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Posts Tagged ‘Partito Socialista’

Come la penso credo ormai sia chiaro. Chi è Lei, altrettanto. Mi prendo una pausa. A Spinea (che qui racconto, tra realtà e fantasia, come Spinola) domenica si vota per le primarie del Centro Sinistra. Lei è quasi più brava come candidata che come blogger, anche se sembra impossibile. Stiamo cercando di riprenderci la città.[Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Mannoia – La storia.mp3”]
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MARIANGELA VAGLIO

(nella rete, è Galatea)

si presenta alle Primarie del Centro Sinistra di Spinea del 8.02.2009

come indipendente di Sinistra con Spine@con

mariangela

da blogger a sindaco

la incontri anche in Facebook

pd

idv

ps

spineacon

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Credo non si fosse capito: io sono un uomo, un uomo di sinistra. Cosa vuol dire? Mai una risposta si è fatta tanto complicata. Solo alcuni anni fa sarebbe stato semplice. Ora non più. Lo sono perché lo sono. Ma forse è la parola che ha perso il suo senso. Lo sono è basta. Non è più una questione ideologica. E’ una questione di sensibilità. Non è militanza. E’ scegliere la parte. E’ un vestito; forse trasandato. Una pelle. Lo sono e non so essere altro. Lo sono perché quando sono nato ero nudo. Perché tutti nascono nudi. In un certo senso uguali. In un certo senso nudo sono rimasto. Lo sono perché ho fame. Una fame non mia; è la fame intorno, come una epidemia. Lo sono perché non sono nato giullare, né servo. Perché credo (ancora, testardamente) che l’uomo possa prendere in mano il destino dell’uomo. Perché voglio mangiare del mio piatto; del mio sudore. Perché non ho mai percorso le scorciatoie. E ne sono ammalato: ho allergia al potere. Di un potere che non è più solo arrogante, violento, prepotente; nemmeno subdolo. Di un potere (cioè di potenti, o piccoli che credono di esserlo) che è solo miope; troppo spesso stupido. Di troppi in cerca di padrone; a guinzaglio. Tenuti da una mano che tiene più guinzagli. Ecco una ragione: sono di sinistra perché odio la parola padrone. Ha un suono troppo assordante, imperioso, tronfio. Non fosse realtà sarebbe iperbole. E’ un superlativo assoluto; con una corte intorno. Una corte di cortigiani.
Ieri ero a casa mia. Non volevo uscire dal bozzolo. Non c’era nulla ad aspettarmi fuori. Solo con i miei pensieri. Un gusto amaro in bocca. Una mail sullo schermo. L’istinto di conservazione. Una inutile testardaggine. Un senso epocale di sconfitta, di scoramento. Guardo dalla finestra e la città non c’è. Forse non c’è mai stata. Ma la sinistra, quella sì! c’era. C’era? C’è solo una leggera nebbia. Ne ho un vago ricordo, lontano, un sapore, un gusto, di quella presunta retorica politica. Resto qui, in questo posto che nessuno sente suo. Dov’è Spinea? Spinea è una cittadina a ridosso di Venezia. Ventiseimila anime, circa (sia il numero che i soggetti sono approssimativi). Un piede dentro e uno fuori dai confini; veneziani lo sono e rimangono molti dei suoi cittadini. Tutti a dire da dove vengono, al massimo dove andranno; mai dove sono. A pensarci non vengono buoni pensieri. Chi mai potrebbe dedicargli una canzone, a Spinea.
Spinea è quel posto che qualche volta ho raccontato. Mettendoci del mio. Mescolandolo a fantasia. Di suo ha poco da raccontare. Ha molto da spettegolare, ma di quello è più prudente tacere. La mia Spinea ruota attorno ad un bar. Chi è già passato da queste parti lo sa. La mia Spinea ruota attorno ad alcuni personaggi. Magari anche singolari. Con delle loro specificità. Ho il dubbio che se ne trovino in ogni città, in ogni accampamento. Ricordate Gerardo cioè il Canapa? O Toni quattro polmoni? O Martino? E gli altri? E altri ne potrei introdurre.
Le belle donne. La dolce e ammiccante Violetta. Jomila col suo accento affascinante. Egezia che è nata nel mio stesso pianerottolo. Tiziana dalle lunghe leve e i lunghi biondi capelli. La rossa che è rossa e questo basta; ho sempre conservato un interesse per le donne rosse. Quella ragazza di colore che ha un sorriso che ha tutti i colori di un alba violenta. La gradevole Maristella, ma di lei se n’è parlato all’ingrosso, e definirla solo gradevole e scipparla di tutti gli altri suoi incanti. Avei forse dovuto nominarla per prima. La giovane donna allo sportello delle poste. E la signora Antonia, con il suo gran bisogno di parlare. E Alberta che quando canta anche gli usignoli la stanno ad ascoltare. E Giorgia che non cammina più, ma guarda ancora le cose con la stessa affascinata sorpresa. E Irene che arrossisce al solo guardarla. E quelle grosse di Marta.
E le brutte. Di queste ultime non si fa mai il nome. Anche a nominarla, Carla, comprometterebbe l’estetica del post. O la voce gracchiante e irosa di quell’altra. Per lei non si possono che usare i puntini sospensivi. Ma della prima non c’è uguale. Lei trova da ridire anche quando c’è solo da prendere il pane. E quell’altra con quel cagnolino orribile che abbaia a tutti e la fa da per tutto. Però lei la raccoglie, quella del cane. E quell’altra ancora che guarda tutto e tutti solo da dietro i vetri chiusi. O quella che non manca mai dalla parrucchiera per non perdersi gli ultimi pettegolezzi. E quella che sa tutto dell’ultima edizione del Grande fratello. E continua a dire ossessivamente che quelle di Cristina sono troppe. Che una donna dovrebbe essere donna. E infine quella che il marito se n’è andato e tutti a dire poveretto.
Personaggi che potrebbero stare in ogni posto, in ogni storia, in ogni romanzo. E poi Sileno, e Ruggerio, e Battista, che il nome da servitore gliel’hanno dato i suoi fin dalla nascita, Ambrogino, proprio come quello d’oro, che non è mai stato a Milano, Andrea che non ci abita né mai ci abiterà ma che è uno dei grandi numi tutelari, Mirmidone il timido e GianAntonio che è stato dio ma anche satana e ha duemila anni e anche altri ancora, e l’astronave in avaria parcheggiata poco lontano, ed è morto più di due volte prima di ricostruirsi, in parte bionico e in parte no; a lui hanno rubato la memoria ma ricorda tutto, e ne ha altre mille storie da raccontare, ma le sue storie sono nate dopo un incidente, e Gisello che ha preso i voti e poi s’è spretato, e Galileo che impasta il pane perché di studiare non ne ha mai avuto voglia, e Nazzareno ch’è preoccupato poiché anche a lui stanno chiudendo la fabbrica, e Elisabetto che a tutti quelli che incontra chiede una sigaretta, e altri ancora.
Recentemente si sta facendo protagonista Guglielmo Stuarda. Dovrei far ricorso a tutta la mia fantasia. Anche tacendo sarebbe parlarne troppo; dargli una importanza. E’ sempre stato nulla. Si sta ritagliando un ruolo e resta nulla. Insomma una folla, gente che passa, che si può incontrare; a cui fare un sorriso o risparmiare anche su quello. Alcuni hanno una idea politica, ma non è necessario. E ci sarebbero anche i resuscitati di cui parlare. Qui, a Spinea, si dovrà comunque decidere che governo darsi. Si comincia a pensare che è meglio pensare prima alle prossime amministrative che pensarci dopo. I cittadini di Spinea sono litigiosi come quelli di ogni altro posto. Passionali a gradazione zero. Prima del tempo ci saranno molte sinistre e altrettante destre. Magari poi proveranno a parlarsi. A tempo debito. Quando sia questo tempo mica è dato a sapere. E si parleranno senza barriere ideologiche. Capita così di assistere a dei veri virtuosismi, a dei tripli salti mortali, e voilà! chi era di qua te lo ritrovi di là e viceversa. Insomma niente ci distingue dagli italiani.
spineacon La politica è quella che ha creato mostruosità come la Striscia di Gaza. Che toglie la terra ad un popolo e si inventa uno stato. La politica a tante cose e anche il loro contrario. La politica è quella che quando tace parlano le bombe. La politica è anche ideali e passione. All’inizio dicevo che sono uomo di sinistra. Mica che sia così facile; semplice. Abbiamo escogitato di dare un riferimento a tutti quelli di questa martoriata parte che non si sentono rappresentati dagli attuali partiti, che non si riconoscono in loro o che non hanno referenti nella scena politica locale. Ci siamo inventati un movimento e gli abbiamo dato nome Spine@con. All’inizio sembrava tutto facile. Proseguendo si è rivelato tutto molto più che difficile. Ora, per il momento, Spinea ha una coalizione di centro sinistra. Ora, per il momento, vi partecipano quattro soggetti politici, compresi i pochi pazzi che mi stanno attorno:

pd

idv

ps

spineacon

I candidati saranno quattro, tre li propone il Partito Democratico. Noi invece appoggiamo una donna, giovane, carina, colta e intelligente; un’indipendente di sinistra

(tutte novità per una candidato Sindaco)

Mariangela Vaglio

candidata alle primarie della coalizione di Centro Sinistra

per il comune di Spinea (VE)

Fiorella Mannoia: La storia

[Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Mannoia – La storia.mp3”]

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matrioskaUn fantasma si aggira per l’EuropaE attraverso i muri / attraverso le porte / passano i fantasmi / delle persone morte / passa il desiderio / di zombie proletari / che solo nei silenzio / sanno illudersi uguali / passa un sogno perduto / di ricomposizione / ma come ricomporre / un bacio un’emozione
Certo che mica sarebbe affar mio. Eppure, a volte bene, a volte meno, ho lavorato sempre con socialisti. Poi ci sono alcune altre piccole sfumature. Come in ogni parte di questo maledetto paese anche a Spinola ci sono molti socialisti. Molti più dei voti che poi il Partito riceve in qualsiasi tornata elettorale. E ci sono un’infinità di socialisti e socialismi. La cosa desta curiosità e confusione. C’è, a piede libero, un intera folla di individui che si dichiarano socialisti. Non di esserlo Stati ma di esserlo; meglio essere precisi per non essere tacciato di faziosità. La quantità di questa folla è composta da persone che militano in altri partiti o liste, tranne qualcuno, quei pochi, che si sono ritirati a vita privata. Poi ci sono quelli che hanno una regolare tessera in tasca, regolarmente acquistata e relativa all’anno corrente; magari faticata. Loro avrebbero tutti i diritti di definirsi socialisti. Spesso devono spiegare il come e il perché.
Gli altri ultimamente fanno circolare una nuova strana teoria: “siamo socialisti ma militiamo in altri partiti perché il partito socialista non esiste più“. Non fosse grave la giustificazione sarebbe ridicola. Ieri ero seduto comodamente al bar da Clara quando sono stato raggiunto da Cristino Limitato che si è seduto di fronte a me. Cristino è ex di molte cose tra le quali assessore, e per questo lo chiamo ironicamente onorevole, ma lui sembra compiacersene. E stato a questo punto che s’è unito a noi Massimo Oscuranti noto ai più come Sir Biss, per motivi tanto ovvii che mi sembrano persino superflui da elencare. Massimo, detto ancora seicento voti per una sua disinvolta iperbole, è o è stato un sodale di Cristino, un vero fedelissimo, se nel suo caso si può usare questa espressione. Naturalmente, tra accuse reciproche, si son messi a parlare di politica. Poi di io sono socialista. No! io sono socialista. Al momento non ricordo se uno dei due abbia detto un ma io lo sono di più. Dopo un po’ che me li sentivo cercando di non infastidirmi, e anche un po’ che cercavano di provocarmi in lingua, ecco arriva quella osservazione, già sentita anche frequentemente nei giorni precedenti ad altre varie fonti, su il partito non c’è. Era forse l’unica cosa che li accomunava: il fatto che entrambi non riuscivano più a trovarlo pur frugandosi in tasca.
Ho provato a spiegare che non mi risultava. Che magari non tanti ma almeno uno c’è. Alcuni giorni prima avevo sentito il segretario, si! del Partito Socialista, che aveva anche un nome: Nencini, come quello di un vecchio corridore ciclista, parlare per televisione. Non era una controfigura che interpretava un ruolo. Una, come si dice, fiction. E poi mica lo sapevo per sentito dire. Lo sapevo proprio da una fonte attendibile, da me stesso. Gli ho fatto presente che avevo recentemente attraversato vari livelli di congressi di questo partito per averne la massima conferma. Che anche se sembrava, a loro, incredibile c’era ancora un Partito Socialista e pure un’idea socialista; che forse quella non può proprio morire. Tutto questo nonostante i grandi e infimi nomi finiti in mille altri rivoli politici.
Non credo che a Cristino interessasse ne quella ne nessun altra osservazione. Mentre me ne andavo alla cassa lui si è alzato e se n’è andato. L’ho visto allontanarsi con un altro della sua pasta, Zazà. Quest’ultimo, sempre testardamente senza tessera, orgogliosamente, pare oggi sostenere il candidato di un partito di una parte e allo stesso tempo anche il candidato di una lista dalla parte opposta. Qualcuno forse dovrebbe spiegargli che non siamo ancora in par condicio e magari anche cos’è. Non mi soffermo nemmeno sul fatto che ultimamente sembrano anche un po’ restii a passare per la cassa per pagare le loro consumazioni.
Per non crearmi troppi nemici voglio aggiungere e precisare che per quelle signore, le donne di malaffare, ogni posto è buono. Vengono da ogni dove e si accasano appena trovano un posto in cui mettersi comode.
Gianfranco Manfredi: Zombie di tutto il mondo unitevi

E attraverso i muri
attraverso le porte
passano i fantasmi
delle persone morte
passa il desiderio
di zombie proletari
che solo nel silenzio
sanno illudersi uguali
passa un sogno perduto
di ricomposizione
ma come ricomporre
un bacio un’emozione
passa un sogno suicida
che dice che ha sparato
a un cuore che non c’è
al cuore dello Stato
passa un sogno che canta
l’ultima ideologia
io voglio la sua testa
la testa di Maria
Maria che non esiste
che è solo una canzone
Maria che non è bella
neanche come nome

E attraverso il rifiuto
attraverso i rifiuti
abbiamo trovato asilo
su mondi separati
e per comunicarci
il menù di domani
possiamo solamente
far segni con le mani
e fare le boccacce
d’un linguaggio inventato
che non emette suoni
emette solo fiato
con un po’ di paura
che un intellettuale
capisca anche il silenzio
e lo voglia svelare
e ci tolga la voglia
di non capire niente
vìvendo come corpo
anche la nostra mente
sapendo che comprendere
vuole dire abbracciare
ma se l’abbraccio è morsa
vuol dire strangolare
sapendo che la morte
non è così lóntana
siamo noi che l’amiamo
non è lei che ci chiama
perché siamo i fantasmi
del fantasma d’Europa
che di carne e di sangue
ne ha conservata poca
e dice con sospiro
come un basso profondo
unitevi di nuovo
zombie di tutto il mondo

Da tutte le paludi
da tutte le galere
lasciando le famiglie
lasciando le bandiere
che vogliono bendare
questi corpi straziati
noi non li nascondiamo
questi corpi spezzati
ci si vede attraverso
ci si vede lontano
trasparenza assoluta
che sí tocca con mano
trasparenza che dice
che oltre questa storia
ce n’è una più bella
e non è la memoria
e non è nostalgia
che i ritratti conserva
di noi quando da piccóli
avevamo la barba
è la storia segreta
la storia parallela
là dove íl nostro inverno
diventa primavera.

(inviata da Mohamed il Lavavetri)

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Logo del Partito Socialista Europeoscacchiera con scacchiPadova, Sheraton Hotel. Congresso regionale del Partito Socialista. Martino non ne sa di congressi. Gli ho spiegato che si fanno nei corridoi, ma beato iddio, nei corridoi dove si parla e si ascolta. Lui si trova continuamente solo e nel posto sbagliato, con la preoccupazione di scansare il barman che cerca l’ordinazione.

Nessuno se ne va o almeno i primi disertori, che cedono alla stanchezza, son pochi e lo fanno alla chetichella. Si! se ne andranno a poco a poco in sordina. Attaccano i piccoli notabili dalle rovinose rovine dei piccoli comuni. Gente senza arte ne parte. Quasi tutti col compitino scritto. Qualcuno se lo deve esser fatto scrivere dal fratello maggiore, sopravissuto all’ultima guerra, probabilmente invalido in casa. Qualcuno si spinge fino a partire dall’ottocento per sostenere… nemmeno lui sa cosa. Forse un sopravissuto orgoglio. Eppure tutti sono d’accordo con tutti; naturalmente prima dei distinguo. E’ palese che sui circa cento presenti le tesi non sono tre ma almeno, a farla breve, un centinaio.

