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Posts Tagged ‘proprietà’

Immagine di donna dopo una violenza«E’ già un po’ di giorni ch’è strana. Che la vedo strana. Non può farmi salire e poi trattarmi così. Un sacco di chiacchiere, inutili. Un sacco di bla bla e bla blo. Di io qui e io là. Di capricci. Di io non credevo. Io non volevo. Cosa crede che sia venuto a fare? Appunto. Per i suoi begli occhi? E no, cara! Sa che mi piace andare al sodo. E l’uomo è uomo. E il suo bel culo mi fa dare di matto. Sono pazzo di lei. Gliele scaldo io le mutandine. Cos’è: è tornata pudica. Cazzo! cosa vuol dire non ne ho voglia? “Cosa vuol dire non ne ho voglia”? Mi fa andare la mosca al naso.
Io la voglia ce l’ho adesso. Cosa c’entra s’è mattina. Non quando va alla tua testa matta. E poi con chi ti vuol bene. Che discorsi sono? Sono il tuo uomo. Tua madre non torna fino al pomeriggio. Sono venuto apposta. Per stare soli. Te lo faccio io battere il cuore. Altro che balle. Altro che romanticismo. Un uomo non può essere sempre solo dolce. Sempre essere paziente. Va bene il rispetto, ma… Ha bisogno delle sue soddisfazioni. Un uomo. Ha bisogno che la sua donna lo faccia sentire uomo. E dammi questa mano. Adesso te lo do. Mi hai fatto venire voglia. Sei stata tu. Lo so che ti piace. Come piace a me. Anche di più. M’è venuta voglia prima ancora di vederti.
Vuole solo farmi incazzare. Quando è così lo fa apposta. Noi ci vogliamo bene. Le dico “Ti amo”. Lei continua testarda. Cos’è cambiato da ieri? E dall’altro giorno? Non so cos’è questa novità. Non ha mai fatto la ritrosa. Sei stata tu ad allungare la mano. O no? Quella volta. Perché ti piace come il mio. Bello e vivo. Tu ne vai pazza. Ammettilo. E io ti faccio diventare matta. E’ inutile che protesti, tanto non ti può sentire nessuno. E poi in fondo cos’è? Una in più o una in meno. E poi con me? Quando c’è l’amore. Quando c’è l’amore la voglia c’è sempre. Cosa ti sei messa in testa. Guarda che io ti sposo.
Cosa vuol dire? Non ci si può lasciare dopo quello che c’è stato. Tra noi. No? Mica si fa così. Sei la mia donna. Garda che… no! Te lo faccio dentro. Così impari. Vai a piangere per il mondo. Dove vai dopo con un bambino? Dove vai dopo con un bambino a fare la puttana? Perché tu lo sei per vocazione; puttana. Ma a me piaci così. Io non sono mica come quelli che ne approfittano e poi spariscono. Io non ho preteso di essere il primo. E adesso fai queste storia. Non sono forse stato buono? Non ho avuto pazienza, con te? E poi… insomma sei la mia donna. La mia donna. Niente balle. Non c’è nulla di cui dobbiamo parlare. Domani andiamo in centro e ti prendo un bel regalo.
Questo è il mondo dei più forti. Cerca di essere carina. In fondo me lo merito. O no? Stai ferma. Stai buona. Vedrai che dopo la voglia viene. Te lo tolgo io quello sguardo di sfida. Te li faccio abbassare, cazzo, quegli occhi indomiti. So io come piegarti. A colpi di questo. Di cazzo. “Adesso te lo do. Mi hai fatto venire voglia. Sei stata tu a provocarmi”. E vallo a dire a qualcun altro. A qualche fesso. Che non volevi. Si vuole i due. E poi cos’è questa storia. Questo “dovremmo parlare”. Non c’è molto da dire. Mi va. E se non ti va te la faccio venire io la voglia. Lo so che sei porca. Che sei porca dentro. Dovevi pensarci prima. Quando una donna va con un uomo è di quell’uomo. Cosa sono queste storie? Ti sei alzata con la luna storta? Sei indisposta in testa? Ma vuoi prendermi per il culo? Sai che così… non farmi essere cattivo.
E apri queste cazzo di gambe. Come se fosse la prima volta. Con tutte le volte che l’abbiamo fatto. L’uomo ha bisogno della sua soddisfazione. Sai che ne ho diritto. Come se non sentissi. Lo sento che ti stai già bagnando. Non è bello. Lo vuoi proprio. Guarda che me lo tiri fuori. Anche se non l’ho mai fatto. Anche se deve essere la prima volta. Vuoi prenderti uno sganassone? Non essere testarda. Sai quanto mi piace. Dai che sei brava. Vedi che se fai la brava… Cazzo sono quelle lacrime. Ecco! Basta che stai ferma. Faccio tutto io. Vedi com’è bello. In fondo ci amiamo. Dillo che piace anche a te. Tanto lo so. Non fare la testarda. Ammettilo. Siamo uno per l’altra. Dove lo trovi uno come me? Sono proprio della misura giusta. Solo un attimo. Uno che ti vuole così bene. Vedrai che faccio presto. Guarda che scherzavo. Starò attento. Fai la brava. Così! Se una non vuole non vuole. Non c’è verso. Così vuol dire che volevi. Vedi che avevo ragione. “Un uomo è un uomo”.»

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Riporto integralmente, non me ne voglia, il post dell’amico di rete Gians, titolato Bersagli, che dedicava a Cuncetta: Ci deve essere un modo per vivere senza recare dolore a nessuno, ne sono certo. Ogni giorno è un continuo calpestio di piedi, facendo finta di non essersene resi conto. A ogni azione, corrisponde una reazione, e in base a questo ci si può rendere conto della propria condotta di vita. Quando le reazioni negative, superano le positive è bene fermarsi e chiedersi se magari si sta sbagliando qualcosa. Ecco ora sono fermo, e penso dovrò restarlo per un pò.
Lui, normalmente, è sempre sintetico nei suoi scritti. Ora ci si può rivolgere a queste parole con ottiche diverse. In realtà nel post si possono riconoscere riferimenti a tutto e soprattutto ad alcuni sentimenti più o meno contigui, nonché al modo in cui guardiamo e ci relazioniamo con gli altri. Il commento sintetico che avevo cercato di mettere in calce voleva soffermarsi su quella parte del rapporto tra persone che riguarda la parola “amore”. In realtà il ragionamento dovrebbe comprendere il percorso “amicizia”, “amore”, “fare all’amore”, traslato attraverso la mediazione del possesso, dove almeno i primi due termini hanno una parte costruttiva comune.
Affermando che nell’uomo vi è una incapacità d’amare il commento, a questo punto, poteva apparire come pessimista. Il mio ragionare non vuole, e non deve, essere una riflessione sulla mia persona o solo su esperienze personali dirette. Io do per scontato che se l’uomo (l’essere umano) cerca una ragione nella vita non la può che trovare nell’inseguire la felicità o, meglio, nel credere di farlo. Questo dovrebbe realizzarsi in quel percorso, appunto, che va dall’amicizia fino all’amore (cioè nelle relazioni), in quel viaggio pieno di sfumature dove i confini possono diventare labili. Ma questo solo se accertiamo che l’uomo è naturalmente un soggetto sociale.
Agli schiavi neri d’America era proibito sposarsi. Si racconta che in alcuni casi l’uomo e la donna dessero una sorta di ufficialità e “sostanza” al loro rapporto, che voleva essere “continuativo”, superando a piedi uniti una scopa posata per terra. Dopo la rivoluzione di ottobre, sulle ipotesi Reichiane, fu abolito il matrimonio. Naturalmente l’esperimento ebbe vita breve e fallì. Due esempi agli antipodi per dire come il matrimonio, ma perché no? qualsiasi forma di rapporto tra persone, sia parte fondante dell’organizzazione del “essere sociale” e della costruzione di una “società”.
Fronte a ciò sta il fatto che l’uomo è essenzialmente egoista e individuo, ovvero che vi è un conflitto tra il suo microcosmo e il macrocosmo, cioè ciò che lo circonda. Il rapporto rende comoda la sua vita, ma all’interno il singolo continua ad inseguire le sue “libertà personali” sulle quali non riesce facilmente a mediare. Ma non voglio andare lontano. Non è nelle mie intenzioni. In un piccolo libro di Roberto Vecchioni (sì! Il cantautore-professore) dal titolo azzeccato e accattivante, “Le parole non le portano le cicogne“, la protagonista si chiede se era più difficile amare o essere amati. La cosa, a mio avviso, peggiore è una terza ipotesi: l’incapacità di amare. A parte questo credo che vi sia abbondante stupidità nell’essere umano visto che, spesso, gli sarebbe più facile raggiungere la felicità personale, e un equilibrio con gli altri, e invece inserisce nei rapporti stupide prove e difficoltà che rendono tali rapporti difficili quando non impossibili, anche quando non si spinge fino a forme parossistiche di “possesso” dell’altro.
Che l’uomo sia sempre più incapace di vivere con gli altri (ma anche con sé stesso) mi sembra sotto l’occhio quotidiano. E’ vero che poi si inserisce una etica forzosa, atta a mediare i rapporti sociali, salvo poi che lo stesso uomo torna bestia al solo mancare la luce elettrica. Evadendo dal rapporto a due vorrei solo concludere queste riflessioni inconcluse ricordando che, quando si parla di pacifismo, spesso ci si scorda che per “costruire” la pace devono essere d’accordo tutti i soggetti interessati, ma per la guerra basta che si decida a farla un semplice e unico pazzo, o politico, tra i soggetti coinvolti.
Quanto sopra non mi impedisce di amare (violentemente) le persone (non solo la donna, come osservavi acutamente tu¹) e, spero, senza eccessivi egoismi.


1] A un mio post Gians osservava come nutrissi un grande amore non per una donna ma per la donna. Naturalmente quell’accenno all’impocrisia nel titolo non è minimamente riferito alle osservazioni dell’amico Gians.

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