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Posts Tagged ‘poeta’


sabato 15 febbraio ore 18
Scoletta dei Calegheri
campo S. Tomà – VENEZIA
l’associazione Restiamo Umani con Vik
vi invita alla proiezione del filmato
Infanzia di Gaza
nella serata
GAZA: UN’INFANZIA SOTTO OCCUPAZIONE
interverrà
GIUDITTA BRATTINI
associazione Gazzella onlus
reading di
ESTER INGRID BALDASCINO

Per stare assieme e riflettere sulla vita dei bambini in quella prigione a cielo aperto che è Gaza, sulle conseguenze di una guerra senza fine che subiscono senza averla mai voluta; ricordando il caro amico Vittorio Arrigoni, il nostro Vik, che in quella terra e per quella terra, per la giustizia e la Libertà, ha dato la vita. Yalla yalla.

Fino a quando avrò…

Fino a quando avrò pochi palmi della mia terra!
Fino a quando avrò un ulivo…
un limone…
un pozzo…un alberello di cactus!..
Fino a quando avrò un ricordo,
una piccola biblioteca,
la foto di un nonno defunto.. un muro!
Fino a quando nel mio paese ci saranno parole arabe…
e canti popolari!
Fino a quando ci saranno un manoscritto di poesie,
racconti di ‘Antara al-’Absi
e di guerre in terra romana e persiana!
Fino a quando avrò i miei occhi,
le mie labbra,
le mie mani!
Fino a quando avrò… la mia anima!
La dichiarerò in faccia ai nemici!..
La dichiarerò… una guerra terribile
in nome degli spiriti liberi
operai.. studenti.. poeti..
la dichiarerò.. e che si sazino del pane della vergogna
i vili… e i nemici del sole.
Ho ancora la mia anima..
mi rimarrà… la mia anima!
Rimarranno le mie parole.. pane e arma.. nelle mani dei ribelli!

Samih Al – Qasim

da http://teallamenta.blogspot.it/2012/12/la-poesia-palestinese-di-samih-al-qasim.html

