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Archive for agosto 2014

Non l’avevo capito al primo istante. E’ stato solo dopo. Ed è stato un colpo. Mai credere quando parlano i politici. O aspettarsi che capiscano, da loro. Eppure mi sentivo così sicuro di me, orgoglioso, trionfante. Povero illuso; quando nel mondo non c’è saggezza.
Avevo preso sottobraccio il mio album, prova provata, ed ero andato diritto all’ufficio competente: “Varie, eventuali, passato e presente”. Ero l’unico in tutta l’Italia a potersi vantare di possedere la raccolta completa. Forse avevo sottovalutato il problema. Forse non mi ero ancora scontrato a sufficienza con il guazzabuglio e il labirinto della burocrazia e delle stanze e meandri del potere. Allora sono andato più in alto. Eppure eccola lì, al suo posto, la figurina maledetta.
Sono andato anche diritto dal signor sindaco. Buono quello. Sì! insomma dal Palmiro Pavirazzi. Per incazzarmi mi incazzo, e di brutto. Gli dico: “Palmiro… ostia, così non si fa”. Lo lusingo: “La vuoi vedere”? Poi cerco di ingraziarmelo, vado con le buone: “Signor sindaco, –come se da ragazzi non avessimo rubato i fichi dall’albero del Trevisan insieme, e non avessimo contemporaneamente corteggiato, tutti e due, l’Elpidia. Sì! poi a me l’Elpidia ha dato il due di picche, mentre a lui gli ha dato la soddisfazione, e tutta, e non era ancora nessuno, era solo uno spiantato come me. Ma questo non conta. Non cambia le cose. Se ne sono sempre raccontate di crude e di cotte e di ricucinate su quella donna. Noi si credeva di andare sul liscio; con lei. Solo io sono andato un accidenti. Probabilmente l’unico a cui ha mai detto di no. Bruttina lo è sempre stata. Ma con lui siamo rimasti in confidenza– non è giusto”.
Perché fai così”?
Io non faccio così. Come facevo a sapere che non mi convocavano nemmeno”?
Conta di più il calcio”?
Il calcio è il calcio. Non fare così. Cerca di capire. Proprio non posso”.
C’era voluta tutta la mia pazienza, la mia arte, un bel po’ di astuzia e anche di spiccioli. Quando voglio una cosa io non sono uno che molla l’osso facilmente. Era il lavoro di una vita. Si era sempre saputo che la Panini di certi ne stampava un numero limitato. Si spandevano tesori in cerca di quelli per completare la raccolta. Per un colpo di fortuna a me era costata solo dieci Stivanello, un Nils-Åke Sandell, parliamo della mitica S.p.a.l. del 56-57, e due Lojacono. Quello, Mainardo, si era creduto furbo, più furbo d’una faina; povero sciocco. Quell’anno era l’anno dell’asso della Fiorentina. Lo avevo sgamato subito. Pochissimi ne avevano stampati e di quei pochi molti erano spariti, qualcuno inopinatamente, succede, gettato in un qualche bidone o in qualche soffitta, che poi nelle varie pulizie e riordini l’aveva visto scomparire, alcuni, rovinati dall’uso nei giochi, avevano perso valore, altri, che ne so, magari emigrati all’estero, semplicemente persi.
Lo ricordo bene. Spuntavo, spuntavo nel mio foglietto. Strappavo bustine e di quella figurina non trovavo traccia. Anche di Bergamaschi ne erano stati stampati pochi, succedeva spesso con qualcuno del Milan, ma di quei pochi ne erano sopravvissuti alcuni, almeno una dozzina. Di Montuori ne era rimasto uno, unico e indivisibile. Lì per lì mi era sembrato impossibile. Invece era vero. Grazie alla mia intraprendenza e alla mia costanza ero proprio l’unico; il solo. Ero andato anche in eBay. Era proprio la sola. Non ne avevo dubbi. Nessuno mi poteva smentire. Il suo valore era salito alle stelle. Ho provato a metterla all’asta solo per curiosità. Circolavano persone disposte a tutto pur di avere quella figurina.
Uno, in cambio, aveva offerto tutta la sua collezione di bustine di tè. Una macchina del caffè elettrica e un triciclo vecchio. Uno aveva offerto la sua automobile di seconda mano, cioè la seconda macchina, cioè l’utilitaria che usava la figlia. Uno mi aveva chiesto solo “quanto? –dicendosi disponibile– Io il venti percento in più”. Alla fine dice: “Fai il prezzo e io stacco l’assegno”. Uno era arrivato ad offrire la moglie allegando la foto. Gran bella donna; la moglie. Mora. Se era sua moglie. Lui ne dava ogni garanzia, con tanto di stato famiglia. Naturalmente per “tutta una notte”, ma mi sembrava disponibile al rilancio. Probabilmente avrei potuto spuntare anche tutta una settimana. Ed era pronto a metterci sopra tutte le spese: viaggio, pranzi e cene, pensione, mance e extra vari. Erano come tutti impazziti. Ma la figurina, e l’intera raccolta, per me, non avevano prezzo. Avevano un valore più grande, un valore sentimentale. E poi ero ancora sicuro che sarebbero state la mia porta per la gloria.
Non vorrei aggiungere che poi, Miguel Ángel, era arrivato fino alla nazionale. Non è avventato perciò affermare che mi ero illuso, con buona ragione, che mi avrebbero aggiungo alla lista dei cittadini illustri. Ne ero certo. E posso dire di aver fatto tutto il possibile per vedere lì il mio di nome. Sul marmo. In municipio. Sotto quello del nostro concittadino che in tutto un autunno aveva trovato il secondo porcino più grosso di tutto il Montello, il Vivarini. Invece hanno inciso il nome di Ivan Scampi, solo perché aveva dedicato un libro al suo cane. Credo non ci sia proprio più giustizia in questo paese.

NdA ho lavorato tanto a cercare questo racconto, faticosamente. Avrebbe potuto essere diverso, ma avrebbe dovuto scriverlo un altro.

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