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Posts Tagged ‘umanità’

A destra di questo blog sventola la bandiera palestinese. Per me è il simbolo della lotta di quel popolo. Per me è il simbolo della lotta di tutti i popoli. Dell’aspirazione alla libertà. Della richiesta dei diritti umani. Un grido per la Pace. Un giorno quella bandiera ha smesso di sventolare. Misteri informatici. All’indirizzo c’era solo un messaggio d’errore. Spostata? Cancellata? Dispettosa? Nessun reindirizzamento. Nessuno lo sa. E’ così la rete. Ora è tornata a sventolare; orgogliosa. Così come ho ripristinato il link al boicottaggio (altro mistero). Anche se questo è un blog prevalentemente di scrittura. Che può sembrare poco impegnato. L’impegno naviga in altri pagine. Chi si raccontano quasi esclusivamente piccole e minime storie. Passioni. Avventure. Vizi e virtù. Amenità. Per l’impegno si può cercare qui o in tanti altri posti. Ma…
Non era bello vedere la scritta “Free Palestine” è sotto l’allarmante e triste crocetta. L’avviso: “qui non si naviga”. ERRORE. Questo è un errore. ERRORE. Meglio: Orrore. No! ora sventola nuovamente. E’ tornata a gridare. Ancora. PALESTINA. Il responsabile del blog, io, anela alla Pace. Ogni altra considerazione è pretestuosa. Certo: un mondo senza frontiere, il mondo degli uomini, non avrebbe bisogno di bandiere; ma quel mondo è ancora al di là da venire. E quella bandiera diventa un simbolo. Così come una bandiera rossa, un semplice drappo, quando quel rosso chiede le stesse cose. Chiede un mondo migliore. Lo chiede anche diverso. Chiede le stesse cose: Pace, Giustizia, libertà, Diritti umani… Insomma chiede per l’essere umano un futuro. O una bandiera con i colori dell’arcobaleno. Perché fa tanta paura la parola PACE? Così come la parola: AMORE? Nelle strade di questo mondo siamo tutti fratelli. Figli, per chi crede, di uno stesso dio. E per rafforzare queste idee è stata aggiunta sotto la Bandiera della pace con il collegamento diretto ad Assopace Palestina Italia. Astenersi da odio, rancore, rabbia. Qui sono estranei. Grazie naviganti.
Perché…

UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE.

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Augusto aveva sempre fatto per intero il suo dovere. Tranne una eccezione: solo lui sapeva perché quella cartolina da Agatti¹ non l’aveva mai consegnata. Quell’incarico sembrava fatto su misura per lui. Conosceva tutti e con tutti trovava un sorriso e spesso anche qualcosa di più. Incontrava persone che si facevano prendere dalla sorpresa e altre che aspettavano impazienti le notizie, gente di tutti i tipi. Ormai conosceva tutti. Per tutti aveva una lettera, della corrispondenza, e una parola. Ormai l’intero quartiere non aveva segreti e aveva stabilito amicizie e conoscenze. Ma non c’è un altro modo di fare quel mestiere. Un postino e uguale a tutti gli altri postini. C’è chi ti lascia sulla porta e chi ti scarica addosso ogni suo patema. Si deve prendere le persone per quello che sono.
Aveva dovuto imparare anche gli orari più opportuni per il recapito. E spesso dietro quelle porte si nascondevano dei veri drammi umani. A Teresa erano tre anni che il figlio dall’Argentina non dava notizie. A Sante era venuto a mancare un fratello di quarantacinque anni. Veronica era a letto con una brutta bronchite. E via discorrendo così. Poi c’erano i poveri e i nuovi poveri. Era per lui spiacevole portare alla signora Giuseppina le bollette, ed era così anche per altri. A volte con la vecchia signora le riconsegnava dopo che aveva ricevuto la pensione, ma non era una soluzione, era solo per sentirsi bene con sé. Alla Gabriella, che aveva finito il contratto di progetto, aveva cercato di mostrarsi comprensivo e l’aveva consolata, non poteva fare di più. Non poteva certo assumersi la spesa con quella miseria che riceveva dalle poste e ad essere onesti la giovane aveva virtù per le quali era di piacevole consolazione.
In quel mestiere c’è anche quello. Con alcune aveva ormai un appuntamento fisso. Non aspettavano la posta, aspettavano lui. Doveva stabilire questo particolare giro minuziosamente perché non voleva deludere le sue sposine e nemmeno il suo amor proprio. Elisabetta, ad esempio, era una vera furia scatenata ma aveva argomenti a cui è impossibile dire di no. Quelle di Augusta erano una vera arma impropria, sode ed enormi, avrebbe dovuto assicurarle. Vincenza lo faceva per mestiere ma con lui lo faceva per simpatia. Caterina faceva degli ottimi agnolotti al sugo di cinghiale ma lui lo sapeva solo per sentito dire. Aveva avuto dei piccoli problemi con Ester, e con… al momento non gli veniva il nome, che diceva di essersi innamorata. Altre avevano avuto solo un attimo di, come la chiamavano loro, debolezza; o dolcezza. Altre ancora, ma queste si potevano proprio contare sulle dita, s’erano limitate a festeggiare con lui la buona notizia. Una volta sola. Insomma, erano donne.
Ma non era sempre così piacevole. Il ragioniere del quinto era scappato all’estero nottetempo prima dell’arrivo della finanza. Il tapino aveva lasciato senza notizie una moglie e una giovane amante e la vecchia madre. Per contrappasso il meccanico dietro il distributore gli faceva sempre un prezzo speciale quando doveva ricorrere a lui. Per questo anche il veterinario. Poi c’erano i casi indelicati che avrebbe pagato per non trovarseli buttati addosso. Il martedì aveva dovuto raccogliere la disperazione di Filippo che aveva trovato la moglie intimamente abbracciata nuda con il garzone della macelleria nel loro stesso letto; nudo anche lo stesso garzone che era un ragazzotto alto e robusto. Cosa poteva dire al pover’uomo? cosa gli poteva consigliare? La sposina non riusciva a resistere alla presenza di un paio di pantaloni. Ne andava proprio di testa e se ne vedeva un paio non aveva altro pensiero che sfilarglieli. Lo sapevano tutti, tutti tranne naturalmente il povero cornuto. E lui avrebbe potuto ben testimoniare che la mogliettina sapeva cosa fare dopo, messo un uomo a suo agio senza calzoni e mutande. Ma lui portava la posta alla signora Vittori il mercoledì.
Ne avrebbe avute di storia da raccontare. Perché si incontrano quelle cotte e quelle da cucinare, di storie. Aveva interrotto Cosimo sul più bello mentre si sollazzava con l’amichetto. Non l’avrebbe mai immaginato. Come può un uomo essere uomo e no a seconda del momento del giorno? Magari nemmeno lo avrebbe capito se non si fosse presentato alla porta impacciato e sudato in accappatoio e voglia evidente e l’altro non avesse messo fuori la testa dalla porta della camera. La padrona di casa era ignara in vacanza o forse era disinteressata. Con la Albrigi era stato invece fortunato e l’aveva amaramente cancellata dalla lista. Il marito era rientrato all’improvviso senza preavviso. Per fortuna lui stava ancora prendendo il caffè e l’uomo aveva trovato tutto in ordine e nulla da ridire. Un postino in casa, se seduto in cucina davanti ad una tazza fumante, non desta sospetti, anche se la donna è il vestaglia e sotto non porta nulla. E poi anche l’abbigliamento si può capire alle dieci del mattino quando la poveretta non ha impegni di lavoro e l’obbligo di lasciare troppo presto il letto. Erano quelle le sue storie e il suo segreto. Gli amici gli chiedevano sempre meno fiduciosi, ma lui non aveva mai raccontato nulla, era come un parroco nel confessionale.
Quel dieci di giugno, la data l’avrebbe ricordata per un pezzo, quella busta l’aveva lasciata per ultima. Cosa poteva volere un avvocato da lui? L’aprì con precisione chirurgica. Adriana gli faceva scrivere e gli chiedeva la separazione. Così, all’improvviso e senza nessuna spiegazione. Passò per casa e si preparò la valigia, era meglio che lei fosse al lavoro, tanto sarebbero state inutili stupide spiegazioni. In fondo non aveva nemmeno molte cose da mettere in valigia né molte cose dietro che valesse ricordare. Avvertì la vecchia madre e richiuse la raccomandata con precisione, e la rispedì al mittente perché il destinatario non era reperibile all’indirizzo indicato.


1] Isola con aeroporto nelle Laccadive.

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L’essere gentile si muove con cautela; non ha mai fretta. Porta una rosa come portasse una colpa. L’ombra che lo segue è solo la sua ombra. No! non è cauto per paura. Intorno un mondo grida, vocifera, schiamazza. Le voci parlano sulle voci. Passa un auto e gira a destra. La precede e la segue un suono roboante. Saluta con un colpo di clacson. La signora bruna fa tintinnare il cucchiaino e le palpebre sugli occhi. Lei non né sa di queste cose perché è signora. Il vecchio che suona alla porta ha passi stanchi. L’ora che rintocca è la sua ora. Si accontenterebbe di poco ma anche quel niente è troppo. Respira a fatica. Intanto un ciarlatano vende la sua mercanzia. C’è sempre tempo e orecchie per una carezza miope. Ha la voce che ha il suono di un flauto. La buona donna lo porta con sé per dargli un tetto. Il topo scivola sotto la rete. Persino la città è stanca di starsi a sentire. E chi ha scalato il cielo ha rubato le stelle. Mariapia sgrana un rosario. Teresa guarda la zuppa bollire. Donne intente a gesti reali. Lui accende la televisione, il mondo gli precipita addosso. Stanco si alza ad aprire la finestra. E’ sera, il caldo si fa ancora sentire, da lontano si alza un coro di rane.

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Fate attenzione
c’è     un poeta tra voi
          che vi osserva
                continuamente;
egli     ridurrà le parole
la vostra vita
i vostri gesti,     voi     stessi
                                vi ritroverete parole.
Ridipingerà le scale
     e quelle che salgono
     sia le scale che scendono
parole diverranno     gli umori
                       / ancora fra le labbra, i sapori
e anche le sensazioni
parole          il paesaggio
aggettivi     i sentimenti,
imbratterà il cavo bipolare della vista
              immergendolo
              in acidi caleidoscopici
e poi    in soluzioni iridescenti
        e    tutto il processo
                               (fissato)
                              che     vi scuote
si ridurrà           ad aborto
                 o           in un aborto.

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