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foto di Ross con il pancioneDolorosamente, faticosamente lo devo ammettere: aveva ragione Lei. Ancora una volta. Come sempre. Alla faccia del “poeta di allora”, alla faccia del “perfettino senza arte”, alla faccia del “brontolone intemperante”, alla faccia dell’ “instabile iroso dagli umori frizzantini”, alla faccia di tutte le facce e della mia, ne è uscito, ancora una volta, un buon post.  Alla fine. E io starei ancora lì a cercare l’uovo nel pelo. Il fatto che del film s’è fatto poco cenno. Ed è così che ci si sente scornati e senza parole.
Allora, come s’usa dire, parliamo del tempo. Scroscia a dirotto, per dirla tutta. Cosa? Ma la pioggia, naturalmente. Cosa potrebbe scrosciare, e per giunta a dirotto. Viene giù che dio la manda. E chi altri la potrebbe mandare se non un tipo così assai bizzarro. A catinelle. A secchiate rovesce. Sono modi di dire e i modi di dire seguono ragioni proprie. Mica gli si può chiedere una logica. Verrebbe da dire: piove, son tutti ladri. Se non fosse che sarebbe qualunquismo. Non fosse che mi chiedo se me la si poteva, allora, chiedere. Io credo di aver sognato solo di uscire. Di scappare. Di sottrarmi al ruolo che mi era stato destinato. Ma sono stato da subito spettinato, a modo mio, ribelle. Comunista. Comunista in una famiglia comunista. Riuscivo ad essere lo stesso comunista a modo mio. E a contestare. Con già il 68 nelle vene.
Eppure ero un bambino muto, con gli occhi che gli pesavano a terra. Disperatamente alla ricerca dei gesti dell’affetto. Forse nemmeno mi mancavano. Non mi erano mai abbastanza. Un bambino che giocava con la propria ombra. Proiettandola sul muro. Facendola ballare. Poi sono diventato un bambino con un fratello. E in seguito il figlio maggiore. Mai sopportato nemmeno questo ruolo. Ancora oggi lo rinnego. Me ne vado a raccontare che è lui il più vecchio. L’altro. Quello bello e fortunato. Quello che la vita la sfida. Mostra di sfidarla. In realtà ci passa attraverso. Pare sempre a suo agio. E si fa ragione alzando la voce. Lo lascio fare. Sono sempre e solo intervenuto quando quella sfida gli ha offerto prove troppo impegnative. Nei suoi momenti di sconforto. Bui.
A parlarmi addosso mi sembro un altro. Ho sempre cercato malamente di non farmi notare. Con gli anni non è cambiato molto. Non sono mai corso dietro a nessuno. Mi meravigliavo solo quando erano gli altri, a seguirmi. Non ho mai amato gli eroi. Ho continuato ad amare gli umili, nonostante le rabbie. A evitare i miti. Mi affogavo di libri. Fino ad arrivare alla nausea. Ma mai stato ortodosso. E’ così che ti ritrovi ragazzo. A volte troppo presto. Senza nemmeno accorgertene. Ma me lo sono chiesto; anche se molto dopo. Non ho mai sognato di diventare pittore. Non ho mai sognato di diventare poeta (come mi chiamavano gli amici). Lo scrittore. Ho semplicemente provato a farlo. Mi bastava dimostrare a me che avrei anche, seppur malamente, potuto farlo. E lì finiva la sfida. Dimenticavo di dire che non ho mai amato le competizioni. Ho accettato sempre le sfide, mai le competizioni. Mai voluto essere migliore di nessuno. Mi bastava convincermi di non essere il peggiore. Ci doveva pur essere, in un qualche angolo, un valore inferiore.
Le cose le devono fare chi ha imparato per farle. Dimenticavo anche di dire che allora ho deciso di non proseguire negli studi. L’ho deciso io; assieme alla vita e all’ambiente. Me ne sono pentito. Non me ne sono pentito. Non abbastanza. Non abbastanza per riprenderli, quegli studi. Qualsiasi. Invece Lei lo ha fatto. Per Lei era un sogno. La invidio. La stimo e la invidio. Volevo solo attraversare la vita. Com’è sempre stato. Come oggi. Parto amando solo il viaggiare. Non chiedo quasi mai cosa succederà domani. Mica me ne vanto di quanto sopra. Solo che fui e sono stato. Quello era quel bambino. Poi quel ragazzo. Oggi sogno ancora. E ogni notte sogno di risvegliami il mattino, vicino a Lei. Parrebbe strano. Mai sentito l’angoscia di non risvegliarmi. E’ che oggi c’è Lei. E’ tornata. Così come non era mai stata. Come non era potuto essere. Ma sono molte le cose che mi fanno sentire strano. E che mi paiono magiche. Soprattutto oggi. Pioggia o non pioggia.
Insomma poi ho avuto la fortuna di incontrare Lei, Rossana, allora, ma qui comincia un’altra storia. Sprecarla in poche righe sarebbe uno spreco. Una banalità. Una bestemmia. Non è forse la favola? Lo è per me. Mi chiedo a chi può interessare. Cosa può destare interesse in questo parlare di me. Come di una cavia. Attempata. Forse per lenire. Forse in senso propedeutico. Il trovare qualcuno che è riuscito a fare di peggio. Sono riuscito quasi a convincerla che non ero adatto. Che non mi doveva né poteva amare. Aspettare. Che tutto vale maggiormente la pena. Naturalmente l’ultimo piccolo passettino se l’è dovuto fare da sola. Anche questo appartiene all’altra storia.
Non fossi un tipo fortunato sarei solo una nullità.

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Ciottolato fumoso

Giuseppe partì,
raccolta la sua roba
maledetto ordine. Quale
illusione fuggire da sé
dai propri panni
dai propri drammi:
e partì
sorretto ad un bastone
il cielo di cartone
sopra e sotto
un ciottolato nero,
fra sterpi secchi, nero
come il carbone      nero
quel cielo era          un grido enorme
silenzio e senso di morte
le pietre                    presaghe compagnie
dove i passi risuonavano
strusciate odi echi infranti
sogni taciuti, traditi
quel grido di bimbo
(leggero pigolare) una speranza?
una vergogna?
una menzogna?
quale fragoroso silenzio cela la notte.

Lo sorpresero sotto la volta della grotta celeste
(se c’era un senso nelle cose
egli lo ignorava)
e ancora le cianfrusaglie gli ricadevano
qua e là
tintinnando      sgraziatamente
(suono discordato
stonato) lo sorprese un grido
fra quelle grida della notte
e così subì
e poi migrò      tacito
con la testa china; pensoso forse?
con pagine messianiche in tasca
mai lette, mai dette
giammai tradite, ma mai tradotte
ma notte – pianse e pregò –
in te continuò ramingo
lasciandosi dietro spesso
cose affascinanti       e fuggevoli,
la fortuna,
calori e gesti, le
vele candide di gabbiani gonfie in volo,
la schiuma amara sull’onde,
le corde madide e tese
ma tese come un arco appena palpabile
percepibile il sussurro tenue e leggero
delle frasche appena sporche di
primavera
– si fermò alla ferrovia di Kalda –
(non aveva biglietto né destinazione)
ma vi raccolse solo malinconia amara
mentre il silenzio s’era fatto denso
soffocante      quanto la parola
prima di riandava gravido di umori
raccolti qua e là      anch’essi
come a Pisa      un’estate secca
in case buie e soffocate
redasse un manifesto
(quale estate?) che minacciò –
ostentò per tutta Nuova Delhi.
Tutto era terribilmente inutile,
la stanza sempre affollata
e pur sempre vuota
così restò teso un attimo      impotente
e mentre provò a rintracciare il senso
tutto tornò alla mente;
si sentì annegare,
un grido gli assalì la gola,
quel grido, quale dolore
ma si chinò a pregare
e tacque.¹


1] Qui è proprio finita questa raccolta poetica del ricordo. A chi mi ha amato e a chi ho amato… ora come allora…

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poesiaPerché i gigli sono bianchi
e testardamente bianchi
e se ne fregano di questi odori
e di tutti gli odori?
è solo allora che vorrei essere ape
con ali tenere e occhi sorpresi perché
null’altro può salvare il mondo se non le donne
e la pazienza delle donne
e il dolore delle donne
e l’ostinazione delle donne
e l’indomita rassegnazione delle donne
e quella conoscenza del dolore
e quella caparbietà a vivere che hanno, le donne
e i grandi occhi di donne
e l’amore
e il dio del forestiero
e questa poesia che nasce da sola,
ma le ultime parole sono di silenzio e
la poesia non nasce da qui;
la poesia nasce qui
e mio figlio, invece, è nato già adulto.

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poesia

 

 

Libri     libri     libri
soltanto libri
maledetti libri     ibridi
maledetti libri calligrafi
maledetti libri     castrati     senza sesso.
          Frugare nella spazzatura
          una postilla di felicità.
E il cielo ruttò
un suono celeste      eppure cupo,
sconvolse      la pioggia      i compiti versi del poeta
e neri corvi      calligrafi
si posarono      sui neri fili elettrici
che alimentavano i sogni:
nella città di bulloni
la fiamma ardeva alta.

La lampadina mi fissa
e me ne vengo      così
innocentemente
inavvertitamente
sul lenzuolo
a seguito di un’erezione tremenda
che mi scombussola tutto;
si sveglia,
mi guarda sorpresa      più
costernata                        più
incredula.
Mi chiede dove sta il barattolo del caffè,
la sento frugare
e sento tintinnare
                       di là,
poi torna     rassegnata.

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Troppe parole in queste pagine. Ultimamente questo eccesso sta debordando. E’ anche per questo che ho scelto un poeta che cerca di parlare fuori del coro. Che si libera della “santità” e si mescola all’uomo, alle sue passioni, e si lascia coinvolgere delle piccole cose. Un poeta che scrive anche per la musica. Ed è per questo che l’ho scelto: per interrompere il suono silenzioso della folla di parole scritte e avere il pretesto per inserire musica.
Il profilo che si trova in Wikipedia mi sembra conciso ma chiaro ed esauriente. In rete ho anche rintracciato questo documento che mi pare buono per una prima conoscenza con questo grande poeta. Una poesia lirica, sociale, la sua ma che si sporca di questa storia, della quotidianità. Lui, un autore che rifiuta l’olimpo.

Roberto Roversi da Dopo Campoformio
A Senaria, amica di Venezia

Un vagabondo canta e ruvidi
marinai ascoltano a un fanale.
Sulla strada appassiscono i gerani
bucati dai fari delle macchine,
autotreni scuotono l’asfalto,
i pioppi coprono lo stridio dei freni
l’agonia di un gatto sfracellato.
“A Senaria, amica di Venezia…”
fuochi verdi aprono la gola
ai cani sulle aie del monte
screziato da barbagli sereni all’orizzonte.
Il vecchio intona con pena un canto triste
e i fiori tremano, cadono,
muoiono nella polvere.

*
L’Enciclopedia Libera, parlando di Roversi come “paroliere”, non sottolinea come dovrebbe la sua collaborazione, per i testi, anche con il cantautore Claudio Lolli. Ma il Roversi paroliere resta, per me, per sempre legato al lavoro con Lucio Dalla.
Il sodalizio con Dalla è stato rotto per questioni mercantili. Allora condividevo, in modo deciso, la posizione del poeta, in seguito sono diventato meno intransigente. Amavo particolarmente quei tre dischi (li ricordo ancora anche qui: Il giorno aveva cinque teste, Anidride solforosa e Automobili) che avevano accompagnato un periodo affollato in quei giorni giovani e felici. La realtà è quella nebbia che ci circonda, con gl’anni può virare i colori. I ricordi cominciano a ricordare le cose in modo diverso. Nel frattempo le emozioni, che avevo scoperto sempre nuove ad ogni ascolto, avevano voci più soffuse.
Da quei tre splendidi dischi ho scelto, per regalarne l’ascolto anche a voi, due pezzi.
Lucio Dalla: Un auto targata TO
[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/TargataTO.mp3”%5D
Lucio Dalla: Mille Miglia
[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/Millemiglia.mp3”%5D

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