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Posts Tagged ‘Resistenza’

Nazra LOGO 2L’adesione al PROGETTO NAZRA PALESTINE SHORT FILM FESTIVAL, da parte della Associazione Ecole Cinema, nasce da una esigenza di continuare l’impegno e la discussione già sperimentata negli anni precedenti su tematiche differenti ma sempre riferite all’educazione delle nuove generazioni. Il Cinema, infatti, come strumento didattico inclusivo, sostenibile ed intelligente, si rileva un mezzo utile per discutere di ciò che accade nel mondo e per comprendere meglio anche i piccoli “conflitti nascosti” che si annidano intorno e dentro di noi.
L’idea del Nazra FESTIVAL non poteva nascere se non da un cuore sincero, e dai tanti che ne hanno preso parte; Nazra è guardare con occhi nuovi la realtà delle cose, è portare lontano lo sguardo di un popolo che cerca una speranza di vita nuova ed è ancora il tentativo di aprire gli occhi dei nostri ragazzi su ciò che essi spesso rifiutano di andare a scoprire. Parlare di certi argomenti non è assolutamente facile e, soprattutto, non lo è in questo momento, dove la Difesa dei Diritti Umani si fa molto spesso calpestando il rispetto e la dignità altrui ,tuttavia, il linguaggio di Nazra è snello, veloce, è il linguaggio del cortometraggio, è il racconto in pochi minuti di film di storie intime, profonde, storie di uomini, donne e bambini, è animazione, video sperimentale, ma sempre una grande occasione per emozionare… capita, sì capita spesso di emozionarsi di fronte a molti dei film, e capita anche di incontrare persone straordinarie e di costruire ponti culturali al di là di quello che siamo… Venite ad aiutarci a mantener viva la memoria di un popolo che chiede solo di vivere la propria vita!

Nazra Palestine short film festival – Napoli

Giovedì 19 Ottobre, ore 9,30 – 13,30

Pan – Palazzo delle Arti Napoli, Via dei Mille, 60
Proiezione film in concorso Premio “Giuria Giovani”

  • World on fire” (Palestina 2016, 1’ 56”) di Juman Daraghmeh
  • “Paper Boat” (Palestina 2016, 15’) di Mahmoud Abu Ghalwa
  • “The pianist of Yarmouk” (Germania, Regno Unito 2017, 13’ 54”) di Vikram Ahluwalia
  • One Day in July“ (Italia 2015, 2’ 15”) di Hermes Mangialardo
  • The bus trip” (Svezia 2016, 13’ 40”) di Sarah Gampel
  • Madam El” (Palestina 2016, 15’) di Laila Abbas

 

Venerdì 20 Ottobre 2017, ore 9,30 – 13,00

Pan – Palazzo delle Arti Napoli, Via dei Mille, 60

“Voglio o’ sole” – (Ercolano –Na, 2017,5’) – Film fuori concorso
Studenti I.I.S. “A.Tilgher”
Proiezione film in concorso Premio “Giuria Giovani”

  • “Entr’acte” (Iran 2016, 6’) di Seyed Mohammad Reza Kheradmandan
  • Objector” (Palestina, Usa 2017, 16’) di Molly Stuart
  • Break the siege” (Italia, Palestina 2015, 19’ 58”) di Giulia Maria Giorgi
  • “Ayny – My second eye” (Palestina, Germania, Giordania 2016, 10’ 39”) di Ahmad Saleh
  • Black tape” (Danimarca 2014, 3’) di Michelle e Uri Kranot
  • Mate superb” (Palestina 2013, 12’ 58”) di Hamdi alHroub

Venerdì 20 Ottobre, ore 15.00

Casa Circondariale Femminile, Pozzuoli
Proiezione film Selezione Premio “Oltre le Mura”
“Somud u Ahlam”

monologo di e con Annette Henneman, Hidden Theatre

Sabato 21 Ottobre, ore 17 – 21

Basilica S. Domenico Maggiore – Sala del Capitolo
P.zza S. Domenico Maggiore

“Voglio o’ sole” – Studenti I.I.S. “A.Tilgher”
InmmaPerformance
“Viaggiatori urbani”, adolescenti alla scoperta,

PROIEZIONE
FILM VINCITORI DEL NAZRA PALESTINE SHORT FILM FESTIVAL
e Premiazione

Premio “Giuria Giovani” – Premio “Oltre le Mura”
Con il contributo di Accademia di Belle Arti-Cuore di Napoli

