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Posts Tagged ‘ruoli’

Solo del suo amore aveva vissuto tutti quelli anni. Si capisce sempre il valore delle cose dopo che si sono perse. Ora gli mancava lei in modo incredibile. E non solo lei ma tutto e ogni cosa gliela ricordava. Gli mancavano persino le abitudini e i fugaci screzi, persino i piccoli vezzi e le manie e i dispetti. E soprattutto il tepore del suo corpo. Anche cercando di non essere egoista ma gli mancava da lasciarlo senza fiato la passione, anche quella ultima un po’ sopita, la vicinanza del suo corpo che gli dava pace e serenità. E i suoi occhi che non avevano mai lo stesso colore e la stessa emozione. Persino la sua voce chioccia e i suoi argomentare pettegoli per i quali aveva sempre provato fastidio. Non che fosse stato facile e col tempo lo era stato sempre meno ma non è mai facile. Ma in fondo era bella e, alla fine, remissiva. A volte portava a casa le inquietudini del lavoro. Era più forte di lui. Se ne pentiva solo dopo. Probabilmente succedeva a tutti. Era stato stupido a farlo per la rabbia di un momento. E adesso chi avrebbe pensato a mettere cena sul fuoco?

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1. Che l’idea fosse venuta ad Elvisia non aveva nessuna importanza. Poteva venire a ognuno di loro, indifferentemente. Era stata solo la prima a proporlo. E inizialmente lo aveva fatto con molto pudore. Aveva parlato di una semplice vacanza. Poi pian piano aveva dovuto ammetterlo. Non è la tele che imita la realtà, ormai è la realtà che simula i programmi televisivi. Naturalmente inizialmente ne aveva accennato al marito. Gianlorenzo pensò che fosse strano. Perché non ci aveva pensato. Solitamente sono idee che vengono agli uomini. E ritenne giusto prendere in mano la situazione. Così fu lui a proporlo a Rolando e Siria. Loro perché erano gli amici più cari e con loro c’era quella confidenza.
Veramente al primo momento aveva fatto un’obiezione che lui stesso aveva trovata subito stupida: “Ci costerà una cifra di videocamere”. Le era stato facile respingere quella obiezione: “Per una volta puoi smetterla di pensare solo ai soldi. Sono le mie vacanze. E poi sono tre stanze in tutto”. In realtà almeno due per camera e fanno quattro. Anche si fossero limitati a una in soggiorno e una nell’angolo cottura e una sola nel bagno erano sempre sette. “Ma poi è necessario ventiquattro ore su ventiquattro”. Lei lo aveva guardato allibita con una smorfia delle labbra: “Ma sei stupido. Diversamente non sarebbe la stessa cosa. Allora è meglio non farne nulla”. Si arrese. In verità non era contrario per nulla, voleva solo mettersi dalla parte della ragione. E poi se avesse accettato subito probabilmente lei si sarebbe insospettita. Chissà cosa avrebbe avuto da dire? La sua era una buona politica. Però a fatica riusciva a scattare qualche foto. Non ne sapeva niente di quegli aggeggi. A quello ci avrebbe pensato Sebastiano. Ci sapeva fare ed era discreto, uno che non fa troppe domande. Non correvano il rischio di trovarsi in rete senza volerlo.
Aveva anche pensato se dirlo agli amici. Aveva deciso di tacere e di invitarli solo ad una semplice vacanza. Poi non aveva resistito e si era confidato con Rolando. Era partito da lontano, raggiungendo l’argomento con larghi giri di parole. Quello si era mostrato subito entusiasta. Avrebbe dovuto immaginarlo, da come guardava le donne. Dall’insistenza con cui i suoi occhi accarezzavano il culo a tutte quelle che passavano; bastava fossero soltanto appena passabili. Quando lo comunicò ad Elvisia quella non riuscì a nascondere il proprio entusiasmo. E lo baciò avidamente e lo ricompensò con una notte di quelle che da anni aveva perso il ricordo. Quando ci si metteva meglio di Elvisia non c’era che Elvisia; era unica. Da quel momento gli aveva trasmesso la sua impazienza. Lo caricava di domande su cosa doveva portare. A sentir lei sarebbero dovuti partire con tutta la casa al seguito. Che poi con gli amici si conoscevano da anni. E alla fine non è l’abito a fare il monaco. A modo suo sua moglie era bella, cioè attraente in qualsiasi modo si fosse combinata. Il suo fascino era soprattutto negli occhi e nel suo sorriso. Non che per il resto… aveva avuto cura del suo corpo ed era rimasto quasi la stessa di quando si erano conosciuti.
Per un attimo si lasciò lusingare da un sogno erotico. Aveva la sua importanza quanto era scollata la maglietta, perché lei le aveva abbondanti, ma ne aveva ancor di più come se la levava. Non si chiese se era quello che desiderava e se ne sarebbe stato lusingato. Se la immaginò mentre lo faceva ed era come se fosse lì davanti ai suoi occhi; in quel momento. Questo lo distrasse dalla corrispondenza e firmo anche la copia; poco male. Pensò che non aveva mai voluto ammettere che Siria era bella. Si sentì stupido. Cosa andava a pensare. Che poi in fondo sentirsi osservati doveva creare anche un po’ di imbarazzo. E poi dovevano cercare di essere come sempre. Non bastava quello a cambiarli. La prova era proprio restare se stessi. E ci restava volentieri a parlare con quei due. Certamente non si sarebbe annoiato, ma era stupido aspettarsi chissà che e fantasticare così. E poi su un’amica. Sulla moglie dell’amico. Certo che lui, l’amico, se si presentava non se la faceva scappare. Non era certo di potersi fidare. Forse avrebbe dovuto tenere gli occhi aperti con Elvisia, sembrava fin troppo eccitata. Non che gli avesse mai dato adito di sospettare. Ma poi lui non era mai stato un tipo geloso. E lei si era sempre comportata bene e aveva saputo far tenere le distanze.
Vista la dimensione e il numero delle valigie avevano dovuto partire con due macchine. E per fortuna che non avevano dovuto portare né lenzuola né tovaglie. Ma per tutta la prima giornata e parte della seconda l’aria restò tesa. Con gli occhi cercavano le telecamere. Le voci suonavano false e chiocce. Impiegarono il tempo a sistemare gli armadi e a pulire la casa. Poi si suddivisero i compiuti. Si sarebbero alternati per tutte le faccende. Quando gli uomini si occupavano di alcune cose le donne ne dovevano seguire delle altre. E il giorno appresso si sarebbero dovuti comportare a ruoli invertiti. Le resistenze di Elvisia erano state stranamente blande. Forse era stata la soluzione migliore. Diversamente sarebbe finito che certe cose le avrebbero fatte solo le mogli e certe altre solo i maschietti, non avrebbe saputo dire quali, in fondo era vacanza anche per lui. Certo non erano prigionieri lì dentro, ciascuno avrebbe avuto le proprie libertà. A fine giornata uscirono tutti per fare la spesa. Lui li raggiunse nel ritorno per avere il tempo di leggere al bar i risultati delle partite. Dopo cena la televisione non trasmetteva niente di decente, ma continuarono a lottare per vincere il silenzio. Lesse a lungo prima di provare sonno mentre lei lo prese quasi subito. Come aveva sempre saputo non era cambiato nulla nella loro vita. Poi lì sentì di là. Quei muri erano proprio di carta velina. Guardò sua moglie dormire. Fu tentato di chiamarla. Bella idea aveva avuto.
Ci vollero appunto un paio di giorni per scordarsi degli obiettivi che li fissavano, o almeno per trovare la solita scioltezza. In verità di tanto in tanto aveva impressione che anche lui, come gli altri, si muovesse con una finta naturalezza. Che sottolineasse ogni gesto. Forse semplicemente interpretavano meglio la parte. L’importante era che avevano ritrovato la loro allegria e che erano tornati a parlarsi. Siria restava un po’ più nervosa del solito. E aveva fatto attaccare lo spezzatino. L’aveva sentita borbottare che glielo avrebbe almeno dovuto dire. Non era certo della cosa ma sospettò si trattasse di essere ripresi. Tutto poi finì in quel brontolio. Le stavano proprio bene quegli shorts. Forse anche troppo corti, e stretti. Aveva già notato che aveva belle gambe. Ma c’era il marito. Mostrò di non farci troppo caso. Le fece un complimento appena furono in disparte in modo che lui non potesse sentirlo. Lei rise e gli diede dello scemo ma apprezzò visibilmente il complimento. Le donne bisogna saperle capire. Subito la sua uscì dal macellaio e non ebbe il tempo di aggiungere altro. Si stava alzando un leggero venticello ma non prometteva nulla di buono.

2. Era il venerdì dopo che erano arrivati che era successo. Erano già passati cinque noiosi giorni di quella coabitazione. L’altro era andato a prendere la gazzetta. Sua moglie s’era appisolata davanti ad un programma pomeridiano. In quel preciso momento lui entrò da quella porta. “Scusa non sapevo che fossi qui”. Lui sapeva di trovarla nel bagno. L’aveva vista avviarsi con l’accappatoio sottobraccio e aveva sentito il rumore della doccia. Lei sapeva che lui sapeva. “Fa nulla. Tra noi. Cose che succedono. Sei già perdonato”. Lui non aveva fretta di uscire. Era un amico ma in fondo non era altro che solo un semplice amico. Lei si sentì ridicola e scoppiò a ridere, smise di nascondersi e tornò a lavarsi. “Non sarà certo la prima che vedi”. Trovò la risposta subito: “Non sarò certo il primo che vedi”.

3. Alla partenza erano curiosi di ammirarsi sullo schermo e si diedero appuntamento. Era stato così che Siria finalmente aveva imparato a fare l’anatra all’arancia come si deve. Sebastiano aveva conosciuto un poca di invidia nei confronti dell’amico e poi sentì qualcosa rimestargli nello stomaco. Si allarmò nel terrore che forse stava cambiando. Forse non era completamente indifferente nemmeno davanti a lui. Cacciò l’idea immediatamente e accese l’autoradio. Elvisia ebbe la conferma che era proprio una gran brava porca. Si sentì soddisfatta di sè e si lasciò affascinare dai suoi nuovi progetti non riuscendo ad aprire bocca per tutto il ritorno. Rolando, mentre toccava il suo turno alla guida, si trovò a riflettere sul fatto che quei giorni erano volati via, forse erano stati troppo pochi. Poi andò sulla sua mancanza di coraggio e su quella degli altri. Aveva la certezza che Siria lo guardava in modo diverso. Le avrebbe mandato un messaggino appena a casa. Improvvisamente si chiese come avrebbero reagito gli altri se per la prossima volta avesse proposto di unire le loro fantasie in uno stesso letto. Pensò poi che le fantasie forse erano solo sue. Non avrebbe saputo come iniziare il discorso. E se avesse provato a chiedere consiglio a Elvisia?

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yin-yangCapita, Come a tutti, anche a noi. A volte si parla di donne, al bar. E’ raro che con noi ci sia una donna, con noi, al bar, e pertanto l’argomento può essere affrontato spesso e liberamente. Direi che è uno degli argomenti che, con la politica, riceve, come si dice oggi tra i giovani, più contatti. E’ per questo che da un po’ non si fa vedere Emilio. Ora sappiamo quanto possano essere pericolose le chiacchiere da bar. Emilio è un esperto. Sa di tutto. Può parlare di tutto e ne parla molto, così come parla altrettanto abbondantemente con le mani. Non è questa una critica nei suoi confronti, credo di non avere la più pallida idea di quanto gesticoli io. Dovrei guardarmi ad uno specchio mentre me ne stò lì con gli amici. Ma guardarmi allo specchio, quando stò lì con gli amici, oltre a non saper come potrei, è il mio ultimo pensiero. Comunque lui più che parlare arringa. E, come dicevamo, sa di tutto, ma circola il sospetto che sia un tutto per sentito dire. E circola anche il sospetto che lui ce l’abbia piccolo. Qualcuno osserva ridendo, senza farsi sentire, che lo tiene anche fin troppo d’acconto. L’ultima è che ce l’abbia ancora imballato, anche se è scaduta la garanzia. Nessuno però, almeno sulla garanzia, ha avuto il coraggio di avvertirlo. Tutti questi pettegolezzi sarebbero inutili se non fossero premessa a raccontare un fatto assai grave. Lui, Emilio, sa di donne come di politica, come di antiquariato, come di pittura, come di filosofia, un po’ meno che di calcio, ma solo perché il calcio non gli è mai piaciuto. La cosa più verosimile però starebbe nel dire che sa di donne come di antiquariato; di Luigi conosce solo il Salvano con cui, c’è da dire, sono amici d’infanzia. Ormai saranno quindici giorni, o forse più, che non lo si vede al bar. A dire il vero non s’era fatto caso finché Gaetano non ne ha raccontata una di grossa, e giù tutti a ridere. Il momento rivelatore è stato quando Toni (Schiavon; ndr) ha osservato che pareva, appunto, una battuta alla Emilio. Ci siamo guardati intorno e lui non c’era. Allora abbiamo capito, attoniti, che mancava da quel lasso variabile di tempo. Curiosi abbiamo fatto andare la memoria. L’ultima volta aveva raccontato di imprese eroiche con la Susanna senza rendersi conto di averla dietro alle spalle. Lei, Susanna, sottolineava la credibilità delle sue affermazioni con smorfie che parlavano più d’un libro scritto. Alla fine gli aveva schioccato un bacio vicino all’orecchio. Lui, scoperto in fragrante, s’era fatto rosso, d’un rosso acceso. Noi s’era scoppiati a ridere. Lui era scappato in preda al più tragico degli imbarazzi e ad una erezione improvvisa quanto impalpabile. Certo che non ci fosse stata lei noi avremmo dovuto fingere di credergli. Lo avremmo fatto volentieri per compiacerlo. Scoppiare a ridere però, visto le facce, è stato più forte del nostro buonismo. Non che ci possiamo pentire ma a volte un amico vale anche quel piccolo sacrificio di mostrare di ascoltarlo. Ci siamo guardati dispiaciuti. Qualcuno ha provato a chiamarlo al cellulare. Nessuna risposta. Clara dice di aver sentito che da allora non è più nemmeno uscito dalla porta. Siamo tornati a guardarci: infondo non si trattava che di Emilio, e quella sera si stava parlando di politica.
Questo era ieri. Oggi sul giornale non si parla del motivo e la sua foto e quasi irriconoscibile, ma tutti dovremmo ammettere di averlo sempre osservato poco.

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