Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘ricerca’

Mi chiamo Annarosa”…
Ciao Annarosa”.
Ciao! Scusa, fammi raccontare. Va bene il tu. Meglio. Ho portato delle foto. Di una festa. Quasi tutte. Magari ne parliamo dopo, e di altri momenti. Solo in alcune sono io. Solo per capire. Ho pensato che mi vedevi di persona. Tanto. Anche perché le mie, quelle che avrei scelto, mi sembravano troppo troppo. Dopo. Comunque le ho messe in una busta. Scusa. Le lascio qui. Le puoi guardare dopo. Con calma. Come ti dicevo. Mi chiamo Annarosa. La mamma di mamma di chiamava Elisabetta. Quella del babbo Mariateresa. Per non far torto a nessuno hanno decido di chiamarmi Annarosa. Non mi interrompere; è importante. Cioè, voglio raccontare. Da bambina ero solo una bambina. Insomma come tante. Devi sapere. Né carne né pesce. Un po’ insipida. Capisci? Non assomigliavo a quella che vedi. Forse più maschio. Beh! Non avevo… insomma, come una bambina. Hai presente? A nove ho preso paura delle prime… perdite. A undici anni mi son cresciuti i primi peletti. Me li guardavo continuamente. Pensare che poi una li depila. E si son cominciate a vedere due tettine. Poca roba. Solo due bozzetti. Ma io ne ero orgogliosa. Quando ho capito. A tredici si sono sviluppate. Non come oggi ma quasi. Era tutto il resto che non si era cresciuto sproporzionatamente. Ero alta un soldo di cacchio e avevo queste due tette. Sembravo una oca. Non mi… Mi creavano un minimo di imbarazzo.
Non è facile essere donna. Poi ho scoperto che ai ragazzi piacevano. E allora: fine del disagio. Insomma sai com’è la storia del brutto anatroccolo? o quella del bruco? Mi portavo dietro e mica lo sapevo. A scuola non ero una cima ma nemmeno l’ultima. Il fatto è che non mi applicavo molto. Le materie mi annoiavano. Mi sentivo imprigionata. Abbi pazienza e fammi parlare. Perdo il filo. Dov’ero? A sì! prima C del ginnasio Tommaseo. Sai dov’è? Niente di essenziale se non… Nemmeno ne ricorderei. Ma il mio primo amore. Lo ricordo appena. Di cosa mi sono innamorata non so. Era pelle e ossa. Con un grande ciuffo di cui aveva una cura ossessiva. Continuava a cadergli sugli occhi. Credo si chiamasse Patrizio. Ma non ne sono certa. Certo che la vita fa proprio brutti scherzi. Ora mi sembra solo un gran cafone. E gonfiato. Allora mi pareva di sognare. Ogni posto e ogni occasione erano buoni. Ma non vorrei annoiarti. E’ stato intenso anche se breve. Ricordo solo che il suo alito sapeva di tabacco o birra. O tabacco e birra. Ricordo anche il suo motorino. Quello sì. Che paura. La paura della velocità. E il vento nei capelli. Quello era divertente. Con lui, con Patrizio, è stata la mia prima volta. Non sono sicura del nome. Ero così giovane. Non mi interr… Giovane ed esuberante. Come tutte quelle della mia età. Insomma, con lui, almeno la prima volta è stata più per colpa mia. Ero curiosa.
Curiosa. Ne avevo sentito così parlare. Parlare. Da mia sorella più grande. Dalle sue amiche. Mentre parlavano tra loro. Bisbigliando. O ridendo sguaiate di questo o di quello. Sai com’è. I birbigli diventano tuoni. Ero una bambina. Devi capire. Sarai stato anche tu bambino. Ma mia sorella non mi assomiglia punto. Lei è più sul tipo sioretta. E anche meno carina. Dobbiamo dirlo. Non ho preso nulla da lei. Più sull’extracomunitaria; lei. Tutta diversa. Adesso s’è sposata. Fa tanto la sostenuta. Annarosa di qua. Annarosa di là. Da giovane ha fatto anche lei le sue. E come se le ha fatte. Quello che ha scattato la foto è Riccardo, un amico suo. Per un breve periodo anche mio. E in quella (nella prima foto, NdA), Maria Assunta, mia sorella, era già sposata. Cose dell’altro mondo. Un po’ sbadata lo è sempre stata. Tanto per dire. Quello è il suo salotto. Dimmi se divago. Se salto di palo in frasca. Certo che mi sento libera; con te. E quello che mi viene mi viene. E’ che a Salvatore. Salvatore è mio cognato. Gli sono finite in mano. Le foto. Apriti cielo. Però la sa raccontare bene.
