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Posts Tagged ‘sionismo’

E ora “Nazra Palestine short film festival” è a Bologna
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Nazra Palestine Short Film Festival
(Venezia, Firenze, Roma, Bologna, Napoli, Gaza)

24 cortometraggi internazionali dalla e sulla Palestina: fiction, documentari, d’animazione, sperimentali.
INGRESSO GRATUITO

Martedì 10 ottobre, ore 9
Liceo Laura Bassi, via Broccaindosso 48
Proiezione per le scuole
Mercoledì 11 ottobre, ore 17.30
Centro Amilcare Cabral, via San Mamolo 24
“Parkour: riappropriarsi degli spazi in Palestina”
con Hamdi Alhroub, Luisa Morgantini, Giulia Sudano, Stefano Casi,
Mercoledì 11 ottobre, ore 20.30
Kinodromo – Spazio Loft, via San Rocco 16
Prima serata di proiezione pubblica
Ingresso libero (riservato soci AICS)
Giovedì 12 ottobre, ore 10
Liceo Laura Bassi, via Broccaindosso 48
Il regista Hamdi Alhroub incontra gli studenti
Giovedì 12 ottobre, ore 20.45
Cineclub Bellinzona, via Bellinzona 6
Seconda serata di proiezione pubblica
Ingresso libero
Venerdì 13 ottobre, ore 16
Cinema Lumière, via Azzo Gardino 65 – piazzetta Pasolini
Terra di Tutti incontra il festival Nazra
Ingresso libero
Domenica 15 ottobre, ore 21.15
Cinema Lumière, via Azzo Gardino 65 – piazzetta Pasolini
Premiazioni
In questa sede sarà assegnato il Premio degli Studenti a cura del Liceo Laura Bassi

Promosso da Assopace Palestina, Associazione Restiamo Umani con Vik, Associazione Anémic (Firenze), École Cinéma (Napoli), Centro Italiano di Scambi Culturali Vik (Gaza), ArtLab (Gerusalemme), FilmLabPalestine (Ramallah), con il patrocinio dell’Ambasciata di Palestina in Italia, della Regione Veneto, della Regione Emilia Romagna, della Regione Lazio, della Regione Toscana e del Comune di Bologna e del Comune di Napoli, e in collaborazione con il Festival Ciné-Palestine di Parigi.
La tappa di Bologna è organizzata con Liceo Laura Bassi, Kinodromo, Ce l’ho corto, Cineclub Bellinzona, Terra di Tutti Festival, Cineteca di Bologna, Centro Amilcare Cabral, Associazione Memo.

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Cerchiamo la poesia delle immagini “sulla” e “dalla” Palestina:
Partecipa e invita a partecipare:

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Clicca sull’immagine e su questo link: NAZRA – open call

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VENEZIA – lunedì 19 settembre alle ore 18 presso la sala S. Leonardo – Cannaregioamira-hass-locandina-copia

Incontro con la giornalista israeliana Amira Hass (scrive su Haaretz e su Internazionale) sulla questione dello sfruttamento e controllo israeliano delle risorse idriche nei Territori Palestinesi Occupati.
Parteciperanno con Amira Hass
Renato Di Nicola – Forum italiano dei movimenti per l’acqua
Luisa Morgantini – Assopace Palestina
Stephanie Westbrook – Campagna No Mekorot

Per capire meglio la situazione idrica in Israele ecco un articolo pubblicato su haretz qualche giorno fa: La crisi idrica di Israele non è finita

 

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Sabato 13 febbraio dalle ore 18:00
VENEZIA
Scoletta dei Calegheri
Campo San Tomà, S.Poloincontro con:
Nurit Peled-Elhanan (premio Sacharov 2001)
Luisa Morgantini (già Vicepresidente Parlamento Europeo)
Margot Galante Garrone, canterà Ninna Nanna per Gaza
e canzoni di pacea cura di:
Restiamo umani con Vik
Assopace Palestina
Edizioni GruppoAbele
Coordinamento per il Medio-Oriente

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Nurit Peled-Elhanan,
insegna presso la facoltà di scienze dell’educazione linguistica dell’Università ebraica di Gerusalemme. Nel 2001 il Parlamento europeo le ha conferito il Premio Sacharov per la libertà di pensiero e i diritti umani.

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Luisa Morgantini,
presidente di Assopace Palestina, è stata la prima donna eletta nella segreteria della FLM di Milano. Parlamentare europea nel 1999 e riconfermata nel 2004 come indipendente. È tra le fondatrici della rete internazionale delle Donne in nero contro la guerra e la violenza, è inoltre nel coordinamento nazionale dell’Associazione per la pace. Ha ricevuto il premio per la pace delle donne in nero israeliane e il premio Colombe d’Oro per la Pace di Archivio disarmo. E’ tra le 1000 donne nel mondo che sono state candidate al Premio Nobel per la pace.

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Margot Galante Garrone,
è stata tra gli esponenti di spicco del gruppo di Cantacronache con cui ha inciso le prime canzoni di cui è autrice, oltre a riproporre le canzoni folk e popolari. Nel 1987 fonda il Gran Teatrino La Fede delle Femmine insieme a Leda Bognolo, Paola Pilla e a Margherita Beato, con cui realizza spettacoli di marionette costruite da loro stesse.

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Bimbo in mezzo alle macerie di GazaRicevo una lettera da un amico di Gaza. Io conosco solo l’italiano e la lettera è in inglese scritta con tastiera in arabo (cioè da destra a sinistra). Cerco di dare almeno il senso del suo doloroso messaggio senza alcun commento poiché si commenta da sola:

Cari amici italiani,
Come stai? spero che questo messaggio possa in fine arrivarti, vorrei dirti quello che succede alla gente di Gaza. Siamo dentro una guerra, la striscia di Gaza è sotto attacco da caccia e droni ogni giorno.
Da per tutto ci circonda la morte, feriti e distruzioni, fino ad ora sono 820 i martiri. Tra loro ci sono 230 bambini e 310 donne. 6.000 sono le persone ferite e sempre in maggior parte sono donne e bambini.
Non c’è cibo, acqua, latte per bambini e medicine per i feriti. Gli ospedali sono presi di mira dai barbari attacchi aerei israeliani. Quindi, non vi è alcun posto sicuro, nessun luogo per rifugiarsi.
Anche le famiglie sfollate sono state colpite da missili e razzi, non ci sono luoghi o case per 350.000 persone e ci sono a migliaia sono i dispersi.
Per terminare, Gaza ha chiesto a tutti gli amici e le persone oneste aiuto per le sue donne e i bambini, per ottenere case invece di macerie, cibo, latte e medicine per i bambini di Gaza che piangono sotto il fuoco
Con i miei migliori auguri
cordiali saluti
Tarigmoamer
Gaza
Palestina

Sotto riporto l’appello accorato in originale. Mi scuso ma dove non arriva la mia conoscenza della lingua ho cercato di far parlare il cuore

Argent Lettera
Deascritta: Gazar Italian friends ,

How are you , I hope this message will arrive you and you in abest fine , I want to tell you what happens to people in Gaza , we are in a war , Gaza strip is under attack by jet fighters and warshipsall day .
We are surrounded with death in everywhere , injured losses , until now there is 820 martyrs ( between them there is 230 children and 310 women ,6000injured people most of them from children and woman.
there is no food , water ,milk for children and medicine for injured people .
Hospitals are targeted by barbaric Israeli air strikes . So , there is no save place in Gaza
Displaced families has been hit by many missiles and rockets, there is no places or homes to 350000 person and there is thousands of lost people .
To end , Gaza asked all friend and honest people to help here women and children to get homes instead of destroyed homes ,food, milk and medicine
Gaza children crying under fire
With my best wishes
Your sincerely
Tarigmoamer
Gaza

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Donne palestinesi davanti al musoLa singolarità dello stato di israele, il suo essere una “democrazia atipica, la mancanza di una significativa opposizione interna ad una politica “espansionistica”, e colonialista e imperialista, si evidenzia fin dalla sua nascita e ancor prima. E’ consuetudine datare l’inizio del “dramma palestinese” al 1948 con la “Nakba” (catastrofe), ma il tema israele è precedente, ben più lontano, databile col “sogno” di creare in quella terra di Palestina uno paese teocratico, e prima ancora. Molto spesso le politiche delle dittature e/o “arroganti” hanno fatto della religione il vessillo strumentale a supporto dell’odio e del terrore. A giustificazione di ogni massacro. La scelta poi di costruire lo stato con la “forza” e non la “diplomazia” è conseguente alla sua stessa origine. Questo trova conferma nelle poche pagine “scappate” alla censura di “regine”, pagine non solo scritte da mano semita, ma da mano fortemente sionista, in alcuni casi persino sfuggite da notevoli rappresentati di governi israeliani. Si veda a questo proposito, solo come piccolo esempio, Vivere con la spada di Livia Rokach.
Ancora oggi si parla di migrazione di ebrei verso israele. Non vi è nessuna migrazione, di ebrei e non, verso una “terra promessa” ma il fenomeno in atto, con caratteri sempre più chiari con il trascorrere del tempo nell’affermazione sionista, assimila tale falso esodo più al concetto che comunemente viene dato nei linguaggi conosciuti al termine “reclutamento” che al ricordo mistificato della Diaspora. Si reclutano, appunto, disperati da tutto il mondo, di religione ebraica ma anche no, purché disposti ad investire il loro futuro in una “avventura” di “conquista”. Quei pochi che poi manifestano dissenso interno anche solo sui metodi di “affermazione” di quella politica basata sulla “vendetta” e sul “terrore” nel migliore dei casi sono fortemente emarginati e spinti verso l’esilio. Naturalmente vengono marchiati come traditori, parola questa che dovrebbe essere ben conosciuta, nei suoi significati, in israele, e che da sola dovrebbe distinguere una democrazia compiuta. Il marchio di traditore solo in israele e nelle più ottuse dittature sostituisce nel dibattito politico il lemma “dissidente”.
In parole molto semplici (poiché il linguaggio tecnico e ricercato è servo solo al rendere meno comprensibile la realtà e i temi trattati) il “sionismo di stato” non è conseguente all’olocausto né all’ “errante” ma più assimilabile, fin dall’inizio, allo sviluppo di uno stato equiparabile alle grandi dittature del novecento; mondo che si sperava in via di estinzione dopo la “sconfitta dei fascismi”. Certo come ogni forma di dittatura ha le sue particolarità, ma ha anche molte similitudini con precedenti facili da ricordare. La fondazione dello stato di israele, con la politica della conquista coloniale attraverso lo strumento del braccio armato, è sostenuta fin dall’inizio da formazioni paramilitari a stampo chiaramente e dichiaratamente terroristico. Che questo terrore sia diventato stato è conseguenza naturale dal momento stesso che il terrore ne diviene governo. Quei coloni che girano amati in territorio della Cisgiordania, protetti da un esercito da loro stessi alimentato, evocano certamente più il ricordo dei movimenti oscuri di quel lontano passato che semplici cittadini o contadini. Continuano e perpetrano l’eredità delle formazioni terroristiche degli inizi. Ci sarebbe da aggiungere che la mistificazione della “sicurezza” resta tutt’ora uno dei pretesti più palesemente mistificatori di questa storica operazione di “pulizia etnica” che è l’odierno vero olocausto.
E’ consapevolezza di chi scrive che questi temi andrebbero più specificatamente trattati e sviluppati anche con il sostegno di accurata documentazione, nonché attraverso gli episodi della storia recente e meno contestualizzati. Non dispero di trovare il tempo e la voglia di farlo nel futuro, pur consapevole dei mie limiti, non sono né uno storico né un politico ma solo un umile “curioso”. Non dovrei essere deputato a farlo. Spinto dall’attualità (oggi è il 19 luglio 2014 e continua l’assedio e il massacro a Gaza, così come continua l’occupazione militare e il terrore in tutta la Cisgiordania, o West Bank che dir si voglia, che continuerò a chiamare Palestina) mi sembrerebbe utile rompere l’informazione della propaganda e del silenzio cercando di capire dove nasce il problema che da decenni attraversa tutto il medio oriente in una continua opera di destabilizzazione dell’area. Infatti insieme ad un’informazione certamente insufficiente e fortemente ottusamente “giustificatoria” verso il governo di Tel aviv per quella che confusamente potremmo definire “politica interna” (interna alla Palestina), c’è il silenzio assoluto sulla “politica estera” di israele. Sul massacro della cultura e dell’intelligenza palestinese portando la voce della violenza anche nel cuore dei paesi che hanno dato rifugio e quegli esuli, Europa compresa. Sui rapporti con paesi indiscutibilmente dittatoriali e le sue missioni di assistenza tecnico-militare fino in America Latina. Lo strano dialogoopposizione (che a tratti diventa sostegno) ad integralismi diversi dal suo, evocando un islam che non esiste. Di come israele abbia in tutta questa storia “provocato” crisi e distruzioni in tutto il medio-oriente. Di come abbia destabilizzato e fomentato la guerra nei paesi vicini, tanto in Libano, come in Siria, eccetera, in un disegno imperialista di egemonia nell’area. Di come continui a ricattare e minacciare il mondo intero. Potremmo continuare ma ci fermiamo con una domanda, premettendo che siamo decisamente contro la guerra e i suoi strumenti: «in base a quale raziocinio può un paese che dispone di uno degli eserciti più efficienti al mondo, di una tecnologia bellica tra le più raffinate del pianeta, sostenuta anche da un non indifferente arsenale nucleare (che impunemente si tende a nascondere), minacciare un paese terzo che si sospetta si appresti a fare la stessa deprecabile scelta di dotarsi di strumenti nucleari e trovare sostegno nelle “democrazie” dell’Occidente»?
Senza tacere di come la giustizia in israele (solo) verso il palestinese non giudichi ma condanni direttamente a morte il semplice sospettato e condanni a morte l’intero popolo. Ma personalmente mi sembra ovvio che la “politica della forza e della vendetta”, la menzogna della sicurezza, neghino qualsiasi possibilità al dialogo, creino un linguaggio fatto di vocaboli diversi (amo ricordare almeno Lessico deviato di Patrizia Cecconi), atti a comunicare incomunicabilità, e si concludano con la presunzione della costruzione di una “razza superiore”. Lo so bene che quest’ultima affermazione entra in un terreno di dialogo minato. Non si intende qui mancare di rispetto a tutto il mondo ebraico e l’ebraismo, parliamo sono di una politica, il sionismo, che sembra vergognarsi dei martiri della shoah come di vili, vittime destinate per natura al sacrificio, che non ha provato vergogna a trattare con gli stessi carnefici. Invero mi sembra consequenziale che chi ritiene di poter giudicare gli altri in base ad una verità propria, assoluta, indiscutibile su base fideistica, prefiguri per sé l’appartenenza ad una superiorità in qualche modo di razza di infausta memoria.

P.S. immagine trovata nella pagina Facebook di Al Fatah Italia

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