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Posts Tagged ‘regalo’

tazzina di caffèLeggendo nelle carte il destino mi riserva un viaggio e non si impegna in altro, ma io non voglio starle ad ascoltare; alla fine preferisco scoprire lentamente le cose. Per il viaggio non vorrei dire ma ancora tre giorni a Vienna e poi dobbiamo tornare. Il pacchetto di Elsa aveva la forma di un libro, tutto suggeriva che fosse un libro (avevo sbirciato nel suo bagaglio) e conteneva un libro. Lei sperava in un anello (forse ci contava), mi è rimasta l’impressione che l’orsetto l’abbia un poco delusa. Lei, comunque (Elsa), ha finto bene ed è stata dolce. La ricorderò, questa vacanza riempiendo e svuotando valigie, ma almeno è stato bello lo svegliarsi il mattino e le ferree regole podistiche dei giorni che ci lasciano sfiancati. Non so se la ricorderò di più per la bellezza per gli occhi o per la rigidità del tempo (per bellezza per gli occhi torno a parlare, scusami, anche e soprattutto di Elsa); di lei sono stati pieni questi giorni. Non ti dico né me lo dico quanto abbiamo mangiato e al solo dirlo mi sento sazio, mi odorano ancora le dita di spezie e l’alito di birre. Oggi credo proprio che ce ne staremo un poco a letto a riposare. Dai un bacio ai bambini.

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Posso regalarti una poesia“? Con queste parole abbiamo avvicinato le persone per parlare di pace e del dramma di Gaza e della Palestina. Qui, come vedete, abbiamo voluto accostarne una di un poeta di religione abraica e una di un palestinese. Entrambi parlano contra la violenza e la guerra. Entrambi hanno gli stessi toni e la stessa violenza nei confronti del tema. Niente li divide, tranne la provenienza. Nelle loro parole sono fratelli. L’uomo non può continuare ancora ad essere schiavo della stupidità. E allora faccio anche a te la stessa domanda: “Posso regalarti una poesia“?
RESTIAMO UMANI

Una poesia di Primo Levi e una di Mahmud Darwish

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(dalla Isla Negra)
Era sopravissuto a tutto, anche alla propria violenza. L’aveva detto: “Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine” –invece davanti alla propria indignazione prese la penna e non riuscì a tracciare un rigo. La sua voce possente si era disseccata e il tempo l’aveva reso più vecchio che saggio. In fondo non gli sarebbe dispiaciuto di chiudere il suo libro quel gennaio alla Moneda, anche se era maledettamente in ritardo. Non c’era più nulla da vedere per cui ne valesse la pena. Michele voleva regalarlo a natale perché sua figlia ne potesse ancora godere e per ricordare, ma non era più di moda. L’avevano seppellito per la seconda volta e questa volta sotto una coltre di polvere e di silenzio.

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Cari concittadini e lettori. Non succede più nulla a Spinola. Se mai c’è stata è come non esistesse più; si fosse dissolta. Invece tutto succede, molto, e non solo sotto traccia. La verità è che non succede nulla che il buon senso non inviti a tacere. Succedono cose tutti i giorni, ma cose di cui un minimo di autotutela porta a non guardare, a non mostrare. Cose che entrano nel merito, nella carne dei problemi, che creerebbero troppo rumore, che inciderebbero carni deboli e suscettibili. E per delicatezza sono cose che evitano le parole. Cose tanto affollate che mi costringono a trascurare questo piccolo bimbo che è diventato questo blog.
Intanto vicino, a non più di un paio di chilometri, e sembra già un altro mondo, sono arrivati i barbari, con le loro carovane, la loro superbia e arroganza, a farci rima, la loro ignoranza. Barbari che vogliono alzare steccati e non far entrare il futuro; la storia che è stata e quella che si fa. Ma alla fine solo barbari. E come sempre sono, i barbari, dentro le mura, asserragliati, al riparo. Solitamente finiscono per mangiarsi tra loro, gli assediati. Questo ci racconta la memoria. Il tutto per un pugno di stupidità. E proprio loro che si credono il centro. E’ troppo facile oggi giocare a rimpallarsi le colpe.
Qui invece tutto va a puttane e noi ascoltiamo la musica. Abbiamo una radio nuova; tutta nostra. Una radio di rete. Nessuno decide e niente si decide. Come direbbe il Guccini: città non città. La gente comincia a capire che è meglio partire, fuggire, che venire. Nemmeno scende per strada, quasi non avesse piacere, avesse timore di incontrare qualcuno. Anche qui è Italia ma la crisi pare ancora più crudele che altrove. Gli avvisi di vendita o affitto si stanno ingiallendo anche in assenza di sole. Ci si dà da fare per far scordare quello che non si è fatto. Mica si può dire. Allora parliamo di banalità. Però lavorare, per chi ce l’ha, un lavoro, con la musica è molto meglio e quella suona e spota. Certo che come fortuna abbiamo proprio culo. Hanno messo le luminarie ed è saltata la luce nelle case. Anche questo deve essere argomento su cui tacere. Stanno allestendo i banchetti per i regali. Finalmente chi ne è sprovvisto potrà recarsi ad acquistare le palle. I negozi sono tutti in svendita; fanno prezzi più bassi dei cinesi. Ho cercato di chiuderlo fuori della porta, il Natale, ma quello non accetta rifiuti. Forse siamo passati ai regali intelligenti, nei carrelli degli ipermercati non vedo che pane, acqua e affettati. Dobbiamo risparmiare su tutto, ma perché farlo anche sul cervello? E per Cervello non intendo la non troppo nota band napoletana dei primi anni settanta, ma proprio quello del candidato sindaco dell’altra riva. Meglio cambiare. Io credo che Spinola, e i suoi abitanti, si meritino, quale sindaco, un cervello intero.

mariangela-iconaRipeto che io una soluzione ce l’avrei, anche in questo momento di crisi (cliccate sull’icona per vederla, in un altra finestra, a tutto schermo). E non ditemi che non sono buono nemmeno a Natale, che per altro somiglia sempre più a Halloween. Chi lo conosce, il candidato destro, sa che l’ho trattato bene. Se non sono riuscito a tirarvi un po’ su di morale almeno ci ho provato.

Auguri a tutti.

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