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Best film – Palestinian author
Ave Maria di Basil Khalil
Best film – non-Palestinian author
One minute di Dina Naser
Look from Palestine (Palestinian author) documentary
Mate superb di Hamdi Alhroub
Look at Palestine (non-Palestinian author) documentary
High Hopes di Guy Davidi
Experimental: video clips/video art/very short/other
Entr’acte di Seyed Mohammad Reza Kheradmandan

Omar Suleiman leggerà brani da “L’amore vola” di Mofid Fares
in conclusione piccolo buffet a cura di Amir, ristorante arabo, Napoli

Programma più dettagliato e maggiori informazioni sull’evento Facebook: https://www.facebook.com/pg/nazranapoli/events/?ref=page_internal

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E ora “Nazra Palestine short film festival” è a Bologna
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Nazra Palestine Short Film Festival
(Venezia, Firenze, Roma, Bologna, Napoli, Gaza)

24 cortometraggi internazionali dalla e sulla Palestina: fiction, documentari, d’animazione, sperimentali.
INGRESSO GRATUITO

Martedì 10 ottobre, ore 9
Liceo Laura Bassi, via Broccaindosso 48
Proiezione per le scuole
Mercoledì 11 ottobre, ore 17.30
Centro Amilcare Cabral, via San Mamolo 24
“Parkour: riappropriarsi degli spazi in Palestina”
con Hamdi Alhroub, Luisa Morgantini, Giulia Sudano, Stefano Casi,
Mercoledì 11 ottobre, ore 20.30
Kinodromo – Spazio Loft, via San Rocco 16
Prima serata di proiezione pubblica
Ingresso libero (riservato soci AICS)
Giovedì 12 ottobre, ore 10
Liceo Laura Bassi, via Broccaindosso 48
Il regista Hamdi Alhroub incontra gli studenti
Giovedì 12 ottobre, ore 20.45
Cineclub Bellinzona, via Bellinzona 6
Seconda serata di proiezione pubblica
Ingresso libero
Venerdì 13 ottobre, ore 16
Cinema Lumière, via Azzo Gardino 65 – piazzetta Pasolini
Terra di Tutti incontra il festival Nazra
Ingresso libero
Domenica 15 ottobre, ore 21.15
Cinema Lumière, via Azzo Gardino 65 – piazzetta Pasolini
Premiazioni
In questa sede sarà assegnato il Premio degli Studenti a cura del Liceo Laura Bassi

Promosso da Assopace Palestina, Associazione Restiamo Umani con Vik, Associazione Anémic (Firenze), École Cinéma (Napoli), Centro Italiano di Scambi Culturali Vik (Gaza), ArtLab (Gerusalemme), FilmLabPalestine (Ramallah), con il patrocinio dell’Ambasciata di Palestina in Italia, della Regione Veneto, della Regione Emilia Romagna, della Regione Lazio, della Regione Toscana e del Comune di Bologna e del Comune di Napoli, e in collaborazione con il Festival Ciné-Palestine di Parigi.
La tappa di Bologna è organizzata con Liceo Laura Bassi, Kinodromo, Ce l’ho corto, Cineclub Bellinzona, Terra di Tutti Festival, Cineteca di Bologna, Centro Amilcare Cabral, Associazione Memo.

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Nazra Palestine short film Festival è a Roma. Sotto il programma completo

Forza ROMA

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https://www.facebook.com/events/244983176026156/