Certo che allora… ma oggi sono orgogliosa delle mie due sorelline. Gaetano, Gaetano è un amico. Uno che… Insomma ogni volta ha un lavoro diverso e importante. Fa… insomma. Cerca di tirare a campare. Gaetano me lo dice sempre che ho due tette che parlano. Fammi dire. Magari. Forse è un complimento. Un po’ credo abbia ragione. E’ che a chi non piacciono? Ho imparato che tutti gli uomini hanno un debole le tette. Persino ai gay, cioè a quelli. Ho imparato che piacciono, un bel paio di tette. Dopo Riccardo c’è stato Samuele. Non che li cercassi in ordine alfabetico. E’ stato un caso. E poi gli altri. Non vale la pena nemmeno ricordarli. Sarebbe lungo. Alcuni non sono durati più di qualche minuto. Ascoltami. Ma Samuele è stato quello che mi ha fatto capire quanto era bello. Riccardo ne era un po’ geloso. Dev’essere stato anche per quello che ho troncato con lui. Con Riccardo. Samuele aveva la macchina. E la casa quasi sempre libera. Dunque. Era più vecchio di me; parecchio. Non mi faccio imbrogliare facilmente, per me quella della foto era la moglie. E con lui ho apprezzato la meraviglia di un vero letto, delle comodità.
Anche se. Mi viene da ridere. Mi viene da ridere perché mi sono ricordata. Mi viene in mente che poi lo abbiamo fatto anche in macchina. Forse per ritrovare i ragazzi in noi. Cose così. Non sempre si sa perché si fa. A volte è una emozione. Che ne so. A volte solo perché ti va. E’ così. Per noia. Non lo so. Si fa e basta. E stavamo bene. Insieme. E quando me l’ha chiesto era così imbarazzato che non ho potuto dirgli di no. Come potevo? Ma sono riuscita a non ridere. Bastava chiedere. Mica era una cosa così. A vederlo. Insomma me l’ha fatto intendere. Che gli sarebbe piaciuto. Mi dico: perché no. Avevo la testa piena delle sue promesse. E mi sono trovata le labbra piene di lui. Non so quanto gli possa essere piaciuto. Non ci sapevo ancora fare. Scusa se dimentico qualcosa. Non ci sapevo proprio fare. Quanto tempo è passato. A parlarne sembra ieri. Il tempo non sta mai fermo. Non è mai uguale. Ieri non lo sapevo. E oggi sono qui. Permetti. Di cognome faceva Reale. In questa sono io (seconda foto NdA) anche se non mi si riconosce. Lui stava… forse un’altra volta di quella volta della macchina. Cercava di convincermi. Aveva ragione. Sempre in macchina.
