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Posts Tagged ‘tolleranza’

Foto della manifestazione in campo santa Margherita a VeneziaTorniamo a parlare di donne. Donne con la loro diversità. Cosa c’è di meglio per introdurre l’argomento che questa canzone del grande Faber.

Cento voci. Le donne hanno deciso il giorno 13 di febbraio di ricavarsi un giorno per loro, una spazio, di tornare a far sentire la loro voce. In piazza c’erano donne di sinistra (molte), di destra (invero pochine), e senza bandiera. Certo non tutte. Una parte delle donne era contro quella manifestazione. Per vari motivi. E anche perché la ritenevano partigiana, manipolatrice. Del dibattito tutti sono al corrente. Ma non erano contrarie solo quelle di una parte. Anche in questo caso la scelta è stata trasversale. E’ però singolare che alcube di quelle contrarie continuino ancor oggi a ripetere che “non hanno bisogno di andare a gridare la loro dignità. Il coraggio delle donne, e le madri coraggio, sono un fatto notorio nella storia e non ha colore politico, né nazionalità”. Si può anche essere d’accordo e lo sono, certo. Ciò che mi riesce più difficile capire è il motivo per continuare a ribadirlo. In quella Piazza le donne ci sono andate liberamente. Per far sentire la loro voce. Non contro qualcuno e senza alcuna condanna. Non c’era coercizione. Io credo che chi ha fatto una scelta diversa resta donna ed è altrettanto rispettabile. Mi sembra però di trovare, in quel continuò ricordare la loro scelta “diversa” una sorta di disapprovazione delle ragioni della manifestazione. Ognuno è certamente libero di pensarla come crede. La piazza è uno dei luoghi dove far sentire la propria voce. In fondo la piazza è anche un simbolo di libertà (come mostra la cronaca più recente). Io ho accompagnato la mia Compagna, come più volte detto, in quella Piazza. Potrei stupidamente dire che io sono d’accordo con i metalmeccanici, ma a volte gli stessi metalmeccanici hanno bisogno di sentirsi manifestare quel sostegno. Mi limiterò a dire che condividevo le ragioni che spingevano e spingono la mia Compagna. E che quella “riprovazione”, quella sì, mi sembra un tentativo, assieme a tanti e troppi distinguo, di manipolazione. Ma forse seno stati proprio i commenti negativi che i giorni seguenti hanno percorso giornali e televisione a mostrare quanto fosse giusto e coraggioso scegliere la Piazza. Mostrare la faccia. Non ho niente contro chi ha ritenuto inutile andarci ma qualcosa contro chi continua, in vari modi, a sostenere che non ci si doveva andare. Il sabato precedente avevo avuto la prova di chi era l’intollerante mentre raccoglievo le firme per “invitare” il nostro premier ad andarsene. Mi è stato gridato che dovevo vergognarmi. Credo di non essere io ad avere qualcosa di cui vergognarmi. Ma questo è un altro argomento. Quello del post resta… W LE DONNE, e ancor più quelle donne.
Le passanti
Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c’era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l’hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l’unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

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neraCerchiamo di assumere un tono formalmente giornalistico. L’argomento parrebbe richiederlo. Cioè un post serio. Beh! non esageriamo; serioso. Non vorrei che il post di ieri potesse dare un’immagine scorretta del mio pensiero. Ricordo che tale post, che si può leggere scorrendo il monitor ed andando subito sotto a questo, trattava la programmata manifestazione indetta da “Forza Nuova” a Venezia per il 30 del presente mese di maggio. Torno sull’argomento perché non vorrei aver dato un immagine di illiberale o poco democratico. Fosse per me, democraticamente, vieterei in città anche le manifestazioni della Lega che oltretutto mi appaiono demenziali. Magari alla prima occasione, cioè alla prossima grottesca rappresentazione, potrei aver voglia di spiegare il perché di quest’ultimo divieto. Per ora guardiamo al futuro; futuro prossimo che si approssima.

Venezia è città particolare, fragile, delicata, poco adatta a simili manifestazione. Non è una questione politica ma di salvaguardia della città. Già si fa così tanto per tenerla un minimo linda e pulita. E’ una città di gente pacifica e tollerante. Aperta al mondo, anche se crede che il mondo finisca all’inizio del ponte. E’ città di commercio. Con corti sconte dette arcane. Con rive strette dov’è facile scivolare, in canale. E’ pur vero che il veneziano è pigro, e io non lo sono da meno, ma quando ci vuole ci vuole. Ricordo che è stata la città di Otello. Rammento che ha già dato e resistito. Di come i suoi giovani migliori, allora, abbiano spiegato che non siamo banditi ma patrioti; resistenti. Loro sì! lo sono banditi. Anche nel senso letterale del termine. Qualcuno capziosamente sostiene che non ci sarebbe ricostruzione del partito. Allora sono d’accordo. Possono venire alla chetichella. Naturalmente senza segni distintivi. Possibilmente, dov’è possibile, anche senza faccia da culo; ma credo sarà difficile.

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