Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘sera’

Foto dell'opera di A. Martinez.  Olio su tela montata su telaio in legno   mis. 50 x 70 cmNon pretendevo tutto; non gli avevo chiesto nulla. Da troppo tempo ho smesso di sognare. Da troppo tempo un bacio è solo un bacio. Lo so perché me l’hanno imparato che si può amare senza amare. Lo so perché lo sento che quando mi dicono bella lo pensano ma non mi dicono bella. Perché quando ci si nasconde tra un abbraccio ci si può nascondere e basta. E quando provi quella tenerezza la può anche dire solo la pelle. Non sono più la stessa e non si torna indietro; nemmeno ci vorrei tornare. A volte mi sento libera. A volte prigioniera di me stessa e di quella lì che è stata quella che ero. A volte solo malcontenta o malinconica; capitano i giorni che non hanno la loro ragione. A tutto e a niente si fa l’abitudine. E lo sapevo non solo per sentito dire che quella cena non sarebbe finita in cena. Nemmeno mi dispiaceva e mi era simpatico. E mi ero detta che in fondo era garbato e in verità lo era stato. Non potrei lagnarmi né pentirmi che di me stessa e della mia stoltaggine se fossi stata stolta. Per una sera puoi essere quella che vuoi, basta ammazzare la sera. Mi bastava solo scappare da casa e dal quel pensare. E almeno non mi aveva mentito quando lo disse. Solo che poi aveva aggiunto “Vieni, ti porto in paradiso.” ed io mi ero già immaginata chissà che. Invece non era nemmeno niente di eccezionale. Quasi quasi ne sarei rimasta delusa.

Read Full Post »

Tecnica mista su cartone telato: informale su variazioni di rossoAnche il ricordo fatica. Un nuovo mondo veniva alla luce e non c’era stato prima. Non c’era mai stato un ragazzo a dar calci a un pallone. I calcinacci li spalavano ancora di saggina. Cos’era la musica allora? quando è nata la musica. Allora era rubare un sogno. Tornavo a casa correndo col disco lucido e nero e lo mettevo nel piatto fino a consumarsi. E il giorno appresso ancora, e aveva colori e sapori nuovi. E imparavo le parole anche quando erano suoni che non conoscevo. Alle mie orecchie cercavo di farli suonare almeno simili. E le cantavo stonato come fossimo in tanti o cantavo Annamaria alla mia malinconia o a lei dopo averla conosciuta. Con quella voce che è rimasta uguale e gl’occhi che invece non sono più gli stessi. E loro parlavano di me e io di loro. E poi la prima autostrada senza riprendere fiato e sempre la mia musica con me a squarciagola. Ma poi entri ed esci dalle stanze e le stanze ti lasciano sempre qualcosa addosso. Ieri sera non era una sera come un’altra e ogni anno voleva raccontarsi. Chiudo le palpebre e torno a rubare o mi lecco le ferite e ho perso il conto. Non ho più quel giradischi ne un giradischi. Non ci sono più i dischi. Rimetto Contessa che l’ho rubata in rete e tutto torna vivo. Alzo il volume. Sarò anche uno stupido. Sarà anche vero che non succede mai due volte, ma quando devo scendere alla stazione di Bologna non riesco a non aver rancore.

Fotografia BN dell'orologio della stazione di Bologna fermo all'ora della stragePaolo Pietrangeli: Contessa

Read Full Post »

Stappò la bottiglia e versò il vino.
Quello che cadde sulla tovaglia tradì il bianco e ruppe l’incanto di quella serata.¹


1] scritto il 17.04.1991

Read Full Post »

La luna era come un ostia masticata (seppure da una nuvola). Mica servono tanti ragionamenti, signor Somuch, per vedere la realtà. Il troppo è peggio del poco e aiuta a non capire, a impazzire; mondocane. Il fatto è che la luna è pur sempre una lampadina e oltre a sputare le ombre lunghe scontorna figure che hanno colori di nero. Il peggio è quanto le ombre sono molte ombre per una sola immagine. Maledetti i fasci di luce. Ci vuole altro che vino per scordare e per cantare. Non basterebbe tutto il vino di tutta l’uva che è stata spremuta. E dietro le prime case c’era quel paesaggio e quei grandi ingranaggi che dovevano essere festa e sembravano un meccano triste. E i pochi alberi erano secchi come gli artigli della fame. E avevano versato le loro lacrime di foglie che crocchiavano sotto i passi. E tutto questo dopo la pioggia. Con l’odore di pioggia ancora nelle nari. E quel gusto di cane bagnato e di carne decomposta. Era certo che Adelina lo stava aspettando, in piedi, in ciabatte; pronta per la notte, con gl’occhi arrossati di stanchezza. Era anche lei parte di un mondo in putrefazione. Non aveva più tempo. Ne aveva lasciato troppo passare senza nemmeno farci attenzione.. Quanto vuoi? –chiese. Solo un poca di ostinazione e il tutto fa un foglio da cinquanta. –rispose. Non era bella, certo, anzi era bruttina e volgare; con una voce gracchiante. Gli bastava che gli strappasse quell’idea fissa dalla mente.

Read Full Post »

poesiaVedere
ma non aver nulla da poter     dire,
la pioggia aveva tintinnato
e nell’erba giocato la gente.
Dov’è una taverna dove fermarsi
per poter annegare il proprio umore?
C’è una casa     alla fine del viottolo,
qualcuno che potrebbe starmi a sentire
forse addirittura un angolo vivo
come fra le mimose ero bimbo
un bimbo,     un’altalena;
forse tutta una città     già desta.
Io stesso     se voglio
posso rendermi conto     che
non è ancora sera.
Ma chino, scendo     coi miei panni,     vado
dove l’ombra soccorre il silenzio.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: