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Posts Tagged ‘Politica’

Nazra LOGO 2L’adesione al PROGETTO NAZRA PALESTINE SHORT FILM FESTIVAL, da parte della Associazione Ecole Cinema, nasce da una esigenza di continuare l’impegno e la discussione già sperimentata negli anni precedenti su tematiche differenti ma sempre riferite all’educazione delle nuove generazioni. Il Cinema, infatti, come strumento didattico inclusivo, sostenibile ed intelligente, si rileva un mezzo utile per discutere di ciò che accade nel mondo e per comprendere meglio anche i piccoli “conflitti nascosti” che si annidano intorno e dentro di noi.
L’idea del Nazra FESTIVAL non poteva nascere se non da un cuore sincero, e dai tanti che ne hanno preso parte; Nazra è guardare con occhi nuovi la realtà delle cose, è portare lontano lo sguardo di un popolo che cerca una speranza di vita nuova ed è ancora il tentativo di aprire gli occhi dei nostri ragazzi su ciò che essi spesso rifiutano di andare a scoprire. Parlare di certi argomenti non è assolutamente facile e, soprattutto, non lo è in questo momento, dove la Difesa dei Diritti Umani si fa molto spesso calpestando il rispetto e la dignità altrui ,tuttavia, il linguaggio di Nazra è snello, veloce, è il linguaggio del cortometraggio, è il racconto in pochi minuti di film di storie intime, profonde, storie di uomini, donne e bambini, è animazione, video sperimentale, ma sempre una grande occasione per emozionare… capita, sì capita spesso di emozionarsi di fronte a molti dei film, e capita anche di incontrare persone straordinarie e di costruire ponti culturali al di là di quello che siamo… Venite ad aiutarci a mantener viva la memoria di un popolo che chiede solo di vivere la propria vita!

Nazra Palestine short film festival – Napoli

Giovedì 19 Ottobre, ore 9,30 – 13,30

Pan – Palazzo delle Arti Napoli, Via dei Mille, 60
Proiezione film in concorso Premio “Giuria Giovani”

  • World on fire” (Palestina 2016, 1’ 56”) di Juman Daraghmeh
  • “Paper Boat” (Palestina 2016, 15’) di Mahmoud Abu Ghalwa
  • “The pianist of Yarmouk” (Germania, Regno Unito 2017, 13’ 54”) di Vikram Ahluwalia
  • One Day in July“ (Italia 2015, 2’ 15”) di Hermes Mangialardo
  • The bus trip” (Svezia 2016, 13’ 40”) di Sarah Gampel
  • Madam El” (Palestina 2016, 15’) di Laila Abbas

 

Venerdì 20 Ottobre 2017, ore 9,30 – 13,00

Pan – Palazzo delle Arti Napoli, Via dei Mille, 60

“Voglio o’ sole” – (Ercolano –Na, 2017,5’) – Film fuori concorso
Studenti I.I.S. “A.Tilgher”
Proiezione film in concorso Premio “Giuria Giovani”

  • “Entr’acte” (Iran 2016, 6’) di Seyed Mohammad Reza Kheradmandan
  • Objector” (Palestina, Usa 2017, 16’) di Molly Stuart
  • Break the siege” (Italia, Palestina 2015, 19’ 58”) di Giulia Maria Giorgi
  • “Ayny – My second eye” (Palestina, Germania, Giordania 2016, 10’ 39”) di Ahmad Saleh
  • Black tape” (Danimarca 2014, 3’) di Michelle e Uri Kranot
  • Mate superb” (Palestina 2013, 12’ 58”) di Hamdi alHroub

Venerdì 20 Ottobre, ore 15.00

Casa Circondariale Femminile, Pozzuoli
Proiezione film Selezione Premio “Oltre le Mura”
“Somud u Ahlam”

monologo di e con Annette Henneman, Hidden Theatre

Sabato 21 Ottobre, ore 17 – 21

Basilica S. Domenico Maggiore – Sala del Capitolo
P.zza S. Domenico Maggiore

“Voglio o’ sole” – Studenti I.I.S. “A.Tilgher”
InmmaPerformance
“Viaggiatori urbani”, adolescenti alla scoperta,