La macchina è una gran bella cosa. Per i giovani, intendo. Una grande invenzione. Anche l’uomo. Certo. In realtà una mezza idea ce l’avevo avuta. Ma era una pazzia. Ed ero ancora una bambina. Ero alle elementare. Non sono mai stata troppo precoce. Mi ci è  sempre voluto un po’. Nella mia testa di bambina l’avevo pensato. All’ordine alfabetico. Mi ero inventata di «farmene», perché tra bambine si parla così, uno per ogni lettera dell’alfabeto. A parte che l’alfabeto finisce subito, il primo che ho provato a baciare, e a farci qualcosa, è stato un piccoletto. Solo perché si chiamava Aristide e io lo chiamavo Ari. Solo un bacetto. Ma sarà stata la mia inesperienza, ero agli inizi degli inizi, o la sua timidezza. O non gli piacevano le ragazze. Non ne ho più saputo nulla. Non siamo riusciti a combinare niente. Cioè lui. Pareva impaurito. Mi ha piantata là; piangendo. Sono rimasta come una scema nel bagno dei maschietti. Veniva da piangere anche a me. E allora, per necessità anche se non per virtù, sono passata direttamente a Zenone. E’ anche un nome un po’ strano. Avevo tante idee ma solo quelle. E’ stato deludente. Ma lui si sentiva un eroe. Però mi ha regalato la merendina. E Ari lo guardava, dopo, con certi occhi. Idiota. Poteva pensarci prima. Ma come ci si può spaurire di una bambina. Non trovi? Ma erano solo avventurette. Da bambina. Fantasticavo e questa è un’altra storia. Se continuo a perdermi non la finisco più. Dicevo: Samuele…
Poi c’è stato Daniele, Renzo, cioè Lorenzo, Luigi, Pino, Kaunadodo, che non riuscivo mai a dirlo. Lo chiamavo Cana oppure Dodo o più semplicemente Mulo. Mi spiego? Lui si che era un vero uomo. Parecchio. Poi. Fammi pensare. Dammi un attimo. Poi Vinicio. Un altro Alfredo. E altri. E mio cognato. Quasi lo scordavo. Non è importante. Con lui è una storia che va e viene. Nemmeno una storia. Non una vera storia. Capita. Non so se è giusto. Lui dice che non facciamo niente di male. Lo dice lui. Veramente lo penso anch’io. Non vorrei rogne. In amore non c’è niente che sia male. Non credi? Insomma. Non vorrei che quella. Mia sorella. Lui dice ma ne dice tante. Dice che non siamo veramente parenti. Non è nemmeno granché. Solo lui poteva sposare quella gran… La porcona di mia sorella. Ha la testa piena di corna; poveretto. Ma questa è un’altra storia. Di ogn’uno ne potrei dire di cose. Servirebbe una vita. Tu non hai tutto questo tempo. Ora, non interrompermi. Magari un’altra volta. Comunque meno di quanti si potrebbe pensare. A tanti ho dato picche. Un uomo mi deve piacere. E piacere veramente. E allora ero libera. Veramente libera. Oggi sto con Alfredo, appunto. Niente di ufficiale ma è ormai tanto tempo che siamo come marito e moglie. Anche nel male. Perché quando si libera e arriva mi vuole trovare a casa. Non mi fa mancare niente ma comincia a pretendere. A diventare esigente. Sempre così gli uomini. Almeno quelli che ho incontrato.
Ora che ci penso. C’è stato anche un Alberto. Come facevo a sapere che Don non era il cognome. Una non si può voltare mai. Fammi. Se sono interrotta. Parlavamo di cinema. Meglio. Io non c’azzecco troppo con lo spirito. Qualcosa ho fatto ma tra amici. Cose amatoriali. Sono girate un po’ nella rete. Certo cose da ricordare. Non posso dire di avere una vera esperienza. Bello il cinema. Un po’ me ne vergogno. Una videocamera da quattro soldi. Si vede e non si vede. Quasi filmetti di ombre cinesi. Non ci pensavo. Un caso. Ti dico: un caso. Almeno la prima volta. E’ stata una festa di compleanno. Quello di Caterina. Caterina è un’altra amica mia. Carina, sai. Una morettina. Un tipo. Non come me ma carina. La Caterina. A volte mi perdo nei miei pensieri. Scusa. Eravamo a questa festa. Regali. Amiche da sempre. Abbiamo spento le candeline, cioè le ha spente la festeggiata. Due tramezzini e qualche bicchierino. Soprattutto amari, marsala e cose dolci. Cose così. Sai come sono queste feste. Tullio riprendeva come ad una festa di compleanno qualunque. Quelle che vedi sono di Nadia Emilia (terza foto NdA), già! c’era anche lei. Insomma un’altra. Un’amica. Le mani che si intravvedono sono quelle di Tullio. Non stavano ancora insieme. In quel momento. Lo ricordo bene, anche se è passato tanto. S’è messo a gridare: «queste sono un portento. Questa è l’arte. Nadia Emilia, appunto, saresti la mia protagonista ideale». Forse ha pensato allora al film.
Lo avevo guardato stranita. Pensavo al liquore. Siamo una bella compagnia. Gli amici non mi sono mai mancati. Ringraziando iddio. Eravamo tutti giovani e allegri. All’inizio non c’era nessuna intenzione. Non pensavamo certamente all’arte. Era una cosa senza intenzione. Tra amici, come ho detto. Per divertirci. Anzi è stata lei la prima, la festeggiata. Bisogna dire a Cesare le cose di Cesare. Non Cesare cioè quel mio amico. Ma quell’altro. Non l’ho mai conosciuto. Quello dei libri. Quello di Roma. Allora lei era fidanzata con Michael. C’è scappato un bacio. E tutti: bacio, bacio. E un po’ lui ha anche allungato la mano. Niente di grave. Nemmeno nessuno se ne ricorderebbe. Poi perdo il filo. Un bacio tra ragazzi innamorati. Ma a lei sono un po’ salite le gonne. E le mani di Michael hanno cominciato a salire. E tutti: nuda, nuda. E’ stato allora che un po’ tutti si son fatti prendere la mano. Le si vedevano un po’ di gambe. Niente di trascendentale. Una cosa innocente. Quello che vedi è il suo, quello di Caterina (quarta foto NdA). L’ho detto che era carina?
E allora lei si è fatta civetta. Per tutti. E tutti a guardarla. Le piace farsi guardare. L’è sempre piaciuto. E Michael si lagna. Insomma un po’ se la tira. Un po’ come tante. Si sente carina e ne profitta. Se l’è presa con me. Piccoli screzi. Niente di che. Devi capire: io non volevo essere da meno. Non ho certo gambe più brutte delle sue. Non mi sembrava giusto. Mi ero fatta carina per la sua festa. Avevo una cosa corta corta. Corta. Insomma. Nemmeno sarebbe servito. Si vedevano già. E bene. Ma ero indispettita. Sai come siamo noi. E anche Maricia ha cominciato a vociare. Un’altra mia amica. E amica di troppi. Per dirla tutta. Lei era proprio sbronza. Ed è stata la più puttana. Ma era proprio sbronza. Eh! No. –ha detto– Mica mi potete trascurare proprio a me. E ha fatto un gesto volgare. Girandosi e indicando a tutti il suo culo. Cioè la gonna e poi le mutandine. Mica una cosa sexy. Un paio di slip normali, nemmeno neri. Più che una provocazione proprio… proprio una fanculata, generale. A tutta la compagnia. Poi è crollata nel sonno.
Ma lei, dico Maricia, è albanese, o romena, o moldava. Insomma una cosa così, da quelle patri lì. Lei non è come noi. Parla che mi viene da ridere. E nemmeno sempre si capisce. Lei è proprio porca. Non lo fa per… che ne so? Amore, passione. Per desiderio; come tutte. Per uno sfizio. Per dispetto. Lei lo fa per vizio. Non fa niente per qualcosa. Lo fa perché le piace. Ci siamo capiti. Persino quando sta dormendo. Come quella notte. Non ne vuole perdere nemmeno una. Cose che nemmeno credevo possibili. Quella che vedi è lei (quinta foto NdA). Te l’avevo detto che lei è proprio porca. Forse è marcia dentro. Che ne so. Lei è fatta così. A volte viene. A volte no. Non è proprio una di noi. La porta sempre qualcuno. Fosse per noi. Non che ci abbia qualcosa contro. A volte è stata imbarazzante. Pazienza se ci divertiamo. Tutto ha un limite. Te l’ho detto. Non è come noi.
Tra il sonno e il dormiveglia era come una mummia. Non credo capisse nemmeno quello che faceva. Ma non voleva perdere niente. Lei ha l’animo della baldracca. Te l’ho detto. Quando l’ha visto, il filmino, non ricordava niente. Era a bocca aperta. Aperta e vuota. Persino di parole. Le sembrava impossibile. Ha detto che era venuta bene. E ha detto che lo dovevamo rifare proprio per quello. Perché non ricordava. Campa cavallo. Era stato questo a farla incazzare. Se magari ti serve qualcuno, anche per pulire casa Non farti scrupoli. Insomma l’allegria è salita. Il primo che ha allungato una mano s’è preso uno schiaffo; e che diamine. Il secondo… Credo di essere stata io la seconda. Non ne sono sicura. In mezzo a tanta confusione. Poi Michael voleva baciare anche me. E tutti: bacio, bacio. Certo che i ragazzi sono proprio cretini. E sanno dire solo quello.
E lei, Caterina, subito a vociare: «che cazzo fai»? Volgare. Lei, in quei momenti, è un po’ volgare. Sbotta. Non si sa tenere. Non si sa comportare. Ma io gliel’ho detto. L’ho rimessa al suo posto. Mica mi mancano le parole. O gli argomenti. Gliel’ho sbattuto sul muso. «Hai cominciato tu per prima. E poi è stato lui a chiedermi un bacio. E’ stato ancora lui a toccarmi il culo». E lei: «Non serviva che allungassi le mani anche tu. E… davanti a tutti. Sei proprio una»… Ma alla fine Caterina non è cattiva. Abbiamo fatto subito la pace. Mi è bastato darle un bacio. Anche questa era una prima. Basta guardare la foto (sesta foto NdA). I ragazzi si sono scaldati ancora di più. Naturale. Sembra. E continuavano nei loro stupidi gridi: «Nude. Nude». Insomma alla fine abbiamo cominciato a divertirti davvero. Anche noi non sapevamo che fare. Eravamo tra noi. Nessuno ci poteva vedere. Che c’è di male? Abbiamo preferito fare. Non fosse stato per la macchina. E Tullio continuava a riprendere. Insomma, povero piccolo, a fare e a filmare. Mica è un santo. Ma non mi dispiaceva. La sentivo. E mi parevo attrice. Guardavo e volevo essere vista. E tutti.
Se parlo tanto di quella festa, anche se magari faccio confusione, è perché è stata molto importante per me. Mi ha insegnato molto cose. Ho iniziato a perdere tante timidezza e inibizioni. Cioè ho imparato a farmi coraggio. E ho scoperto la mia vera vocazione. E’ stato durante quella festa che ho perso la mia seconda verginità. O forse è stato con Giordano. Insomma, è la stessa cosa. Non vorrei dire una cosa per un’altra. Non è te. Non per vantarmi. Voglio dirti la verità. Le cose come sono. Sì alla fine, Caterina, ha accontentato i ragazzi. Cioè all’inizio della fine. Convinta dalle insistenze. Si è spogliata, tutta. Sopra il tavolo. E’ stata la prima. Con la musica. Come in quel film. E l’aria era calda. I ragazzi sono ragazzi. Non si potevano più tenere. Non c’erano certo letti per tutti, e poi nessuno voleva perdersi nulla. Nessuno sarebbe uscito per niente al mondo. Vedere è quasi come fare. Non so. Tutti hanno fatto del loro meglio. Si sono adattati. In certi momenti mi vengono anche delle parole forti. E’ una sorta di liberazione. Quando mi sono accorta che lo stavo facendo con Marco Antonio cominciavo ad avere le idee confuse. Nemmeno ero certa di dove mi trovavo. Ma non volevo essere la prima a dire basta. Certo ogn’uno aveva il suo bel da fare. Non è che si badasse agli altri. Ma farlo mentre gli altri ti guardano o ti possono vedere. Cioè farlo in presenza di altri. Non è forse un po’ come farlo al cinema? E poi davanti ad una telecamera, anche se casalinga. Mi sentivo importante. Magari qualcosa senza nemmeno l’avrei pensato. L’obiettivo è ruffiano.
