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Posts Tagged ‘reinterpretazione’

Nell’enciclopedia multimediale Wikipedia inizia così la voce relativa a Charlie Haden: «Charles Edward Haden (nato il 6 agosto 1937) è uno dei più importanti contrabbassisti jazz contemporanei, reso famoso probabilmente per la sua lunga collaborazione con il sassofonista Ornette Coleman.» Ma Charlie Haden è nella musica, come si può facilmente vedere, qualcosa di più di un semplice ottimo strumentista. E’ quello spazio (nello specifico si parla di New Thing, a cui ci si può avvicinare anche attraverso un romanzo) tra il free jazz (anche se si parla ancora di free jazz) e ciò che verrà dopo. A suo nome si ricordano tutta una serie di splendide perle ma forse il suo merito maggiore è stato nell’essere titolare dei dischi della Liberation Music Orchestra.

014-senza-titoloSenza titolo per Lorca. Tecnica mista su cartone telato di Mario DG

Dietro il maestro di cerimonie che prende la titolarità del disco c’è, a mio avviso, una corresponsabile con non meno “colpe”, una musa che risponde alla splendida figura di Carla Bley. Credo che il suo peso sul progetto sia almeno pari a quello del contrabassista.
Il prodotto del sodalizio è una musica prettamente politica e di recupero della musica popolare o semplicemente di alcune sue sonorità, come frequente nelle incisioni di Haden e della stessa Bley e di altri musicisti dello stesso entourage come Don Cherry. Nel disco preso in esame la prima facciata è occupata da brani dei resistenti nella guerra civile spagnola. Nel retro si ripropongono brani celebri della canzone politica internazionale come una struggente “Song for Ché“, sicuramente il brano più celebre di Haden che prende spunto da “Hasta sempre” di Carlos Puebla (con un campionamento dell’originale del 1969) o come “We shall overcome“, ma per qualche dettaglio in più sul disco siete pregati di fare almeno un salto qui.
E’ questo comunque un disco che segna un’epoca e, a mio avviso, se non il miglior disco degli anni settanta certamente uno dei migliori in assoluto. Il brano scelto è per intero tutti i 20 minuti e 48 di quella meravigliosa sorta di mosaico (si dovrebbe dire medley) che è: “El Quinto Regimiento (The Fifth Regiment – trad., arr. Bley) / Los Cuatro Generales (The Four Generals –  trad., arr. Bley) / Viva la Quince Brigada (Long Live the Fifteenth Brigade – melody trad., words Bart Van Derschelling)“.
Il cantato sembra venire direttamente da lontano, dal dolore, dalla strenua resistenza delle Brigate Internazionali. Dall’Alkazar. La guerra, tutte le guerre, sono un momento di barbarie; non è possibile cercare un ordine e un etica, ma spesso c’è una parte giusta e loro erano dalla parte giusta, dalla parte dell’uomo.
Liberation Music Orchestra: El Quinto Regimiento-etc.

Per chi non si accontenta del semplice ascolto la formazione è la seguente:
Perry Robinson: clarinet
Gato Barbieri: tenor saxophone and clarinet
Dewey Redman: alto and tenor saxphones
Don Cherry: cornet, indian wood and bamboo flutes
Mike Mantler: trumpet
Reswell Rudd: trombone
Bob Northem: french horn, hand wood blocks, crow call, bells and military whistle
Howard Johnson: tuba
Sam brown: guitar, tanganyikan guitar, thumb piano
Carla Bley: piano, tambourine
Charlie Haden: bass
Paul Motion: drums, percussion instruments
Andrew Cyrille: drums, percussion instruments

Un disco assolutamente da ascoltare e più volte.

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