PROIEZIONE
FILM VINCITORI DEL NAZRA PALESTINE SHORT FILM FESTIVAL
e Premiazione

Premio “Giuria Giovani” – Premio “Oltre le Mura”
Con il contributo di Accademia di Belle Arti-Cuore di Napoli

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Best film – Palestinian author
Ave Maria di Basil Khalil
Best film – non-Palestinian author
One minute di Dina Naser
Look from Palestine (Palestinian author) documentary
Mate superb di Hamdi Alhroub
Look at Palestine (non-Palestinian author) documentary
High Hopes di Guy Davidi
Experimental: video clips/video art/very short/other
Entr’acte di Seyed Mohammad Reza Kheradmandan

Omar Suleiman leggerà brani da “L’amore vola” di Mofid Fares
in conclusione piccolo buffet a cura di Amir, ristorante arabo, Napoli

Programma più dettagliato e maggiori informazioni sull’evento Facebook: https://www.facebook.com/pg/nazranapoli/events/?ref=page_internal

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E ora “Nazra Palestine short film festival” è a Bologna
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Nazra Palestine Short Film Festival
(Venezia, Firenze, Roma, Bologna, Napoli, Gaza)

24 cortometraggi internazionali dalla e sulla Palestina: fiction, documentari, d’animazione, sperimentali.
INGRESSO GRATUITO

Martedì 10 ottobre, ore 9
Liceo Laura Bassi, via Broccaindosso 48
Proiezione per le scuole
Mercoledì 11 ottobre, ore 17.30
Centro Amilcare Cabral, via San Mamolo 24
“Parkour: riappropriarsi degli spazi in Palestina”
con Hamdi Alhroub, Luisa Morgantini, Giulia Sudano, Stefano Casi,
Mercoledì 11 ottobre, ore 20.30
Kinodromo – Spazio Loft, via San Rocco 16
Prima serata di proiezione pubblica
Ingresso libero (riservato soci AICS)
Giovedì 12 ottobre, ore 10
Liceo Laura Bassi, via Broccaindosso 48
Il regista Hamdi Alhroub incontra gli studenti
Giovedì 12 ottobre, ore 20.45
Cineclub Bellinzona, via Bellinzona 6
Seconda serata di proiezione pubblica
Ingresso libero
Venerdì 13 ottobre, ore 16
Cinema Lumière, via Azzo Gardino 65 – piazzetta Pasolini
Terra di Tutti incontra il festival Nazra
Ingresso libero
Domenica 15 ottobre, ore 21.15
Cinema Lumière, via Azzo Gardino 65 – piazzetta Pasolini
Premiazioni
In questa sede sarà assegnato il Premio degli Studenti a cura del Liceo Laura Bassi

Promosso da Assopace Palestina, Associazione Restiamo Umani con Vik, Associazione Anémic (Firenze), École Cinéma (Napoli), Centro Italiano di Scambi Culturali Vik (Gaza), ArtLab (Gerusalemme), FilmLabPalestine (Ramallah), con il patrocinio dell’Ambasciata di Palestina in Italia, della Regione Veneto, della Regione Emilia Romagna, della Regione Lazio, della Regione Toscana e del Comune di Bologna e del Comune di Napoli, e in collaborazione con il Festival Ciné-Palestine di Parigi.
La tappa di Bologna è organizzata con Liceo Laura Bassi, Kinodromo, Ce l’ho corto, Cineclub Bellinzona, Terra di Tutti Festival, Cineteca di Bologna, Centro Amilcare Cabral, Associazione Memo.

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Nazra Palestine short film Festival è a Roma. Sotto il programma completo

Forza ROMA

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https://www.facebook.com/events/244983176026156/

da Luisa Morgantini (https://www.facebook.com/luisa.morgantini.5)
Mie cari e care, siamo state stati frastornati per l’organizzazione di Roma e sono certa che a Napoli, sarà magnifico, cosi come è stato a Venezia che ha proposto a tutti noi questa esperienza e a Firenze ed a Bologna che sta andando alla grande, di Bologna oggi ci sono già articoli sul resto del Carlino e Repubblica.
Per Roma Siamo esauste ma felici. domenica pomeriggio eravamo terrorizzati che ci fosse la sala semivuota, ed invece ad un certo punto, alle 17.40 mentre stavamo ancora mettendo lo striscione di Jean Chamoun, Maurizio mi dice: dai smettila di essere angosciata , guarda che fila c’è.
La casa del cinema ha aperto anche le altre due sale. Insomma ce l’abbiamo fatta, ma la cosa più emozionante ed importante è stato l’incontro con gli studenti e il direttore della scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volontè, naturalmente i registi ed ospiti erano entusiasti della vista agli studios di Cinecittà. Ma la parte bella è stato un pubblico attento e commosso. Le donne del Muro Alto, compagnia di teatro detenute di Rebibbia, hanno premiato il corto No_Exit che abbiamo consegnato a Wasim Damash, che ha parlato connettendolo del libro di Kanafani Uomini sotto il sole, visto che Mohannad Yacubi non poteva essere presente ma ha inviato un video di ringraziamento. Il premio per Guy Davidi, che non aveva potuto essere presente, è stato consegnato invece da Citto Maselli ad un Guy intimidito. Citto con voce molto flebile e dalla sua sedia a rotelle ha detto di essere stato molto onorato di consegnare il premio e ha parlato del cinema italiano e di Paisà e Rossellini.
Insomma ce l’abbiamo fatta.

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21463148_1917343968528592_4923687651645625610_nI saluti e i ringraziamenti di Cecilia Dalla Negra
Bene, con questo fuori programma siamo arrivati alla chiusura di questo bellissimo festival, di questo bellissimo viaggio attraverso le opere, i luoghi e i temi della Palestina. Prima di avviare la cerimonia di premiazione dei cinque vincitori di questi lavori e quindi passare la parola a Stefano Casi, direttore artistico del festival, ci tengo a fare una cosa che di solito si fa alla fine e nessuno ascolta e sono i ringraziamenti. Ci tengo a farlo perché abbiamo detto all’inizio che questo festival è nato da un’idea folle di un gruppo di persone innamorate della Palestina, da sempre attive per i diritti del popolo palestinese, che lavorando incessantemente per due anni, e mettendoci anima e cuore, sono riuscite poi tutte insieme, coinvolgendo altre organizzazioni, associazioni e reti, a creare un festival che io credo di grandissima qualità che dopo Venezia girerà per tante altre città italiane; Firenze, Roma, Napoli, e poi trovate tutte le altre tappe sul sito e che soprattutto grazie al contributo di Meri Calvelli e del suo Centro italiano di scambi tornerà in Palestina e andrà a Gaza, poi a Ramallah e Gerusalemme. Ci tengo a dire che questo festival è stato creato e realizzato da tutte e tutti volontari, e questa è una cosa particolarmente importante. Ci tengo a ringraziare le organizzazioni coinvolte: Restiamo umani con Vik, Assopace Palestina, Anèmic Firenze, École Cinéma di Napoli, Centro italiano di scambi culturali Vik di Gaza, ArtLab di Gerusalemme e FilmLab Palestine di Ramallah. Ci tengo poi a ringraziare una ad una le persone che hanno reso possibile questo festival, perché solo tante piccole persone, belle, che si mettono assieme possono creare cose straordinarie come questa; in particolare: Roberto Ellero che ha immediatamente dato disponibilità a riceverci in questo luogo del festival; a Franca Marini e Meri Calvelli per il supporto al regolamento e alle richieste di fondi al loro viaggio a Venezia; a Clara Urban per il suo paziente e professionale contributo alla grafica, il logo, il sito, la locandina e i servizi fotografici; a Ivan Marin per il suo contributo alla grafica e alle foto; a Rossella Rossetto per l’infinito e preciso lavoro di traduzione dei film per le sottotitolature; a Loredana Spadon per i servizi video; a Piero Donnini per essersi fatto coinvolgere nell’avventura e averci messo a disposizione la sua conoscenza del persiano; a Martina di Rienzo per la traduzione in inglese del progetto, del regolamento e delle schede di partecipazione; a Kami Fares per il video promozionale del festival; a Simone Sibilio per aver suggerito il nome Nazra e per il sostegno economico; a Nabil Labidi e Françoise Gallo per aver creduto nel festival ed averlo sostenuto anche economicamente; a Stefania Griccioli per il sostegno e Franca Marini per il sostegno; ovviamente a tutto il personale amministrativo e tecnico della Casa del Cinema di Venezia che ci ha accompagnato in queste tre serate; a Coop Alleanza tre punto zero, Banca intesa San Paolo e Birra Taybeh per il supporto economico. E poi, se mi permettete, anche a titolo personale, un ringraziamento a due persone splendide che c’hanno messo l’idea, il cuore, la passione, l’ospitalità, i pasti e tutto l’amore che avevano: Franca Bastianello e Mario Dal Gesso.
Franca: Come facciamo a dimenticarci di questa persona splendida e meravigliosa che è la nostra cara amica Cecilia Dalla Negra (gli avevo fatto una bella dedica ma se l’è cancellata), allora… mascalzona… allora… Cecilia Dalla Negra per l’immensa disponibilità ad esserci e a raccontare la Palestina come solo lei sa fare…
P.S.
Nei ringraziamenti Nazra per Venezia, un grosso grazie va a Annuska Allende, Daniele Cecchinato e Valeria Cecchinato per la collaborazione e la loro ospitalità generosa! E infine a Daniele Baldo per la sua professionale proposta del primo logo per il festival che poi non è stato utilizzato, non perché non fosse bello e incisivo anche quello. Sperando di non aver dimenticato qualcuno, nel qual caso chiediamo venia.

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The New Black by The Mavrix

The New Black by The Mavrix
words and music composed by Ayub Mayet and Jeremy Karodia
copyright 2012

Chorus:
Hai detto qualcosa?
Hai sentito le implorazioni dei bambini?
Nella notte tragicamente fredda,
senza speranza di calore o cibo
ti hanno pregato
pregato di togliere l’assedio,
di rendere disponibile cibo
e di rendere disponibili gli aiuti;
oh ti prego! togli l’assedio.
Non devi perdonare la mia insolenza, dato che vengo descritto rozzo e persino sfrontato
Puoi pensare che io sia una persona inutile, spacciatore di falsità, disilluso.
Sono l’interruzione alle tue conversazioni a tavola, una costante irritazione e sbigottimento
al contrario di una certa nazione sovrana che ha una storia vecchia di quaranta generazioni
un’incomprensibile mano umana ha approvato violenza, brutalità e la cacciata dalla terra di appartenenza
Verso una terra senza gente per un popolo senza terra
In modo ancora più inatteso, un maledetto incontro, una lista nera di superpoteri…
Non sono una vittima, sono un terrorista!!!
Per cui non perdonare la mia insolenza, limitati a rispondere alle mie domande
perché sto perdendo la pazienza ed è ora che io diventi la tua coscienza;
è ora che io diventi la tua coscienza;
è ora che io diventi la tua coscienza.
Hai detto qualcosa?
Hai sentito le implorazioni dei bambini?
Nella notte tragicamente fredda,
senza speranza di calore o cibo
ti hanno pregato
pregato di togliere l’assedio,
di rendere disponibile cibo
e di rendere disponibili gli aiuti;
oh ti prego! togli l’assedio.
Non perdonare la mia frustrazione, il mio risentimento e la mia rabbia
perché l’umiliazione dell’occupazione è aggravata dal pericolo.
E’ un tipico giorno soleggiato e tranquillo a Gaza oppure un massacro a bordo di una flotilla di aiuti.
I ricordi di Sabra e Chatila e di un ragazzino chiamato Mohammed al Durrah sbiadiscono.
Una nazione, oppressa nella lotta, bombardata e catapultata in un’irreale età della pietra, è immersa nel dolore,
in modo ancora più inatteso, l’oppressore si atteggia a vittima ed è accettato, lodato ed applaudito,
con una tempesta di propaganda e odio!!!
Per cui non perdonare la mia insolenza, limitati a rispondere alle mie domande
perché sto perdendo la pazienza ed è ora che io diventi la tua coscienza;
è ora che io diventi la tua coscienza;
è ora che io diventi la tua coscienza.
Hai detto qualcosa?
Hai sentito le implorazioni dei bambini?
Nella notte tragicamente fredda,
senza speranza di calore o cibo
ti hanno pregato
pregato di togliere l’assedio,
di rendere disponibile cibo
e di rendere disponibili gli aiuti;
oh ti prego! togli l’assedio.
Hai detto qualcosa? Hai sentito l’urlo dei bambini?
Quando le armi al fosforo bianco incenerivano i cieli e dissanguavano una nazione,
dov’era Obama, quando il diavolo giunse a Gaza?
Hai per caso implorato? Dateci misericordia, misericordia, vi prego.
Non perdonare il mio sarcasmo, la mia irriverenza o cinismo
perché qualsiasi antagonismo o critica al prescelto da Dio è proibita.
Visioni ed allucinazioni di pace vengono sputate dalla pancia di un M16.
Blackhawks & bulldozer, mortali ed osceni, fanno a pezzi e tradiscono la ragione.
Complotti fatti di massacri, convenzionali e chimici, convogliano un semplice messaggio:
la resistenza in azione sarà raggiunta dalla gloria della civiltà occidentale.
senza discorsi o ovazioni, io chiedo, qual è il prezzo del mio perdono, Jack?
Al diavolo, sopravviverò ad un altro attacco perché non mi fate alcuna concessione,
non c’è ritorno, sono sulla rotta della mia libertà
Perché I PALESTINESI SONO I NUOVI NERI!!!
I PALESTINESI SONO I NUOVI NERI!!!
Hai detto qualcosa?
Hai sentito le implorazioni dei bambini?
Nella notte tragicamente fredda,
senza speranza di calore o cibo
ti hanno pregato
pregato di togliere l’assedio,
di rendere disponibile cibo
e di rendere disponibili gli aiuti;
oh ti prego! togli l’assedio.
Come noi anche i palestinesi hanno intrapreso, per la giustizia sociale, quel percorso di resistenza attraverso il movimento di boicottaggio internazionale (BDS) che per primo portò a mettere in ginocchio e porre fine all’Apartheid. E’ toccante e stimolante provare la solidarietà dei nostri fratelli e sorelle del Sudafrica. Il New Black è un appassionato e potente riflesso di ciò che significa mostrare solidarietà umana. E ‘un riflesso di che cosa vuol dire “mai più”.
Nella mia vita ho visto la sconfitta dell’apartheid Sud Africa e nessuno può cancellare in me la speranza che l’apartheid israeliano e il dominio coloniale veda la finire.
Questa collaborazione musicale tra Sudafrica e Palestina è una manifestazione creativa di resistenza culturale all’oppressione israeliana, una parte indispensabile della nostra lotta globale nel movimento BDS per la libertà, giustizia e uguaglianza.
Mi conforta che oggi palestinesi e sudafricani stanno lavorando insieme per creare bella musica che risveglia i nostri spiriti e aiuterà a risvegliare la coscienza del mondo.
Al Sudafrica è stata necessaria la solidarietà del mondo per guadagnare la sua libertà, e oggi la Palestina ha bisogno del Sudafrica.
C’è una urgenza immediata, in questo momento storico, dopo la guerra del 2009 di Israele a Gaza (piombo fuso),
per una campagna di solidarietà internazionale nella volontà evidenziare le somiglianze tra apartheid e il sionismo.
Questa collaborazione tra musicisti palestinesi e sudafricani e attivisti, il primo nel suo genere, è un passo importante nella giusta direzione.

