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news_50690_donna-morta-spiaggia«Scusate, debbo proprio andare. Non mi posso trattenere oltre. Il dovere chiama. Le ritrovano al mattino. Stavolta è stato un turista che portava a passeggio il cane. Sembra genovese. Ci ha chiamato subito. Devo accorrere sul luogo. L’assassino del bagnasciuga ha colpito ancora. Maledetto. E sono quattro. Tutte belle ragazze. Giovani. Le lascia nude appunto in quella sottile linea invisibile dove finisce il mare e comincia la sabbia. Strangolate. Tutte nello stesso tratto di spiaggia. Le onde pigre non le spingono. Non riescono a portarle via. Cancellano però tutte le tracce. Non c’è ancora nessun elemento da cui partire. Non una pista.
La spiaggia è già una bolgia. C’è un gruppo di ragazzi giovani. Ragazzi e un signore di una certa età. Porta abbastanza bene gli anni che sembra avere. Mostra di essere uno che ci tiene a mantenersi in forma. Anche se deve trattenere il respiro. Gli stanno tutti intorno, i ragazzi. Fanno una caciara infernale. Con le birre in mano. Sulla terrazza. Quasi si azzuffano per la partita e la formula 1. Ognuno sostiene che la sua squadra è la più forte e difende un torto. Poi interrogano l’adulto. Chiedi chi erano i Beatles? Ma è vero? Come facevate quando non c’erano i cellulari? E la parabola? Non mi sarei avvicinato se non fosse che il corpo era lì vicino. Pensavo che potevano aver visto qualcosa. Mi avvicino e scoppia il pandemonio. Parlano tutti insieme. Chi accende la miccia della confusione e proprio l’uomo. L’anziano: Non sono stato io. A fare cosa? Commissario. Non sono commissario. Volevo dire… E allora dica. Quello che cercate? E cosa cerchiamo? Non lo so. E allora perché? Volevo collaborare, rendermi utile. Cercate di parlare uno alla volta. Parlo io per tutti. Perché? Non fate casino.
L’uomo cerca di essere al centro. Poi parlano anche i ragazzi: Guardi che noi non sappiamo niente. Questo lo verificherò. Sempre con noi ragazzi. Per un po’ d’erba. Cosa c’entra l’erba? Non è per quello. E’ per uso personale. E’ stata uccisa una ragazza. Una ragazza? In questa spiaggia? Ecco perché il lenzuolo. E tutti quei curiosi. E le divise. Pensavo una retata. Ve l’avevo detto. Noi si beveva una birretta. Noi non sappiamo niente. Di una ragazza. E come? Non posso dirlo. Strangolata. Come fa a dirlo? Il nostro Giovanni è un drago. E io che credevo?… Ma è stata proprio ammazzata? Non sarà stato un malore? Non mi andrebbe di vederla. Anche a me fa un po’… Volevamo solo farci un bagno. Ora me n’è passata… Per così poco. Che sarà mai? Appuntato, faccia qualcosa. Provveda. Faccia fare un po’ d’ordine.
Maledetti giornali. Passano la notizia alla televisione. I ragazzi alzano gli occhi. Per un attimo tacciono. Poi uno la riconosce: Ma quella è Greta. Come fai a dire che è Greta. Sì che è Greta. Guarda i capelli. Non sei mica cieco? Due come le sue non te le regalano mica tutte le ragazze. Greta? Sì, Greta Veronelli; ma non è di Verona. Nata e vissuta dalle nostre parti. Era con noi ieri sera. E non vi siete accorti?… Sa com’è. Che non c’era? Un po’ s’era bevuto. E un po’… Non ci abbiamo fatto caso. Io veramente… stamattina… ma mi credevo fosse scesa prima. Insomma nessuno s’è accorto?… No, nessuno. Veramente io… Saresti? Sarei il suo ragazzo. E allora? Dovrei dire ero? Che ne so? come vuoi. Mi sembrava mi mancasse qualcosa. L’anziano: Sono bravi ragazzi. Lei non si intrometta. Non hanno fatto niente, sono i miei ragazzi. Parli quando sa qualcosa. Allora vado a farmi un bianchino. Intanto vada, ma non si allontani.
Appuntato, faccia qualcosa. Maledizione, provveda. Faccia fare un po’ d’orine. L’ultima a vederla dovrebbe essere stata Katia. Si dicono tutto. Dov’è Katia? Ragazzi, dov’è Katia? L’ho già chiesto io. Era qui un attimo fa. E’ sempre qui. Non si allontana mai da sola. Forse è andata a fare un bagno. S’è appena messa la crema. Sai come lei. Era qui un attimo fa. L’ho vista andare con il signor Giovanni. Sei sicuro? E dove sono andati? Che ne so. Sì, s’è allontanata con lui. Maledetto signor Giovanni. Sempre tra i piedi. Forse aveva sete anche lei. Gli avevo detto di non allontanarsi. Saranno nei paraggi. Appuntato, se ne occupi lei. Io intanto cerco la… ragazza. Cioè la testimone. Questa Katia. L’accompagno. Vengo io. No, lei resti qua.
La vado a cercare. L’avevo notata subito. La riconosco immediatamente. La trovo stesa spersa. E’ una bella ragazza. Notevole. Anche così, senza trucco. Imbrattata di sabbia. Gli occhi sognanti. Il sole li abbaglia. Si scherma il viso con una mano. La voce impastata. Leggermente stridula. Eppure sognante. I capelli spettinati. Si sistema in bikini, minuscolo. Rinfodera meglio un seno. Sorride verso l’orizzonte. Sbatte le palpebre. La guardo e non mi riconosce. Nemmeno mi vede. Dannazione. Prima che possa dire una parola sussurra con una voce melodiosa, come fosse rapita: Sì, Giovanni. Non sembra sobria. Forse per il caldo. Mi insospettisco. Non sono un novellino.
Ci avrei giurato la promozione: Cos’ha consumato? Una birretta? Solo una birra? Sì, una. Sicura? E… uno spinello, di maria? Solo uno? Credo. Continui? Lei è proprio curioso. Non è uno scherzo. Lo posso dire? Lo deve dire. Non lo dirà a quella? A chi? Alla signora. Non ci sono signore… La moglie. Cosa c’entra alla moglie? E il signor Giovanni. In che senso? Me l’ha data lui la roba. E’ tutto?… E il signor Giovanni. Sempre lui; sia più precisa? Insomma, come ha detto lei. Cosa ho detto io? Con quella parola. Non mi faccia perdere la pazienza; quale parola? Ho consumato il signor Giovanni. Cosa vuol dire? Insomma… Dica. Tra due capanne. Qui? Non sarà un delitto? No! certo che no; però… No, ma… Il signor Giovanni, posso chiamarlo Giovanni? è stato proprio carino, un vero birichino. L’ha fatto per l’erba? Sì e no, solo un po’. Le sembra prudente? Mi scusi ma sono confusa. Mi dica quello che sa. Non molto, è stato bello; ma perché me lo chiede? Non mi interessa quello. E cosa allora? Una sua amica…
Sento gridare alle mie spalle: E’ lui. E’ stato lui. Prendetelo. Se non intervengo le cose si mettono male. Anche peggio. Si affollano tutti intorno all’uomo di mezza età. Quel tale Giovanni. Ancora lui. I loro gesti e le loro grida non sono per niente benevoli. Il povero personaggio sembra impaurito: Non sono stato io. Prego tutti di mantenere la calma. Invano: Chi ha visto qualcosa s’avvicini. Io non ho visto niente. Poverella, poverella. Io non posso dire… Ho sentito dire. L’ha detto lui. L’ho visto io. Si faccia avanti. Si alza in punta di piedi. E’ un uomo con due bambini a fianco. Ancora tutto candido. Solo le gote paonazze. Occhiali in punta di naso. Capelli pochi e spettinati. E un paio di bermuda improbabili. Canottiera. Infradito ai piedi. L’ho visto bene, coi miei occhi. Venga qui.
Lascia i bambini ad una donnetta che non avevo notato nel mezzo della folla. E’ alta un soldo di cacio. In compenso è larga altrettanto. E ha un costume intero pieno di palloncini colorati. L’aspettava fuori dalla discoteca. Come fa?… Non riuscivo a dormine e sono uscito, ma non facciamoci sentire dalla mia femmina. Mi spieghi meglio. Non c’è molto, lei è uscita con quello che sembrava il suo ragazzo. E poi? E poi… sa come sono? sono ragazzi. Venga al dunque. Dopo… sa cosa voglio dire? Prendiamolo. State fermi; no che non so cosa vuole dire. Sa come sono i ragazzi… dopo… Dopo cosa? Lui, voglio dire il ragazzo, se n’è andato. E allora? Forse avevano bevuto, camminavano come se avessero bevuto. Come? Dondolavano. E allora? Si è avvicinato lui, quell’uomo. Si sbrighi? Lei sembrava averlo riconosciuto. E’ sicuro? Li ho visti bene. E cosa ha visto? Lei l’ha chiamato per nome, Giuseppe o qualcosa di simile. Sicuro che non abbia detto Giovanni? Sì, forse proprio Giovanni; è importante? E dopo? Dopo si sono appartati. E dopo? Dopo niente, non ho visto altro. Sicuro? Sicuro.
E’ chiaro che mente: E lei dopo cos’ha fatto? Sono tornato. E’ sicuro? Insomma… insomma lui non camminava come loro. Camminava? Camminava come uno zombie, lentamente, tutto rigido. Venga ai fatti. Li ho seguiti. Li ha seguiti? Sì! E allora?… Non è un reato? Non ancora. Solo per… Bene, vada avanti. Parliamo piano; le ha messo una mano sulla spalla. E allora? Mi lasci dire. E allora dica? Ha allungato le mani, quel vecchio porco. E’ sicuro di quello che dichiara? Li ho visti bene, c’era una luna grande come un mappamondo. Vada avanti. Sembravano cercavano intimità. E la ragazza? Anche lei quella in televisione. Hanno già visto tutti quel notiziario. Prosegua. Si sono appartati. Bene. Credevano di non essere visti, ma io li vedevo bene. La prego di procedere. Non c’è molto altro, poi le ha stretto le mani intono al collo e l’ha strozzata. Ne è certo? Come che sto parlando con lei. Poi cos’ha fatto? Prima si erano dati molto da fare. Non faccia commenti. Come vuole, si è preso il bikini e se n’è andato senza voltarsi. Lo sa che quello che dice è molto grave? E non per dire, era proprio piccolo. Cosa? Il bikini; un niente.
Quel tale Giovanni sembra allibito. Intanto alla folla s’è radunata altra folla. Come sempre. Cos’ha da dire lei? Lui mente. A che proposito?… Non sono stato io. Mi sembra poco. Non sono stato io a strozzarla. Chi le ha detto che è stata strozzata? La televisione. Non mi sembra… Insomma è stata strozzata o no? Le domande le faccio io. Va bene. Dica quello che sa. E allora sto zitto. Ora deve parlare. Taci tu cretino. Cesira? Non dire una parola. Cosa ci fai qui? E lei signora?… Il signor Giovanni non è sceso con noi. Fate i bravi, ragazzi. Non può essere stato lui. Era con me, a letto con me. Scusi chi è? La moglie. Signora Cesira? Nonna? Ti ho detto di non chiamarmi così. Anche lei qui? Non l’avevamo vista. Chi preparerà per cena? Ti sembra il momento? Allora dica lei. Ma signor Giovanni… La bruttina che ha parlato è una certa Graziella. Un fuscello sgraziato. Il ragazzo che ha apostrofato la donna come nonna l’ha appena chiamata così e la tiene per mano. Diversamente nemmeno l’avrei notata. Non ha niente che corrisponda al suo nome. Commissario. Non sono commissario. Come le dicevo… Andiamo con ordine. E’ sempre stato al mio fianco. Abbiamo un testimone… Dovrebbe mettere gli occhiali. Come si permette? E tu stai zitto. Ho visto tutto. Vede commissario… Non sono commissario.
Dannazione, anche l’appuntato è sparito. Si dice sempre così: Andiamo con ordine. Ne è certa? Certo che sono certa? L’ho visto anch’io, era lì fuori che aspettava. Sembra che l’abbiano visto in molti: Ne è certo? Io l’ho visto, ma lui non mi ha visto. Improvvisamente più d’uno ritrova la memoria. Intanto la scientifica continua nel suo lavoro. Hanno trovato anche un mozzicone di sigaretta. Lo analizzeranno. Quella che parla si accompagna all’altro e indica un punto non lontano: Ha ragione Massimo, era proprio là. Guardava diritto e sembrava non vedere nessuno. Questo non vuol dire niente. Lasci fare a me, signora. Ma potrò pure dire quello che debbo dire. Al tempo. Non lo volevo dire ma glielo dico: la verità è che Giovanni soffre di sonnambulismo. Come di sonnambulismo? Ti giuro che non volevo. Mica lo sa quello che fa mentre dorme. E allora?… E allora non può essere colpevole. Come fa a dirlo? Lui è come un bambino. Un bambino? Non mi tradirebbe mai; non certo poi con una ragazzina, non le sembra? La ragazzina non era poi da disprezzare. Cosa c’entra? Lasci trarre le conclusioni a me. Forse non so, sono confuso. Ti ho detto di tacere che peggiori le cose.
E’ sempre un’ottima tecnica investigativa. Cerco di prendere la donna di sorpresa. Fissandola negli occhi e con fare autoritario: Dove sono i costumi? Credevo fossero dei ragazzi. Dica solo dove sono? Li ho sistemati, naturalmente, li ho lavati. Come li ha?… Ho fatto la lavatrice proprio stamattina; prima che i ragazzi si alzassero, mica potevo lasciarli in giro. E non ha pensato? Come potevo? certo era strano che fossero finiti nel nostro cassetto. E dove sono?… Appesi ad un filo. Che confusione. Adesso chi lo dice al padre? Per cortesia… Se non la strozzava lui l’avrei fatto io. Ma Cesira… Mi dica perché. Perché, perché, non si sapeva comportare. Chi, la vittima? E chi se no? Cosa vuole dire? Con tutto quel ben di Dio. Non mi sembra una colpa. E le sembra giusto? Moderi i termini… Non cercava certo di nasconderle. Era la mia ragazza. Voi tre, anzi voi cinque, anche tu che la conoscevi meglio, seguitemi in caserma. Come in caserma? Dobbiamo finire questa chiacchierata. Cosa c’è ancora? Dobbiamo fare chiarezza certa e verbalizzare. Ma io non volevo? Questo l’hai già detto al commissario, cretino.

Dichiarazione rilasciata dal signor Giovanni Gasparello: Volevo solo vedere Katia fare il bagno.
Dichiarazione rilasciata dalla signora Cesira Antonia Taradassi in Gasparello, già vedova Ansaldi: Lui è fatto così. Non succede spesso. S’addormenta e poi si alza e se ne va in giro senza sapere dove va. Non vede e non sente niente e nessuno. Non bisogna svegliarlo. Sarebbe pericoloso. Poi non ricorda nulla. Ma non ha mai fatto del male a nessuno.
Dichiarazione rilasciata da Sabatino Crescioni, nipote: Niente di rilevante.
Dichiarazione rilasciata dal medico che segue il signor Gasparello Giovanni: Da quanto appurato non è una persona pericolosa. Soffre solo di una grave forma d’insomma. Cioè deambula nel sonno di notte. Gli ho prescritto dei farmaci che ha sempre preso. Se posso dire… il Crescioni è altresì un soggetto iperattivo. In quel senso. Non so se mi spiego? Almeno di notte. E’ stata la moglie, la signora Cesira, a lagnarsene con me. Anche se con un po’ di vergogna. Povera donna. La capisco. Ma il medico e come un confessore.
Dai rilevamenti della scientifica: La vittima, una giovane ragazza, presenta attorno al collo i classici segni dello strangolamento. Nessuna impronta rilevata. Si notano altresì ecchimosi e lividi vari, presumibilmente dovuti a un’intensa attività sessuale pre-morte. Non è dato sapere se la stessa vittima era cosciente ed era consenziente, ovvero se si sia trattato di uno sfortunato caso di sesso estremo. Non aveva altri segni evidenti che possano determinare con assoluta certezza che la stessa deceduta abbia opposto resistenza o abbia tentato di difendersi dal suo presunto assalitore. Le unghie non erano spezzate e sotto non c’erano frammenti di pelle. La stessa espressione facciale della vittima non mostra paura né sottomissione. Se mi è permesso il termine è più la smorfia di chi se la sta spassando. Certo è che la permanenza nell’acqua salata e l’effetto delle onde hanno avuto modo di cancellare la maggior parte delle tracce d’analisi. Il corpo si presentava ancora come magnificamente intatto.
Dichiarazione rilasciata da Maicol Seibezzi, il fidanzatino della presunta vittima: Posso solo dire che Greta era una ragazza abbastanza affettuosa. Molto seria. Anche un po’ troppo. Una che si sapeva comportare. Non certo una sprovveduta. Quella sera volevamo festeggiare. Era un mese che si era assieme. A pensarci bene… dopo… Col senno del poi. Avevo notato che gli occhi del signor Giovanni mostravano interesse per la mia Greta. Cioè erano sempre sul suo reggiseno. Non mi sembrava sconveniente. Non era il solo. Greta era una brava ragazza che si faceva notare. Non mi sarei certo mai potuto immaginare. Credo che non tornerò mai più in questo posto.
Altra dichiarazione della signora Cesira, eccetera: Le ragazze di notte farebbero bene a starsene a letto

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blogger-image-948893101Quell’anno, al mare, Ortensia invitò anche Erika, una sua collega di dieci anni più giovane di lei. Non eravamo soliti avere ospiti per le vacanze, ma avevamo una cameretta libera e il caso non poteva portarmi più che piccoli fastidi, pensai. Fin dal primo sguardo notai quanto fosse carina, ma immediatamente distrassi la mia attenzione. Ortensia è sempre stata tutto per me. Per di più i primi giorni se ne andarono da sole al mare, non volevo essere scortese, ma dovevo finire quella maledetta relazione. La sera si mangiava assieme e si beveva qualcosa sotto la luna ed erano entrambe una gradevole compagnia. Alla fine lo finii il maledetto rapporto. E lo mandai per mail.
Era un’estate veramente calda. Anche se io in spiaggia mi annoio e non sopporto leggere e sentirmi tutta la sabbia appiccicata addosso decisi di accompagnarle. Presi con me Cent’anni di solitudine. Per me è sempre un gran libro. Un capolavoro. Certo che glielo chiesi: “Che ne dite ragazze se oggi vengo con voi”? Erika si mostrò subito entusiasta e mi rispose solo con un radioso sorriso: “Finalmente”. Ortensia si mostrò meno contenta. Si limitò a un quasi rassegnato: “Va bene”. Ma lei è sempre stata una persona di poche parole e gelosa dei suoi sentimenti. Però si infilò il libro e le sigarette in borsa e uscì per andarsi a preparare. Se ne uscirono entrambe in pareo pronte per levare le tende.
Ricordo che Ortensia stava leggendo un’indagine del commissario Montalbano. Ci scherzai sopra, per la strada. Avevano due parei che sembravano non esserci. Leggeri come un soffio di vento. Sottili come una bava di lumaca. Insomma era come se fossero con il solo bikini. Pensai: Come tutte, o almeno credo. Cercavo di non sentirmi in imbarazzo. Ed ero ancora bianco come un lenzuolo. Ed era già agosto. Erika invece non amava molto la lettura. Diceva che voleva solo spiaggia. E rideva.
Improvvisamente non avrei voluto più arrivare. Inventai anche la storia di prendere un altro caffè. Mi ci volle un bel po’ per convincerle. Come se ci fosse fretta. Ero contento di girare con loro due, di averle al mio fianco. Ero seccato di essere lì, per strada, e in quello sgangherato pulmino, con loro. Ma l’estate, al mare, è spiaggia. E ci ritrovammo sulla spiaggia. A stendere gli asciugamani. A prepararsi a prendere il sole. Io, naturalmente, sotto l’ombrellone. Dopo aver coperto il bianco della pelle con uno spesso strato di bianco di crema solare.
Ortensia era ancora una bella donna. Nonostante l’età. Mi resi conto che non mi piaceva vedere come tutti la guardavano. Credo di aver cominciato a odiare la spiaggia. E a odiare i bagnanti. Quella confusione. Quella sorta di libertà. Però era strano: Trovarmi geloso anche di come guardavano Erika. Ma in fondo loro due erano con me. Entrambe. E quando trovai gli occhiali era tardi. Speravo di trovare un po’ di tranquillità. Di isolarmi. Di immergermi nel libro e ritrovarmi come da solo. Ma ero distratto. Continuavo a guardarmi intorno. E continuavo a guardare Ortensia, che è anche il nome di un fiore. E continuavo a guardare Erika, che non credo faccia fiori. E la guardavo guardingo. La guardavo e non la guardavo. Come di sfuggita. Rapidamente distogliendo lo sguardo. Avrei voluto poterle vedere solo io. E che l’amica non vedesse che la guardavo. Emozioni e sensazioni che non avevo mai provato. Non era da me.
Quando decisero di togliersi il reggiseno sprofondai in un abisso d’imbarazzo. Non loro ma io. A loro sembrava naturale. E si muovevano con naturalezza. Avrei voluto ammazzarli tutti. Le vedevo come potevano vederle tutti. Non era la prima volta eppure mi sembrava che quegli occhi frugassero nella nostra intimità. Sarò un cretino però… E poi è quello che provavo. Non si può sempre decidere cosa si vuole provare e pensare. Non si può sempre razionalizzare. Nemmeno io ci riesco sempre; come quella volta. Ed Erika era decisamente carina. Non era solo la sua età a essere bella. Non aveva solo un bel sorriso. E dei bei denti. E gli occhi del colore dei suoi. Non sono poi così vecchio. E le sue erano come di marmo, non tremolavano affatto.
Naturalmente al ritorno più che scottato mi ero arrostito. Ero rosso come un’aragosta. La mia Ortensia dovette ricorrere a una buona dose di crema doposole. Facendo molto attenzione. La cosa sembrava rendere allegre le mie due compagne. Cioè mia moglie e la sua giovane e carina collega. E si scambiavano battutine. Come se non fossi là a sentirle. Alla fine stavano massacrando la mia immagine e prendendosi gioco di me. Mi dipingevano come un tedioso intellettuale poco adatto a una giornata al mare. Così cenammo tra lazzi e spiritosaggini varie e qualche pettegolezzo che non potevo capire. Parlavano di uomini e di colleghi.
Dopo un paio di grappe Ortensia era stanca. Il mare e il sole affaticano sempre. Si alzò e si andò a coricare per prima dicendo: “Ti aspetto”. Mi ritrovai da solo a parlare da solo con Erika. Non era poi così stupida. Non avevo ancora molto sonno e nemmeno lei. Amava il cinema e non si era persa nessuno degli ultimi film. Mi raccontò di alcune mostre che aveva visitato. Poi prese a parlarmi del suo passato. Della sua vita. Dei suoi. Degli studi. Di un paio di amori finiti. Di uno non che era mai cominciato. Di quello che non avrebbe voluto che fosse finito. Di quanto amava le immersioni. Delle nozze della sorella. Sapeva descriversi in modo affascinante. Sarei stato per ore ad ascoltarla. Anche solo ad ascoltare la sua voce. Io non trovavo altrettanti argomenti.
All’improvviso si era alzata e aveva detto: “Vado a farmi un’altra doccia; Vieni”? So che per lei era puro divertimento e che si stava prendendo gioco di me. Racconto tutto così come lo ricordo. Dico: “Vai pure, io sparecchio”. Dice: “Non c’è fretta”. Dico: “Ortensia mi aspetta. E non voglio che domani si ritrovi con questo disordine”. Ride: “Falla aspettare. E poi si dice per dire”. Dico: “Abbiamo una doccia sola”. Ride più sguaiatamente: “Ma c’è posto per due, se ci si stringe”. Dico: “Mi faccio l’ultimo goccio”. Dice: “Come vuoi.” –e si allontana. Aggiunge “Contento tu”.
Ho portato le tazze in cucina. Le ho messe nel lavello. Ho fatto scorrere l’acqua. Sono tornato a riempirmi un bicchierino. Mi girava un po’ la testa. Per l’alcool e per il sole. Ho Preso la bottiglia e il resto. Sono passato per il corridoio. Di tutto questo ne ho buona memoria. Si era scordata di chiudere e la porta era rimasta aperta. Lei era sotto la doccia come aveva detto. Mi ha visto e mi ha sorriso. Non aveva niente addosso. Era proprio tutta nuda. All’improvviso udii un forte dolore alla parte sinistra del petto. Lo riconobbi subito: era un infarto. Solo il tempo di chiedere aiuto. Solo il tempo che Erika uscisse dalla doccia. Solo il tempo di vedere accorrere Ortensia a controllare cosa succedesse. Solo il tempo di dire: “Ragazze, ascoltate, questa sì che è musica. Si sente il sapore del mare e le onde”.

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Ponza vista dall'Isola che non c'è

Un sole (uno solo) acceca. C’è là un mare d’incanto. Una leggera brezza lo increspa. Ne porta l’odore fin lassù: all’Isola che non c’è. Si sono distratti, come due ragazzi. E come un ragazzo Michele ha la meraviglia negl’occhi. Quello stesso senso di incredulità. E si sente sereno. Ed è felice. Se la coccola con gli occhi. Rossana lo sa, e se ne accorge. Sembra che il mondo sia solo colore, che non abbia suoni. E’ tutto così lontano. Non possono chiedere di più perché un di più non c’è. Guardano lontano abbracciati. In silenzio lui si scusa con gli amici. Gli sembra quasi di mancare. Vorrebbe averli tutti là. Anche se sa che è solo un breve arrivederci. Ma non proprio breve. Tutto è sospeso tra le pagine di una favola. Ogn’uno se la può scegliere la favola. Ma è una favola a lieto fine. E il promontorio è la prua della nave. E il grido dei gabbiani avvista terra. Nell’aria c’è già una canzone. Inutile disturbarla. Inutile interromperla. Come due ragazzi si tengono per meno e vanno verso quel sole. La felicità sa trovare lacrime dolcissime. La vita deve essere amata.

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Non c’è nulla di più appetitoso di una bella donna tranne una bella donna abbronzata. Al sole di una Venezia che muore, come per epidemia, Elisa stava stesa sulla sabbia. Il suo costume era piccolo e la sua pazienza enorme, si alzava dalla sdraio che le prime ombre erano già scese. Per lei che ci veniva tutti gli anni non faceva alcuna differenza, era solo sabbia e mare. Non dava confidenza a nessuno e sveniva per un non nulla nascondendo spesso la sua riservatezza nelle pagine di un libro. Raramente si nascondeva al sole anche se doveva andare per prendere qualcosa o nel posto dove non si può mandare gli altri. In realtà, Elisa, non faceva quel sacrificio per qualcuno ma solo per sé stessa e nemmeno era un sacrificio per lei. Quel calore sulla pelle la coccolava e non di rado si lasciava andare a pigre fantasie socchiudendo gli occhi. Come era solita fare, nelle ore più calde, si abbassò il pezzo sopra. Non si poteva dire che questo l’aiutasse a passare inosservata. Lui si avvicinò con aria disinvolta. Lei respinse l’invito con gentilezza. Era un bel ragazzo, non avrebbe scommesso sulla sua risposta alla seconda e alla terza richiesta. Invece davanti al diniego lui fu meno gentile e con arroganza l’apostrofò in malo modo. Lei tornò a leggere, in fondo non valeva la pena rispondere e spiegare che era solo sole e non era mai stata mussulmana. E poi in fondo, doveva sempre ricordarsene, la bellezza, soprattutto in uomo, non è tutto.

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L’argomento comincia a diventare noioso. A non trovare niente di nuovo. E’ quando succede a te all’ora sembra diverso. Certo la realtà ha una fantasia senza limiti né paragoni, ma a volte ha anche una sua scontata monotonia. Ci sono quelli che si trovano proprietari di una casa senza sapere chi l’ha pagata. E chi si trova sulla sedia un paio di pantaloni che non ha mai comprato e non sono della sua misura. Stenti a credere alle cose ma soprattutto sono le giustificazioni, quelle spiegazioni a lasciare allibiti. Di questo se n’è parlato e temo se ne parlerà. Questa è la trascrizione della surreale conversazione che ho ricostruito dalla testimonianza di un lui e una lei di cui qui preferisco tacere i nomi ma che hanno trovato eco persino in letteratura. Delle loro reazioni e dei loro pensieri non vi è alcun modo di essere certi, e non è qui sicuramente il caso di formulare ipotesi o di scegliere una parte nella quale schierarsi. Naturalmente il nome Alessandro è puramente fittizio e ho preferito evitare i commenti. Che poi è sempre l’occasione che fa l’uomo ladro; o la donna, ladra. Insomma la prima voce al telefono è quella di un maschio adulto con la sua compagna di una vita.
Ero in pena perché non riuscivo a parlarti”.
E’ che quando sei per mare non sempre c’è copertura”.
Come stai? Com’è andata”?
Bene. Direi bene. Scusami ma m’è entrato un moscerino in un occhio. Non ho molto da raccontare. Ti dirò quando ci vediamo. Ah! sì. Preferisco dirtelo prima che lo sappia da qualcuno. E’ andato tutto bene ma è successa una cosa che forse non doveva succedere e forse non vorrei fosse successa. E’ che non si può pensare a tutto. A proposito l’ultima volta ho lasciato da te i miei orecchini di corallo”?
No! ma raccontami”.
Non so proprio dove posso averli lasciati. Ah! che stupida, me n’ero scorata: li ho prestati ad Arianna. Debbo ricordarmi di farmeli ridare. Insomma non so se dirtelo. E come dirtelo. Forse sarebbe meglio rimandare. Ma te lo dico lo stesso”.
Che sarà mai”?
Non mi chiedi com’è andata? Già! è da te. E dopo non dire che non ti avevo avvertito. Che le cose non te le dico. Siamo arrivati ieri. Sto ancora disfacendo i bagagli. Non puoi nemmeno immaginare come sono presa. Ho i capelli che non vogliono sentire ragione. Mi dovresti vedere. Anzi è meglio che non mi puoi vedere. E’ andato tutto bene. Anzi quasi tutto bene. Potrei anche dire bene se non fosse… ma dimmi che non ti arrabbi. Ma poi perché dovresti? E’ che con Alessandro, ti ricordi Alessandro, quel mio amico di cui ti avevo parlato? certo che te lo ricordi, quello che era stato così carino da invitarci. A proposito è qui e ti saluta. Stai tranquillo. Non può sentirmi. Altrimenti non sarei qui a dirtelo. Insomma, tra noi, c’è stato qualcosa. Niente di importante. Niente di grave ma qualcosa c’è stato. Scusa, vengo subito. Un attimo. E sai che io ti ho sempre detto tutto”.
Cosa intendi per qualcosa”?
E’ che tu non sei potuto venire. Sai che quel paio di chili. Avevo ragione io. Stavo veramente bene in costume. Dovevi vedermi. Anche se era quello dell’anno scorso. Dammi un attimo che gli dico che intanto può andare avanti. Altrimenti sta qui fuori ad aspettare e mi mette ansia. Per me va bene qualsiasi cosa. Meglio analcolica”.
Scusami, venire in che senso? Mi sembra che di questo ne avevamo già parlato”.
Non è colpa mia se il cellulare non prende. Ti avrei chiamato è solo che siamo sempre stati al largo. Te l’avevo detto che ci aveva invitato in crociera. Insomma non puoi dirmi che non ti ricordi perché è cosa di questi giorni. Lo sai che sono dovuta partire da sola. Senza te. In crociera”.
Mi ricordo, ma per cortesia non cominciare dalla creazione dell’uomo. Anche di questo ne avevamo parlato. Sbaglio”?
Fammi dire. Non mettermi ansia. Non è colpa mia se non sei venuto”.
Non è colpa mia se non ho potuto; per lavoro”.
Ogni scusa è buona. Comunque… insomma… ormai non potevo dire di no”.
Sembra una sillaba che ti riesce difficile; soprattutto ultimamente. E in certi casi. Comunque cosa c’entra adesso”?
Comunque mica è colpa mia se all’ultimo ti tiri indietro. E ora che la frittata è fatta è inutile cioè per farla bisogna pur rompere le uova o qualcosa del genere. Cosa posso farci io se ti hai sempre problemi? E li hai sempre all’ultimo minuto”.
Magari mi basta un perché. Non credo ci sia poi troppo da spiegare. E forse meno si dice meglio è”.
Voglio che tu sappia. Voglio dirti tutto. Non voglio che ti metta strane idee in testa. E’ una cosa che non c’è. Cioè come. Ti ripeto che non è colpa mia se all’ultimo Carlo e Arianna non sono potuti venire. Proprio come te. E nemmeno Ettore ed Emilia. Hai notato che hanno le iniziali uguali? Non ci avevo mai fatto caso. Ti avevo avvertito”.
Ricordo anche questo. Ti ho chiesto se c’era solo Alessandro. E se ti pareva il caso”.
Vedi come succedono le cose? E poi non dire che non ti avevo avvertito”.
Vedo. Finisce che la colpa è mia”.
Non dico questo. Ma forse un po’. E nemmeno me ne puoi fare una colpa. Tu non mi puoi lasciare sempre sola. Ti ricordi di me solo quando ti fa comodo. A fare gli eterni fidanzatini. Che comincio a non averne più nemmeno tanto l’età. E’ così che poi le cose succedono”.
Scusami. Cerco di stare calmo. In che film siamo”?
Cosa vuoi dire con questo? Vuoi forse toglierti da ogni responsabilità”?
Ti avevo chiesto e mi avevi detto: non sarai mica geloso, per caso? E’ solo un amico. Un vecchio amico. Non era per gelosia. Non sono mai stato geloso. E che tutto ha un limite”.
Certo, un amico. E da amico si è comportato. E cosa vuoi dire: che dovevo rinunciare anche io; solo perché tu non potevi”?
Non so come lo chiami tu. Forse per te. Non certo con me”.
Non mi interrompere. Se parli così sei ingeneroso. Non sai cosa vuol dire essere soli in mezzo al mare. Tutta quell’acqua che ti circonda. Il sole. Il senso di libertà. E’ stato fin troppo carino”.
Se me lo passi lo ringrazio”.
Adesso non c’è. Meglio così. Meglio non lo fai. Meglio che non sappia che sai. Che te l’ho detto. Magari ci resta male. E poi, ne sono certa, lo prende per uno scherzo; o che ne so. Credo che anche lui gli dia solo l’importanza che ha. Cioè niente. Comunque non è nemmeno colpa sua”.
Di cosa stiamo parlando? Possiamo anche non parlarne. Lasciare passare del tempo. Ma se non vuoi parlare vorrei capire di chi o di cosa”.
Cerca di stare calmo. Non ho nulla da nascondere. E non lo voglio. Cerca di capire. Sono io che ti ho detto che ti volevo spiegare”.
Ci provo”.
Lui non mi ha nemmeno sfiorata con un dito. Qualche complimento e nulla di più. Almeno fino a quella sera. Vediamo saranno passati due giorni. Forse anche tre. Nel senso da quando siamo partiti cioè siamo salpati perché col comandante devi stare attenta a come parli”.
Sento che sie diventata ironica. Deve essere stata propria dura. Eroica, direi. L’eroica resistenza dei nostri due eroi davanti”…
Non fare tu dell’ironia. Non è il caso. Non la merito. E nemmeno lui. E non mi interrompere altrimenti come faccio a raccontare”?
Non ho parole”.
E mica l’abbiamo fatto apposta. Mica siamo andati in cerca. Giudica tu. Adesso ti dico tutto per filo e per segno. Puoi giudicare da solo. Si era lì. Era l’ora di cena. Ricordo che era l’imbrunire. Un magnifico tramonto. Col sole laggiù che cominciava ad annegare sulla riva dell’orizzonte. Questo l’ha detto lui. E’ un po’ un poeta. Mi è proprio piaciuta. Dovevo vederlo. Ma insomma avevo fatto la brava. Mi ero rimessa il reggiseno. Perché tanto più in barca finché c’è solo il sole va preso proprio tutto. E mi ero appena fatta la doccia. Un altro bicchiere. Allungo la mano e mi scende una spallina. Non te l’avevo forse detto che avevo bisogno di un costume nuovo. Stai sempre a guardare gli spiccioli. Vedi poi cosa succede? Mi è sgusciata fuori. Mi esce la tetta proprio in quel momento. Davanti a lui. Certo che non era una novità. Le aveva già viste. I suoi occhi però parevano non averle mai viste”.
Cerco di capire cosa vuoi dire. E’ colpa del costume, ho capito”?
Non dico quello; scemo. Sai come sono quegli occhi di voi uomini? E’ che si è sentito in dovere di farmi un complimento. Ma una cosa molto carina. Priva di volgarità. Che a noi donne piace. Senza malizia. Tipo: “sai che hai proprio un gran bel paio di tette; te l’avevo mai detto?” Io gli dico di no, che non me l’aveva mai detto. Forse me l’aveva già detto, ma non in quel modo. E poi non sto lì sempre a controllare le parole. E poi mi sembrava giusto così. E mi sembrava giusto fargli un complimento anche da parte mia. Solo non capivo perché se n’era accorto solo in quel momento. Ma questo non c’entra. Mica gli ho detto chissà che cosa. Mi sono limitata ad ammettere che nemmeno lui era male. Il senso era questo. Forse gli ho detto che anche lui era proprio un bel fisico. Forse ho detto un bel figo. Non ricordo le parole giuste. Il senso era quello. Non cambia. Insomma quelle cose lì che si dicono. Di solito si finisce a ridere”.
Di solito. E questa volta? Se non è stato lui, non sei stata tu, allora di chi è la colpa? Eravate solo voi”.
Non saltare subito alle conclusioni. Si può dire che non c’è. La colpa. La colpa. In un certo modo. Comunque forse delle cose. E poi non è stato allora. Comunque ci arrivo. Se mi lasci parlare magari capisci. Mi sarei anche ricomposta. Avrei tirato su quella maledetta bretella. Ma proprio perché era come tu hai detto. Ho pensato che eravamo solo noi due. Che ormai e che tanto lui me le aveva già viste. Non era la prima volta. E non cambiava nulla. Non avevamo nulla di che imbarazzarci”.
Scusami, quando ti aveva già vista”?
Scusami, adesso non pensare. Lo so come sei. Quei giorni. Non dire che non te l’ho detto. Quei giorni avevamo preso il sole. D’altronde anch’io l’avevo già visto. E’ stato per quello che gli ho detto che non c’era nessun problema. Che poteva mettersi comodo anche lui. L’ho detto senza nessun scopo. Eppure lo sai che non sono tipo da dire a vanvera. E’ anche che in crociera è diverso. E poi c’era solo mare e sole. Chi ci poteva vedere? Che poi al telefono queste cose sono anche più difficile da spiegare. Magari ti fai un idea sbagliata. Maledetta me. La fretta di dirti tutto. Ma mica è stata una cosa importante”.
Non te l’ho messa io”.
Non è colpa mia. Non ci avevo mai fatto caso prima. E’ che non so provare malizia. Non puoi farmene una colpa. Non ci crederai ma non è per niente male. Voglio dire Alessandro. Voglio dire quand’è nudo. Ma non saltare subito alle conclusioni. Non è per quello. Non sarebbe successo nulla. E’ che quando si mettono le cose non ci puoi fare nulla. Credo sia così. Ce ne stavamo buoni che più buoni ti dico. M’è scappata solo una mezza parolina ma niente. Solo un attimo che lui si sentisse orgoglioso”.
Ti prego”…
Non mi interrompere. Fammi finire che perdo il filo. Come ti dicevo ce ne stavamo buoni buoni. Tutto sarebbe finito lì. Come vedi nessuna cattiveria. Guardavamo il sole. Non fosse che in quel momento è passato un delfino. L’hai mai visto un delfino nel mare? E’ un’animale splendido. Stavo per dire un pesce ma Alessandro m’ha detto che non è un pesce. Dov’ero? Lo vedo e resto a bocca aperta. Forse m’ha preso di soprassalto, ma lui era attento. Solo che c’è stato un refolo di vento. Il boma, o che cavolo ne so cosa si chiama quella stanga della vela che in barca ogni cosa ha un nome assurdo che non la puoi chiamare in modo normale, l’ha colpito. Lui aveva il braccio sulla mia spalla. E la coppa in mano. Dal colpo ha versato un po’ di champagne. Poca roba. Insomma m’è colato sul seno, ma anche sulle mutandine. Poca roba, ti dico. A questo punto non sono sicura. Forse è stato perché ha cercato di salvare il salvabile leccandomelo via. Forse è stato perché ho tolto le mutandine bagnate, ma non credo. Non gli avrebbe fatto quell’effetto. Non avrebbe dovuto fargli nessun effetto. Sarà stato per il colpo ricevuto. Sarà stato perché avevo ancora la bocca aperta dell’emozione”.
E allora”?
E’ stato un attimo. Nemmeno ce ne siamo accorti. Ci siamo trovati con la bocca nella bocca. Credo fosse anche per il sole che avevo preso. Non mi sono resa conto più di nulla. Credo anche lui. Non mi sono più ricordata dov’ero e con chi. Era come se lui fossi tu. E da cosa è stata cosa. Non chiedermi niente. Non chiedermi di più. Non ho nulla di cui vergognarmi. Ma mi vergogno a raccontarlo. Sai come sono fatta. Non sono cose che si raccontano. Certo che se tu non avessi disertato all’ultimo non sarebbe potuto succedere, ma come vedi a cercare una causa non è possibile trovarla. Il mare. Il sole. Il vento. Il delfino. Il diavolo che lo porta. Adesso mi spiace perché non vorrei che tu ti arrabbiassi. E allo stesso modo non vorrei che lui si mettesse in testa. Che pensasse a qualcosa che non c’è perché ti giuro che non ne ha diritto. Io non gli ho dato motivo. Non gli ho promesso nulla. Ma sono certa che Alessandro non può fraintendere. Lui è un amico. E poi lui non è così. Ah sì! ecco, la vera verità è che tutto è cominciato per colpa del fatto che mi era entrato un moscerino in un occhio. Ma dimmi piuttosto tu come stai? Io torno domani. Ho ancora un paio di cose da sbrigare. Poi ho le borse da disfare”.
Sì, credo che ne dovremmo parlare quando arrivi”.

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Ah! Prévert. Prévert.
Dei ragazzi che si amano tutti si curano
e nessuno lo fa, ma
i ragazzi che si amano non temono nulla
guardano il sole diritto negli occhi
e di sole se li riempiono, quegli occhi
e i ragazzi che si amano
non hanno bisogno di poesia
(certo non di questa povera poesia)
perché hanno la poesia nel cuore e
poesia è ogni loro gesto.
Corrono le strade del giorno
perché ogni strada è loro
e non hanno tempo per gli altri
né per l’invidia né per i commenti.
I ragazzi che si amano
cercano il loro portone e
temono solo la notte
perché non ha abbastanza ore per loro,
perché dura troppo poco,
perché non ha abbastanza pazienza.
Ma chi ama
resta sempre ragazzo.

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MascheraStamattina mi alzo e guardo il cielo.
E’ una giornata indecisa.
Se resta coperto mi risparmio un po’ di caldo.
Se esce il sole “Lei” va al mare.
Non so per cosa tifare.
Alla fine decido che è la sua stagione e che un po’ di caldo non può certo spaventarmi.

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