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Posts Tagged ‘sorriso’

Nadia ne aveva viste di cose e i suoi occhi ne erano stanchi. Le ci sarebbe voluto del tempo e della voglia di raccontarle ma di voglia non ne riusciva a trovare. Anche le più piccole, di quelle cose, si nutrivano di lei dal dentro. Quando un sorriso le tranquillizzava lo sguardo accendeva una luce sognante in tutto il volto ma sorridere le costava molta fatica. Forse era stata bella ma erano passati almeno troppi anni e lei si vedeva allo specchio com’era. Avrebbe voluto trattenerla quella bellezza ma non ne era stata capace e il tempo le era scappato. Ora si faceva rincorrere dalle cose senza cercare di fuggirle. E c’era disperazione nelle sue braccia, dove lui aveva cercato di nascondersi, ma anche una sorta di grido senza fine, una rincorsa. Era come se volesse recuperare tutto il tempo perduto e se quel tempo fosse infinito; tutto e in solo gesto. Forse lui aveva frainteso o forse si era confuso. Gabriele continuava nella sua domanda di aver nutrito il dubbio di aver capito o non capito con troppo ritardo. Lui era il tipo adatto a rimpiangere ma anche il rimpianto riusciva a dargli conforto. A volte si consolava regalandosi qualche sogno in cui riusciva ad amarsi. Ma lei non voleva impegni e trenta rose rosse erano un impegno; e poi non aveva un vaso dove metterle.

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poesiaCon molta delicatezza entro in queste stanze
facendo attenzione, guardandomi torno; cauto.
Ogni oggetto sembra d’una fragilità allarmante
come tessuto da ragni che tessono cristallo
sottile come brina che vibra anche ad un alito di respiro
pronto a frantumarsi anche ad uno sguardo distratto;
a stento sussurro pensieri leggeri e circospetti, a stento.
E leggo i suoi che le ciglia cercano di nascondere
– volano le ciglia come applausi disarmati –
non voglio interrompere questo silenzio pieno di parole
non voglio interrompere il disegno di dita di mani sottili
dita che si celano nella mia mano, nei miei dubbi;
collo sottile, al collo una collana di perle di terracotta. Alla parete una foto sbiadita, di famiglia, volti di nebbia
la luce tenue non riflette che ombre di polvere.
Lei che trattiene un sospiro, un sospiro accennato; inudibile
solo un orecchio ben allenato lo sente estenderle appena il seno
mentre porta lentamente la tazzina fumante alle labbra
tazzina di porcellana, labbra di porcellana; non oso
nemmeno il cucchiaino osa tintinnale nel suo girovagare
sulla libreria è rimasto aperto il libro su una pagina muta
un altro e rimasto aperto sul tavolo del salotto e un’altro
ancora; come in attesa di lasciarsi a pettegolare, tra loro.
Una bambola di pezza racconta della sua recente infanzia
ma racconta una bugia e una piccola debolezza; ha guancie rosse
e uno sguardo sbarazzino, la bambola sullo scaffale
e trecce di fili di lana, e scarpe grosse; ma è solo una bambola.
La penna ha chiacchierato solo segni senza senso, sul foglio bianco
hanno distratto il candore che non può essere mai più abbagliante

Allungo una carezza senza peso
e infrango un diafano sorriso.
Non si è mai cauti abbastanza.

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