Chi non sogna l’harem? Anche se poi. Uomini siete. Ed era anche molto democratico. Pieno di donne ma anche di uomini. Esclusi eunuchi. Insomma. Nessuno era più di nessuno. Nessuno badava agli altri. Si guardava e non si badava. Mica puoi essere gelosa. In quei momenti. E proprio lui, Michael era quello peggio. Era in preda alla fantasia. Galoppante. Ricordo ancora le sue parole. E le sue voglie. Voleva togliersele tutte. Lei Caterina lo guardava con due occhi. Forse non lo aveva mai visto. Ancora nemmeno lo conosceva. Ho capito allora che non sarebbe durata. Che sarebbe finita; tra loro. Solo che è stato il primo a finire. Ad… come dire? Alzare bandiera bianca. E’ buffo detto così. Tutto senza d’un fiato. E’ crollato. All’improvviso. Sul più bello. Così sono i maschietti. Io ero libera. Ero andata con Filippo. Niente di che. Io non sono gelosa, ci mancherebbe altro. Cose da medio evo. E Filippo era solo Filippo. Certo che se. Allora potrei diventare una bestia. Gli cavo gli occhi. Perché dire è dire. Anche per una mancanza di rispetto. So che mi capisci. Quando non c’è nulla di serio. Va bene. Può. Liberi. Come quella volta. Come con Filippo. Perché io ci tengo alle cose. Se c’è un accordo. Se due si vogliono bene. Se c’è una storia. Ha fatto bene Caterina. Allora è un’altra storia. Non trovi? C’è il momento che devi crescere. Prenderti le tue cose e andare. In cui non puoi più giocare. Sei sposato? Ne ho incontrati tanti di sposati. Non sono diversi. Non l’hanno scritto davanti. Sempre uomini sono. Non importa. Fammi dire.
Certo che siamo carine quando giochiamo insieme. A fare le innamorate. Sembriamo davvero. Ma è solo un gioco. Per gli altri. Noi ci divertiamo e basta. E’ stata quella volta. Poi ai ragazzi torna in mente. Non è che possiamo sempre. Non è che… A me gli uomini piacciono. Credo siano la più bella invenzione del creato. Non tutti, certo. Per dire, Enrico non si può dire una bellezza. E’ proprio bruttino. Poveretto. Non fosse stato che… Ha una splendida villa in mezzo ai monti. Una baita. Molto ben tenuta e curata. E ci siamo trovati completamente soli. Il silenzio. La natura. Il fresco della sera. A volte è la stessa vita che ti fa da ruffiana. Passami il termine. E ci sono certi momenti in cui l’aspetto conta meno. Passa in secondo piano. E, ad essere onesta, aveva altre qualità. A letto non era male. Ma forse è che ci metto anche del mio. Comunque non gliel’ho fatto incontrare. A Caterina. Meglio ogn’uno al suo posto. E poi è così riservato. Nemmeno avrebbe voluto. Non vuole si sappia.
Ai ragazzi piace. Voglio dire. Due ragazze. Anche quello è cominciato per scherzo. Uno dice «bacio» e succede quello che succede. Magari nemmeno ci pensavano. Magari sì. Qualcuno sicuramente. In fondo a voi piace più guardare. Che fare. Non è forse vero? Insomma allungo una mano. Poi mi viene spontaneo. Un bacio. Il gioco resta un gioco. Non è che sono cambiata per quello. Non c’era molto di diverso. Forse anche. Non mettermi fretta. Insomma… anche bello. Ma forse ti sto facendo perdere. Dimmi tu. Potrei recitarti qualcosa. Potrei recitarti quella pubblicità. Quella dei divani. Che lei comincia ad essere un po’, diciamolo, patetica. Ha la sua età. Non che non abbia delle qualità. Si vedono. E sono tante. Forse troppo. E il troppo… insomma anche quelle scendono al ribasso. Ogni cosa alla sua età. Io non sono bigotta, certo. Credere ci credo. Ci deve essere qualcuno. Da qualcuno deve essere pur cominciato. Tutto. Non sono come quelle. Tutte casa e chiesa. Ma credo. A modo mio. E mi segno se entro. Porto rispetto. L’uomo, nel senso di noi, ha un’anima. Anche se a volte non pare. Ci sono certi tipi. Ma non parliamo di miserie. Non si finirebbe più. Proprio depravati. Privi di qualsiasi rispetto. Insomma.