da Luisa Morgantini (https://www.facebook.com/luisa.morgantini.5)
Mie cari e care, siamo state stati frastornati per l’organizzazione di Roma e sono certa che a Napoli, sarà magnifico, cosi come è stato a Venezia che ha proposto a tutti noi questa esperienza e a Firenze ed a Bologna che sta andando alla grande, di Bologna oggi ci sono già articoli sul resto del Carlino e Repubblica.
Per Roma Siamo esauste ma felici. domenica pomeriggio eravamo terrorizzati che ci fosse la sala semivuota, ed invece ad un certo punto, alle 17.40 mentre stavamo ancora mettendo lo striscione di Jean Chamoun, Maurizio mi dice: dai smettila di essere angosciata , guarda che fila c’è.
La casa del cinema ha aperto anche le altre due sale. Insomma ce l’abbiamo fatta, ma la cosa più emozionante ed importante è stato l’incontro con gli studenti e il direttore della scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volontè, naturalmente i registi ed ospiti erano entusiasti della vista agli studios di Cinecittà. Ma la parte bella è stato un pubblico attento e commosso. Le donne del Muro Alto, compagnia di teatro detenute di Rebibbia, hanno premiato il corto No_Exit che abbiamo consegnato a Wasim Damash, che ha parlato connettendolo del libro di Kanafani Uomini sotto il sole, visto che Mohannad Yacubi non poteva essere presente ma ha inviato un video di ringraziamento. Il premio per Guy Davidi, che non aveva potuto essere presente, è stato consegnato invece da Citto Maselli ad un Guy intimidito. Citto con voce molto flebile e dalla sua sedia a rotelle ha detto di essere stato molto onorato di consegnare il premio e ha parlato del cinema italiano e di Paisà e Rossellini.
Insomma ce l’abbiamo fatta.

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L'angelo di OsloInutile raccontare di nuovo tutto per filo e per segno. Chi è così troppo curioso può andarselo a leggere nelle pagine del libro[1], ma è una storia lunga e ingarbugliata. Per quanto ci riguarda in particolare basta andare dalla fine di pagina 441. E’ a quel punto che l’autore tace la verità e s’inventa una storia incredibile dove lei si uccide per amore. Certo l’amore è un sentimento molto forte. Non solo tra un uomo e una donna. Non l’unico. Forse però questo non lo dovevo dire. Pazienza. Allora… dov’eravamo arrivati? Sì! la verità è molto più semplice.
C’è solo silenzio intorno e la notte è nera. Non è nemmeno una vera tomba. Solo un tumulo. Un insieme di pietre. Lei, con delicatezza, sposta la terra e rimuove la plastica che ricopre il corpo morto. Prende le cornee, prima la sinistra e poi la destra, che gli erano state criminalmente sottratte contro la sua volontà; espiantate, si dice, e le posa nelle cavità oculari del cranio. Poi rimise piano il polmone nello spazio sotto le costole a destra. Poi passò meticolosamente al fegato e ai reni. Infine gli restituì il cuore.
Se avesse potuto vedere nel buio non sarebbe rimasta sorpresa, non avrebbe pensato di rinunciare alla vita stesa al suo fianco. Quando gli aveva ridato le cornee lui era tornato in grado di vederla. Quando aveva rimesso il polmone al suo posto lei aveva potuto sentire di nuovo il respiro caldo di lui sulle guance. Forse era anche distratta da quell’impegno. Non era una cosa che si è soliti fare. Fegato e reni avevano restituito purezza al loro infinito amore. Infine il cuore aveva subito ricominciato a battere all’unisono al suo.
Per quanto detto lo stupore di lei era stato smisurato. Si erano dati quel bacio che avevano aspettato per un tempo infinito. Poi lui si era alzato e le aveva detto che doveva andare. L’aveva invitata ad andare con lui. Al suo fianco. Aveva indossato ancora la sua kefiah. Perché quella terra aveva ancora bisogno di lui. Dei suoi occhi, del suo cuore e anche delle sue braccia. Di tutto l’amore del mondo. Di lui e di tutti quelli come lui. Che sono tanti. Perché non da pace la morte.
Forse è proprio solo per questo che l’autore ha taciuto la verità: Quella terra ha ancora bisogno di martiri. Il suo nome resta solo su quella povera scritta sopra quelle pietre. Per tutti lui deve essere ancora morto, una vittima. Una vittima come tante. Quasi, e forse una vittima senza nome. Era stato solo un ragazzo. Un ragazzo come gli altri. Un ragazzo che tirava le pietre. Come un gioco. A chi le lanciava più lontano. A chi possedeva più mira. Un gioco che gli era costato la vita. Ma forse il libro qui è solo un pretesto.
Lui avrebbe ritrovato i compagni. Sarebbe tornato a sfidare la morte. Come allora non gli faceva paura, ma ora sapeva. Erano stati traditi da tutti. Prima dagli amici e poi dagli assassini. Non sarebbero più tornati in Danimarca. Faceva troppo freddo là. E non c’erano più segreti, o ce n’erano ancora troppi. E sarebbe andato fiero per la sua strada. Insieme a tutti, a un popolo. Al suo popolo. Non aveva odio in cuore. Solo tanta rabbia. Solo tanta amarezza. Voleva solo gridare forte la verità. Inshallah. Non con un coltello. Con una colomba o con un fucile, ma farsi sentire. Il tempo era finito.
Sono tornati a marciare nel silenzio gli eroi bambini. I morti non morti. Attraversano la notte. Con passi incerti, ma con caparbietà. Se Dio vuole. Per una nuova intifada. Sono sempre più numerosi. Chi li vede si cuce la bocca con filo sottile ma robusto. Con tela di ragno e miele. Gli regala un sorriso e un saluto. Si affida a loro. Torna a sperare. Questa è la verità e allo stesso tempo una favola. Ci si può credere o no. Ma senza un po’ di fantasia e di utopia è allora che la vita muore. E il destino diventa un sentiero inutile da percorrere.
[1]     Stefan Ahnhem: L’angelo di ghiaccio.