Tutti vogliono parlare per poter un indomani, vedi mai, dire che loro c’erano. E tutti vogliono splafonare il tempo loro concesso. E’ una sorta di gara a chi cede dopo. I restanti entrano ed escono distratti. Ognuno ha a disposizione almeno cinque “concludendo“. Uno la racconta alla sua donna imperterrito per conto suo e non è certo di politica che stanno parlando tanto fittamente, il suo chiacchiericcio fastidioso è veloce quanto una mitraglia. Si giustifica che è un pacifista. A me sembrava solo un maleducato.

Qualcuno stigmatizza sulle campagne fatte. Per esempio… sul culo della D’Abbraccio, pseudonimo di Emilia Cucciniello [vedi manifesto], per i muri di Roma. Comincio a capire il richiamo d’apertura alla famosa senatrice. Infondo è la senatrice che ha “mandato per strada” la povera “attrice”. Le ha letteralmente chiuso il posto di lavoro. Si! non è stata una scelta felice. Non chiedetemi quale. Non saprei che dire. Ho una scusa pronta: mica sono socialista. Forse si sottende che mica si possono mandare, allo stesso modo, a lavorare i tromboni. Un po’ per il mondo del lavoro, un po’… insomma non l’hanno mai fatto. Sarebbe una crudeltà bella e buona. E poi è storia che le seconde linee sono peggio delle prime. Comunque lunga vita al culo della compagna D’Abbraccio.

Nel Grande Nulla qualcuno canta le esequie degli altri morti; qualcuno spiega che il partito che si deve andare a costruire è il Partito Liberale anche se potrebbero continuare a chiamarlo Partito Socialista; qualcun altro spiega che il Partito Socialista è sempre stato un po’ di sinistra e un poco di destra e per il resto, di quel che rimane, anche un poco di centro; qualcuno precisa che l’opportunismo è una spazio politico reale; qualcuno teme da Brunetta che si possa assimilare qualche presente ai fannulloni del pubblico impiego, sarebbe ingiusto perché, pur non avendo mai fatto un cazzo, loro fanno danni e la chiamano politica; qualcuno sospetta che ci si dovrebbe occupare dei problemi reali del paese; un medico spiega varie volte d’essere medico, di non aver mai fatto politica e d’essere imbarazzato a parlare davanti a De Michelis, vorrebbe soffermarsi anche sulla malasanità e allora ci legge un estratto da un articolo di giornale, forse Repubblica o forse La Padania, non lo precisa, e, a parte errori dovuti all’emozione, la cosa (e la parte) non risulta chiara.

Ci prendiamo una pausa, anche a rate il troppo è troppo. Si siede al nostro tavolo quel tale innominabile, per la privacy e per risparmiarmi ritorsioni, che per cognome si chiama proprio come quel legno duro e scuro, e pregiato, il legno, usato in ebanisteria. La sua pelle ha lo stesso colore del legno. La sua testa la stessa consistenza del legno. E’ quello che ha definito il compagno Turati uomo di destra. Vorrei alzarmi per andare a prendere un cinar, visti i prezzi non mi resta che cercare il bagno anche se non mi scappa. Lì, in bagno, si fa in fretta perché non arriva l’aria condizionata. Non so perché ma il pranzo mi sta ancora sullo stomaco ed è in numerosa compagnia.

La mozione UNO, che vorrebbe proprio, unitariamente, sostenere il compagno Nencini, decide rammaricata di non poter votare perché in provincia di Treviso i lavori congressuali non sono andati in modo adamantino. Sembra siano stati invitati solo quelli della TRE o almeno tutti o parte della UNO sono stati invitati solo a congresso concluso. I sostenitori escono dalla sala. In realtà mi alzo, io che centro come i cavoli, assieme a Martino. Così siamo in tre con Cresco. Non mi guardo indietro per paura di essere seguito.

Forse è meglio che non mi sia preso appunti, almeno la memoria dimentica qualcosa e sa essere meno cruda. L’ultima volta hanno anche fatto l’appello. Forse ce ne siamo andati prima. Anche solo assistere alla politica è una gran fatica. Difficile resistere fino in fondo. Non ho nemmeno avuto il tempo di leggere il giornale. Magari fuori, in qualche parte d’Italia, è successo qualcosa.

Rino Gaetano: Nontereggae più [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/NuntereggaePiu.mp3”%5D

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Logo del Congressoscacchiera con scacchiPadova, Sheraton Hotel. Congresso regionale del Partito Socialista.

Si aprono le danze. Sale sul “pulpitoCrema, un altro che le cose mica se le lascia dire. Come tutti è per un rinnovamento che faccia emergere una nuova e giovane generazione, tranquillizzato che la cosa è di per sé impossibile. Basta infatti un occhio alla sala per capire che può dormire sonno tranquilli almeno per il prossimo ventennio. Naturalmente come gli altri tromboni è della tre. Mi ricorda qualcosa che diceva all’incirca “rinnovamento nella continuità“. Anche lui se la prende con tutti ma difende anche tutti, compreso De Michelis, non vorrebbe mai se la fosse presa. E poi così lo lascia libero di non rispondere alla provocazione di Cresco che, da parte sua, l’aveva coinvolto.

Segue, alla faccia degli assenti (ma si sono già sistemati, loro), Vazzoler, l’ultimo dei cosiddetti grandi cioè il penultimo dei notabili (nel caso del grande cardinale anche nottambuli). Qualcosa non torna forse perché lui non lo sa. Infatti nel caso Vazzoler c’è una complicanza, oltre a non aver da dire non sa come dirlo. E’ una concessione democratica la sua appartenenza ai grandi. A chi non lo conoscesse sembrerebbe già giunta l’ora dei mediocri, dei dilettanti. Il nuovo? ma forse è il momento giusto. Fa da apripista. Subito dopo parlerà il sultano così si noterà meglio la qualità.

Infatti si alza, atteso, l’ex ministro (avete letto bene) De Michelis. E’ proprio vero che i principi curano poco la parrucca e sotto non lavano i capelli. Qualcuno osserva che pare invecchiato. A me non pare. Certo non ringiovanito. Lui non è uomo da rinnegare e per questo non lo sa, conferma tutto, compreso l’orgoglio di essere sempre stato socialista, a qualsiasi tavolo si sia seduto a cena. Si sente subito il politico che parla il linguaggio alto della politica. Non dice nulla ma lo dice bene, in modo forbito. Con i verbi e gli articoli al loro posto. Senza bisogno di suggerimenti. Non fosse per il cosa il come desterebbe tutta la mia meraviglia. Emulo di una famosa scuola di tessitori prosodianti bizantini dice tutto e tutto il contrario. Lui i grandi democristiani li ha conosciuti dal vero, mica ciccioli. Dove vuole andare a parare? Intesse la sua fitta trama. E’ d’accordo perfettamente su tutto con quanto sostenuto dal compagno Nencini. Quando avrà finito avrà dimostrato che quel Nencini ha detto solo una sfilza di cavolate che non portano da nessuna parte. Lo avrà letteralmente smontato.

Lui, il cardinale veneto, apre a qualsiasi ipotesi e non ne chiude nessuna. Fermo restando strenuo assertore della mozione TRE, si tratta del posto di lavoro mica di carabattole, non abbraccia nessuna tesi per poter sposare quella opportuna al momento opportuno. Le sue parole corrono veloci ma chete e si muovono troppo alte per i buzzurri. S’è lasciato però scappare che gli ex socialisti sono proprio ex (forse quasi senza ritorno ne clemenza per loro), ma infondo, come Brunetta, hanno conservato un comune sentire. Per tutti ci sarà un tentativo flebile di applauso, in questo caso è leggermente più convinto, i fannulloni hanno più nemici che voglia di riposare. Infondo e facile colpire un bersaglio fermo, anche se a salve; è sempre più semplice centrare un nemico esposto, ferito. Quando ha finito di parlare si capisce che il congresso sarebbe terminato e che nulla può essere cambiato, non senza la sua benedizione. Si controlla prima di quanto mi aspetti e non pronuncia l’attesa benedizione: “la messa è finita, andate in pace“.

Se non è stata tutta colpa di Boselli¹, certo Angius dev’essere uno che per portare sfiga ne porta a cariolate.

Xe caldo, xe umido, par de sofegar / e semo più in merda de sedese ani fa“².