Torniamo a noi. Stavo dicendo. Fare l’estetista, anche se diplomata, sai. Non si guadagna male. Ma non da le soddisfazioni che cercavo. Io mi credevo di migliorare il mondo. Di cambiarlo. Ti svegli subito. Quando ti arriva il primo soggetto impossibile. E ne arrivano: donne che avrebbero bisogno di un miracolo. Oltre l’ultima spiaggia. E ti guardano. E vorrebbero «Vorrei i capelli come i suoi». Te lo dicono magari guardandoti il seno. Altro che capelli. Niente da fare. Bisognerebbe cambiare macchina. Tutta. Tutta la carrozzeria. Altro che taglio di capelli. Bastassero quelli. E ti guardano da per tutto. Con quell’invidia. E cerchi di fare il possibile. Certo gli anni non li puoi sottrarre. Come dicevo. Nemmeno se sei una grande attrice. Una famosa. Anche la chirurgia mica ti può aiutare sempre. Si vede. Ognuno se li tiene. E poi, quando una c’è nata. Nel loro mondo continuano a pascolare i mostri. Sono il peggior incubo tra i loro incubi. E capisci che non puoi regalargli il sogno. Solo un’illusione. Ma a volte loro sono molto disponibili a illudersi. Fortuna che ci vogliono credere. Qualcuna.
Non mettermi angoscia. Se ti va puoi chiamarmi Rosa. Preferisco Annarosa. Però. Certo, ero proprio una ragazzina. Forse una cattiva ragazza. –sorride soddisfatta– Ora sono una donna. Come vedi. Ne ho fatta di strada. Non so. Ti posso cantare qualcosa. Non è molta ma è intonata. Che ne so? Quella di quella francese, per esempio. Come fa il titolo? «Vivere in tre» [in realtà la canzone è di Caterine Spak NdA]. O quello che vuoi. Scegli tu. Fidati. Credimi. Lo so che c’era scritto che si cercano volti nuovi, ma una donna non è fatta solo di quello. E’ fatta di tante altre cose. E poi c’è la passione, il dolore, il pianto, la meraviglia, e la paura. E dove me la metti una faccia porca? Anche la mia faccia è piena di espressioni. Posso interpretare qualsiasi parte. Ma è come dice Gaetano. Mica le posso nascondere. E una donna nuda vende anche agli eschimesi. C’è anche una brutta luce, non ti sembra. Comunque… Di reggiseno porto una quarta. Di mutandine… solitamente non le porto. Hai visto abbastanza? Bene? Vuoi vedere qualcos’altro? Cosa dicevo? Mi è sempre piaciuto fare l’attrice. Non ti voglio rubare altro tempo. Magari per iniziare mi accontenterei anche di qualche pubblicità. Anche piccole parti. Anche tu avrai il tuo da fare. Intanto, per non aver fatto tutto per niente. Madonna, che tardi s’è fatto. Potrebbe essere anche una scopata come si deve. O quello che vuoi”.
Bene Annarosa, lascia il tuo numero. Magari ti chiamo una di queste sere. Avanti un’altra”.
Sicuro di non volere almeno un assaggino”?

Read Full Post »

adesivo FLC CGIL: io aderisco sciopero generale 6 maggio 2011Io oggi sono in sciopero. Le ragioni sono nel volantino in formato PDF al link qui sotto. Se le ragioni non sono bastanti ne possiamo trovare a uffà; quante ne vogliamo.
6maggio venezia

Read Full Post »

poesiaMa     uomo
io     lì in fondo
non ho voluto cercare,
scavare;
ho udito fredde campane
e qualche passero,
un paesaggio triste,
ho palpato un fremito – sottile – di rancore
e di paura
e ho temuto di denudare
ciò ch’era più in fondo
troppo     in fondo
ormai da sempre     nascosto, celato
o mai liberato;
nel nuovo verso del TE DEUM.

Read Full Post »

poesiaPer essere onesto
io     ti ho cercato     uomo,
ho scavato,     frugato,    sperato;
per essere onesto
io     ti ho creduto      uomo
e t’ho lavato i piedi,
portato in stalla il cavallo,
preparato il pasto
(buono o cattivo non so)
e rimboccate le coltri;
per essere     ancora     onesto
non t’ho trovato     uomo
e non resta ormai che un piccolo angolo
inesplorato, in fondo a me,    dove cercarti.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: