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Posts Tagged ‘xenofobia’

VENEZIA – lunedì 19 settembre alle ore 18 presso la sala S. Leonardo – Cannaregioamira-hass-locandina-copia

Incontro con la giornalista israeliana Amira Hass (scrive su Haaretz e su Internazionale) sulla questione dello sfruttamento e controllo israeliano delle risorse idriche nei Territori Palestinesi Occupati.
Parteciperanno con Amira Hass
Renato Di Nicola – Forum italiano dei movimenti per l’acqua
Luisa Morgantini – Assopace Palestina
Stephanie Westbrook – Campagna No Mekorot

Per capire meglio la situazione idrica in Israele ecco un articolo pubblicato su haretz qualche giorno fa: La crisi idrica di Israele non è finita

 

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Logo di Diritto al ritorno rappresentante un muro con dei bambini davantiSiamo alla vigilia e si prospetta un sabato pieno, affollato. Sembra si siano dati tutti appuntamento lo stesso giorno. Ecco qualcuno di questi appuntamenti sperando di non dimenticare nessuno, almeno fra quelli più rilevanti:
■ In vista della sessione delle Nazioni Unite del 20 e 21 settembre in alcune città italiane, come Milano, Torino, Roma, si organizzano manifestazioni o presidi in favore della Palestina davanti ai consolati e alle ambasciate americane per “il diritto al ritorno”. A loro abbiamo dedicato l’immagine introduttiva a questo avvenimento. Mi raccomando: non mancate a questo importante appuntamento.
■ Quelli che si definiscono “Indignati” chiamano a raccolta gli italiani con lo slogan: Tutti a Roma in piazza Montecitorio a sostegno di Gaetano Ferrieri” con la speranza di dare una spallata al governo e a tutto il sistema politico richiamandosi alla primavera araba, alla Spagna e soprattutto alla Finlandia. Auguri di cuore a tutti e all’Italia, anche a quelli che non vorrebbero la partecipazione dei compagni. Senza ironia, né pregiudizi né polemica. Chi può non faccia mancare la sua presenza.
■ A Venezia per domenica si preannunciala solita calata barbara della lega con la solita carnevalata di tutti gli anni. Si prepara una accoglienza cordiale, com’è costume del nostro popolo, riempiendo la città di tricolori di benvenuto. Ma il sabato, questo stesso sabato, veneziani e italiani si danno appuntamento perché vorrebbero mandare il messaggio, attraverso una manifestazione, che farebbero volentieri a meno della calata di questi zotici un po’ fascistoidi e un po’ xenofobi. Ci vediamo là.

Avrei voluto dire tante cose e parlare di tutto. Il tutto non esiste, non si può parlare di tutto. Ma oggi è anche l’anniversario dell’ignobile sterminio nei campi profughi palestinesi in Libano di Sabra e Chatila. E’ l’occasione di un altro giorno della memoria. Ancora oggi, nessuno ha mai pagato per questo crimine. Il 31 dicembre 1983, il Presidente Sandro Pertini, dopo essere stato sui luoghi del massacro, rilasciò questa dichiarazione: Io sono stato nel Libano. Ho visto i cimiteri di Sabra e Chatila. E’ una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quell’orrendo massacro. Il responsabile dell’orrendo massacro è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro compiuto. E’ un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando dalla società”. Ero molto più giovane allora, ma ricordo ancora le drammatiche immagini. Non vi erano resistenti nei due campi profughi che avevano avuto l’assicurazione dell’Onu. Per tale assicurazione quei resistenti avevano lasciato i campi stessi. C’erano solo donne, vecchi e bambini. L’esercito sionista di invasione aveva circondato le aree e sotto la sua tutela armata aveva mandato i suoi sgherri libanesi. Erano cristiane le milizie dai sionisti armate che sono entrate per compiere quell’immane massacro (qui molto ben ricordato). Uno di questi giorni vorrei fermarmi un attimo per parlare di chi sono i veri terroristi. Che dire ancore se non che quelle immagini non potrò mai più cancellarle e mi danno ancora angoscia e vergogna. Ricordiamo quelle vittime che sono vittime di tutti noi e della vigliaccheria. RESTIAMO UMANI.

Uomini che reggono lo striscione Per non dimenticare Sabra e Chatila

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Il 30 maggio (giova ricordarlo) ero a Venezia. Venezia è la mia città. Né sono stato cacciato. M’è rimasta nel cuore. Sogno di ritornarci. Il sogno sembra farsi realizzabile. Ero orgoglioso a Venezia. Con l’orgoglio per la mia città. Una città che sembra sonnolenta ma che si risveglia al momento opportuno. E la mia città, tutta, ha rifiutato fascismo, nazismo e razzismo. Tutta senza divisioni. Ha detto no ad essere attraversata da forze dell’eversione. Da figuri che si richiamano ad una cosiddetta politica che nega la verità storica e la libertà. L’uomo non è nato pecora. L’uomo può vivere senza padroni. E’ questa, ancora una volta, la risposta data da questa città. Si può vivere liberi e delle proprie idee. E’ stato emozionante vedere tanta gente. Tanti giovani e meno giovani. Soprattutto tanti giovani. Non c’è stata nessuna tensione. La risposta alla provocazione è stata solo festa. Festa sotto il simbolo della bandiera della città: di Venezia. Solo festa dopo aver giocosamente vigilato davanti al ghetto. I fascisti non sarebbero mai comunque passati. Le forze antifasciste hanno poi attraversato la città a dimostrare che solo l’antifascismo ha sede nelle strade e nelle calli della Repubblica. Il leone ha ruggito ancora.

Noi eravamo con i disubbidienti che però tanto non disubbidivano. Disubbidienti saranno stati quelli in divisa. Noi ubbidivamo alla costituzione. Loro non so.

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venezia antifascista

Quello che non dicono ma anche quello che dicono ma non è come lo dicono. Quella verità distorta. 30 maggio 2009: Venezia è antifascista. Tutta una città è insorta e ancora una volta Venezia ha mostrato il suo volto cosmopolita, antifascista e antirazzista. Nessun opposto estremismo. Le forze democratiche, numerose, hanno presidiato il centro storico della città. Il manipolo di fascisti, calati vergognosamente in città, è stato isolato, caricato dalla polizia e trasportato a S. Elena; scortato. Topi come topi. Come peste. Con la loro arrogante ignoranza.

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Ogni tanto si torna a parlare di morti. Persino di milioni di morti che si vuol far credere che non sono mai morti; ma questa è un’altra storia. Magari scopriamo che è vero che la shoah se l’è inventata Steven Spielberg, di recente, per farci il film. O prima di lui altri come Gillo Pontecorvo o Antonio Pietrangeli, etc. cioè una cosa da cinema; non una delle più grandi vergogne della storia dell’umanità (umanità che di vergogne e atrocità non è che se ne sia risparmiate molte).
Chi può avere qualcosa da farsi perdonare allora cerca di passare la colpa al silenzio della chiesa. Che i morti siano morti non ci sono dubbi. Che a guardarli siano un poco tutti uguali nemmeno. E poi è passato tanto di quel tempo. E poi chi si mette a guardarli ‘sti morti ammazzati da allora.
Uguali a chi?
Ditelo ai parenti delle vittime di Monticano, o di Montalto, di Cessapolombo, o di Montemaggio e di Monteriggioni¹, etc.
Con che coraggio?

Strage_di_Piazzale_Loreto ²

Non scherziamo, per favore. Con le vittime di quell’11 settembre, quello americano, quello delle torri gemelle, tanto per capirci, si dovrebbero commemorare, forse, anche i dirottatori? Eppure sono morti anche loro e per quello che loro potevano definire un ideale. Ma poi mica che un solo 11 settembre. Ogni anno ce ne uno. Velocemente ne menziono uno prima: quello in cui, con l’aiuto americano, fu barbaramente trucidato il governo Allende. Rapidamente ne rammento uno anche dopo: quello degli attentati terroristici, di analogo stampo islamico; attentati che in Spagna ridiedero agli spagnoli la dignità per eleggere José Luis Rodríguez Zapatero.
E qui vorrei approfittare per ricordare che si continua a morire anche di lavoro. E rivendicare tutti i nostri morti di questi sessant’anni e passa di “democrazia” come i morti di Reggio Emilia. La nostra libertà, anche le libertà che cercano di toglierci, la nostra dignità, la dobbiamo innanzitutto a loro. Ed è per questo che ripropongo Fausto Amodei: Per i morti di Reggio Emilia [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Fausto Amodei – Per i morti di Reggio Emilia.mp3”]


1] A Monticano l´11 marzo del 1944 ci fu un eccidio, dopo un processo sommario. A Montalto di Cessapolombo, 27 ragazzi, avevano poco più di vent´anni, furono fucilati dai miliziani fascisti. Lo stesso avvenne a Montemaggio, a Cumiana. A Monteriggioni 147 civili furono massacrati, altri 400 deportati in Germania, la metà vi morì. 269 civili caddero sotto il fuoco fascista a Lipa, I loro cadaveri furono fatti esplodere con la dinamite. Eccidi ci furono a Turchino, a Milano, a Borgo Ticino, a Tavolacci, dove la polizia repubblichina arse vivi 64 civili. Tratto da Reset.

2] Ci scusiamo per la crudeltà dell’immagine ma non per il suo valore storico e simbolico.

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Questo blog rifiuta

qualsiasi forma di

razzismo

e

discriminazione

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Mi coinvolge Julia (ma perché mi è così difficile dire no?), a sua volta coinvolta da Efesto, la quale, Efesto, ha già dato tutte le risposte che avrei potuto dare e mi ritrovo a trovarmi¹ d’accordo con lei. Il tema è: tre cose di questa nostra Italietta che riteniamo disgustose, vergognose, che ci fanno venir voglia di urlare il nostro disprezzo e pensare che sarebbe meglio vivere da un’altra parte“. Io non amo le catene e per quanto mi riguarda la cosa finirà qui e, a parte la compagnia che è decisione esclusiva della citata amica Julia cercherò di scrivere qualcosa certo di non riuscire ad essere nemmeno originale. Considero inoltre che in realtà l’osservazione è più mirata sugli italiani che sul paese o meglio è indirizzata sul paese che hanno costruito nel tempo, e soprattutto nel recente, gli abitanti di questo paese.

Cercando di essere sommario Efesto elenca in questo ordine:

  • ipocrisia, assieme a furbizia e paraculismo e una dose di servilismo e creduloneria;
  • insostenibilità di un apparato giudiziario che non consente di ottemperare al problema della giustizia;
  • crisi organica in cui versa oggi l’istruzione.

Julia invece elenca questo ordine: mafia (cioè stato nello stato), corruzione (endemica), burocrazia

  1. Secondo parecchi economisti ci troviamo davanti ad un futuro che vedrà impegnate le grandi economie in una guerra epocale dagli incerti esiti. Soffermandosi sul nostro paese sembra delinearsi non più un Italia a doppia velocità ma due Italie.
  2. L’insicurezza nel futuro che genera la solita lotta tra peones e trasforma un paese che non è mai stato razzista, solo campanilista o antimeridionalista, in un paese non solo razzista ma xenofobo, fomentando l’egoismo anche nei ceti più deboli che difendono persino le loro miserie e le loro precarietà.
  3. Il senso di non appartenenza, già storico, che non permette di percepire in tutto e per tutto un riconoscimento di unità nazionale e di comunità d’intenti.

In realtà sono note improvvisate e buttate lì. Nei prossimi giorni vorrei accennare, se trovo l’occasione, alla guerra del 1993, dichiarata da una potenza non identificata ad uno stato nazionale: l’Italia. La nostra storia è sempre stata costruita tra un attentato e una bomba (o una strage). E’ una ipotesi, ma da quella guerra esce un nuovo paese che è quello che viviamo o che si sta costruendo.

P.S. Marino (che appare fin troppo ed è già tra i miei “favoriti”) mi richiama perché dovrei ricordare anche Lu come iniziatore di questa “catena” (una visita vale la pena). Sia o non sia non costa nulla adempiere anche a questo dovere.


 1] La contorsione lessicale è voluta

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