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Posts Tagged ‘PD’

Io ve lo consiglio, anzi: andate a leggerlo. Non potete perderlo.

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spinola

Dovrei raccontare qualcosa di Spinola. Lo ripeto: a Spinola non succede nulla che non succeda in ogni piccola città del piccolo regno. Nessuna grande nuova tranne una che grande non è. Le sue strade sono state percorse da un attimo di panico quando da Roma si è ventilata la notizia che il “grande” PD (nel senso di Partito Democratico; pregovi notare che ho evitato qualsiasi gioco ironico) volesse scegliere il nuovo segretario attraverso lo primarie. Non per un dissenso sostanziale sul metodo. Vorrei chiarire il mio pensiero. Io credo che le primarie siano un grande passaggio democratico; se sono primarie serie. Il panico è sorto perché dalle ultime primarie che abbiamo tenuto per trovare il candidato per le prossime amministrative sono passati a oggi quindici giorni. Fare primarie ogni mese oltre che stancante mi sarebbe parso frustrante; quando ancora chi ha perso non ha capito di aver perso.
Le primarie, fatte nel modo in cui si stanno, ad oggi, facendo, più che scegliere divide. Noi ci abbiamo partecipato. Erano primarie di coalizione e noi abbiamo presentato, se ne è parlato in questo blog (l’ultima volta qui), un candidato indipendente di sinistra. Il alternativa due candidati interni al PD che all’ultimo son diventati 3. Il nostro candidato, cioè Lei, ha anche proposto delle idee in un deserto di silenzi. Ci siamo imbattuti in una guerra per bande. Un imbarbarimento del confronto dove si sono scannate le varie anime interne del PD, le correnti che più niente hanno a che fare con posizioni politiche o ideologiche ma ruotano attorno a “capi bastone”. Spesso ad ambizioni piccole e mal riposte che trovano gregge a seguirle.
mariangela-icona Personalmente non ho altre recriminazioni. Abbiamo ottenuto un risultato più che buono, confortante. Mariangela ha riscosso apprezzamento e rispetto. Il mio è un discorso che si ferma in generale. Almeno altri due candidati erano un’ottima scelta. Forse, tra quelli che restavano, ha vinto il migliore. Toglierei, a questo punto, anche il forse. Certo che, sempre in generale, mi chiedo perché fare delle primarie per arrivare alla deludente considerazione che tutti vengono a farti i complimenti e ti senti pure preso per i fondelli, anzi proprio per il culo. Quasi all’unanimità è stato detto “la vostra candidata era in assoluto, per tutto, la scelta migliore da contrapporre al centro destra. L’avrei votata se non avessi dovuto votare il «mio» candidato“. E’ così che vanno le cose. Così riduciamo la democrazia. E poi stiamo a lagnarci, e sono gli stessi, che la gente si allontana dalla politica e se ne disinteressa.
Nel frattempo gli altri sconfitti hanno ripreso la guerra perché non hanno digerito una democrazia della sconfitta. Parlarne e amareggiante e allora vi parlo della signora Luigia. E’ emigrata in altro comune recentemente. Abitava, in un modesto appartamento fronte finestra degli Assunta, la signora Luigia. La signora Luigia non aveva molta simpatia per quella donna, la Assunta, si sa! soliti immigrati anche se nostrani, cioè terroni, che non era nemmeno facile capire quello che dicevano quando parlavano. E poi com’è possibile avere un nome per cognome e oltretutto da donna, così perché il marito risultava Santuccio Assunta? Senza parlare degli odori che fuoriuscivano da quella finestra quando quella donna cucinava. Ma lei gli era capitata e quando capitava (spesso) l’occasione con chi altri avrebbe potuto spettegolare con la stessa comodità?

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politica3Mi ero riproposto, a suo tempo, il sabato, di commentare, eventualmente, qualora ce ne fossero, fatti e notizie di attualità. Da un po’ di giorni tengo sottocchio i giornali e le news. Cerco di tenermi aggiornato e al corrente. Non che non ci siano novità. E’ che ho cercato bene e non sono riuscito a trovare, da nessuna parte, il cartello: “Siete su scherzi a parte“. Avvertitemi se mi sono distratto.

