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Posts Tagged ‘Sara’

fulmine«Quando il profeta parlerà’ per nome del Signore e la cosa non accadrà, quella parola non l’ha detta il Signore, l’ha detta il profeta per presunzione: di lui non devi avere paura.»[1]

Ovvero “Meglio viver 100 giorni da leone e mangiarsi le pecore”.
Questa indagine cognitiva, che ficca le sue radici sul terreno che nutre il grande Credo, fin troppo si è soffermata su fatti di relativa importanza, spandendo un piccolo borgo ad universo. Chiedendo ragione al nulla. Elencando liste di perlopiù anonimi contadini e allevatori, elevandoli a condottieri e guide, quando non ad interi popoli. Anche laddove il popolo altro non era che uno sparuto gruppetto famigliare o di goduriosi bisbocciatori. Dove tutti tradiscono tutti e le donne non sono che un mero mezzo passivo della procreazione, più che oggetti solo cose. Dove il sospetto è di la da venire e il dubbio non ha mai fatto la sua omicida comparsa. A questo mondo ancora senza luce, acqua, gas e televisione. Questa indagine chiede che alla Storia siano dati i tempi della storia. Chiede fatti. E ricorda che il mondo, il creato, è molto più grande. Molto più vasto.
 25. Come abbiamo già avuto modo di dire Abramo, vecchia lenza e gran tempra di filibustiere, nonché avventuriero, a differenza del figlio, visse centosettantacinque anni e, sistemato Isacco, pensò bene di sposare «Keturà. 2Ella gli partorì Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach. 3Ioksan generò Saba e Dedan, e i figli di Dedan furono gli Assurìm, i Letusìm e i Leummìm. 4I figli di Madian furono Efa, Efer, Enoc, Abidà ed Eldaà. Tutti questi sono i figli di Keturà». Tutti gli altri ventri invece che fecondò erano di concubine e i dintorni furono presto colmi di voci di bimbi, più o meno contenti. Gli illegittimi meno. Allora un po’ per la confusione, un po’ perché non voleva sentire lagnanze e un po’ perché non amava vederli bighellonare senza costrutto, questi li mandò 5«»verso il levante, nella regione orientale». Ma dopo tanta fatica il povero vecchio giunse stanco ma soddisfatto alla fine dei suoi giorni.
9«Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di Macpela, nel campo di Efron, figlio di Socar, l’Ittita, di fronte a Mamre. 10E’ appunto il campo che Abramo aveva comprato dagli Ittiti: ivi furono sepolti Abramo e sua moglie Sara». Di dove fosse sbucato tale Ismaele nessuno fa menzione. Forse imboscato al banchetto di nozze ed in amicizia con quello che chiamava fratello. Forse un illegittimo che furbescamente s’era guadagnato la simpatia di quel padre. Forse semplicemente un viandante. Si fanno ipotesi ma non di più. Certo è che Isacco non era tipo da badarsi da solo e perciò allora 11«dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco abitò presso il pozzo di Lacai-Roì»; dove il servo aveva incontrato sua moglie Rebecca, prima ancora che lui la conoscesse, e dove abitava il padre di lei, nonché suo zio.
Solo in seguito si venne a sapere che Ismaele era figlio di 12«Agar l’Egiziana, schiava di Sara» e concubina del vecchio. Quello stesso figlio che era stato dal padre cacciato e costretto prima nel deserto e poi in Egitto. Spero il lettore non me ne voglia se ci risparmieremo l’elenco dei figli generati da quel figlio di illegittima di Ismaele. Quel figlio che si sospetta accelerò la dipartita di quello stinco di santo del padre. Ai fini della comprensione dei fatti vi è la nuova credenza che quella lista sia un’inutile perdita di tempo e una sfida alla pazienza. Basti sapere che vennero elencati 16«secondo i loro recinti e accampamenti»; e che «Sono i dodici prìncipi delle rispettive tribù». Perché dodici figli mise al mondo anche quella lenza di Ismaele che pare avesse preso dal padre, dal padre in età avanzata. Altrettanta poca rilevanza ha che 17«La durata della vita di Ismaele fu di centotrentasette anni», infatti lui morì giovane. Tali meticolosità possono essere utili solo agli storici che di meticolosità sono già adusi da sé e per disciplina. E possono esser sopportate solo dagli stoici.
Per una sorta di destino anche Rebecca era sterile, come prima Sara, e anche Isacco chiese aiuto al Signore; anche perché erano passati ormai vent’anni e lui non ne poteva più di sentirsi dar la colpa. Ancora una volta Quello si spazientì ma ancora una volta decise di aiutare il giovane. Però questa volta preferì non mandare né viandanti né angeli, non per sfiducia, ma per sospetti. E dopo l’intervento del Signore 21«Rebecca divenne incinta» per un parto gemellare; non di due figli ma di due popoli. Difatti 25ancor prima che il rossiccio Esaù, tutto pelo ed esuberanza, 26trascinasse alla vita il fratello Giacobbe afferrato al suo il calcagno, era chiaro che tra i due non ci sarebbe stata che discordia. Infatti Dio, o chi per Lui, aveva detto alla mamma: «Due nazioni sono nel tuo seno, e due popoli dal tuo grembo si divideranno; un popolo sarà più forte dell’altro e il maggiore servirà il più piccolo». Il primo fu cacciatore e prediletto dal padre –più che quel figlio il padre in verità adorava la fettina– il secondo fannullone scioperato, sempre sotto la tenda, e perciò prediletto dalla madre. Mai che i due andassero d’accordo; come in ogni famiglia che si rispetti. Ma Giacobbe era un furbo di tre cotte e 29buon cuoco, mentre Esaù era tipo da vendersi anche l’anima 30.34per una minestra di lenticchie. Non c’era pace tra gli ulivi, cioè non era destinata quella terra, e quelle genti, a trovare pace.

Per l’immagine ringraziamo Enrico Mazzucato dal cui profilo Facebook l’abbiamo rubata. Come possiamo vedere tutta questa storia, e gli eventi narrati, e la terra promessa (da chi a chi?), e il popolo eletto stanno sotto il dito mignolo della mano destra del mondo.


[1] Da Wu Ming : Altai – © 2009 by Giulio Einaudi Editore s.p.a., Torino. Pag. 265
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fulmineQuesta è la storia di uno di noi, anche lui nato per caso… Come il lettore attento e chi ci ha seguito  saprà –impresa pressoché impossibile– che questa non è una storia qualunque ma è la Storia. La Storia di come Dio creò il cielo e la terra. E poi creò l’uomo e lo chiamò uomo, e creo la donna e la chiamò donna –non ci voleva una gran fantasia– e creò il lacchè e lo chiamò Carogna –no! questo è un errore di ricostruzione. Poi popolò la terra degli animali e chiamò cane il cane, e porco il maiale –su questa squallida battuta ci si è soffermati fin troppo– dicevamo: e chiamò porco il maiale ma anche lo stesso lacchè e chiamò moffetta la moffetta –si da il caso oggi sia il giorno della moffetta– poi chiamò Eva ma quella fece la gnorri. Da quel fatto nacque l’Ira divina ma anche il peccato e il prete, per ora solo l’idea del prete, come confessore. Di come poi Dio scatenò sull’uomo la sua Ira, al fine di farne un uomo provo, con gli episodi ricordati di Babele, del diluvio, di Sodoma e Gomorra e tutti gli altri. Nell’istante in cui siamo arrivati il povero Abramo, ormai vecchio e solo, decide che è ora e tempo che il figlio, Isacco, prenda moglie. Ma è anche la storia di come Dio creò altre creature sue simili come gli angeli e i giganti, ancora più simili, e li chiamò angeli e giganti. E di come avesse creato dei suoi simili proprio uguali a Lui per lenire la propria solitudine e quelli si chiamarono ognuno Dio. Ma anche di come tra loro ne creò uno al femminile che si chiamò sbaglio… [scusate l’errore dovuto a certi bisbiglii] cioè si chiamò Lei. Proprio a questo proposito non solo a chi riferisce oggi e qui gli avvenimenti non sembra giusto che tutta questa Storia sia raccontata solo da voce maschile. E allora si torna a dare voce anche a Lei.
Abramo da vecchio non era certo migliorato, e sempre un po’ fissato era. Lui non aveva simpatia per i Cananei, anche se ci viveva assieme e si mescolava a loro. Forse avevano poca cura di sé stessi. Forse puzzavano, forse no. Non si poteva dire un uomo di ampie vedute e anzi era di quelli che: donne e buoi dei paesi tuoi. Passi per le donne, ma anche no. E il gusto dell’esotico? A Lui restava da capire quella cosa dei buoi. A parte piccole differenze soprattutto di corna, ma per quello anche tra gli uomini, a Lui i buoi sembravano pressappoco tutti uguali. Ed era un animale completamente mansueto. Se ne stava lì a sgobbare e a guardare anche mentre il toro faceva le cose in vece sua. E di vacche ne pascolavano per i prati, e anche per le strade, che a essere toro era una gran fortuna. Ma pure una gran fatica. E pure una gran libidine. Meglio esser toro che agnello; ma forse stava facendo confusione e stava equivocando con gli animali. Perché il toro e l’agnello non avevano nessuna parentela; o no? Lei gli spiegava sempre: c’è chi nasce toro e chi nasce agnello. E lui era Dio. E poi Lui mica era nato. C’era sempre stato. Esattamente come la sfortuna. Le lotterie, no!
Ma Lei ormai ci ha trovato gusto a raccontare le cose come le vedeva Lei. Continuerebbe a rilasciare interviste se avessero già inventato i tabloid: “Io denuncio che non sempre ho avuto la calma necessaria, ed è per ciò che tra tanta confusione capita di sovente di dover ricapitolare e magari tornare ad accadimenti già passati. Il tema è troppo importante per tralasciare o sorvolare qualcosa. Sono certa se ne parlerà ancora per anni. Senza alcuna acrimonia ma è palese che io e Dio siamo una persona diversa e con idee e sentimenti diversi, ma siamo altrettanto Dio. Guardate anche quella storia di Sodoma; scusate se mi ripeto. Io glielo avevo detto, vecchio s… Non esiste una guerra gentile. Che distingua gli empi dagli altri, dai goduriosi. Credete che mi abbia dato retta? Questa è la sua Storia, non la mia. Io avrei fatto tutto differentemente, con più amore e meno autorità e rabbia, persino violenza. Ho più e più volte provato a parlarci, niente. Nel mondo ci vuole pazienza”.
Perché è sempre la memoria che va a ritroso, mentre il mondo va avanti, perciò: RICAPITOLANDO: E’ stato ben Lui a dire, parola Dio, proprio Lui a dire:28 «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra.» –non si può dare colpa a nessun altro perché quel nessuno ancora non c’era. E l’uomo per andare non è andato molto lontano, ma per procreare ha procreato, e tanto; forse più di quanto s’era immaginato. L’uomo ha dedicato all’opera di Dio, al suo comandamento, tutte le sue energie. Forse anche più che a farsi la guerra. Almeno inizialmente. Nessuno ne ebbe a ridire, anzi. Forse solo gli animali da striscio, ma per breve. Si pensò che pensasse ai servi e per quelli… E anche ci tenne, sempre Lui, a ribadirlo, perché ha sempre avuto quel pregio, la capacità di sintesi:29 «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo.30 A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde.» E ridaiela con gli striscianti. E poi c’è la storia dell’abbondanza di erba. Meglio non dirlo. E’ sempre stato meglio tenere la storia dell’erba tra quattro mura; per sé. Diciamo che era per uso terapeutico o per consumo personale. Qualche furbo sostiene ancor oggi che né volesse fare un popolo vegetariano se non anche vegano. Ma questi non vanno d’accordo con nessuno tranne che con sé stessi. E a guardare tutto quel… Creato, sempre Lui, era stato affaticato ma soddisfatto. Tanto che fece dire che 31«era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno» E infatti dopo ciò smise di lavorare; non era ancora stata creata la settimana breve e il cosiddetto sabato fascista”.[1] Né ancora alcuna crisi aveva spinto tutti ad accettare di lavorare in nero e a condizioni capestro.

 

[1] Genesi 1

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varie2Fate che i pargoli vengano a me. Ora le storie sono storie anche per le loro orecchie. Qui non c’è nulla da nascondere. Tutto appartiene ad un Disegno Divino. Chi dovesse nutrire diffidenze e financo sospetti sarà soddisfatto. In questo capitolo la storia sarà divisa negli stessi capitoli con cui è stata tramandata. Qui non c’è nessun imbonitore né nessun illusionista. Tutto è più vero del vero. Qui si ricorda come un povero vecchio, più sordo di una campana, stesse per sopprimere il suo unico amato figlio. E come un angelo, forse lo stesso, gli fermò all’ultimo istante, giusto in tempo, la mano. Ma anche di come gli uomini odiassero gli uomini, cioè niente di nuovo. Parola di Dio.

20. Con Abimèlec il pasticcio l’aveva combinato quel vecchio pazzo. E Lui era venuto a saperlo per ultimo. Era riuscito a trattenere all’ultimo l’Ira divina. Trattenersi non era certo facile nemmeno per Lui; tuoni e fulmini. Abimèlec non aveva colpe, lui s’era invaghito della sorella di Abramo, non della moglie. Certo che, a guardarle, entrambe erano una bella donna. Non è poi un peccato così grave guardare. E anche lei aveva detto: «È mio fratello». Pareva lo facessero apposta, quei due. E non gli era sembrata contenta quando Lui aveva rimesso ordine. L’aveva guardato indispettita e come si guarda un impiccione. O almeno a Lui era sembrato così. Come aveva Abimèlec fatto a non fare se lo sarebbe chiesto per tutti i tempi dei tempi. Se lo chiedeva anche Lei. Non che potesse ritornare sui suoi passi, la parola di Dio resta la parola di Dio. Aveva rischiato di fare un bel pateracchio. Proprio una figura di… di… quella cosa. Abramo s’era scusato con il pretesto che era la sua sposa ma anche la sua sorellastra, anche se non sua sorella. Si sarebbe detto un bel paraculo dell’ultima ora. Si sarebbe detto che erano tempi in cui le famiglie erano strani tipi di famiglie. E la parentela era una grande comodità ma anche un grande pastrocchio. Avrebbe voluto dire caos, ma quella parola proprio non la sopportava. Certo che era un profeta, che la sapeva raccontare, ma a sentire non doveva sentirci molto bene e in quanto a coraggio ne aveva di più un coniglio, con tutte le scuse al coniglio.
21. E Dio non poteva ignorare che non tutto era come sembrava. Anche il vecchio aveva la sue colpe. Aveva combinato le sue marachelle. Certo, pensò Dio, qualsiasi cosa gli chieda, anche la più strampalato quello la fa. Sarà l’età. Non sapeva se era un bene o un male. Non aveva ancora deciso. Ma non poteva fingere di non sapere di Agar l’egiziana. Non poteva dar torto a Sara, anche se forse sarebbe stata l’ultima a poter protestare: «Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco». Sempre con quelle questioni di eredità. Così i figli si scannano con i figli. Ma per Abramo e per Dio anche quello era suo figlio. Un po’ di deserto non gli potrà fare certo male –pensò. Aveva dei progetti anche per quel figlio illegittimo. Ora la confusione era proprio completa. Per un brevissimo attimo perse la sua calma divina: “Fate un po’ di silenzio. Se ognuno vuole dire la sua ecco che finisce tutto nel caos, cioè in una baraonda; Dio ce ne scampi. Bisogna mettere un po’ d’ordine per non trovarci nella confusione più completa. Poi è chiaro che si salta di palo in frasca e magari ci si dimentica di cose importanti”.
22. Il resto lo disse a sé ma il suo pensiero rimbombava come il tuono: “E’ così che nascono gli equivoci. Uno dice una cosa, Uno dice un’altra, e poi… alla fine magari anche Una dice la sua. Stiamo parlando della parola di Dio. Questa è la parola di Dio. E la parola di Dio poi diventa la Scrittura Divina. Questo dice questo, Quello dice quello, Qualcuno dice e non si sa, e poi finisce come finisce. Della storia di Isacco ne avevo già parlato, vecchio scimunito, non ricordo bene ma mi sembrava di aver detto abbacchio, non Isacco. E Lui, Abramo, lo chiamò agnello, e forse gatta ci cosa, o non aveva tutte le rotelle al posto giusto. Che poi… qualcuno qui non me la racconta giusta. Va bene che Io sono onnisciente ma magari ero indaffarato, o mi è stato riferito solo dopo, insomma… Onestamente: o il vecchio non la racconta giusta oppure… in realtà nessuno dei fratellastri mi sembra che somigli al padre. Non che sia un esperto ma sembrano figli di altri padri”.
Era pur vero che Lui poteva essere in cielo, in terra e in ogni luogo, vero verissimo, e anche Lui, e Lui, caspita che casino, e anche allo stesso tempo, ma se badava ad una cosa non poteva badare ad un’altra. Lui era Dio non quella cosa che aveva tante teste, lì. E poi se Lui aveva mandato i pellegrini chi aveva mandato gli angeli, e chi era andato di persona? Lei disse e non disse, com’era suo solito: “Perché non prendere esempio dai greci. Loro coniugano l’amore in molte più forme”… Nemmeno la lasciò finire, non voleva sentir parlare ancora degli dei: “Non parlarmi di quelli, incivili e… superati. Dei veri zotici. Bell’esempio. E poi… e poi… quelli sono politeisti, barbari bestemmiatori e… e… senza fede”. Sì! alla fine era dovuto andarci anche Lui per sistemare le cose. Che notte quella notte. A rileggere questa Sacra storia non era sorpreso meno del comune lettore. Si raccapezzava poco che nulla. A parlare tutti, cioè tanti e altri no, non poteva finire che così. E ancora una volta dovette pensarci Lui, sempre a Lui toccava, a mandare un angelo a fermare la mano di quel vecchio pazzo che aveva scambiato il figlio per un agnello e l’olocausto, cioè il sacrificio, per una grigliata all’aperto. Ma Lei gliel’aveva detto: “Devi smetterla di mettere continuamente alla prova quel vecchio rimbambito”.
Avrebbe voluto non essere Lui a dover dare quella notizia al povero vecchio. Certo un po’ d’invidia Abramo doveva pur averla provata. Lui con quella moglie giovane e bella e aveva dovuto aspettare, e poi lui era diventato padre senza nemmeno accorgersene. Mentre dormiva come un ciocco. Come morto. Di quel figlio, Isacco, di cui non andava nemmeno tanto fiero. E aveva rischiato anche di perderlo. Mentre suo fratello, sia fatto la gloria del Signore, Nacor aveva avuto dalla moglie Milca otto figli, non staremo qui ad elencarne tutti i nomi. E Persino la sua concubina Reuma lo aveva reso padre quattro volte. E questi erano solo quelli denunciati. Che nome era poi Reuma? ma dove l’avevano scovato? Lui si chiedeva cosa avevano trovato da dire all’anagrafe, quella massa di impiccioni, di quei nomi. Sospettò che alla fine l’avesse vinta Lei. Doveva proprio ricordarsene, quando aveva un attimo libero, prima o dopo, che avrebbe dovuto creare anche la racchia e la bisbetica. Di quelle donne non se ne poteva proprio più.
A dirla tutta se l’era vista arrivare con la sigaretta in bocca. Ma come? Decise che avrebbe fatto mettere anche nelle confezioni: “il fumo nuoce gravemente alla salute”. Sperando fosse solo tabacco. Ma quella era l’ultima delle sue preoccupazioni. E poi non aveva ancora deciso come organizzare le sue orde di fans. Certo che il vizio dilagava molto più che le virtù. Avrebbe dovuto inventarsi una soluzione. Magari la divisione dei generi, una specie di divisione dei compiti, di divisione del lavoro. Magari le donne di qua e gli uomini di là. Qualcosa insomma. Certo qualcuno prima o dopo troverà la scusa che un piccolo popolo circondato da nemici aveva bisogno di figli per poi mandarli in guerra, bella scoperta, ed ecco come giustificare …tutte quelle nascite… e quei continui casini. E tutti quei morti, che i morti non sono mai un bel vedere. In realtà a Lui sembrava che in quei momenti a tutto pensassero tranne che alla guerra. Era quasi certo che il piacere non l’avesse inventato Lui. Subito si alzò un coro di “Nemmeno Io”. Poi alla guerra ci pensavano per tutto il resto del giorno. Non li aveva fatti certo buoni. Ma non aveva nemmeno creato l’industria bellica, se era per quello. Erano fin troppe le cose… Parola di Dio.

Per la foto si ringrazia la pagina Facebook di Enrico Mazzucato

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Come diceva quel saggio: “Posso spiegarti ma non posso capire per te”, allo stesso modo è difficile credere per chi non crede. Di creduloni ce ne son fin troppi e poi prestano credito alle cose più banali e infime. Qui stiamo parlando della grande Storia. Della vera Storia. Gli eventi sono quelli da cui tutti noi veniamo. Parola di un signore.

fulmineRiprendiamo la narrazione. Lui era andato perché doveva andare. C’era quella storia con Abimelek. Abramo non aveva detto una bugia, ma nemmeno la verità. E Sara era Sara. Temeva che potesse combinare un immane casino. Come quella Elena. Ma quella era un’altra storia. La loro storia. E a raccontare quella se l’era sbrigata velocemente. Se la sbrigassero tra loro. Era stata solo una stupida disputa. Su chi era più dio. Loro altro non erano che dei. Un po’ presuntuosi ma sempre dei. Pieni di vizi e poveri di virtù. Più simili agli uomini. E a uomini d’arme. D’arme e d’avventura. Sempre preda dei loro istinti. Solo un poeta cieco poteva perdere tanto a raccontare così povere gesta.
Una guerra. Un viaggio. Aveva già raccontato tutto lui, il poeta, l’aedo, il lirico. Lui, cioè loro, non aveva avuto bisogno del caos. Né di cori. Lui il mondo l’aveva creato per davvero. E dal niente. Senza indovini e oracoli e altri illusionismi. Tutta fatica del suo sacco. Lui non aveva bisogno di guerra. Se la vedeva da solo; era o non era un pacifista? Il primo. Bastava e avanzava l’ira divina per sistemarli. Un richiamo con voce tonante. Magari anche una cacciata. Un’onda un po’ più alta. Un’ordalia. Insomma quelle cose lì. E niente giochi. Niente finti cavalli. Niente maghe dagli occhi affascinanti. Gli sembrava tutto un gran bel romanzo. Con un linguaggio un po’ superato, passatista. Nient’altro che un romanzo. Quasi di cappa e spada. E che assurdità di quella città non lasciare traccia. Quasi a provocare chi ha il gusto dell’antico. Dal suo punto di vista era solo preistoria. Intanto tanto per essere precisi si sta parlando del 1850 a.C., ma ancora non si sapeva, per via di quel prima, o circa.
Avrebbe voluto tanto lasciare che se la sbrigassero. Ma non poteva certo fingere di non vedere. Così era andato suo malgrado. E fortuna che quello l’aveva presa bene. Ora non avrebbe accettato nessuna malalingua. «Non temere, Abramo. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Era vero che Abramo era ormai vecchio. Che erano sposati da tanto di quel tempo che non facevano più ormai caso uno all’altra. Si passavano accanto, si sfioravano, e nemmeno si vedevano. Nemmeno ne faceva mistero. Esattamente non facevano più caso uno all’altra. Ma quell’altra avrebbe anche voluto, voluto e sperato, forse, che facesse ancora caso. O forse no. Forse solo voluto. Il povero vecchio non era del tutto arzillo. Almeno in quei giorni. E tanti viaggi non gli giovavano. Gli mettevano fiacchezza. Era sempre a lagnarsi. Sempre in compagnia di qualche dolorino. Tutto ciò era vero, parola di dio. Ed era altrettanto vero che Lui, come promesso, era andato a visitarla, cioè a visitarli. E Lei, quella donna, cioè Sara, non aveva nulla da ridere. Insomma loro niente, poi, dopo la sua visita, Sara aveva scoperto di aspettarlo. Quel benedetto figlio. Non c’era nessuna attinenza. Solo un caso. Il frutto della sua promessa. Niente di più. Lui non c’entrava, non almeno direttamente, con quella nascita. Che dicessero quello che volevano. Un miracolo è solo un miracolo. I soliti scettici. Anzi che si imparassero a tacerselo.
Ché Abramo non era uno che ci pensava due volte. Gli dicevi una cosa e lui già l’aveva fatta. Non un cuor di leone, ma anche un fifone può trovare il suo attimo di coraggio. E Lui aveva grandi progetti su quel vecchio. E in quel momento doveva preoccuparsi di tenerlo vivo. E magari con un po’ di dignità. Che se ne sarebbe stato di uno così con un sospetto. Che poi se Sara non era certo un esempio nemmeno era peggio di tante altre. Le fosse mancata la virtù si sarebbe confusa con i più. Così aveva deciso. Che continuassero a ridere. E raccontare dei tre pellegrini. Che era stato solo lui ad essere imprevidente. Quando si ha moglie meglio tenerla da conto.
La verità forse era diversa. Gli aveva detto, lo aveva detto a lui, di prendere di tutto da tre. una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un piccione. Non era sceso nei particolari dei tre pellegrini. Lui li aveva accolti davanti alla sua tenda. Lui era stato ospitale come si doveva. Anche troppo. E aveva sacrificato il vitello migliore. Nemmeno quando gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie»? si domandò perché chiedessero subito di lei. Lui lo aveva pure in qualche modo avvertito e quello si era addormentato. Valli a capire i vecchi, a volte troppo sospettosi, altre troppo fiduciosi. Mentre quelli contemplavano Sodoma lui, vecchio, dormiva della grande. Sarebbe potuto finire il mondo. Forse quello era il segno di Dio ma Lui stesso non ne era certo. E dopo quei tre partirono per andare verso la città. Insomma questi erano i fatti. E Lui voleva essere certo di cosa succedeva in quelle città. Aveva chiesto loro di essere i suoi stessi occhi. Nient’altro. Ne era certo. E il vecchio avrebbe dovuto solo essere contento. E soddisfatto, e orgoglioso. Uscito di quel sonno profondo. Ma il vecchio non lo era completamente. Almeno non lo fu quando seppe che sarebbe diventato padre e popolo quando aveva l’età per essere nonno. Ma Lei sogghignava sotto i baffi pur non avendoli. E Sara, con la acca o no finale poco importa, pareva aver ritrovato il buonumore. Eppure aveva la sensazione che la calma fosse solo apparente. Abramo se ne stava buono e in disparte privo delle forze che da tempo non aveva. E Lui era preoccupato di quello che gli avrebbero raccontato da quelle città. Se ne dicevano tante e le più diverse. Nessuna di buona. Nel bene e nel male si sarebbero ricordati tutti di quelle due città. Sebbene Lui fosse clemente non ne poteva più di tanto clamore. Cercava certezza di quello che già sapeva, perché il Signore è onnisciente.
Comunque inviò anche due angeli per avere ancora altre certezze. Lui sapeva che Lot era un giusto, lui e pochi altri. Troppo pochi. Ma in fondo era fiero dell’ardire di quel vecchio Isacco. E Lot cercò anche di difendere i suoi ospiti. Offrì in cambio il bene che aveva più prezioso: «Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all’ombra del mio tetto». Ma gli angeli con viso d’angelo e quel loro sorriso angelico avevano invaghito gli uomini. O forse a quegli uomini erano più graditi gli uomini; proprio non se ne capacitava, non lo capiva. E così ebbero modo di conoscere l’ira divina. Sulla città si alzarono alte le fiamme. Salvò Lot per essere clemente con la supplica di Abramo ma lo stesso Lot si ritrovò con una moglie di sale. Mai che le donne riescano a dar retta a qualcuno. Non ci aveva potuto fare niente. Anche se era Dio. Un patto è un patto. E Abramo vide le città andare verso la loro distruzione. E poi solo rovine. E Lui si sentì stanco di quel fare e disfare. Certo sperava di essersi spiegato bene.
Voleva ripensare a quella storia. Niente era stato facile. E non voleva diventare lo zimbello di nessuno. Né di Lei né di sé stesso né di tutti gli altri Lui. Per ora Gli interessava il destino di Sara. Rimettere ordine. Scordarsi tutto quello che era successo. Fosse solo stato possibile. Teneva che ne avrebbero parlato e parlato per anni. Lui poteva fare quello che voleva ma distruggere due città era una cosa che non poteva passare inosservata. Sì! aveva salvato Lot, e le figlie, i generi no perché non avevano voluto credere, e quella moglie ormai solo un gran mucchio di sale. E nella confusione di città ne furono distrutte cinque, delle altre tre nemmeno si ricorda il nome. Di più non aveva potuto fare. Bastava che Lot fosse solo un poco più… venditore. Insomma convincente. Quelli erano un branco scatenato di anarchici senza Dio. Nemmeno nessun rispetto nemmeno per l’autorità. Avrebbero riservato lo stesso trattamento allo stesso Lot. Eppure era padre e aveva due figlie e perciò gli dovevano piacere le donne; a Lot. In che strana storia si era invischiato. Ma almeno di quelli si era liberato. Non avrebbe più dovuto vedere uomini che facevano occhi languidi ad altri uomini. O uomini a usare le donne come fossero uomini. Lei diceva che era un bieco moralista, solo un conformista; vecchio. Di quella modernità non sapeva che farsene. Meglio vecchio che così. Era quando vedeva Lei che si sentiva confuso.

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Era il 2 maggio

Foto del primo Dylan in BNQuesto blog a volte è uno specchio. La mia vita è sempre stata piena di musica, e di canzoni. In questo giorno vorrei fermarmi un attimo. Spero di trovare un momento immobile in cui riflettere. Solo per me. C’è una donna importante nella mia vita. Una donna lontana e sempre vicina. Non c’è più grande struggimento di quello passato in silenzio. Le dedico una canzone, questa. Anche Lei la ama. Capirebbe. E faccio un regalo anche a me. Ma Lei che non passerà per questa piazza. E capirebbe solo silenzio intorno. Ed era maggio, il 2 maggio.

Bob Dylan: Sara

P.S. Grazie alla nuova politica di wordpress.com e della Sony siete costretti ad ascoltarlo (speriamo bene) attraverso il vostro lettore residente. Non posso fare diversamente che mettere il link ma è per me troppo importante.

I laid on a dune, I looked at the sky,
When the children were babies and played on the beach.
You came up behind me, I saw you go by,
You were always so close and still within reach. 

Sara, Sara,
Whatever made you want to change your mind?
Sara, Sara,
So easy to look at, so hard to define.

I can still see them playin’ with their pails in the sand,
They run to the water their buckets to fill.
I can still see the shells fallin’ out of their hands
As they follow each other back up the hill.

Sara, Sara,
Sweet virgin angel, sweet love of my life,
Sara, Sara,
Radiant jewel, mystical wife.

Sleepin’ in the woods by a fire in the night,
Drinkin’ white rum in a Portugal bar,
Them playin’ leapfrog and hearin’ about Snow White,
You in the marketplace in Savanna-la-Mar.

Sara, Sara,
It’s all so clear, I could never forget,
Sara, Sara,
Lovin’ you is the one thing Ìll never regret.

I can still hear the sounds of those Methodist bells,
Ìd taken the cure and had just gotten through,
Stayin’ up for days in the Chelsea Hotel,
Writin’ “Sad-Eyed Lady of the Lowlands” for you.

Sara, Sara,
Wherever we travel wère never apart.
Sara, oh Sara,
Beautiful lady, so dear to my heart.

How did I meet you? I don’t know.
A messenger sent me in a tropical storm.
You were there in the winter, moonlight on the snow
And on Lily Pond Lane when the weather was warm.

Sara, oh Sara,
Scorpio Sphinx in a calico dress,
Sara, Sara,
You must forgive me my unworthiness.

Now the beach is deserted except for some kelp
And a piece of an old ship that lies on the shore.
You always responded when I needed your help,
You gimme a map and a key to your door.

Sara, oh Sara,
Glamorous nymph with an arrow and bow,
Sara, oh Sara,
Don’t ever leave me, don’t ever go.

Disteso su una duna guardavo verso il cielo,
Ai tempi in cui i nostri figli erano piccoli e giocavano sulla spiaggia.
Arrivasti dietro di me, ti vidi passare
Eri sempre così vicina ed a breve distanza 

Sara, Sara,
Cosa mai ti ha fatto cambiare idea?
Sara, Sara
Così facile da osservare, così difficile da definire

Mi sembra di vederli ancora giocare con i loro secchielli nella sabbia,
Correre verso l’acqua per riempirli
Mi sembra ancora di vedere le conchiglie cadere dalle loro mani
Mentre si seguivano l’uno dietro l’altro sulla collina

Sara, Sara,
Dolce e casto angelo, dolce amore della mia vita,
Sara, Sara,
Gioiello raggiante, mistica sposa

Dormivamo nei boschi accanto ad un fuoco nella notte,
Bevevamo rum bianco in un bar del Portogallo,
Loro giocavano alla cavallina ed ascoltavano Biancaneve,
Tu andavi nel supermarket a Savanna-la- Mar

Sara, Sara,
È tutto così chiaro, non potrei mai dimenticarmene,
Sara, Sara,
Amarti è la sola cosa che non rimpiangerò mai

Mi sembra ancora di sentire il suono di quelle campane Metodiste,
Mi ero curato e ce l’avevo appena fatta
Restai in piedi per giorni al Chelsea Hotel
Per scrivere “Sad-Eyed Lady of the Lowlands” per te

Sara, Sara,
Dovunque andremo non ci separeremo mai
Sara, Sara,
Stupenda signora, carissima al mio cuore

Come ti ho incontrato? Non lo so.
Un messaggero mi inviò in una tempesta tropicale.
Eri lì in inverno, luce lunare sulla neve
Ed in estate sul Lily Pond Lane

Sara, oh Sara,
Sfinge Scorpione in un vestito di calicò,
Sara, Sara,
Ti prego di perdonare la mia indegnità

Adesso la spiaggia è deserta
Tranne che per un pezzo di una vecchia nave che giace sulla riva.
Mi hai sempre risposto quando ho avuto bisogno del tuo aiuto
Mi hai dato una mappa ed una chiave per la tua porta

Sara, oh Sara,
Affascinante ninfa con un arco ed uno strale
Sara, oh Sara,
Non lasciarmi mai, non andartene mai

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