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Posts Tagged ‘platea’

Un fremito percorse la platea.

poesiaE per ultimo si presentò Lui
l’artista che fa e disfà le tele
tendendole al sole d’ocra
e spargendo le tibie
impolverate     (di terra di siena
bruciata     dal torrido errore del viandante).
E per la terza volta inventò un verso il gallo
e bussò al pianto della madre secca
con cimbali di cristallo
poi lasciò trapassare
l’operosità della notte riscritta
sul prolungamento dell’universo noto.
i trenta denari erano sparsi al suolo
e lo spazio in quel mentre diventò tempo
nel marsupio del flanellato in terza fila
così che il profumo si sparse intorno
irritando i gioielli delle signore
e la gola della galleria: odor di naftalina.
La paura si vestì di nero
soffocò le prime guance distratte
e con scientifico cinismo sbatté
per terra un colpo
e lo fece seguire dalla pioggia.
Trascinava con sé tutti i suoi oggetti
e il suo stesso carro colmo
e fra le rughe un pettine di tartaruga,
tessuto dagli insetti del vento acido
sulle spalle un mantello buio
dove celava il pallottoliere pazzo
che colorato la materia (poi) additava
con generosità d’esteta.

Il vecchio quaderno con i fogli sgualciti,
quella lametta non ancora rugginita,
la sua prima rima
le parole gridate e sussurrate – a sé stesso –
la lampada opaca della notte
(infinita stanza d’universo)
sbadigli confusi a sospiri
pentole, padelle, mestoli e pendolini
nulla mancava né aveva dimenticato
il crocefisso di madreperla dell’abate bianco.
Vestì la nudità di parole
parole,     parole,     parole,
ma per quanto si coprisse     altro non seppe
che restare nudo lì, come ubriaco chino
e trarre di tasca     – dalla pietra –
due occhi:     li indossò lentamente,
con la stessa lentezza aprì la bocca
ne apparve un solco bruno     poi
restò ad ascoltare     ed in quella bocca,
fra i denti gialli,
risuonò un colpo di tosse     poi
il fragore immenso d’un sorriso.

Avanzò
si chinò per ringraziare
ma non riapparve più.

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