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A volte ripetersi non è un difetto ma una necessità. Perché il piccolo e nato malfatto? Possiamo dare colpa alla levatrice? Forse che si, forse che no.
L’Italia ha bisogno di un soggetto politico che rappresenti le istanze progressiste, laburiste, socialiste, riformatrici, etc. chiamiamole come si vuole. La catastrofe del governo Prodi crea la necessità della creazione di un soggetto politico che rappresenti le istanze progressiste, laburiste, socialiste, riformatrici, etc. chiamiamole come si vuole e di farlo in tempi bravi. Quello che il paese si aspetta dai tempi tangentopoli Uolter Ueltroni pensa di inventarselo in pochi mesi; la storia, se non da appuntamenti, nemmeno aspetta. Tra il prima e il dopo cosa ci racconta la cronaca? La cronaca racconta di “una metà del paese” (beh! molto quasi, scarseggiante) che sa dire ma non fare. Che critica sprezzante e con argomenti (fumosi) ma che non propone soluzioni. Che cerca di rimuovere i problemi che affiorano sia nella società, che nell’economia, che nella democrazia. Come si diceva una volta: una sinistra che (per vizi congeniti) sa essere solo opposizione (piangina). Cosa ci racconta la “cronaca al passato prossimo” al proposito di come viene concepito il bambino? Non vi è un vero e proprio scioglimento dei due maggiori partner che dovrebbero andare a fondare questo nuovo soggetto politico (magari l’ho già detto). Questo comporta che non si passa attraverso una “assemblea costituente” ma solo ad un “congresso fondativo” (in realtà è una vera e propria fusione a freddo) che cerca di armonizzare inutilmente le varie anime dei due e, soprattutto, le varie strutture. Ne consegue che il dibattito (e i suoi veleni), che non si fa e risolve prima, resta da affrontare. Che quei veleni e contraddizioni e ambiguità e ambizioni fanno parte genetica del nascituro. L’identità e il programma del nuovo “partito” mancano puntualmente. Ma il buon Uolter fa di più: non apre nemmeno un dibattito con le forze più vicine ovvero usa, nei confronti di ex-alleati, due pesi e due misure. Mi sembra emblematico che un partito che entra nella Internazionale Socialista si trovi costretto a doversi definire (le necessità mi sono oscure) non di sinistra, e non cerchi di rappresentare e associare le vere istanze socialiste che (anche se poche e malamente e scarsamente rappresentate) sopravvivono nel paese. Perché poi il paese, e il suo elettorato, dovesse premiare, con la maggioranza, questa alchimia mi risulta oscuro. Perché gli italiani dovessero dare fiducia ad un governo suicidatosi, ugualmente. Il nuovo sembra già vecchio e assomiglia più che ad un partito ad una associazione amicale (usando un termine molto amato da un amico). E’ naturale che perse le elezioni, passato l’estate, mancati vari appuntamenti, non definita ancora una strategia politica e nemmeno un linguaggio, il Partito Democratico è ancora immobilizzato a definire ruoli e a risolvere le divergenze interne. Tutto questo porta ad una deriva continua. Allarmante però è la certezza che è la Politica ad essere in crisi (in una crisi strutturale), non parte o in toto i soggetti politici. Ma questo forse non è, in Italia, un problema dei nostri giorni. Forse è un problema nella nostra storia.

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A lagnarsi che nulla si muove c’è il rischio di invitare a muoversi il peggio. Comunque doveva covare sotto le ceneri. Ma poi neanche molto: era una sorta di segreto di Pulcinella. Forse solo io, illuso, speravo fosse satira.
In realtà non sono una gran giocatore di scacchi; non sono nemmeno un mediocre giocatore di scacchi. Sì e no ricordo come si muovono i pezzi. E sotto sotto non sono nemmeno poco impaziente. Una cosa la so: quando hai il nero, cioè quando non hai il bianco, perché parlare di nero mi disturba la prosa, se sei furbo (leggi assennato) miri al pari. Se viene qualcosa in più viene. Forse qui io, e tutti noi, abbiamo sbagliato. Siamo andati all’attacco pensando che la politica si può anche cambiare. Che può tornare una cosa seria. Che può fare gli interessi di tutti e non di qualcuno. Che può essere usata per cercare di costruire un paese, una città, un vivere migliore.
In estrema sintesi, perché i fatti locali non interessano che i locali. Il buon Ersilio ci accoglie con gentilezza. Quasi contento di vederci. E’ diventato nonno di un vispo maschietto. La notizia è in tempo reale. E’ disposto a tutto. Ci offre il grappino. E’ d’accordo su tutto. Ottime idee. Alcuni giorni dopo ha “occasione” di sentire Vittorio Bozzolan. Non è proprio più d’accordo su tutto, qualcosa non gli garba, anzi non è d’accordo più quasi su nulla. Ma non s’era detto parità e rispetto per tutti? Devo essermi distratto o la memoria fa brutti scherzi. Ora spiega a Martino anche che è meglio che non metta quella cravatta in campagna elettorale perché fa troppo poco estremista. Infatti Martino non lo è mai stato e la cravatta l’ha sempre portata con disinvoltura. Alla fine aggiunge che per chi governerà il gregge decideranno loro. Già mi devo guardare dai camaleonti. Mi resta una domanda: Chi potrà convincermi che la nostra ipotesi, il candidato ancora senza nome ma con un volto, è peggio presentabile (e soprattutto meno vincente e, pertanto, convincente) del solito Godzilla? Non è forse che anche gli ideali hanno bisogno di stare seduti comodamente, e che, comunque, ci si preoccupa prima del proprio piccolo orticello (gruppo o partito che si voglia, e culo) che del pericolo di poter anche vincere?
E’ più importante che prenda più voti la propria lista o che l’insieme della coalizione governi in comune? Per me la domanda sarebbe scontata; già! ma io in politica sono sempre stato in piedi. Non mi sono seduto su una carega nemmeno se era del bar o per stanchezza. Non che la scelta sia stata indolore ma ho sempre dormito senza rimorsi.

