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Posts Tagged ‘turisti’

Oggi i gabbiani sono enormi. Non li ricordavo così, forse perché non sono gli stessi. E si accaniscono sui sacchi delle immondizie, con crudeltà. E aumentano il senso di disordine. E la città odora sempre più di piscia. E mi trovo in dovere di dirlo per spiegare. Perché quello che è qui altrove non è. Semplicemente. Non ho la patente e non guido. Per questo vado molto a piedi. Anche per andare al lavoro. E così che incontro gente. Altrove le persone sono automobilisti, vanno di fretta, salgono e scendono da una macchina. E’ difficile anche un saluto. Ma qui la mia condizione è normale. Come anche un bambino sa qui non circolano le vetture.
E’ così che mi imbatto in un numero rilevante di sguardi. Perché quando fai ripetutamente la stessa strada, alla medesima ora, e i gesti diventano abitudine, ti sembra di conoscere le persone che incroci. In fondo sono sempre le stesse. E non fai caso a quelli con la valigia. E’ la mia una città piena di figure e valigie. Ma a quell’ora del mattino riesci ancora a camminare spedito. Non si fermano davanti all’improvviso. Non pascolano riempiendo tutto il passaggio; distratti come fosse un unico bazar. Ma degli incontri quotidiani rilevi persino una eventuale assenza. Perché sai quasi il punto esatto dove spunteranno da dietro l’angolo, dove ti scosterai per fare spazio perché la calle si restringe. Magari ti accorgi quando qualcuna va dal parrucchiere. Di una strana e ingiustificata allegria. O al contrario di uno sguardo leggermente basso. Ad esempio stamane non ho incrociato il ragazzo che raccoglie la sua chioma rasta in enormi berretti di maglia come portasse in testa un bongo. Poi, anche quando arrivo, prendiamo tutti i medesimi posti.
Mentre cammino spedito per non perdere quell’autobus più o meno distratto la mia folla è lì. Come se mi aspettasse lungo il percorso. Osservarsi di sfuggita è quasi un muto cenno di saluto. Così, se non ho molto da pensare, mi lascio a fuggevoli riflessioni. Non è la prima volta che lo faccio. In qualche occasione ne resto proprio affascinato: c’è qualcosa di più bello degli occhi di una donna? Io mi son sempre innamorato degli occhi. Non c’è niente che parli di più di uno sguardo. Che sia altrettanto suadente. E sensuale. O onesto. O malizioso. Le donne sono donne soprattutto negli occhi. E Clelia li ha freddi come il ghiaccio. E Alda li ha disarmati che ne resta tutta nuda, di una nudità indifesa. E Flavia li ha fissi sul suo accompagnatore. Forse solo un collega. Forse molto di più. Per quanto ne so potrebbe anche essere solo un compagno di strada. E quelli di Giovanna hanno il tepore di un caminetto in inverno; col freddo gelido che graffia alle finestre. E poi quelli di tutte le donne, della mia e delle altre vite. Decisamente non c’è nulla di più affascinante. Soprattutto di quelli di una donna che ama?
Spesso do un nome a quelle persone per ricordarmi di loro. Per distinguerle. A volte mi capita persino di immaginare una storia. Veramente un pezzettino di storia. Lungo tanto il suo cammino assieme. E gliela calzo addosso, sulla loro pelle, solo per il loro volto. Solo per una loro espressione. Ma è solo un gioco. Con quelle persone, salvo rare eccezioni, tutto si ferma lì. Ma torniamo a quegli occhi e agli occhi di donna. Se le parole sono pietre gli sguardi sono sussurri quasi impercettibile. Aliti più che leggeri. Ma mica sempre. Vorrei cominciare parlando di Rossana, solo perché ce l’ho vicina. Lei che sta scrivendo il suo di post. E mi racconta la vita in uno sguardo. Di Lei e del suo viso sereno. Quando strizza l’occhio, non lo fa di sovente e solo per richiesta, beh! non lo sa proprio fare. Storce la bocca e tutto il volto si accartoccia attorno alla palpebra che si socchiude. Eppure i suoi occhi sono mobili e raccontano ogni cosa. Tutto di Lei. Persino quello che dovrebbero non dire.
Lei è un po’ assente da questo viaggio. Lei non è più assolutamente un incontro più o meno casuale. Mi vive sempre accanto. Ma anche lei l’ho incontrata una prima volta. E per un attimo ci siamo parlati solo guardandoci; col silenzio degli occhi. Non sapevamo ancora che non ci saremmo scordati più. Ha occhi morbidi di velluto, Rossana. Occhi mansueti. Di quegli occhi che mi rasserenano e fanno sperare nel mondo. Sono occhi generosi. Sono occhi che hanno eppure guizzi selvatici. Ha occhi di donna piena d’amore. D’amore, dicevo. Ma sono occhi nudi, che espongono. Perché occhi disarmati e disarmanti. Davanti alla grande offesa non possono che trovare la resa. Perché sono occhi buoni. E istigano alla fiducia. Anche se la vita dovrebbe avermi insegnato che è sempre meglio non abbassare mai la guardia. Non importa se lei dice che sa stare sola, perché lei ci crede. Ma chi cerca l’amore, chi cerca dolcezza, può trovarci tutta la tenerezza del mondo. E se un pazzo si accontenta commette l’errore più infamante. Ma lei appartiene ad un’altra storia. E oggi lei riempie le mie giornate. Sono altri quelli che passano e si limitano a sfiorarmi. Che si soffermano solo per quell’attimo.
Come dicevo nella maggior parte sono donne di cui conosco solo gli sguardi. Alcune di quelle donne hanno occhi che sfidano. Di quelli che non si abbassano mai. E sembrano d’improvviso disprezzarti. Voler affermare che non sei niente nel loro percorso. In qualche caso si soffermano un attimo di più. In qualche altro si scostano rapidamente non senza aver affermato che dovevi essere tu a distogliere l’attenzione. Come un normale: cosa vuoi? Forse solo in forma più volgare. Altre hanno occhi solo sicuri di se. Di quelli che ti guardano e se sei distratto ti chiedono perché non li guardi. Che esasperano anche la bellezza che non c’è. Che le fa sicure e vincenti. Orgogliose. Oggi Carlina appare più che mai soddisfatta di se. Magari è la maglia che ha scelto. Forse solo perché le piace il colore. Forse le sottolinea il seno, e si vanta di se e non so per cosa. Se è la maglia non si è resa conto che la porta sotto il giaccone. Che non la posso ammirare Così debbo limitarmi al suo sorriso. La bionda invece abbassa subito gli occhi appena incontra i miei. Lascia che vadano distratti lungo i muri e dove mette i piedi. E’ più bella di quanto crede. La romena, che forse non è nemmeno romena, forse è italiana quanto me, chissà perché il suo naso e la forma del viso mi fanno pensare che lo sia, cammina in modo strano e mi racconta guardandomi delle sue scarpe. Oggi ne indossa un paio da ginnastica completamente argentate. E si muove come quei pagliacci dei circhi con i piedi lunghi e un andare che sembra suggerirti di guardare proprio quelli.
Poi c’è lei. Anche lei la vedo tutte le mattine. A volte sorride solo con gli occhi. A volte le si illumina tutto il viso. E forse nemmeno è un sorriso. Forse quella luce è semplicemente il suo modo di guardare. Oppure con occhi di gatta pronti alle fusa ma anche a denudare gli artigli. A volte invece gli occhi mi evitano. Si nascondono. Mi rifiutano. Sembrano aver fretta. O anche rimproverarmi qualcosa. Forse una distrazione. Dopo accendo sempre la prima sigaretta. E’ la più varia, non parca di sorprese. E nel suo incedere, nel suo fisico ha una grazia strana. Tutta sua. Pare più piccola anche se alta non è. Il baricentro basso e le gambe, nei jeans, grosse. Giovedì era in compagnia. Se non ricordo male non l’avevo mai vista con qualcuno. M’è sembrato che abbia voluto farmi notare quel particolare; che non era sola. Ma è stato solo un attimo. Le nostre vite non ci possono dare di più. Come potrei chiamarla? Non ora. Ci penserò un altro momenti. E’ questo, come gli altri, solo un rapporto fatto di sguardi. E spesso sembrano denunciare attimi di malizia nei suoi pensieri. E ha una pelle ambrata che sembra sempre ricordare una tintarella non ancora del tutto sbiadita. E capelli neri pieni di riccioli forse fissati con qualche gel. E sovente uno le cade di traverso, sulla fronte. Eppure non sono mai riuscito a dare un colore ai suoi occhi.
Potrei anche dire che in quel breve attimo io la amo. Solitamente la incontro all’altezza della bella chiesa di marmo bianco. Ma poi c’è subito dopo quel bar dove la banconiera è sempre pronta a guardare fuori. E anche dai suoi mi lascio brevemente rapire. Ma spesso negli occhi di qualcuna leggo l’invito che cerca di dirmi perché la dovrei trovare avvenente. Non sempre sanno interpretare il mio interesse, ma a volte sì, e capita che sono attratto proprio da quella parte che loro ritengono più interessante. Di mio garbo. Quella di ieri, ad esempio, ne aveva veramente tanto. Lei lo sapeva e in un attimo ne eravamo consapevoli e soddisfatti entrambi. Avrei voluto fermarla e chiederle magari una banalità, ma andavo di fretta. E poi non ho saputo mai trovare con facilità le parole. Soprattutto con un’estranea. E loro lo sono tutte, estranee. Anche se il mio cervello si fa le sue storie. Anche dopo che le ho avute nella mia fantasia. Perché tutto resta solo fantasia. Semplicemente un gioco. Dove decido le parti e loro non hanno voce. Allora persino quella altezzosa è costretta a ringraziarmi e a chiedermene scusa. Diventa molto confidenziale e amichevole e disponibile. Potrei scrivere un intero romanzo sugli occhi delle donne. Un romanzo di soli occhi. Ma stamane pioveva. Con l’ombrello tutto riusciva più difficile. E sono molte notti ormai che non esco più per divorare occhi come i suoi ,o diversi, magari chiari, ma che comunque mi richiamano una emozione.

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