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Posts Tagged ‘vaghezza’

E’ sempre facile parlare di vita e di morte quando si parla degli altri o per sentito dire. Certo che lui li ammirava quelli che il coraggio ce lo avevano. Lui amava Enrica perché era sua moglie e perché era paziente. Aveva cercato di farsi accettare dai suoi e la sua vita era sempre stata così. Non sapeva in che misura lei lo stimasse ma dubitava lo facesse. D’altronde non trovava un argomento per essere orgoglioso di se. Quella donna si era spogliata per raccontarsi tutta. Di storie tristi ne aveva sentite molte anche se forse mai come quella. E non aveva dovuto fare strada per raccontarla. Ed è sempre meglio diffidare: di impostori sono piene le strade del mondo. Cosa rendeva veramente quella disperazione più vera e credibile? Eppure i suoi occhi possedevano una tristezza che pareva un baratro. Sul viso e le nocche portava segni di percosse. E aveva troppi pochi denti per gli anni che diceva. Nemmeno lui lo era duro ma gli avevano sempre raccomandato di essere assennato. E faceva freddo per stare lì in strada. Non riusciva a non essere cortese. Si rendeva conto che lei sapeva e voleva muoverlo alla pietà. Ma la mano era già la mano di una morta. Non aveva che il dubbio e l’unica consapevolezza di essere solo un suonatore di sassofono.

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linguacciaRiprendendo in mano un libro dopo molti anni Marco ritrovò una cartolina di un vecchio amico: Paesaggio sereno di montagna; a uso turistico.
La firma arzigogolata, disegno sicuro, era accompagnata dal nome, grafia elementare, della ragazza di allora. Quei due tratti sembravano ora spiegare tutto. Fidanzati (normalmente dice una classificazione alquanto imprecisa), ora non più. In quel caso si erano scambiati anche gli anelli e si erano restituiti quasi solo rancore.
Come spesso avviene in questi frangenti lui, stava riponendo un poco deciso sogno di pittore, aveva creduto di soffrire. Lei se n’era andata con un altro; ricordo un ragazzo dall’aspetto di quelli che paiono ragazzi per sempre e dai comportamenti composti. Elegante, che dire di più.
Lui, quell’amico, cercò di simulare la disperazione, pensò come colpire l’antagonista, e s’imbatte in un’irosa rabbia. Sembra trasparire sempre qualcosa di falso nei sentimenti estremi dell’uomo quando ha quell’età che non sà concedersi che estremità.
Poi, come sempre, tutto ricominciò daccapo; con verso quasi casuale. Un’altra donna (breve spazio d’attesa) e come un ragazzo essere un uomo in imbarazzo.
La madre (con cui viveva), le storie di tutti i giorni, le curiosità, vecchi amici ritrovati in un momento precario, lo stesso nostro ritrovarsi: quasi un intermezzo.
Di quella ragazza Marco non ricordava nemmeno il nome (se mai l’aveva saputo), non l’aveva mai vista. Con quell’amico si erano da allora persi, chissà se l’avrebbe rivisto. Finì il libro e buttò la cartolina.¹


1] Scritta il 21 aprile 1991

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