Mi piacerebbe proprio avere pareri più competenti; che poi il nostro, quello proposto, è un modello che va bene in tutte le occasioni, sia da mattino, che da pomeriggio, che da sera.

Se non ci sentiamo prima ci sentiamo puntualmente mercoledì prossimo che sul calendario fa, se non sbaglio, 26.

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Nemmeno ferragosto può indurre a arrendersi. A non riflettere. Era un estate di molti anni fa. Io, e la mia famiglia, allora la mia famiglia non ero ancora solo io, e non ero diventato quella cosa con le radici piantate troppo in profondità al terreno, ci siamo inerpicati dalla forcella Staulanza in Val Zoldana. Andavamo spesso in villeggiatura da quello parti. Quel giorno volevamo raggiungere le orme dei dinosauri. Non abbiamo dovuto camminare troppo, il terreno non era troppo scosceso, e non c’era certo il caldo che fa oggi qui. A dire il vero non è che mi abbiano lasciato una grande impressione. Somigliavano a tante piccole depressioni, imperfezioni, che si formano sulle pietre. Dovevano essere anche loro piccoli; quei nostri antenati. Perché racconto questo. Chi ha seguito l’evoluzione di questo blog, attraverso i post, sa che ho cominciato a delineare un sogno che cominciava a ronzarmi in testa. I sogni son belli ma non sempre ti accompagnano anche durante il giorno. Allora avevo percorso quella strada con tante aspettative, forse oggi ne nutro meno. Ne valeva la pena? Non lo so. Allora sembrava una cosa insolita e un motivo valido per una scampagnata. Oggi lo sembra meno. Basta che si avvicinino le elezioni e i dinosauri tornano a comparire. Come usciti dal loro quinquennale letargo. Col loro goffo incedere di sempre. L’ironia sta nel fatto che sono gli stessi che hanno condotto i loro eserciti alla sconfitta in due tornate elettorali precedenti.

Abusano parole che sembra che solo in politica prendano significati differenti. Due conti del “casoin¹” e distribuiscono le carte, ma le hanno già guardate. La distribuzione e quantomeno barata. Hanno paura della loro ombra ma hanno l’orgoglio delle loro idee che, seppure si sono dimostrate sbagliate, non riescono a emendare o rinnegare o cambiare a distanza di secoli. Come, a parole, dicono loro: per cambiare la politica ci vogliono uomini (e donne) nuovi. Dovessi dirlo per l’ultima volta ma stringo tra le ciglia un sogno perché io, nonostante tutto, voglio bene a questa mia città (di adozione).


1] Negozio di alimentari. E’ un modo di dire dialettale che equivale al dire: i conti della serva.

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Precari, Pd attacca “Ritirate quella norma”

Eppure è una norma basilare del calcio: “Se non si tira in porta è un po’ difficile fare gol“.

Se ci fosse una miliardaria disponibile, purché belloccia, mi offro a darle volentieri una mano a spenderli.

