Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Sei minuti all’alba’

guernicaMi muovo circospetto. In silenzio. La testa china. Ormai è solo abitudine. Regole. Il mandato a memoria. Per quanto ci sia memoria. Dobbiamo temere tutto e niente. Lui è al mio fianco. Il sole è nascosto dalle nubi. Le nubi dal fumo. Guardo l’ora: dovrebbe essere l’imbrunire. La notte è ombre. E’ un’immensa ombra; buia. E’ l’unica cosa che si muove. Si avvicina. Toglie il respiro. Non ti consola. Ti rilancia i pensieri. E non ti fa da rifugio. Mette solo rimpianto. Allora ti riconosce solo la voce. Sono solo. Dietro un muro. Quello che ne resta. Guardo con rispetto questo vecchio combattente.
In certi momenti mi odio. Pare non avere dubbi. Tra tanta cianfrusaglia porta nello zaino quel vecchio libro. Ad ogni pausa, in ogni momento è lì a leggerlo. In silenzio. Fruga tra tutte le carabattole inutili e riprende da dove aveva lasciato. Non è mai stato di tante parole. Nemmeno ricordo il suono della sua voce. Poggia il fucile e il casco e sprofonda tra quelle pagine. Di tanto in tanto scoppia in risa amare. Dev’essere un testo o pieno di ironia o pieno di troppa antropica saggezza. Ormai è logoro come la disperazione. Per l’uso; ripetuto. Per il gesto di essere riposto scomodo nella sacca. Per esserne continuamente rintracciato.
Per chi non vive questa follia persino le voci diventano clienti. Sono scappate. Vanno interpretate. Spiegate. Ricostruite. Non è vita questa. E’ una condanna. Tra le mura sgretolate della città ormai vuota. Non un edificio è rimasto in piedi. Niente. Solo rovine e macerie. Calcinacci pisciano polvere. Resta il chiodo. Il quadro chissà dov’è finito. Seppellito. Raccattato. Bottino infimo e inutile. Poco distante c’è una scarpa. Misura da bambina. Ormai niente è niente. Nulla ha identità. Né età. Siamo tutti uguali: vittime. E’ una immensa follia. E scaccio il pensiero. Per una riflessione simile c’è solo la fucilazione alle spalle. Improbabile anche quella. Tacciamo e ci sentiamo dimenticati.
E allora… dicevo del vecchio combattente. Combattente è già una parola impropria. Belligerante? forse. Sopravvissuto? certamente. In questo preciso istante. Non bisogna affidarsi al tempo. Il tempo non c’è. E’ un inganno. Come tutto il resto. Siamo come i soldatini di un assurdo Risiko. Immobili e inutili come in una ricostruzione di una celebre battaglia. Tra brandelli di passato e presente. Tra calcinacci. Solo attori di una vuota attesa. Appiccicati al suolo. Esattamente come statuine in un presepe surreale. Immobili. Io con un ginocchio sulle pietre. Le orecchie tese. Gli occhi ciechi. Lui ha ripreso a leggere. Isolato. Da solo. Anche se avessi una domanda non avrebbe risposte. E inoltre non gliene importa più. Credo non abbiamo mai contato. Mi rendo conto di non sapere nulla di lui. Ed è l’unica persona che mi è rimasta. L’unica certezza.
Vecchio? Qui ormai l’età media si misura in mesi, quando non in settimane o ore. E’ l’età media di sopravvivenza. Può arrivare improvviso il tanfo putrido del gas che sale dal basso. E quando arriva è già tardi. O cade come un baleno improvviso la morte che decide a caso. Sotto forma di qualche nuovo lampo. Esattamente come bengala; silenziosi. Filanti. Traccianti. Senza alcun preavviso. L’industria militare è l’unica rimasta in piedi. Florida e pasciuta. E nemmeno sai il mittente. E’ indifferente. E forse non ha nemmeno la mia età. Solo che ognuno vede l’altro. Non c’è uno specchio per questi giorni. Mi passo le dita sulla barba. Non ho mai sopportato di averla lunga. Di sentirmi pungere le dita. E le guance.
Guardo la foto di Greta. E’ solo un momento. Mi riprendo subito. E’ sgualcita come il suo libro. Sciupati entrambi dall’uso. Non prendo la lettera. Quando la rileggo mi intenerisco. Non è il caso. E la potrei interpretare come una preghiera. Non ho più sue notizie da quella. E’ l’unica. Ero ancora in viaggio. Nell’epoca delle comunicazioni. Del mondo breve. Delle troppe notizie. Da troppo non abbiamo più notizie. I satelliti, tutto è oscurato. Non siamo sicuri che siano al sicuro. Non sappiamo nulla del mondo fuori. Forse si è salvata. Forse ha preferito vivere. Sono partito che mia madre stava facendo i tortelli. Le valigie già pronte. Le loro poche cose. Ma era venerdì. Per lei, in quei momenti tutto restava fuori. Le era estraneo. Si isolava. Nemmeno sentiva i boati. E tutto si stava velocemente approssimando. “Non puoi proprio?” –mi da chiesto. Lei ha la sua logica. Le sue regole. Il suo mondo è a sua misura. Non ho avuto nemmeno il tempo per lasciarla finire. Carlo era giù. Mi aspettava. Il motore caldo. Mi chiedo ancora dove aveva trovato la macchina. Via dall’inferno per l’inferno.
Ha ragione Marco quando dice che siamo gli utili idioti. Non noi, tutti. Dice che l’ha sentito dire. E mi chiedo utili a chi? A Cosa? Non ne sono certo. In verità non mi sento utile nemmeno per la speranza. Per l’illusione. Mi sento solo un pezzo di carne. Come tutti. Noi di Libertà & Pace. Tutti contro tutti. Ormai nessuno ricorda il perché. Soprattutto contro quelli di Pace & Libertà. Proprio perché così prossimi e distanti. Perché hanno capovolto ciò un cui credevamo. O siamo stati noi? Non è importante. Tanto siamo qui. Ci possiamo riconoscere solo nella brigata. Persino le divise, se così si possono chiamare, sono simili. Quando non uguali. Tanto non usciamo quasi mai. Ci muoviamo poco e circospetti. Non ci fidiamo nemmeno di noi stessi. Una parola sola ti può condannare. Il nemico è da per tutto. Davanti, ma anche al fianco e, peggio, dietro. E’ il loro senso del dovere. La dignità. L’orgoglio. La mamma. Tutti nemici di tutti. Sono anche quelli di Democrazia & mercato. E quelli di Fede & progresso. E tutti gli altri. Me compreso?
Spariamo a tutto quello che si muove. Qualche volta ne esce una cena. Qualcosa da addentare. Sempre più raramente. Il più delle volte un lutto. Continuiamo a pregare che non sia il nostro. O quello di un amico. Magari provocato da noi. Non è assolutamente raro. Ripeto: si spara a tutto quello che si muove. O si viene sparati. Alla fine fa poca differenza. Ormai vige la noia. E non si riesce più a stare all’erta più di qualche minuto. I nervi si logorano immediatamente. Sono anzi già logorati. Prima dell’inizio della prima missione. Difficilmente c’è una seconda. Mai un momento per pentirsi. E’ tardi. Tutto è scritto quando esce il tuo nome. Come in una lotteria. Hai vinto il primo premio. E parti. Niente ti lascia una alternativa. Sarebbe inutile. Hanno riempito il niente di niente. E certi dio non cadere nel sonno. Per paura. Paura di non svegliarti. Pausa soprattutto degli incubi.
Scaramucce. La chiamano così questa falcidia. Tanto è impossibile sparare alla morte. Viene quando vuole. Giochiamo solo a fare i guerrieri. Come detto. I combattenti. Noi della commissione aziendale. Contro tutti. Come detto. E contro quelli della delegazione di agenzia. Come detto. Ma la percentuale più alta per morire è data dai suicidi. Seguiti a distanza dalle esecuzioni. Il peggio è che siamo i delatori di noi stessi. Ma ciò che mi rincuora è che non conto nulla. Sono una cimice. Che nemmeno punge. Un niente. Sono i giudici a dover temere. Loro. Gli onnipotenti. Ad aver qualcosa da perdere. E quelli che decidono. Anche per gli altri. E’ un attimo. Trovarsi da giudici a giudicati. E il giudizio è sempre quello: esecuzione. Basta un attimo. Una parola. Una passata discordia. Una nuova antipatia. Un nulla. Il caso. Vecchie regole di una vecchia comare: la guerra.
Il vecchio saggio torna a tirare fuori il testo di filosofia pragmatica: la bibbia. E sento la sua voce; mi commuove. Gliene sono grato. Sono le ultime parole che dice. Mi spiega che gli ha spiegato che c’è solo la morale della convenienza. Soggettiva. Assolutamente. Quella del piacere e del dovere. Nessun rispetto. E soprattutto che vivere è sopravvivere. E’ un atto di forza. L’arroganza della violenza. La ragione è di chi spara per primo. Di chi spara. Di chi può ancora farlo. Dei superstiti. La vita è questa lotteria. Si basa su una selezione naturale: lo sterminio dell’altro. Non ho capito chi è, l’altro. E mi sento io, quell’altro. Lo guardo storto e ho già sparato.

E ancora questa perché è una splendida versione:

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: