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Posts Tagged ‘protesta’

Logo della manifestazione Se non ora quando?In quella domenica imbronciata di febbraio sembrava non fosse successo nulla. Eppure nessuno ci era andato distratto. C’era in tutti loro una consapevolezza di evento. E una strana leggerezza. Come se un sorriso fosse irresistibile. E nessuno era tornato uguale a prima. Ma subito tutti, gli altri, la grancassa dei distinguo d’ogni origine e colore, a dire e a vociare e a spettegolare: “non è successo niente. Nulla è cambiato. Tutto è come prima”. Cercando di negare. A inventarsi giustificazioni, e scuse. A nascondersi dietro i piccoli cavilli. A distrarre. Eppure alcuni sapevano. Altri avevano scelto il silenzio. Altri ancora avevano cercato di togliere i puntini sugli “i”. Persino l’inchiostro per le parole. A dire che non c’era poesia. A succhiare da ogni termine, da ogni lemma, il suo altro. Tutto si può dire di tutto, quando niente è quello che si vuole dire. Con le bende negli occhi è difficile vedere. Io l’ho presa per mano. Mi sono lascito guidare. Dimmi tu dove stiamo andando? Ero tranquillo della sua guida. E non eravamo macchine. E non eravamo solo corpi. Eravamo noi la poesia. Eravamo in una canzone. Dentro.
Ed eccoli gli asini che volano. Come si può dire che non è successo niente quando la metà del cielo cade in una piazza? Quando gli angeli vengono a raduno? Ed è così facile non rispondere a nessuna domanda. Cambiare l’oggetto del contendere. Fingere di ignorare. Trovare il coraggio dell’ipocrisia. E’ la legge dei sordi quella di non saper sentire. Può essere anche la legge dei grandi numeri. O una legge dei sopravissuti. Perché bisognerebbe dire quello che già sanno. Solo le parole da loro decise. Ma io ci sono andato con l’amore, completamente. Eccolo
Il commento di Ross
Strano paese questo. Prima della manifestazione qualche voce qua e là a parlare dell’inutilità di scendere in piazza, tanto nessuno può credere che in un paese che non è mai stato per donne, si trovasse dotato di varie generazioni di meravigliose donne pronte alla lotta, perché abituate alla lotta.
Adesso che la piazza è stata così forte e travolgente la classe politica prende le distanze e chi non ci credeva, ora, ci crede ancora meno o almeno si giustifica, dicendo di non accettare le manipolazioni politiche…
Immagino che ci siano anche quelli che in piazza proprio non ci volevano, che aborrivano le ragioni che pensavano avessimo per manifestare. Ma di quelli non parlo. Mi stupiscono, ma da loro non mi aspetto niente di meglio, tanto meno che comprendano e sappiano analizzare quello che domenica è avvenuto.
Quello che invece mi sconvolge è la minimizzazione della politica di parte, quella che di più da quella piazza dovrebbe apprendere ed imparare.
Mai nessuno gli è venuto il dubbio che domenica in piazza c’era quello che il nostro entourage di governo si balocca di chiamare popolo sovrano, Quello che nessuna motivazione importante e partitica è riuscita a provocare. Una reazione a catena basata su temi etici più che su temi economici. Che strano le donne non si muovono per avere un lavoro, uno stipendio, più asili o servizi, anche quello certo, ma soprattutto si muovono per difendere la loro dignità, per far sentire le loro voci, che sono limpide e pulite come in questo paese non si sentivano da troppo tempo.
Non donne contro altre donne, ma donne solidali, capaci di distinguere la differenza tra libertà e condizionamento, tra libera scelta e percorsi obbligati. Donne stanche di strapotere e di essere relegate ai margini della storia. Chi si sta chiedendo questo? Forse solo le donne incredule che oggi possono dire: io c’ero.

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Paolo Pietrangeli: Il vestito di Rossini

Torno su cose già trattate, anche se raramente, anche se superficialmente. Torno con queste due canzoni: “Il vestito di Rossini” e “Piazza, bella piazza”; entrambe già postate. La prima di Paolo Pietrangeli e la seconda di Claudio Lolli. Torno rubando una domanda che il poeta Roberto Roversi (quello di “Dopo Campoformio”) ha scritto per Lucio Dalla nella canzone “Le parole crociate” (magari ve la proporrò appena possibile) riguardo al cosiddetto passato e alla memoria: “Sono cose di ieri”? Naturalmente torno indignato, ma per nulla sorpreso. C’è una ipocrisia che mi evito, quella del buonismo e delle cose tutte perfette da una parte e dei cattivi dall’altra. E’ un veleno sottile. Ha sempre ammalato tutto, persino la Resistenza. Forse ci sarebbe bisogno di una riflessione, non oggi. Oggi non mi va di spiegare. Oggi ho questo sordo rancore. Come dopo Genova, dopo Piazza Alimonda, di cui sarebbe anche più facile parlare e di cui Guccini ha scritto un’altra bella canzone. E’ strano vedere come le canzoni siano spesso presenti. Ma la piazza è da sempre il luogo dell’incontro, anche quando questo è conflitto.

Claudio Lolli: Piazza, bella piazza

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SILENZIO

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Caro Presidente (già psiconano)
Mantenga la calma. Io li ho visto. Tutti hanno potuto vederli, i facinorosi. Quando Lei afferma «gli studenti in piazza hanno “l’appoggio della sinistra estrema e dei centri sociali” e “il supporto dei giornali”» non abbiamo elementi sufficienti per non darLe fiducia. Non possiamo dubitare che i suoi giornali, che le sue televisioni e quelle che controlla, non riportino notizie false e tendenziose. Eppure mi sorge un dubbio: hanno la faccia pulita dei ragazzi giovani, dei nostri figli, quei ragazzi. L’espressione sorpresa e impaurita di chi si trova davanti ad una cosa più grande di lui. Balbettando cercano di spiegare che il loro paese sembra sfasciarsi torno. Si sentono oppressi da un senso di impotenza, senza futuro. Mi avevano ricordato il sessantotto ma è stato solo un attimo, poi hanno fissato dentro le telecamere e ho visto. Qualcuno non riesce nemmeno a spiegare il suo disagio. Lei non è assediato, a difendere la libertà, in una roccaforte circondata dai soviet. Evocare i fantasmi ha fatto la sua fortuna ma la fortuna può anche cambiare. Crede sia sempre un bene calcare la mano?

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