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Eppur si muove“. Ricordo di ricordare che qualcuno deve aver detto qualcosa di simile, ma in quel caso era vero che si muoveva, anche se non ricordo cosa. Nel nostro caso di certo c’è solo che continuano a girare. Questo però solo per quanto riguarda l’attuale opposizione. Infatti l’offerta per ora più alettantante del partito di maggioranza relativa, “Spinola Democratica“, resta il votare il proprio simbolo e il candidato avverso; in alternativa, considerando che tra tutti il meno peggiore è sempre quello che non è stato presentato, prendere tutto e andarsene al mare “affanculandoli” tutti all’ingrosso.

Si diceva che dal centrosinistra nulla trapela se non un testardo assenteismo, anche fisico. Invece solo noi siamo arrivati a scoprire, e questo è uno scup (e ripetiamo vero scup), ché, nell’immobilismo feroce, si è divincolata una idea una, affiorando alla superficie stagnante della politica di opposizione. E c’è già anche uno slogan: Non abbiamo ancora un nome ma abbiamo già un volto.

Stiamo facendo tutto il possibile per scoprire prima possibile l’identità del volto del candidato (ops. candidata) sindaco (ops. Sindaca, che già non sarebbe una disprezzabile innovazione) di cui lo slogan, mentre i manifesti sono già in stampa. Anche per il programma c’è tempo e il tempo può sempre aspettare il tempo. La riproduzione che presentiamo è stata direttamente fotografata segretamente dalla bozza che stava per essere inviata in stamperia, sembra ancora priva dell’autorizzazione di Vittorio Bozzolan.

La realtà facilmente rintracciabile è che mister Ex, sempre del PD ma dell’altra parrocchia, dice: “ne manca 1.500 voti“; mica bazzecole; qualcosa come l’8,79 percento, senza contare che è una previsione ottimista perché mancano quelli e altrettanti, cioè un partito quasi delle dimensioni della Lega se la Lega corresse in un’unica lista. La conclusione è che bisogna ancora conquistare circa 2.300 voti (più o meno, a meno di altre cazzate) cioè che c’è un’altra sinistra ragionevole a Spinola con cui bisogna trovare un modo di dialogare e che non ha ancora ne bandiere ne etichette. Per ora “Spinola Democratica” s’è mossa politicamente solo per lanciare la campagna “pizza democratica”(?).

Gli altri, quelli che stanno al governo della città, o in prossimità del governo, loro no. Loro hanno le sedie (cioè e careghe) da salvare che a starsene in piedi hanno perso la propensione, infatti in tutti i bar del centro e della periferia si possono notare piccoli raggruppamenti dall’aria sospetta e sospettosa che cercano, senza riuscirci (con quegli sguardi che mai stanno fermi, da miseri cospiratori), di passare inosservati. Loro si! stanno già decidendo del futuro.

Il buon (si fa per dire, è una formula di rito) Carlo Taragnin (sindaco uscente e non più rieleggibile) ha già scelto il suo in-aspirazione-di-sucessione, quel Nadio Trevisan che aspetta di parlare quando il Taragnin e gli altri gli danno il permesso [a Venezia direbbero “dopo che gà pisà el gato” e aggiungerebbero un dubbio sull’opportunità di uno con quel nome da “mona” e con quel cognome; “parché un Trevisan da Venesia non sé mai tornà sensa esser tocia in rio“]. Solitamente lo fanno, di dargli parola, poco prima di andarsene o poco dopo, ma il Taragnin comincia ad avere dei dubbi dal momento che ormai tutti fanno seguire il nome (quel Nadio) dal quel, non incoraggiante, Trevisan Chi?

Il primo cittadino di Spinola (ancora per poco, si spera), certo di perdere offre careghe, a tutti, magari di plastica, e si reca tutte le mattine alla chiesa di San Gregorio per pregare che quelli dell’opposizione gli facciano la grazia sotto forma di suicidio. Giusto ieri stava trattando, nel solito modo segretato, con Gregory Bitte, spalleggiato dallo stratega della situazione qual’è Francesco Favron. Erberto Guidi se ne sta alla finestra, oltre che per una questione di antipatia con lo stesso primo cittadino, anche per il fatto che ormai tutti sono giunti alla conclusione che porti sfiga. Il Gregory, detto brevemente Greg Bitter, che abbiamo già conosciuto, è uno di quei socialisti che sono niente e tutto, ma si sentono stanchi quel tanto che basta per sedersi nel primo posto libero. Unico grande ideale è non farsi fregare di farsi trovare lì quando arriva il conto.

Invece i destrorsi del dissenso, o meglio “de le baruffe“, da parte loro, stanno cercando di mettere insieme i cocci. Per la Lega non tratta direttamente Egidio Guidon, coinvolto in giunta, ma un suo noto emissario, che speriamo sia noto anche al Guidon. Per gli ex di AN, indecisi se essere fascisti in incognito o fascisti dichiarati, naturalmente non tratta Mauro Mazzon ma il suo ex capo, dallo stesso Mazzon trombato, che a nome non fa Benito, e il nome è l’unica cosa che non ha di Benito, per il resto ha mascella, busti vari, vini per gli ospiti e un sogno di restaurazione. Loro, i due, consapevoli di contare come due (anche a briscola) si offrono per mettersi a disposizione con generosità tipica di chi sa quello che vale. In compenso sono disposti a fare una lista con un nome talmente lungo che mi ci vorrebbe un altro post per riportarlo tutto. Per l’UDC, per ora, è palese solo che tante UDC forse alla fine non riusciranno a farne una sola.

Di tutt’altra pasta quelli del già ex arcobaleno che sarebbero anche disposti a parlare con chiunque, trovassero almeno un pollo disposto a starli ancora a sentire; ormai Giorgio Banchiera è conosciuto da tutti e al solo suo avvicinarsi non ce n’è uno, compreso lui stesso, che non cerchi di evitarlo (assicuriamo che, a volte, lui riesce nell’ardua impresa di evitarsi). In sintesi resta valido il detto che quando il gioco si fa duro è meglio trovare un tipo elastico. Noi ci proviamo ad aprire questa tornata elettorale, speriamo sia di buon auspicio. Chi ha occhi cerchi di ascoltare.

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Cervello in vendita

Finalmente, anche se per pochi minuti, trovate le prove dei brogli elettorali. Quello che si era sempre sospettato ora è stato provato. In un sito sono apparse le immagini inoppugnabili di alcune schede contraffatte e, addirittura, dei tabulati dei votanti falsificati ad arte. Le copie sono state pubblicate, per essere subito poi ritirate, siamo in attesa di scoprirne il motivo, in un blog nella rete. Si tratta del blog: “Ce l’abbiamo duro; ma intendiamo tenercelo” (viene inteso il cervello). Naturalmente si tratta di un blog leghista, che essendo Leghista ma del dissenso da questa politica del “chiedi e dimentica“, sottotitola: “Leghisti si, fessi no“. Prima che il post fosse proditoriamente cancellato, si parla anche di hackeraggio, pare stiano volando denunce e querele e controdenunce, tutti i navigatori naviganti hanno potuto vedere, con i loro occhi, apparire nei monitors le prove della truffa. E certo che almeno 3.000.000 (tremilioni) di false schede hanno partecipato a far vincere a Uolter Ueltroni le primarie del Partito Democratico (cioè il noto PD senza la L, partito di maggioranza [ahh!!! ahh!!!] della minoranza). Pare anche assodato, strano a dirsi, come quei voti siano stati inviati da consociate interne in Mediaset.

P.S. Soffermandoci sulle stesse primarie si è rilevato come tutte le quindici schede a favore di Mario Adinolfi siano state invalidate poiché recavano in calce la firma: Mario Adinolfi for Premier e il cognome Adinolfi for Premier non risultava in nessun tabulato.

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Logo del Partito Socialista Europeoscacchiera con scacchiPadova, Sheraton Hotel. Congresso regionale del Partito Socialista. Martino non ne sa di congressi. Gli ho spiegato che si fanno nei corridoi, ma beato iddio, nei corridoi dove si parla e si ascolta. Lui si trova continuamente solo e nel posto sbagliato, con la preoccupazione di scansare il barman che cerca l’ordinazione.

Nessuno se ne va o almeno i primi disertori, che cedono alla stanchezza, son pochi e lo fanno alla chetichella. Si! se ne andranno a poco a poco in sordina. Attaccano i piccoli notabili dalle rovinose rovine dei piccoli comuni. Gente senza arte ne parte. Quasi tutti col compitino scritto. Qualcuno se lo deve esser fatto scrivere dal fratello maggiore, sopravissuto all’ultima guerra, probabilmente invalido in casa. Qualcuno si spinge fino a partire dall’ottocento per sostenere… nemmeno lui sa cosa. Forse un sopravissuto orgoglio. Eppure tutti sono d’accordo con tutti; naturalmente prima dei distinguo. E’ palese che sui circa cento presenti le tesi non sono tre ma almeno, a farla breve, un centinaio.

