Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Pequod’

E intorno solo mare. Annegarsi di birra e di rum al primo porto. A scaricare la rabbia sulla prima parola. Aspettare una lettera che non arriva né può arrivare. Non scendi mai in quel porto. E allora tanto vale, cercare due braccia per nascondersi, lasciarsi consolare a poco prezzo cercando di illudersi. Gridano tutte le sirene. E poi cercare un nuovo imbarco, perché se lo hai fatto vuole dire che non puoi farne a meno, che non hai altra scelta, che è una condanna e un destino. Il mare.
La pelle seccata dal sale e incisa dal sole. Gli occhi arrossati a guardare sempre oltre e, per molti come me, a cercare di scordare. A cosa serve, qui, una storia? Mesi e anni di sole onde e schiume. Non una donna. Pioggia e notte. Vento e freddo che taglia in gola le parole. E solo mare intorno. Ma come fanno i marinai? Ed è di tutto questo vuoto che i ricordi si fanno enormi e indelebili.
Non è questa la fuga. Non è la vita più facile la vita del mare. E alla fine puoi contare solo sulle tue forze e sulle tue mani. Ti toglie tutto e quello che ti da ti sfugge tra le dita. Non rincorri le leggende, le senti solo raccontare; aspettando la notte. O mentre stavi aspettando un nuovo imbarco. E poi tutto intorno così immenso che lascia a volte senza fiato e altre senza speranze. Immenso persino il silenzio. Lì, a giocare con una voce più grande di te. Ed è allora che ti rifugi cantandoti una canzone. Perché per me c’era il fascino ma soprattutto non c’è nessuno che mi aspetta.
Siamo tutti una sola cosa. Tutti imprigionati in una stanza vuota, senza mura. Con la notte ch’è solo buio; quasi nero completo. Non fosse per le stelle, quando ci sono le stelle. E allora ti fermi a fissarle. E allora mi fermo a fissarle. E loro tacciono o si raccontano le poche cose che sanno dire. E se cerchi il sonno lo cerchi con fatica. E la fatica te lo toglie, il sonno. Sei troppo stanco per pensare, per sognare, per solamente dormire. E’ in quelle ore che prendo la penna. Che cerco di scrivere la lettera che non finirò mai. Una lettera che nessuno leggerà. E’ solo la stanchezza a guarirmi. Poi è solo perché i giorni sono sempre diversi e tutti uguali.
Di cosa è fatto il mare? Il mare è fatto di onde adulte, e delle sue infine storie. Chi si ricorda quella più alta? Ogni uomo sa dar spazio alla propria immaginazione e bara un po’ per essere ammirato. Come se fosse stata solo sua quell’onda. Se solo lui l’avesse cavalcata. Con la nave a vibrare come pronta a squassarsi sotto il peso e la furia degli elementi. E infine le tempeste. Quelle che ti spaccato il respiro nel petto e ti strappano le pupille. A cui resisti con solo la voglia di lasciarti andare. E ancora una volta ti senti solo davanti a quell’immane universo. Ad un vento senza rispetto che ti schiaffeggia e ti vuole trascinare con se. E lo vorresti. Vorresti lasciarti andare. E allo stesso tempo ne hai paura. Quella paura che non puoi e non vuoi ascoltare. Eppure ti parla; nitidamente. Ti reggi al cordame che ti strappa dalle mani la pelle. E tutta la pelle la raffica sembra volerti strappare.
E’ l’oceano Pacifico questo. Lo guardavo e mi faceva paura. Il comandante è un santo o un pazzo, non fa differenza. E’ semplicemente il messia; mentre rimpiangiamo già anche solo i fari di Cape Cod. Tutti noi siamo nelle sue mani. E’ allora che mi sono distratto per tornare a guardare il mio compagno. Lui scuote forte il bicchiere di cuoio; piccoli rumori secchi sbatacchiati. Poi lascia ruzzolare le ossa sul tavolato. Velocemente allora le ho sistemate come le avevo viste cadere quella sera. Non abbastanza velocemente perché non se ne accorga. Perché io ho una enorme memoria fotografica. Potrei tracciare una mappa precisa dopo aver solo scorto una costa per un attimo.
In quella sua maschera appare una sorta di sorriso. E in quel sorriso ne corregge una: “Dove hai imparato questo gioco”?
Provo una sorta di vergogna, come se potessi pretendere di ignorare il mio tentativo smascherato di barare: “Ti ho osservato mentre in taverna. Un uomo se la destina la propria fortuna”.
Improvvisamente c’è un grande tramestio intorno perché in quel momento un grido da prora avverte che è stato avvistato il mostro.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: