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Archive for the ‘Poesia (parole in libertà)’ Category

Eravamo in tanti, tanti a S. Giovanni Lupatoto. Eravamo tutti. C’era anche chi non c’era. Ne sono certo. Anche chi non poteva esserci. E c’era amore.
Era settembre, era ottobre, era oggi, era domani, era ogni giorno, era sempre. Sempre così bello. Sempre così difficile. Con un sorriso, e le lacrime a gonfiare gli occhi. E col sole negli occhi –gli occhi non sanno mentire– e ancora speranza nel futuro. Anche quando ti sembra di stringere solo sabbia in quel pugno. O soltanto vento. O ti nascondi in un silenzio. Non è mai tempo solo di dormire. Quel sonno. Vorrei e non vorrei. Vorrei essere là. Essere con te. Così come sei qui, con me. E pagare il prezzo, un prezzo alto, il prezzo di tutti, per essere. E per conoscere. Perché la vita ha ancora speranza. E ha fame: fame di giustizia. E ancora ascolto narrarmi di te. Come a giocherellarmi vicino. Storie che sembrano di tutti. Storie che diventano sempre più mie. Per tornare. Perché è bella la vita piena delle risa dei bambini. Perché e nel dolore che si ama. E’ dalla sofferenza che si può capire. E’ nell’illusione. E’ nell’utopia. Pirati. Senza bandiere. Così diversi e così umani. Senza Frontiere. E nemmeno l’orizzonte per confine. E c’è il mare a Gaza. E continua il viaggio. Ed essere ancora vivo. Di nuovo vivo. Perché c’è sempre un dio in cui credere. Un piccolo poeta dentro di noi. Quella sete d’amore.
A una madre

Vittorio Arrigoni

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Se vai in Palestina
porta con te un sorriso
e riceverai in cambio un sorriso
perché di lacrime ne ha fin troppe
ma di più lì vive la speranza.

Se vai in Palestina
vai col cuore aperto
e ti aprirà il suo cuore
e te lo ruberà a pezzetti
e te lo riempirà di emozioni e amore.

Se vai in Palestina
lascia a casa il cuore
perché troppe spine possono ferire la sua delicatezza
e sarà duro vedere il dolore e non provare dolore e
soffocare il grido che ti salirà fino al petto.

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all’interno del “Festival Scarpe Rotte 2014
Fortemarghera – ex chiesetta
29 aprile 2014 – ore 18,30 – 20,30

Lancio della Campagna Internazionale Free Marwan Barghouti and all Palestinian Prisoners
con
Hani Gaber: delegato per il nord Italia della missione diplomatica Palestinese
avv. Ugo Giannangeli: esperto di Diritto Internazionale
in chiusura

Un Tango per la Libertà

Un Tango per Marwan e tutti i prigionieri palestinesi
con
Libertango Venezia

a cura di Restiamo umani con Vik
Assopace Palestina
Assessorato alle Politiche Giovanili e Pace del Comune di Venezia
Coordinamento Medio-Oriente – Venezia
Informazioni sulla Campagna e su chi è Marwan Barghouti le trovate anche sul nostro sito

CHIAMANDOVI
Vi chiamo tutti
e stringo le vostre mani
bacio la terra sotto i vostri piedi
e dico: mi sacrifico per voi
vi offro in dono
la luce dei miei occhi
e il calore del mio cuore.
La tragedia che vivo
è che il mio destino
è lo stesso vostro destino.

Vi chiamo tutti
vi stringo le mani
non mi sono lasciato umiliare nel mio paese
e nemmeno ho piegato le mie spalle
sono rimasto in piedi davanti ai miei oppressori
orfano, nudo, scalzo
ho portato il mio sangue sulle mani
e non ho abbassato la mia bandiera
ho custodito l’erba verde
sulle tombe dei miei antenati

Vi chiamo tutti
e stringo le vostre mani.

TAWFIQ ZIYYAD, poeta palestinese

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DIRETTAMENTE DAL SITO

Ricordare la Resistenza di ieri, perché rischiari il cammino alle Resistenze del presente. Essere un ponte  – un festoso, vitale e coloratissimo ponte – tra due fondamentali ricorrenze civili come il 25 Aprile e il Primo Maggio. Tra la Festa della Liberazione dalla barbarie nazifascista e la Festa dei Lavoratori. Tra gli ideali di libertà e democrazia che animarono la lotta partigiana e nutrirono la Costituzione nata da quella lotta, e le motivazioni per cui qui e ora siamo chiamati a rinnovare e attualizzare quegli ideali nel pesante scenario di contraddizioni che vediamo e viviamo ogni giorno.
Scarpe Rotte è nato per questo, e l’obiettivo – almeno stando alla risposta data dalla città al Festival della Resistenza di ieri e delle Resistenze di oggi che dal 2012 si anima tra Forte Marghera, Forte Carpenedo e (“new entry” dell’anno scorso) Forte Mezzacapo – si può dire che finora sia stato centrato.IMG 2563
Scarpe Rotte torna per la terza volta, e squadra e formula che vincono non cambiano. La memoria che si eleva dal mero livello della celebrazione e della commemorazione e diventa festa, musica, incontro, scambio, contaminazione: di generi di spettacolo, di linguaggi e contenuti. Le ragioni da portare avanti, in questi spigolosi anni di crisi, viaggiando “in direzione ostinata e contraria” ma traendo forza e argomenti dallo spirito di quei “ribelli della montagna” che seppero ridarci la democrazia. Le generazioni che si incontrano, si conoscono più a fondo e si passano il testimone di ideali nobili e di principi che non conoscono prescrizione. Ma anche la sacrosanta voglia di divertirsi, stare insieme, condividere la riflessione come l’allegria nell’ambito di spazi unici, preziosi e affascinanti, di beni irrinunciabilmente “comuni” quali sono i Forti del campo trincerato di Mestre.
Scarpe Rotte anche quest’anno accompagnerà la città dall sera del 24 Aprile al Primo Maggio. L’impegno del “cartello” di realtà che contribuisce a realizzarlo è quello di offrire ancora una volta un programma di proposte e opportunità in grado di emozionare, divertire e far pensare nel contesto di una festa di popolo che unisca, aggreghi e ci ricordi che siamo in tanti. In tanti a non amare l’omologazione e il sopruso; in tanti a reclamare una rinnovata stagione di diritti, valori e solidarietà.

Per tutta la durata del festival Restiamo umani con Vik sarà presente col suo banchetto per essere a fianco della Resistenza Palestinese

Qui tutti gli appuntamenti

Carta d’Identità di Mahmoud Darwish

Ricordate!
Sono un arabo
E la mia carta d’identità è la numero cinquantamila
Ho otto bambini
E il nono arriverà dopo l’estate.
V’irriterete?

Ricordate!
Sono un arabo,
impiegato con gli operai nella cava
Ho otto bambini
Dalle rocce
Ricavo il pane,
I vestiti e I libri.
Non chiedo la carità alle vostre porte
Né mi umilio ai gradini della vostra camera
Perciò, sarete irritati?

Ricordate!
Sono un arabo,
Ho un nome senza titoli
E resto paziente nella terra
La cui gente è irritata.
Le mie radici
furono usurpate prima della nascita del tempo
prima dell’apertura delle ere
prima dei pini, e degli alberi d’olivo
E prima che crescesse l’erba.
Mio padre… viene dalla stirpe dell’aratro,
Non da un ceto privilegiato
e mio nonno, era un contadino
né ben cresciuto, né ben nato!
Mi ha insegnato l’orgoglio del sole
Prima di insegnarmi a leggere,
e la mia casa è come la guardiola di un sorvegliante
fatta di vimini e paglia:
siete soddisfatti del mio stato?
Ho un nome senza titolo!

Ricordate!
Sono un arabo.
E voi avete rubato gli orti dei miei antenati
E la terra che coltivavo
Insieme ai miei figli,
Senza lasciarci nulla
se non queste rocce,
E lo Stato prenderà anche queste,
Come si mormora.

Perciò!
Segnatelo in cima alla vostra prima pagina:
Non odio la gente
Né ho mai abusato di alcuno
ma se divento affamato
La carne dell’usurpatore diverrà il mio cibo.
Prestate attenzione!
Prestate attenzione!
Alla mia collera
Ed alla mia fame!

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Del ricordo
per non tradire il ricordo
poiché la memoria è tradimento
…per quanto ricordo
di quel piccolo amore
troppo grande
per occhi troppo giovani
per braccia troppo fragili
per labbra troppo avide
(per seni troppo piccoli)
per giorni fin troppo presenti
nel presente che è anche passato
in un giorno di nebbia
come tanti dove
il mondo si scioglie torno
…dicevo: per quanto ricordo
ricordo tutto
e la prima sera
e prima della prima sera
e tutte le sere
dove un bacio scrive parole indelebili
…e dove siamo cresciuti
per essere amanti
proprio nel non saperlo essere
nel non sapere essere tutto
nel non poter essere niente
e quel niente non si cancella
anche se l’amore è sempre balbuzie
e ancora pudore
perciò i tuoi occhi
sono sempre stati davanti ai miei
…occhi a guardarmi
senza rimpianti
perché l’amore non ammette rimpianti
e perciò non ricordare
perché non c’è ragione di ricordare
…ieri se la vita è oggi
dove l’amore conosce una sola strada
e ha un solo biglietto di ritorno.

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L’ Associazione Culturale Arabismo con il Master MIM dell’ Università Ca’ Foscari di Venezia e la Fondazione Querini Stampalia Venezia vi invitano all’evento

BUON COMPLEANNO MAHMUD!
Poesie contro l’oblio – reading poetico multilingue in omaggio a Mahmoud Darwish
A cura degli studenti del MIM 2013/2014
Evento inserito all’interno della rassegna “Omaggio di poesia/14” in ricordo di Mario Stefani della Fondazione Querini Stampalia di Venezia.
Ingresso libero fino a esaurimento posti!
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INFO
Email: mim@unive.it
Facebook: Poesie contro l’oblio. Letture poetiche per Mahmoud Darwish
Web: http://bit.ly/1bd37NQ

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PENSA AGLI ALTRI
Prepari la tua colazione, pensa agli altri
(non dimenticare il cibo per i piccioni)
Combatti la tua guerra, pensa agli altri
(non dimenticare chi chiede la pace)
Paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri
(chi si nutre di dubbi)
Torni a casa, la tua casa, pensa agli altri
(non dimenticare la gente nelle tende)
Dormi e conti le stelle, pensa agli altri
(chi non ha spazio per dormire)
Liberi l’anima con le metafore, pensa agli altri
(chi ha perduto il diritto di parola)
Pensa agli altri lontani, pensa a te stesso
(dì. Magari fossi candela nel buio)

da In un mondo senza cielo – antologia della poesia palestinese ed. Giunti 2007

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poesiaSilenzi
e verità altre
e codici cifrati
dove il principe massaggia il ventre
il ventre del Suo popolo
e nella folla assordante
nel deserto di me mi perdo
come non ci fosse più mondo;
è forse il tempo
–la lingua balbetta–
il tempo di appendere ancora le arpe sui rami?

E lui è entrato senza chiedere il permesso
gozzovigliano i vassalli nelle sale
che altro dire?
se non che non c’è legge se non la legge?
e che i servi hanno bocche bendate?
e che il dolore s’è fatto vecchio aneddoto?
e che continuano i ladri a rubare?
e i mercanti a vendere spezie?
e che la città si svuota,
si svuotano le case,
e si riempiono i salotti?
e che persino l’indignazione è diventata un pettegolezzo?

Non sono…
non sono le parole a far paura
a intimorire quel poeta
è l’uomo
è il passo dell’uomo che passa sulle cose
che passa sulle carni vive
senza sporcarsi di nulla
senza provare né vergogna né orrore
mentre al gelo gela qualsiasi futuro
mentre le miserie bussano sull’uscio
dove nessuno si affaccia alla porta.

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