. Sempre democraticamente parlando mi sono permesso di porre delle piccole perplessità sul suo Blog (oggi, se non hai un blog non sei; e io sono?). Questa ragazza molto carinamente e garbatamente mi risponde. Resto sempre ammirato dall’apparire di persone intelligenti nella nostra scena politica, così poco incline; senza presunzioni da parte mia, naturalmente. Le idee sono belle (copio e incollo direttamente dalla sua risposta): Luca Coscioni e Piergiorgio Welby: antiproibizionismo, autodeterminazione e diritti civili; anagrafe pubblica degli eletti per la trasparenza e il controllo dei propri rappresentanti; libera condivisione: nell’abitare, nei mezzi di trasporto, nel software e nell’informazione; informazione sessuale nelle scuole e distribuzione di contraccettivi. Come si può non essere d’accordo? Però Questa ragazza elude quella che doveva essere la domanda: perché una radicale alla guida di un organo del Partito Democratico, ovvero perché un dirigente di un partito a dirigere un altro partito (che nemmeno è una novità)? E’ questo l’argomento; vero?
Forse sono troppo vecchio per il nuovo ma prima alcune cose:
Si! non siamo mica gli americani. Non sono certo di gradire un sistema politico bipartito (o questa sorta di dittatura morbida plebiscitaria), anzi credo proprio che non mi piaccia. Credo che per l’Italia sia oggi ancora troppo avanzato un sistema federativo. Finché il Partito non riesce a rappresentare, qui sì democraticamente, le varie istanze dell’area di cui si candida ad essere “rappresentante” parliamo del pranzo di nozze senza la sposa.
Condivido tutte le critiche possibili su questo Partito Democratico. Su come è nato e su come sta crescendo, gracilino e incerto. Non ne faccio parte. Ho spesso stigmatizzato le sue primarie come un passaggio fintamente democratico del tutto gratuito. Forse, e nemmeno ne sono sicuro, condividerei la necessità di un soggetto politico di sinistra che si ponga la questione del governo del paese, si chiami Democratico, Laburista, Progressista, Socialista (ma veramente socialista), Morbidoso o delle Giovani Marmotte o ancora l’accidente che voglia. Si! forse questo mi troverebbe d’accordo. Vorrei un Partito che mi dica cos’è e dove vuole andare e che sia parte dichiarata, attiva e non ritrattabile, del PSE. Che sia portavoce e difensore di quei “valori”.
Questo paese ha sicuramente dei debiti, che deve sempre tenere presente, nei confronti degli amici radicali per le battaglie di libertà che hanno sempre portato avanti spesso da soli. Sono abbastanza vecchio per non scordarlo. Però, come avviene sempre in politica, mica ci sono solo quei debiti. E quei debiti non possono che imporre del rispetto e dei doveri morali; nient’altro. Il Partito Radicale ha spesso formato degli ottimi elementi politici molti dei quali sono poi approdati all’interno di altri soggetti politici. L’ultimo rampollo fa ora da portavoce del governo, di questo governo, in tutte le reti compreso il processo di Biscardi.
Già a me, che sono un semplice, mi fa confusione oggi che a rappresentare buona parte delle istanze di sinistra, a protestare, ad opporsi e cercare di fare opposizione, debba essere l’Italia dei Valori e il suo leader o un rispettabile comico. Onestamente non mi sembrano incarnino propriamente e interamente quello che io ho sempre immaginato come soggetto politico di sinistra (di quella sinistra di cui sopra). Tranne che Questa ragazza non si ponga unicamente l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla Democrazia interna al PD e sul concetto generale della Democrazia perché, questo caso, mi vedrebbe del tutto solidale con lei.
Certo questo è solo un blog. Certo Questa ragazza è molto carina e certamente non promette peggio del trovarsi tra i piedi certi Mario Adinolfi qualsiasi (c’è sempre un peggio). Dopo tutto questo e molto altro, che sarebbe troppo lungo aggiungere, resta la domanda delle domande: Vuoi tu un soggetto politico guidato da un esponente di un altro soggetto politico? Come se il gatto volesse farsi topo; come se il nero volesse farsi bianco, come se la Lega volesse essere partito politico, come se… Ci aveva già pensato Berlusconi (ricordiamo il Berlusconi industriale + operaio + commerciante + etc.) e prima di lui altri. Attenzione: non parliamo del rappresentante di una coalizione ma del rappresentante di uno dei soggetti di una coalizione che vuole rappresentare l’alleato. Ma forse sì! perché nasconderlo? infondo anch’io vorrei le tette.

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