Tutti vogliono parlare per poter un indomani, vedi mai, dire che loro c’erano. E tutti vogliono splafonare il tempo loro concesso. E’ una sorta di gara a chi cede dopo. I restanti entrano ed escono distratti. Ognuno ha a disposizione almeno cinque “concludendo“. Uno la racconta alla sua donna imperterrito per conto suo e non è certo di politica che stanno parlando tanto fittamente, il suo chiacchiericcio fastidioso è veloce quanto una mitraglia. Si giustifica che è un pacifista. A me sembrava solo un maleducato.

Qualcuno stigmatizza sulle campagne fatte. Per esempio… sul culo della D’Abbraccio, pseudonimo di Emilia Cucciniello [vedi manifesto], per i muri di Roma. Comincio a capire il richiamo d’apertura alla famosa senatrice. Infondo è la senatrice che ha “mandato per strada” la povera “attrice”. Le ha letteralmente chiuso il posto di lavoro. Si! non è stata una scelta felice. Non chiedetemi quale. Non saprei che dire. Ho una scusa pronta: mica sono socialista. Forse si sottende che mica si possono mandare, allo stesso modo, a lavorare i tromboni. Un po’ per il mondo del lavoro, un po’… insomma non l’hanno mai fatto. Sarebbe una crudeltà bella e buona. E poi è storia che le seconde linee sono peggio delle prime. Comunque lunga vita al culo della compagna D’Abbraccio.

Nel Grande Nulla qualcuno canta le esequie degli altri morti; qualcuno spiega che il partito che si deve andare a costruire è il Partito Liberale anche se potrebbero continuare a chiamarlo Partito Socialista; qualcun altro spiega che il Partito Socialista è sempre stato un po’ di sinistra e un poco di destra e per il resto, di quel che rimane, anche un poco di centro; qualcuno precisa che l’opportunismo è una spazio politico reale; qualcuno teme da Brunetta che si possa assimilare qualche presente ai fannulloni del pubblico impiego, sarebbe ingiusto perché, pur non avendo mai fatto un cazzo, loro fanno danni e la chiamano politica; qualcuno sospetta che ci si dovrebbe occupare dei problemi reali del paese; un medico spiega varie volte d’essere medico, di non aver mai fatto politica e d’essere imbarazzato a parlare davanti a De Michelis, vorrebbe soffermarsi anche sulla malasanità e allora ci legge un estratto da un articolo di giornale, forse Repubblica o forse La Padania, non lo precisa, e, a parte errori dovuti all’emozione, la cosa (e la parte) non risulta chiara.

Ci prendiamo una pausa, anche a rate il troppo è troppo. Si siede al nostro tavolo quel tale innominabile, per la privacy e per risparmiarmi ritorsioni, che per cognome si chiama proprio come quel legno duro e scuro, e pregiato, il legno, usato in ebanisteria. La sua pelle ha lo stesso colore del legno. La sua testa la stessa consistenza del legno. E’ quello che ha definito il compagno Turati uomo di destra. Vorrei alzarmi per andare a prendere un cinar, visti i prezzi non mi resta che cercare il bagno anche se non mi scappa. Lì, in bagno, si fa in fretta perché non arriva l’aria condizionata. Non so perché ma il pranzo mi sta ancora sullo stomaco ed è in numerosa compagnia.

La mozione UNO, che vorrebbe proprio, unitariamente, sostenere il compagno Nencini, decide rammaricata di non poter votare perché in provincia di Treviso i lavori congressuali non sono andati in modo adamantino. Sembra siano stati invitati solo quelli della TRE o almeno tutti o parte della UNO sono stati invitati solo a congresso concluso. I sostenitori escono dalla sala. In realtà mi alzo, io che centro come i cavoli, assieme a Martino. Così siamo in tre con Cresco. Non mi guardo indietro per paura di essere seguito.

Forse è meglio che non mi sia preso appunti, almeno la memoria dimentica qualcosa e sa essere meno cruda. L’ultima volta hanno anche fatto l’appello. Forse ce ne siamo andati prima. Anche solo assistere alla politica è una gran fatica. Difficile resistere fino in fondo. Non ho nemmeno avuto il tempo di leggere il giornale. Magari fuori, in qualche parte d’Italia, è successo qualcosa.

Rino Gaetano: Nontereggae più [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/NuntereggaePiu.mp3”%5D

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