I Mavrix nascono da una collaborazione musicale nel 1984 come una band di protesta. Questa band è cresciuta fino ad accogliere 6 musicisti: con violini, chitarre, tabla africani, santoor e vocalisti. Le canzoni loro parlano di diritti umani, di razzismo, povertà, abusi di droga e oppressione.
Nel 2004 i Mavrix realizzarono il loro primo album “Guantanamo Bay” e stanno, attualmente, incidendo il loro secondo album “Pura Vida” che sarà completato in giugno 2012, da questo album è stato stralciato la canzone “The new black”, che è nata dalla collaborazione tra il Sud Africa a la Palestina.
Il video musicale e la canzone sono nati dall’incontro della band sudafricana e il musicista palestinese Mohammed Omar, che assieme hanno realizzato questo video musicale chiamato The New Black, che sarà inserito nel nuovo album “Pura Vida” di prossima uscita.
Il testo composto da Jeremy Karodia e Ayub Mayet è stato scritto come reazione all’orrore del massacro di Gaza “Piombo Fuso” del 2008-2009 e successivamente ispirato al libro “Ogni mattina a Jenin” dell’autrice Susan Abulhawa. La canzone scritta nel 2009 da Mayet è stata ripresa e riscritta dopo la lettura del libro della Abulhawa e oggi ci appare nella versione nuova.
Haidar Eid, esponente del BDS di Gaza e amico della band ha ascoltato la canzone nel 2011 e ha proposto immediatamente la collaborazione con il suonatore di Oud palestinese Mohammed Omar suggerendo una collaborazione con la band per creare un video in collaborazione sulle condizioni che accomunano il popolo sudafricano con quello palestinese.
La canzone è stata registrata dai Mavrix in Sud Africa e successivamente sovrapposta la registrazione di Mohammed Omar a Gaza, senza che le due parti si siano mai incontrate. Il risultato del brano mostra l’empatia che la solidarietà tra musicisti riesce a rendere.

Prodotto dal Palestinian Solidarity Alliance (Sud Africa) e dalla Palestinian Campain for the Accademic and Cultural Boycott of Israel (PACBI) accompagnati con scritti di Aldar Eid di PACBI, Barghouti del Movimento BDS, Ali Abunimah di Electronic Intifada e Susa Abulhawa, autrice di Mornings in Jenin” la canzone rappresenta un messaggio di supporto dei sudafricani che hanno vissuto in precedenza pure loro l’oppressione e l’apartheid. In solidarietà con i palestinesi che vivono ancora sotto l’oppressione dell’apartheid di Israele.

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Juliano’s way
DAM feat Juliano’s students¹

Jul, mi ricordo sempre quando mi dicevi che l’arte è rivoluzione,
e noi da quel giorno non siamo solo resistenti, noi siamo artisti.
Jul, non dimenticherò mai la resistenza che hai piantato dentro di noi!
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.
Jul diceva che fare teatro ed esprimere la propria opinione è anche questa una forma di resistenza.
Noi ci siamo fermati davanti ai confini
mentre tu li hai semplicemente scavalcati.
Hai tracciato una freccia in una sola direzione:
nessuna svolta, nessun rallentamento, un unico obiettivo.
Sei morto con tutte le tue qualità amico mio,
mentre l’assassino mascherato ha paura di guardarsi in faccia.
Jul, chi è il folle tra noi?
Chi è il sano di mente? Chi ha chiaro il quadro della situazione?
Ci fosse stato tra noi un pizzico della tua follia
“libertà” non sarebbe stato solo il nome di un teatro.
Jul… Juliano è stato ucciso
lo stesso giorno in cui è stato ucciso Martin Luther King,
entrambi avevate un sogno che per noi è una speranza,
ma c’era gente disperata e armata.
Regista e attore fuori dal copione,
ci hai regalato i bambini di Arna, adesso lasciaci essere i ragazzi di Juliano.
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.
Ci diceva sempre “non fatevi fermare dalla prima pallottola”,
e noi dopo 7 pallottole nel tuo corpo siamo ancora in piedi.
Chi incontra l’assassino gli chieda:
se Jul era su una lista nera, ditegli di mettere il mio nome dopo il suo,
a chi avete sparato?
Avete sparato al nostro uomo e alla nostra unità.
Lui, senza alcun effetto speciale è riuscito a salvare 3 ragazzi;
chiedi agli sbirri, dì agli occupanti di continuare a opprimere.
Noi non ci arrendiamo.
Jul… ci ha lasciato la sua eredità,
ma se l’assassino è uno di noi
sapete a chi abbiamo sparato?
Abbiamo sparato ad un teatro? ad una danza? ad un dipinto? Tutto questo è eresia?
Io ho aperto i libri, ma non trovo la pagina,
fammi capire, la religione combatte l’oscurità e l’arte ha lo stesso proposito,
questa è la differenza: non c’è bisogno di trasformare il bastone in un serpente per convincerci della vostra ideologia.
Basta combattere la schiavitù, e noi vi seguiamo.
Jul, se tu tornassi ai tempi dei profeti li proteggeresti con il tuo corpo:
mentre chi ti ha ucciso ha in mano i chiodi e il martello,
riposa in pace,
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.
La libertà è libertà di pensiero, è libertà di espressione, e la cosa più importate è libertà di scelta.
Non capisco: perché si uccide la cultura?
Fa così paura la cultura? Jul ha risposto a questa domanda.
Ci siamo incontrati a Led, mi avevano detto che stavi girando un videoclip,
ad un certo punto iniziò una manifestazione, fu allora che capii una cosa nuova:
se l’occhio dietro la telecamera è coraggioso
allora ci si può trovare dinanzi ad una rivoluzione.
Per te una rosa e una grande tristezza; tutte le strade portano a Jenin,
e da qui che è iniziata la storia: impara dal maestro,
non avere paura dell’uomo mascherato che vuole far vivere nelle tenebre.
Sicuramente lui avrà seguaci tra i pazzi
mentre tu, in futuro, illuminerai la storia della liberazione, e nella storia della liberazione
ci sarà il poeta, lo scrittore e il combattente,
e stai sicuro che ci sarà anche il teatro.
Per chi ha ucciso e organizzato la scena nel teatro cupa, mentre quella di Jul sarà colorata, illuminata e terminerà con:
la storia continua.
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.
Se sapessi volare
ti prenderei
e ti trasporterei nella notte,
ti porterei
come non hai visto fare mai.
Tu ci hai sempre insegnato che se nella resistenza non rimaniamo tutti uniti, l’uno accanto all’altro, finiremo tutti impiccati uno accanto all’altro.
I DAM sono il più importante gruppo rap palestinese, con sede a Lyd, Palestina, nati nell’anno 2000. Due membri del gruppo sono conosciuti per le loro canzoni di protesta che parlano di politica, sui diritti delle donne e altro. La band ha inciso due album (Dedication and Sligshot Hip Hop ST) e attualmente stanno completando l’album “Dabka on the moon”

La canzone Darb Juliano – Juliano Way è stata scritta nel 2012.
Nel 2004 i Dam hanno lavorato assieme al regista Juliano Mer Khamis (ucciso il 4 aprile 2011) al loro video clip del singolo Born Here e nel 2006 del loro album Dedication hanno dedicato il secondo brano (I have no freedom) al film di Juliano “Arna’s Children” tributo alla madre del regista stesso Arna, donna che ha passato la vita dedicandosi ai bambini e ragazzi di Jenin, insegnando loro di esprimere le loro paure e le loro difficoltà attraverso il teatro.
Dopo la morte di Juliano, che ha lasciato un profondo segno nelle persone che l’hanno conosciuto, hanno usato il video ed inciso la canzone per ricordare a tutti quale fosse la strada indicata da Juliano.
Il disco è uscito il giorno stesso della sua morte il 4 aprile 2012 e per la sua incisione sono state usate le immagini del funerale di Mer Khamis e delle riprese durante il suo lavoro e del suo teatro del campo profughi di Jenin dal nome significativo Freedom Teater. Il teatro stesso è stato più volte attaccato e distrutto e arrestati i collaboratori di Juliano.
L’opera del regista che si diceva essere al 100% israeliano e al 100% palestinese, non era molto gradita in quanto lui l’aveva destinata alla parte oppressa della popolazione e ai bambini e ragazzi del campo profughi che attraverso la recitazione e il teatro hanno preso coscienza della loro condizione e hanno superato paure e condizionamenti tipici di una popolazione privata dei propri diritti.
Juliano Mer Khamis, apprezzato all’estero più che a casa propria, a parte quella che si trovava nei territori palestinesi, lascia dietro di sé un grande insegnamento e delle persone che continuano la sua opera. Di questo parla il video e trasmette immagini di speranza e di volontà di emancipazione.

¹ Il video viene riproposto in quanto era già stato pubblicato con testo leggermente differente.

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10 aprile, 7.30[1]
Prima mezzora del tredicesimo giorno di incursioni militari.

“Che peccato che non abbiam o portato con noi il vaso di begonie che mi hai regalato la domenica di Pasqua”.
E’ la prima cosa che mia suocera mi dice quando, alle sette e mezzo, mi alzo dal letto per andare ad aprire la porta alla cagnetta Nura.
“Non importa, Umm Salim, avevamo le mani ingombre di cose più importanti,” le rispondo con gli occhi aperti a metà. “Khsarah, che peccato, morirà,” borbotta.
“A Nablus e Jenin la gente sta morendo sotto le macerie della propria casa,” ribatto borbottando sottovoce per non deprimerla ancora di più.

Da «Sharon e mia suocera – Diario di guerra da Ramallah, Palestina» di Suad Amiry


[1] L’aprile di cui si parla è quello del 2002; purtroppo non è passato.

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