Alberto D’Amico: Cavarte dal fredo³ [Audio http://se.mario2.googlepages.com/CavarteDalFredo.mp3%5D

Qualora, in Explorer, il suono della canzone risulti distorto potrà essere ascoltata solo attraverso il lettore residente nel Vs. PC cliccando in questo link: Cavarte dal fredo

[CONTINUA E FINISCE (non se ne poteva più) DOMANI]


1] Chi dovesse incontrarlo è pregato di ricordarsi che i Socialisti non sono giustizialisti (o si?).

2] Quando son stati beccati tutti con le mani nella marmellata.

3] Spero che il mio dialetto non renda troppo difficile seguire il testo della canzone.

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scacchiera con scacchiPadova, Sheraton Hotel. Congresso regionale del Partito Socialista. I lavori si dovrebbero aprire con la proiezione di un documentario sulla senatrice Merlin Lina. Protesta in sala, quasi una rivolta, “l’abbiamo già visto“. Poco male, si prosegue con la curatrice del filmato, una donna con una grande cesta di boccoli in testa, che ricorda la figura della senatrice Merlin Lina (quella che ha chiuso le case chiuse) mentre scorrono le immagine mute. C’è un giovane in sala e solo disinteresse. Martino osserva che “era una belladonna” e subito sullo schermo si salta di una ventina d’anni e quella è già vecchia. Le immagini scorrono mute e vedono più la curatrice, con il suo gran turbante di riccioli scuri, mentre parla dal vero, che la stessa senatrice Merlin Lina, oggetto del (fortunatamente) breve cortometraggio.

Foto di Riccardo Nencini

Poi… è lo stesso Nencini, che di nome dovrebbe fare Riccardo, anzi lo fa per certo, a presentare, per primo, la sua mozione TRE. In realtà, con quel nome, più che ricordare uno dei grandi, assomiglia ad un addetto alle onoranze funebri (forse è stato scelto proprio per questo). In verità, con calma pacata, lui traccia un profilo anche chiaro del Partito che si aspetta, e pone molti paletti; forse fin troppi. Nessun dialogo con una sinistra massimalista e antagonista, insomma con il vecchio Arcobaleno. Nessun dialogo possibile con il giustizialismo dei DiPietristi. Con il PD invece si può e si deve parlare e solo con quello. Quelli (il PD) stanno già a mangiarsi le unghie sui loro errori. Probabilmente dopo la presentazione, se non sono schiattati dalla grande emozione, staranno a toccarsi le balle.

Per la UNO prende la parola Angelo Cresco con la sua aria da tribuno e il verbo enfatico. Arringa la platea e ricorda gli errori e c’è n’ha per tutti, compresi i presenti, con una chiara dedica a De Michelis, ma si sa che tra loro non è mai corso buon sangue. Quello scorso, di sangue, deve essere stato di semplici compagni di base perché alla fine, si sa, certuni trovano sempre da sedere. Inveisce contro il vecchio e contro i tromboni (o trombati che dir si voglia) e conclude affermando che la sua idea del Partito è del tutto diversa o quasi, ma, in nome dell’unità, non avendo la sua mozione un candidato, appoggia la candidatura Nencini. Questo permette anche a Martino di scoprire chi candida.

Poi è la volta di uno della mozione DUE (ricordate? quella delle mutandine) cioè di un nessuno. Un povero diavolo, pieno di ciccia sudata che gli trabocca dalla camicia (nera). Si scusa poiché chi doveva sostenere il progetto politico ha avuto il gusto (come altri scherzosi) di nemmeno presentarsi, e così l’hanno raccattato all’ultimo. Naturalmente ci tiene a stare sul vago o cerca di farlo. Non è aduso a parlare davanti ad una platea, ma almeno ha una cosa da dire e un candidato alternativo e concordato (che sono la stessa cosa): Pia Locatelli [mestiere donna].

Dimenticavo che una delle loro parole d’ordine è: “Per una linea politica autonomista e corsara” (e questa m’è piaciuta e non è nemmeno farina del mio sacco).

Giorgio Gaber: La nave [Audio http://se.mario2.googlepages.com/Lanave.mp3%5D

N.B. in realtà qualcuno che cerca a sinistra un posto per la sinistra c’è anche da noi. Un esempio.

[CONTINUA DOMANI] Per gli altri un consiglio: andate al mare o dove volete, ma non con questa nave.

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