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Posts Tagged ‘rossetto’

Cazzo cioè cavolo, arrivo per accorgermi che si son persi le valigie. Non ho con me nemmeno lo spazzolino ne un paio di mutande di ricambio. Scendo all’albergo e mi dicono che non hanno nessuna prenotazione. Provo a telefonare senza beccare la linea. Aspetto al bar mentre prendo un caffè e butto un occhio alle ultime sul giornale. Quando comincia non smette mai e le strade sono il primo posto da evitare. Mi dicono con rincrescimento che hanno solo una singola, spetterebbe a me ma, da cavaliere, la cedo alla mia compagna di viaggio. Mi dice di chiamarsi Nadia e insiste perché per una notte possiamo anche accomodarci se io le prometto… La lascio insistere, sempre per quel fattore della cortesia, ma alla fine accetto. Le cedo il passo e ho un’ulteriore conferma che non aveva nessun bisogno di insistere e mi risparmia delle promesse. Lei preferisce la destra e io gliela cedo volentieri. Siamo entrambi stanchi per il lungo viaggio. Si mette un pigiama a fiori e se lo fa togliere davanti al frigo bar. Se ne resta lì vestita solo di un velo invisibile di pudicizia. Nel periodo dei monsoni è facile scambiare il giorno per la notte, la pioggia sembra non smettere mai e il giorno avere fin troppe ore. Cerco di dimenticare e di far trascorrere ad entrambi la maggior parte di questa maledetta stagione. Quando spengo la luce fuori è sempre quello stesso grigio, il colore non si da pena di spiegare se è alba o pomeriggio. Mi sveglio come avessi dormito cent’anni e fuori piove ancora. La cerco vicino e non la trovo. Nel portafoglio c’è solo il mio bigliettino da visita. Sopra ci ha stampato le sue labbra con il rossetto.

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Non si era mai fermato a pensare, ma aveva gli stessi occhi d’un gatto e i gatti, lo si sa, vedono anche quando gli uomini non possono vedere. La verità è che gli uomini soffrono quella strana forma di cecità quando non sanno liberarsi del cuore. La verità era che era passato tanto tempo, ma se lo rimproverava ancora: aveva tradito il cuore per quella macchia di rossetto. Ora non gli restava che parlare con quel bicchiere che non aveva risposte e con lei, e anche lei aveva occhi simili, ma non sapeva ancora se voleva condurlo nel buio di una nuova notte, e se lui voleva veramente ancora farsi tradire da un’altra macchia di rossetto. I rimorsi sono ritorni di immagini che si rincorrono proprio perché sono sempre in ritardo. Era solo che pensava che non ci fosse compagnia peggiore di quella della solitudine, e che odiava apparecchiare per uno. Allo stesso tempo e allo stesso modo non aveva niente da dirle, come non aveva niente da perdere, come aveva il timore di essere frenato dalla fiducia. Se moltiplicava il numero degli anni che aveva per i giorni si sentiva fin troppo vecchio; vecchio e testardo. Guardò l’orologio ma non aveva ancora consumato abbastanza di quella notte. Telefonò a casa solo per sentirne la voce. Trovò la segreteria telefonica attaccata.

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