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220px-venezia_aprile_1945Entro all’ANPI: “Ma ci siamo ammattiti tutti”? Si fa presto a dire stai calmo. E aggiungo “Cazzo!” –perché un bel Cazzo! ci vuole e ci sta sempre bene. E fortuna che non mi è scappato un porco. Più che fortuna è un caso, o mi sto rincoglionendo. Quando ci vuole ci vuole. Dire che sono fuori di me è ridurre il problema; è decisamente minimizzare. “Che cazzo –sono solo al secondo ed è un vero record– vuol dire calmati”? Non mi riesce nemmeno di parlare.
Come cosa c’è? Ma non li avete gli occhi? Vi siete tutti rincoglioniti”?
Bada come parli”.
Dico quello che va detto”.
Lo vuoi capire che quello è il passato”?
Sappiamo tutti che quello faceva la spia”.
Non ci devi pensare”.
E anche il mercato nero”.
E’ questo che dobbiamo fare. Perché non si dimentichi”.
E intanto noi si faceva la fame”.
Capire ti capisco, ma dobbiamo andare avanti. Ora c’è la repubblica”…
E voi dov’eravate”?
La vuoi capire che è finita”?
Diobonino. Finita un beneamato cazzo”.
Sono arrivati ordini da Roma”.
Stracazzo. Me ne frego di Roma. E di quelli. Io ricevo ordini solo dal Comitato di zona”.
Il Comitato non c’è più. Siamo noi, ora… il Comitato”.
Voi… voi… siete solo una manica di voltagabbana. Voi… voi… potete andare a fare in culo”.
Secondo te cosa si dovrebbe fare”?
Metterli tutti al muro. Tutti a gambe per aria”.
Capisci che non si può fare? C’è l’amnistia”.
Ma quel porco d’un porco”.
Il Partito è sempre più forte”.
Ma ha vinto la ruffiana dei padroni”.[1]
Non fare così”.
Ma dove sono quelli della volante rossa quando serve”?
Quelli sono solo banditi”.
Banditi ci chiamavano loro. Quelli sì che sono ancora compagni”.
Le dobbiamo riconsegnare”.
Io non ci sfilo con loro”.
Cerca di ragionare”.
Sapete dove ve la potete infilare la vostra medaglia? Io me ne vado a Piazzale Loreto[2].

[1] Da Emigrazione di Gualtiero Bertelli.
[2] E’ solo un piccolo e povero raccontino di fantasia. In ricordo di Ercole Miani e di chi la Resistenza l’ha fatta per davvero e ci ha creduto veramente fino in fondo, anche se questo può non riflettere il loro pensiero o quello di tanti altri: http://it.wikipedia.org/wiki/Ercole_Miani

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pnn-foto1Era solo sabbia e sassi. Se c’era la luna andava più spedita, ma era più pericoloso. Un po’ di batticuore ce l’aveva, ma solo un po’. Sapeva solo che lo doveva fare. Per quei ragazzi. Senza luna era come un buco nero. Anche l’erba un mare nero, immobile. E allora era paura, ma cercava di non pensarci. Si diceva: Quanto siamo stupide noi donne; abbiamo paura del buio e di quello che non vediamo. E se lo diceva in silenzio. E in silenzio faceva tutta la strada. Sulla sua bicicletta. Pedalando veloce. Senza nemmeno fischiettare. Senza nemmeno poter accendere il fanalino. Ma poi quella maledetta sera li aveva visti da lontano. Erano neri come la notte. Neri come la vergogna. Aveva visto le torce, ma era troppo tardi. Non poteva tornare indietro. Non poteva prendere per i campi. Aveva solo il tempo di ingoiare quel biglietto. E di mandarlo giù senza nemmeno un sorso d’acqua.
Dove te ne vai tutta sola, bella ragazza”?
Vado dove debbo andare”.
E sarebbe, se posso chiedere”?
Stavo andando per la mia strada”.
Sei una piccola vipera impertinente”.
So solo che tanti uomini per una donna sola”.
Il porco le scoprì la gamba e lasciò che la sua mano scivolasse sopra. Gli altri maiali ridevano: “Sai che questi posti sono pericolosi, soprattutto di notte”?
Ora sì che ce lo so”.
Non hai paura”?
Ho paura solo per gli assassini”.
Hai visto banditi da queste parti”?
Qui non ci sono banditi”.
Il porco le pizzicò una guancia. Gli altri maiali ridevano: “Sei carina, non vorremmo doverti fare del male”.
Allora posso andare”?
Non così di fretta”.
Mi aspettano”.
E ridevano: “Chi ti sta aspettando; il tuo moroso”?
Non ho moroso”.
Se fai la brava ne avrai tanti di morosi, e anche se non lo fai”.
Me ne basterebbe uno, ma di quelli buoni”.
Noi lo sappiamo che tu sai”.
Io so solo quello che so. E che una ragazza non dovrebbe fermarsi a parlare con degli sconosciuti”.
Le arrivò il primo schiaffo: “Dicci dei banditi”.
Si sentì persa: “Qui non ci sono banditi”.
Dov’è tuo fratello”?
Via, a cercar lavoro”.
Non è qui intorno”?
No che non è qui”.
Schioccò il secondo schiaffo: “Non farmi diventare cattivo”.
Non credo di poter fare di più”.
Dicci dove si nascondono i banditi”.
Qui non ci sono banditi”.
Aveva già la rivoltella in mano: “Non farci perdere la pazienza”.
Non posso dire quello che non so”.
Sappiamo che sai”.
Se lo sapete voi”…
Dove si nascondono i banditi”.
Qui non ci sono banditi, solo partigiani”.
Il colpo si perse per le campagne.[1]

[1] E’ solo un piccolo e povero raccontino di fantasia per ricordare tutte le staffette che diedero la vita per una giusta causa. Per ricordare a chi non sa ricordare che la Resistenza non è stata fatta solo da quegli eroi che presero le armi in mano, ma anche da tanto altro popolo. Da tanti uomini e tante donne.

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Eravamo in tanti, tanti a S. Giovanni Lupatoto. Eravamo tutti. C’era anche chi non c’era. Ne sono certo. Anche chi non poteva esserci. E c’era amore.
Era settembre, era ottobre, era oggi, era domani, era ogni giorno, era sempre. Sempre così bello. Sempre così difficile. Con un sorriso, e le lacrime a gonfiare gli occhi. E col sole negli occhi –gli occhi non sanno mentire– e ancora speranza nel futuro. Anche quando ti sembra di stringere solo sabbia in quel pugno. O soltanto vento. O ti nascondi in un silenzio. Non è mai tempo solo di dormire. Quel sonno. Vorrei e non vorrei. Vorrei essere là. Essere con te. Così come sei qui, con me. E pagare il prezzo, un prezzo alto, il prezzo di tutti, per essere. E per conoscere. Perché la vita ha ancora speranza. E ha fame: fame di giustizia. E ancora ascolto narrarmi di te. Come a giocherellarmi vicino. Storie che sembrano di tutti. Storie che diventano sempre più mie. Per tornare. Perché è bella la vita piena delle risa dei bambini. Perché e nel dolore che si ama. E’ dalla sofferenza che si può capire. E’ nell’illusione. E’ nell’utopia. Pirati. Senza bandiere. Così diversi e così umani. Senza Frontiere. E nemmeno l’orizzonte per confine. E c’è il mare a Gaza. E continua il viaggio. Ed essere ancora vivo. Di nuovo vivo. Perché c’è sempre un dio in cui credere. Un piccolo poeta dentro di noi. Quella sete d’amore.
A una madre

Vittorio Arrigoni

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