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Posts Tagged ‘profili’

ritratto20di20donna20220480x640Cazzo! gli era sembrato subito un volto conosciuto. Ecco perché. Improvvisamente se lo era ricordato o più precisamente il suo dubbio aveva avuto risposta da Google. Non era nemmeno una foto: era la riproduzione di un dipinto. Un olio di Vincenzo Di Giorgio, anche se non sapeva ancora come si chiamava. Era solo un ritratto di donna. Lo aveva visto una prima volta ad una personale dello stesso autore. Solo che lì c’era l’originale: il quadro. I colori erano brillanti. Dalla rete Lei aveva recuperato uno scatto fatto dallo stesso artista per la commercializzazione. Si era innamorato e gli aveva dato buca una tela senza nemmeno un nome e un cognome. E aveva aspettato due ore per niente come un cretino. Di Lei gli restava solo un nick e un indirizzo mail: chiaraluna@fashion.com.
Due ore al tavolo di un ristorante mentre tutti lo guardavano e il cameriere si spazientiva. Voleva trasmetterle tutto il proprio risentimento e la propria rabbia. In una parola aveva bisogno di sfogarsi. Non attese nemmeno il mattino e sebbene fossero ormai le undici, cioè le ventitré, si mise alla tastiera. Non avrebbe potuto mostrarsi troppo scocciata o protestare, in fondo lui era la vittima. E poi voleva proprio vedere che scusa avrebbe trovato. Peccato! stava andando tutto così bene. Si sentiva libero, leggero a parlare, cioè messaggiare, con Lei. Era sicuro di aver trovato l’anima gemella. Invece al primo appuntamento non si era proprio fatta vedere. Certo che era strano litigare attraverso internet. Avesse avuto almeno l’indirizzo skype avrebbe potuto guardarla negli occhi. Quando si litiga si ha bisogno di vedere la faccia dell’altra e le sue espressioni. E l’unico diritto dei litiganti e l’unica arma di rivalsa.
Ciò che era successo per lei era un mistero. Si era preparata al meglio. Meticolosamente. Aveva cercato di essere puntuale. Beh! venti minuti sono una approssimazione tollerabile. Invece… Era rimasta impietrita sulla porta. Era tale e quale quell’attore, figlio di quell’attore famoso. Non poteva crederci: lo aveva riconosciuto subito, ma era con un’altra in tenera compagnia. Lei era così graziosa, sembrava anche molto giovane, troppo, proprio una ragazzina. Si parlavano guardandosi negli occhi. Allora perché le aveva dato quell’appuntamento? E lei stupida… Se n’era andata stizzita e non era più riuscita né a perdonarlo né a darsi pace. Era tutto troppo bello. Eppure un poco ci aveva sperato. Alla fine aveva anche saltato la cena e rientrata avrebbe voluto solo andare a letto. Invece sconsolatamente aveva aperto Facebook senza nemmeno chiedersi perché e aveva subito notato il messaggio. Ma come? Era lui che faceva l’offeso.
Si diceva indignato. Lui sosteneva di averla aspettata a quel tavolo per quasi tre ore, senza badare che se fosse stato esattamente così lui doveva essere ancora là seduto. Lei insisteva che se quella non era sua sorella… e comunque che non si sarebbe dovuto presentare ad un primo appuntamento in compagnia. Evitò i commenti sulla giovanissima età dell’amichetta. Entrambi pensavano di aver ragione e che potevano spiegare quello che era successo. E che l’altro era imperdonabile. Nessuno dei due era in grado invece di capire velocemente i fatti, il perché. Il locale poi non era così affollato. Lui, alla fine, aveva almeno cenato, anche se il conto era stato salato e il servizio discutibile.
Per un po’ non riuscirono che a scambiarsi accuse sfiorando le ingiurie. Lei cercò di limitarsi. Quelle che le venivano sulle lingua erano una serie di parole con la C. Le sputò fuori dai denti nel silenzio della sua stanza ma non le affidò alla tastiera; lei era una signora. Arrivò al “Cretino!” ma riuscì a trattenersi sul “Coglione”! Lui conosceva il limite che non doveva oltrepassare. Non fece cennò palese a ciò che pensava di lei né all’antico mestiere che poteva fare, si limitò e parlare e insistere della propria situazione confermando che: sì! era stato “proprio un vero cretino”. Che delle donne si sa… Potevano con ragione dire che ancora non si conoscevano e già stavano bisticciando. Nella loro brevissima storia, che sembrava già finita, quella era la loro prima lite ed era quasi una lite definitiva seppure comunque pur sempre virtuale.
Poi lui non fu certo ma credette di capire, al tavolo accanto al suo sedeva in compagnia quello che sembrava proprio Danny Quinn[1]. Cavolo: Danny Quinn. Scrisse un enorme “MERDA” che cancellò immediatamente prima di inviare la sua risposta. Era stata proprio sfiga, ma lui era stato stupido a scegliere una fotografia dell’attore per il suo profilo. Eppure era stato chiaro e aveva il libro sopra il tavolo proprio in bella mostra. Con imbarazzo cercò di spiegarsi e giustificarsi. Qualche capello in meno e qualche kilo in più e nei punti sbagliati. Non assomigliava molto a quel maledetto attoruncolo. Certo nemmeno lei doveva assomigliare molto alla Chiaraluna con cui lui aveva creduto di confidarsi aprendole il cuore e di cui si credeva sul punto di innamorarsi.
Lei dichiarò di avere trentaquattro anni e non ventinove come gli aveva precedentemente scritto, togliendosi comunque cinque anni. Lui ammise di non essere alto un metro e ottantuno bensì un metro e settantatré e che l’agenzia non era proprio sua. Lei si aprì e confessò che il suo sogno era quello di realizzarsi come casalinga in una bella casa vicino al mare. Corresse anche le sue misure fisiche; barò solo un poco per quello che riguardava quelle dei fianchi. Lui non le confidò di abitare in una modesto appartamento in un grosso condominio al centro di Milano; nemmeno fece cenno alle sue origini meridionali. Entrambi si scusarono per non avere foto recenti. A quel punto avevano ricostruito un minimo di dialogo ma nessuno dei due sapeva come uscirne e superare quell’imbarazzo.
Lui si chiamava Salvatore ma tutti lo chiamavano Salvo. Lei non si chiamava nemmeno Chiara ma più semplicemente Concetta. Lui non trovava opportuno ammettere di essere infelicemente sposato, però si dichiarò possessore di un suv anche se in leasing. Lei non trovava conveniente accennare che era una matura ragazza madre, ma si descrisse di carattere mite e conciliante. Lui cercò di informarsi sulla disponibilità di lei. Lei inserì solo un grosso punto di domanda. Lui fece copia e incolla di un mazzolino di fiori. Lei rispose postando un sorriso largo.

[1] Daniele Anthony Quinn (Danny Quinn)

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Soldatino su base in legno e sfondo dipinto a macchie di colore vivace; atc.Notte di silenzio e di luna piena. Sulla spiaggia erano tutti intorno al falò. Tutti intorno a vent’anni. Ancora bagnati di mare e di quel senso di libertà. Le volute della fiamma incidevano indelebili i profili di quei giovani. Volti scavati, barbe accennate e indecise, occhi curiosi, nasi orgogliosi e capelli lunghi, tranne le ragazze.
Di loro Sara si era addormentata sulla sua mano destra e aveva un respiro tranquillo. Anche Samuele le si era assopito accanto dopo l’amore. La sfiorava solo un tenero ricordo. Adamo era nudo, si era arreso e aveva smesso di cercare i vestiti. Cercava di asciugarsi di quel fuoco. Giacobbe spingeva gli occhi dietro le ombre titubanti e rollava distratto. Dolores voleva ritornare a casa perché era attesa, troppo giovane per essere là, per poi decidersi come in un dispetto e sfilarsi la maglietta. Mostrava quello che non aveva e che nessuno cercava di vedere. Non avevano tempo per altro. Christo, il bulgaro, cercava di cucinare la carne infilzata in un lunga ramo secco. Vicino a lui Maria lo coccolava con gli occhi; aspettava un figlio ma lo sapeva solo lei. Elena singhiozzava sottovoce, tornava da un brutto viaggio. Ulisse aveva una casacca che aveva comprato in india, a Delhi o a Bhopal, e una collana di conchiglie.
Francesco suonava la chitarra e cantava le sue canzoni. Per dovere di cronaca fu interrotto mentre intonava “We shall overcome”. Ettore baciava Diana e la cercava. Michele si limitava a guardare il mare e il guizzare dei riflessi pallidi sulle onde, dondolava al fruscio della risacca e della musica. Mugugnava sordo cercando di seguire il testo che si perdeva in un quasi sussurro. Doveva scrivere un libro e nel libro imprigionare una storia, la loro storia; quella. Con un tizzone Efesto cercava di scoprire la provenienza di quell’estraneo leggero rumore. Susanna faceva il mestiere ma nessuno ne sapeva nulla, l’aveva accompagnata Francesco. Era intenta nei suoi pensieri e nelle sue tristezze. Le erano già stati rubati i suoi vent’anni; non le sarebbero più stati restituiti. Avrebbe voluto provare a cercarli. Semplicemente Lilith avrebbe voluto essere maschio e chiamarsi Arturo e odiava quel suo seno e il senso di tutto quello. Narciso aveva una erezione mistica e una fedina di oro falso al mignolo.
Arrivarono all’improvviso da dietro le dune. Non dal mare ma da dietro le dune e la rada sterpaglia. In silenzio. Ombre fra le ombre, profili di niente, invisibili; fruscii. E spararono nel mucchio sputando raffiche di vampe veloci, con piccoli crepitii di secchi tuoni. Sicuri sulle gambe spararono finché tolsero anche all’ultimo l’ultimo respiro. Anche a Maria e al suo futuro. E ancora. Senza un solo attimo di dubbio, ma loro imbracciavano la verità. Alla fine del loro mestiere calpestarono il fuoco senza riuscire a domarlo. Chi li comandava prima di andarsene sputò sul corpo esangue di Francesco. Spiegò agli altri che non avevano palle. Li lasciarono lì bocconi, riversi sulla sabbia. Le onde intimidite si spingevano sempre più avanti nella rena. Il silenzio si impossessò del mondo.

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Icona di scatoletta per preziosi con mattoncino lego

Occhi di triglia nello sguardo dietro gli occhiali. Occhi liquidi di acqua senza luce, stagnante. Il sorriso, quello è soddisfatto. Quasi ingrassato più di lui. Penso non ne sia ancora del tutto sazio; il loden infatti è in crescere, largo da per tutto. Cade che è una meraviglia. E lui sotto il suo cappello blu, oggi ha dimenticato il libro. Passa diritto e ci risparmia la sua saggezza e le sue colte amenità. Non che… cultura raffazzonata la sua. Di grana grossa. Fatta più di supponenza. Anche quando ascolta sembra dire che lui sa. Non che sia un tipo singolare. Se ne vedon più d’uno, in giro, basta guardare. Vedon solo davanti; mai di lato. Non cambiano loro, è il mondo che cambia. Quello che prima era rosso ora è nero, non solo in senso politico. Forse nemmeno il macchiato è più lo stesso da quando chiede un macchiatone. E già da come lo sorseggia grida al mondo la sua superiorità. Il modo nel quale si ama è osceno, faticoso.

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