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Posts Tagged ‘risposte’

raccontiIo non ho nessuna risposta. Mi sveglio e mi accorgo di avere un lungo graffio sul braccio sinistro. So che non potrebbe essere stata Lei, ma non so come potrebbe essere successo. Eppure era lì, vicino a me, solo un attimo prima. E poi non c’era più. Eppure c’era ancora l’affossamento leggero lasciato dal suo capo sul cuscino, dal suo corpo leggero e impalpabile. Il dolce tepore della sua presenza. Già! non è la prima volta. Prima c’è e poi all’improvviso non più. La finestra era chiusa. L’avevo chiusa per precauzione. Per essere certo di trovarla lì. E’ quello il momento più bello, al risveglio. Mentre fuori il mattino si inventa. Magari quando ancora dorme di un sonno pieno di sogni. Con un sorriso come soddisfatto. E gl’occhi appena socchiusi che ogni cosa ti sembra la possa disturbare. Quel guardarla in silenzio appoggiato ad un gomito. Mentre lei non sa. O sa e finge di non sapere poiché niente è certo con lei.
Ma ve la ricordate per quella prima volta a cena? Tutto è bello ma quando non c’è tutto è confuso. Quando lascia così le stanze e non sai se ritorna tutto si trasforma in attesa. Ma è come afferrare in pugno un alito di vento. Par quasi d’averlo fatto. Apri lentamente le dita e il tuo piccolo orgoglio svanisce. Ti accorgi che nel palmo della mano non è rimasto che vuoto. Che ne so? Già! che ne so? E’ anche la risposta più frequente che da. Dietro c’è il sospetto che sia la risposta di quando non vuole dare risposte. Infondo lei ama riempire i silenzi dei suoi occhi spalancati. E’ facile per lei. E’ certa che ogni silenzio parli. Parli e dica. Sia pieno di cose. Che basti il gesto. Per lei forse è così. Mi sento nudo davanti a lei. Mi sono sempre trovato nudo, davanti a lei. Scendo dal letto e lo sono, nudo. Invero quasi, ma in quel quasi sento un brivido del freddo entrarmi dentro. Fuori è ancora inverno. Guardo intorno, non ancora convinto. Il silenzio delle stanze non rassicura, conferma l’ansia. Corro in bagno perché è ora di correre in bagno. Ho perso sin troppo tempo a cercare di convincermi che non fosse vero. Fuori il giorno è una lastra ossidata, si nasconde dietro i vetri.

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La domenica a ridosso di ferragosto. Chi è quel pazzo che non ha di meglio da fare che navigare in rete? La sensazione è di poter essere solo. E’ questo che mi da il coraggio e la sfacciataggine. Questo senso di poter passare innosservato. E allora fingo una sfrontatezza che non ho, dimentico il pudore, e inserisco, immodestamente, una piccola e modesta cosa mia di questi giorni, senza valore; assolutamente senza arroganza. Senza volermi prendere troppo sul serio. E’ passato fin troppo tempo da allora.

A te che hai detto addio e avresti voluto dirlo
di silenzio, quasi costretta,
ma a te lo avevi già detto, senza
misurare. E allora le parole non sono parole ma
emozioni contundenti, pietre (lanciate)
come strappate di dentro, grida,
che sia così o no, mi hanno colpito
ferite profonde come squarci; ferite
hanno aperto la carne.
Eppure tutto sembra ancora così
inverosimile (ti aspettano ancora i miei silenzi), incredibile,
(tutto come sempre) e assurdo. Com’è possibile
fingere di non aver vissuto? Com’è
invano? Non c’è vuoto, non c’è tempo
(anche se si da tempo al tempo), che possa
disporre gli oggetti del passato,
fornire le risposte. Le risposte, quelle risposte, tutte
le risposte, ogni risposta
hanno un’unica possibilità di alleviare
la sofferenza; basta non porre le domande
eppure
se alzi gli occhi stiamo interrogando lo stesso cielo.

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